Nanga Parbat - Un film di Joseph Vilsmaier

 

Il film "Nanga Parbat" ti catapulta subito in un vortice di tematiche importanti. Nell'arco di poche battute ci trovaimo di fronte a temi come: la prudenza, il rischio, la morte, la responsabilità, la fede.

Il cappello introduttivo vorrebbe sondare la complessità del rapporto dei fratelli Messner ma come è ovvio non può riuscirci appieno.

Abbastanza lento all'inizio si tenta una familiarizzazione con i personaggi per dare in seguito ampio spazio alla spedizione alpinistica.
Ma la verità è che in questa tragedia le persone coinvolte erano davvero troppe e ogniuna con una sua specifica complessità caratteriale e di motivazioni personali.
Un film che in reatà è troppa carne al fuoco, una riduzione troppo ridotta, una summa troppo sommaria.
Qualche piccolo colpo di scena ma che non viene completamente sviluppato come quando Rainhold Messner ha le visoni durante la discesa. Anche qui il patos è scarso e il tema delle voci, delle presenze è assolutamente scarso.
Qualche elemento di realismo, ben riproposto dal doppiaggio italiano, è la difficoltà a parlare dei protagonisti che stretti nella morsa del gelo hanno la bocca completamente bloccata.
Emergono lati oscuri dei personaggi non ben ricalcati, forse in certi punti, per mantenere una nitidezza obiettiva il film riesce ad essere apatico.
Le riprese che sono state decantate come eccezzionali lo sono solo in parte.
La composizione della fotografia è buona anche se poi la carenza di movimenti di camera sui grandi paesaggi rendono il film decisamente statico.
Assai provocatorio e stimolante il sermone del prete al termine del film il cui teorema sarebbe in sintesi: "ovunque andiamo abbiamo la responsabilità di qualcosa o di qualcuno, da questa responsabilità discende spesso il dolore e il senso di colpa. Dal senso di colpa discende la paura e quando la paura prende il sopravvento allora arriva la salvezza."
Forse discutibile, teorema che non prende in considerazione ne l'uomo, ne l'uomo Messner.
Un film insufficiente per l'impossibilità di sviluppare le tematiche affrontate. Un film insufficiente per l'incapacità a rappresentare l'ambiente naturale che con il giusto senso di profondità.
Un esempio che valga per tutti: Messner che beve da un pozza d'aqcua. Sono ore che non beve è devastato dalla sete. Non c'è un dettaglio di quella bevuta, non c'è approfondimento nell'immagine, non c'è mordente sull'atto del bere così essenziale quando si va in montagna. Non accade come nel più efficace film de "La morte sospesa" che raggiunge appieno il suo scopo comunicativo.
Un film che mi ha divertito, ma che non mi ha coivolto e che certamente non mi ripropongo certo di rivedere.

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