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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Sabato, 16 Maggio 2009 08:09

Montagna Grande: Terratta e Argatone

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Montagna Grande - Monte Terratta e Monte Argatone

Sabato 16 Maggio 2009

Il gruppo di cime del Monte Argatone, del Monte Terratta, della Serra del Carapale è localmente nota anche come Montagna Grande. In effetti il gruppo di vette è rappresenta una lunga dorsale piuttosto imponente ma morbidamente arrotondata per tutta la sua lunghezza. L'accesso a questo gruppo di cime richiede sempre e comunque un impegno di tutto rispetto. 

Rehinold Messner scrive che: “La maggior parte degli alpinisti non ricerca la prestazione sportiva. Non si rincorre il record sensazionale, ma piuttosto l'esperienza di essere in cammino in montagna. Non solo dobbiamo essere preparati per le imprese che compiamo per nostra volontà, ma dobbiamo anche idearle. Siamo impegnati sia fisicamente che mentalmente, anche se sempre un po' al disotto dei nostri limiti. E riconosciamo che al di la delle nostre possibilità c'è quello che per noi è impossibile, ma che potremmo avvicinare con capacità raffinate, con più esperienza e con molta attenzione.”

Ed infatti per una “Montagna Grande” sono necessari grande impegni, grande volontà, attenzione e voglia di raggiungere quel limite fisico e mentale senza superarlo in modo irreparabile. Allora l'esperienza del camminare può diventare un momento di una intensità pari o superiore al raggiungimento di un “record sensazionale”. 
Sono passati quattro mesi dalla mia ultima uscita. Un trasloco complesso e pieno di imprevisti mi ha consumato il corpo e la mente. Ho perso 8 chili e sono diventato leggero come una piuma. Nella mente ho ancora parecchia confusione e non ho idea di come uscire da questo vortice oscuro.
D.R. mi chiama, si presenta come il Diavolo Tentatore. Mi propone di uscire per raggiungere una poco nota Serra del Carapale. Ci penso... per decidere è una questione di qualche ora. Mi rendo conto che se non esco ora dal mio guscio avrò ancora più difficoltà nei mesi a venire. Anche questa volta adotto un metodo che spesso mi ha aiutato a fare grandi cose. D.R. mi offre la sua spalla e io mi ci appoggio. Non voglio sapere niente: dove, come e perché. So solo che mi devo far trovare pronto alle 4.30 sotto casa mia, zaino in spalla e voglia di liberare la testa.
Alle 6.15 siamo in prossimità dell'agriturismo Miralago all'imbocco del Vallone del Terratta. Dal basso non riusciamo a vedere nulla. Il vallone stretto è ricoperto di una vegetazione alta e fitta. Possiamo solo intuire un lungo percorso di salita fra le rocce e lungo il torrente.
La temperatura dell'aria è buona, le previsioni danno pioggia nel pomeriggio e forse questa è l'unica mia preoccupazione. Con noi c'è L.R., un amico di D.R. che ha più volte espresso il suo desiderio di provare l'esperienza di un 2000. L.R. è fisicamente magro, corre ogni mattina e sicuramente questo suo allenamento lo aiuterà nella salita.
Dall'agriturismo si percorre un breve tratto di sterrata che piega a sinistra per raggiungere dei prati ricoperti in parte da vegetazione arbustiva. Qui la sterrata scende per circa 50 metri fino all'imbocco vero e proprio del Vallone del Terratta. Ed è così che si compie la magia. Dimentico gli avvocati, i debiti, la ristrutturazione di casa, gli scatolini ed il trasloco. La vegetazione che cresce lungo i fianchi del vallone è rigogliosa, ricca, generosa. Nella sua parte bassa il torrente è asciutto. Ma sappiamo che più su troveremo l'acqua. La natura carsica del terreno tende ad inghiottire facilmente l'acqua che sgorga dalle sorgenti soprastanti.
Intorno noto delle orchidee viola sfumate di una irreale tonalità di blu e di verde. Sono minuscole e nonostante tutto non posso fare a meno di osservarle tutte. La faggeta è costituita da alberi dal fusto piuttosto alto. Il colore delle foglie, anche questo, è irreale. Sembra quasi fluorescente. 
Il sentiero si snoda con spire sinuose nel sottobosco per nulla governato. Ci sono ramoscelli secchi ovunque, foglie e tronchi marci dappertutto. Una scelta consapevole dell'amministrazione forestale per mantenere la copertura umida e fertile del terreno. 
Quando si ha l'obiettivo di una vetta la salita sembra su veloce della discesa. Salendo l'alveo del torrente, che prima era vuoto, si è riempito di un'acqua cristallina. Saltiamo i primi cinquecento metri di dislivello in appena un'ora e un quarto. Alle sette e trenta della mattina, quando il sola ancora stenta ad accarezzare le foglie arriviamo alla Sorgente del Terrata. Uno spettacolo inaspettato e meraviglioso. Da una roccia spaccata diagonalmente sgorga un'acqua purissima e gelida. 
L'aria è satura di umidità, carica del profumo di muschio e funghi. Il suono della cascata sottostante la sorgente è un canto. Ci sediamo per goderci un attimo di riposo.
Riprendiamo la via soddisfatti già solo di aver visitato la sorgente. Il sentiero si fa più netto, troviamo meno arbusti e un maggior numero di segnalazioni bianche e rosse. L'uscita dal bosco, intorno a quota 1850 non è improvvisa. Troviamo numerosi alberi distesi a terra. Probabilmente travolti da qualche valanga. Sopra di noi il vallone del Teratta si apre con numerosi ampi circoli glaciali. Davanti la vetta del Monte Terratta, a sinistra le due cime della Serra del Carapale. Con l'uscita dal bosco troviamo qualche prato libero dalla neve coperto di delicatissimi crochi viola ed altri mai visti di colore bianco. 
Continuamo a salire trovando a tratti ampie chiazze di neve. La temperatura in quota è ancora ottima, procediamo con buon passo e L.R. si sta rivelando un vero atleta. Procede con un passo spedito che sembra non risentire della fatica. La segnaletica si fa scarsa. Ma conosciamo già la zona ed identifichiamo con facilità le vette. Decidiamo di piegare alla nostra sinistra per guadagnare la lunga dorsale della Serra di Carapale. Alle dieci ed un quarto L.R. guadagna il suo primo 2000: Serra del Carapale Meridionale (mt. 2106). Il suo umore è ottimo. Prende continuamente in giro me e D.R. che procediamo a passo nettamente più lento. Siamo tutti e due fuori allenamento è forse ha proprio ragione a beffarsi di noi perché per certi versi abbiamo la tendenza a lamentarci un po' troppo. 
Il clima è stabile, una leggera foschia di quota ricopre la Majella, in lontanaza sono coperte di nuvole il Gruppo del Velino ed il Gran Sasso. Sopra di noi... il sorriso benevolo del sole. Il mio umore prima incerto a tratti assente ora si fa nitido. In pochi minuti percorriamo la lunga Serra del Carapale attraverso un modesto sali-scendi. Alle dieci e trenta raggiungo la mia centesima vetta oltre i 2000 metri. Sono alle stelle, si, perché sto scoprendo che non è la prestazione sportiva o il record sensazionale che ricerco, dopo i molti mesi di astinenza quello di cui avevo semplicemente bisogno era “camminare”. Sono acceso come una locomotiva. Il mio corpo risponde ancora bene.Dalla Serra del Carapale Settentrionale (mt. 2086) posso vedere tutta la dorsale di Montagna Grande: il Monte Terratta, le sue anticime, e dietro intuisco il Monte Argatone. 
Al Monte Terratta (mt. 2208) giungiamo in appena un'ora di cammino. Non sento più la fatica e questo è già un ottimo traguardo per la giornata. LR. tiene un passo strepitoso. D.R., che su queste vette è già stato, procede più lentamente come per lasciare più spazio alla riflessione. In parte dice di essere anche un po' più stanco del solito. Alla quota 2201 lo sguardo ci si apre verso il Monte Argatone, è ancora lontano è ci aspettano ancora 40 minuti di cammino. Decido di forzare la situazione. Questa volta ho bisogno andare fino in fondo. Queste vette le voglio visitare tutte. Perché non so quando avrò ancora l'occasione di sentirmi così bene. Ed anche il tempo regge e a parte qualche nuvola sbandata che vaga nel cielo non ci sono i presupposti della pioggia annunciata. La felicità è alle stelle. 
Arrivati al Monte Argatone (mt. 2149) facciamo le foto di rito ma presto bisogna tornare indietro. I valloni circostanti non li conosciamo bene. Per la discesa è necessario imboccare nuovamente il Vallone del Terratta. Per questo siamo costretti a ripercorrere per lungo la dorsale fino Terratta e da li scendere verso i pratoni ed allo Stazzo della Terratta. 
Rientriamo nel bosco, io e L.R. scarseggiamo d'acqua e procediamo spediti per raggiungere la Fonte del Terratta. La sete non è insopportabile, un poco ci spinge la voglia di assaggiare quell'acqua così fresca. Il pretesto della mancanza d'acqua è sufficiente. 
Alla sorgente consumiamo circa un litro d'acqua gelida ciascuno... è meravigliosa.Riprendiamo la discesa ma la stanchezza comincia a farsi sentire. Io ho indossato le scarpe da ginnastica... una variante tecnica non del tutto corretta. Con le scarpe basse da ginnastica si rischia continuamente di prendere le storte alle caviglie. Tuttavia la comodità è innegabile. Le scarpe dure per l'alta quota sono decisamente inappropriate nel bosco. La discesa ci impegna, fra sassi ed ramoscelli per circa due ore e mezza. 
Sola una domanda ci resta. Per come ci sentiamo affaticati li avremmo fatti almeno 10 chilometri?La risposta la troverò a casa. Calcoli alla mano con una stima per difetto abbiamo percorso più di mille e duecento metri di dislivello e ben 20 chilometri di distanza. E che ci sia qualcosa di sbagliato in questa corsa al “record sensazionale” lo avevo intuito già al ritorno chiacchierando in auto con i miei due compagni di viaggio. D.R. e L.R. concordano sono in sintonia con me nel considerare che non è importante quante vette hai visto “oggi” ma come sei stato in montagna.Ci ripromettiamo di non correre più così ferocemente su e giù per le montagne. Sarà sufficiente una o due cime, godersi il panorama, il bosco, un cammino anche se breve, chiacchierare con qualche fattore o fermarsi a conoscere il posto con maggiore attenzione. 
Dopo tanta attesa, questa uscita porta con se ancora una volta la stessa riflessione. La stessa di quando salii al Monte Marsicano per conquistare 5 vette nel 2008. Sono grandi riflessioni con le quali vorrei impormi il cambio epocale nel mio modo di camminare. Quello di non aggredire più la montagna per un record da vanità sportiva ma di viverla con maggior serenità badando più al nostro lato umano e riflessivo.

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione: Scheda tecnica ancora non disponibile...
Letto 3746 volte Ultima modifica il Giovedì, 14 Giugno 2012 08:23
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

http://plus.google.com/106984534904409006161

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