Le montagne nella geografia

Scritto da Martedì, 12 Giugno 2012 15:42

Dai fondamenti della geologia apprendiamo come  i rilievi della terra siano  il risultato del lento movimento delle zolle tettoniche, dal loro scontrarsi, del ripiegarsi  ed elevarsi, dell’azione erosiva dei ghiacci,  del vento  e delle acque piovane.

Abbiamo,  anche, imparato come  l’attività vulcanica abbia  contribuito all’emissione di materiale magmatico con il conseguente ed ulteriore innalzamento di alcune aree montuose.

Se sotto il profilo geologico le montagne sono  localizzabili al margine delle zolle tettoniche, delimitandone in qualche modo la loro posizione, anche sotto il punto di vista geografico possiamo osservare che  le montagne finiscono  per delimitare  aree territoriali con caratteristiche paesaggistiche, climatiche, faunistiche e vegetali  omogenee.

Questo fa delle montagne un elemento chiave  per l’interpretazione delle caratteristiche del paesaggio geografico.

Le montagne infatti sono  al centro  del paesaggio geografico intervenendo su di esso grazie  a molteplici fattori:

  • Hanno  la capacità di influenzare i clima locale attraverso la loro naturale azione di barriera. I versanti esposti ai venti dominanti  diventano recettori  della masse aria umida,  canalizzando le precipitazioni acquose  verso  le valli e dando vita ad ecosistemi locali rigogliosi;
  • Diventano loro stesse riserva d’acqua grazie  ai ghiacciai, ai laghi di quota,  ai torrenti e nelle falde acquifere sotterranee. Durante la stagione di transizione dalla primavera all’estate le montagne rilasciano gradualmente l’acqua ai territori di bassa quota.  Solo i ghiacciai costituiscono ad oggi quasi  il 10% del totale  delle terre emerse e buona parte  di questi  ghiacciai si trova in aree montuose. Rappresentano la più importante riserva  di acqua dolce del pianeta;
  • Le montagne, hanno la capacità di proteggere e nascondere specie vegetali  ed animali rispetto  al clima rigido dell’inverno e rispetto  all’avanzare della civilizzazione  antropica. Un esempio importantissimo in Italia è la presenza, all’interno di un recesso impenetrabile delle foreste del Casentino (in pieno  Appennino Toscano) di un lembo  di foresta di origine post-glaciale. Si tratta  della Riserva Naturale Integrale del Sasso Fratino che  si estende per 763 ettari e nella quale  possiamo ritrovare specie risalenti  a 10.000 anni fa;
  • Sono  risorsa per il sostentamento delle popolazioni di montagna che  su di essa innescano processi sinergici di protezione dell’ambiente. Il bosco ed il sottobosco pedemontano forniscono il sostentamento alle popolazioni di montagna che  a loro volta contribuiscono con l’aggiustamento del aree boscose, con il terrazzamento dei terreni declivi preservando gli stessi pendii dai fenomeni erosivi;
  • Fra le montagne si creano realtà  culturali, attività agricole  e tradizioni folcloristiche uniche  fra loro, lontane dalla banale omologazione della cultura  urbana di pianura.
  • La loro azione protettiva,  nella storia,  ha fatto delle montagne da miglior confine per i territori nazionali. La grande guerra si è combattuta per anni sulle montagne ed i capitoli più tragici della storia  dei popoli sono  stati scritti proprio combattendo fra le aspre montagne;
  • Ed in fine, dal punto di vista paesaggistico, le cime, le valli, la forma dei versanti, le creste, le catene montuose rendono caratteristico il paesaggio: facilmente distinguibile dal punto di vista morfologico, culturalmente interessante per la loro varietà  estetica.

Alla luce di tutto questo, se come  afferma  il noto geo-filosofo  Oswald  Spengler il “paesaggio è il secondo volto dell’uomo”, allora è necessario avere cura  del paesaggio allo stesso modo con
cui abbiamo cura  della nostro  stesso volto.