Pino mugo (Pinus mugo Torra)

Scritto da Giovedì, 28 Giugno 2012 09:24

Informazioni aggiuntive

  • Areale e Distribuzione: Forma macchie, boscaglie e gruppi sui monti dell’Europa centrale ed orientale al di sopra del limite superiore del bosco. In Italia l’areale del pino mugo si estende nella zona alpina oltre le faggete del limite della vegetazione arborea (1800 – 2200 m s.l.m.). Si rinviene sulle Alpi Marittime ed in Piemonte, fino ad arrivare ad un areale compatto nelle Alpi centrali ed orientali. Si trova anche in Abruzzo come relitto, testimonianza delle antiche glaciazioni. Si rinviene fra i 1800 e i 2300 m s.l.m., in stazioni dove le precipitazioni nevose sono molto intense, come sul versante settentrionale della Maiella, nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
  • Ecologia:

    Il pino mugo è una pianta pioniera e molto “elastica”. È una specie microterma (ha bisogno di basse temperature), ma riesce a spingersi più in basso in termini altitudinali rispetto al pino cembro. È frugale e resistente anche ai suoli che contengono quantità tossiche degli elementi minerali. Si trova spesso associato a suoli carbonatici, ma non è esclusivo. È una specie xerofila (resistente alla siccità) ma si ritrova anche sulle torbiere. È una specie eliofila. Ma diversamente dalle altre specie pioniere, riesce a permanere quando si instaurano fenomeni di evoluzione del bosco. Quando cioè, grazie alla presenza delle piante pioniere il suolo diventa più ricco di humus e sostane nutritive e meno soggetto all’erosione, subentrano le specie più esigenti che generalmente sostituiscono le specie pioniere, per le mutate condizioni del suolo e per il maggiore ombreggiamento. Il pino mugo riesce comunque a permanere quando si instaurano questi fenomeni. Sull’Appennino, all’epoca delle glaciazioni, rivestiva il ruolo di massima evoluzione delle boscaglie di quota ed il suo areale era molto più esteso. Ma le mutate condizioni ambientali e l’uso massiccio da parte dei pastori come combustibile, lo hanno portato a ritirarsi in areali molto ristretti. Tuttavia, ove è presente non manifesta segnali di deperimento. Si presenta come un’associazione stabile con fenomeni di erosione e ricostruzione, mantenendo le diverse formazioni in una fase di ringiovanimento. La mugheta è costituita da uno strato dominante di pino mugo molto abbondante e non presenta uno strato arbustivo, diversamente dalle formazioni alpine, dove si ritrova con l’erica, il mirtillo ed il rododendro.

  • Portamento:

    Si presenta con portamento strisciante o cespuglioso (fino a 2-4 m). Il pino mugo forma boscaglie compatte grazie alla radicazione dei rami striscianti al suolo.

  • Foglie:

    Le foglie verde cupo, aghiformi, lunghe da 3 a 8cm, rigide e corte sono raggruppate in coppie con una lunga guaina. Le gemme sono cilindriche, smussate e resinose.

  • Fiori e Frutti:

    La fioritura avviene fra fine maggio e luglio. I fiori maschili, giallo-arancio, raggruppati in fitte infiorescenze alla base dei nuovi germogli; i fiori femminili porporini rosso scuro riuniti alla sommità dei nuovi rami. Gli strobili sono lunghi da 2.5 a 5 cm, ed hanno le squame inferiori dotate di una spina ricurva all’indietro.

  • Corteccia:

    Grigio-bruno e squamosa.

  • Uso: La sua rusticità ed il portamento cespuglioso la rendono molto utile per i progetti di conservazione dei versanti nelle aree montane e nella protezione dalle valanghe Con i germogli e gli strobili non ancora verdi si produce un liquore con proprie balsamiche ed antisettiche.
  • Bibliografia:

    Bernetti G., 1995, Selvicoltura Speciale, Utet – Torino
    Chiusoli A. et al., 1993, Guida pratica agli alberi ed arbusti in Italia, Ed. di Selezione dal Reader’s Digest S.p.a. – Milano
    Poluing O., 1997, Guida degli alberi ed arbusti d’Europa, Ed. Zanichelli – Bologna

    Foto di Giorgio Carrozzini (2010 - 2011)