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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Sabato, 06 Febbraio 2010 11:41

Imparando a muoversi in ambiente invernale...

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Nell'intento di apprendere ancora le tecniche di montagna e nello stesso spirito che ha contraddistinto gli ultimi mesi del 2009mi sono impegnato a frequentare il corso introduttivo alle tecniche di progressione su ghiaccio organizzato dai membri dell'Associazione Alta Quota. 
Non parliamo più di “acqua fresca”, questa volta ci siamo spinti a gustare qualcosa di più elettrizzante, sperando di ravvivare questo inverno così pieno di abbondanti nevicate ma anche di nevi fradice e poco persistenti.
Questa stagione invernale si preannuncia con un gennaio che ci tiene tutti sospesi, fermi, chiusi nelle nostre comode casette ad aspettare il sole. Passano le settimane ed il meteo ci sommerge di neve per quattro, forse cinque domeniche consecutive. Poi nel mese di Febbraio sembra che il maltempo voglia placarsi. Ma le giornate di bel sole, cielo terso e vento di tramontana stentano ad arrivare. 
Alla prima giornata di riunione con il folto ed entusiasta Ggruppo di Alta Quota il sole sbircia timido fra nubi confuse ed incerte (anche io come loro). La neve copre tutta Capricchia e neppure a Preta si riesce ad entrare con le macchine. In tutto siamo in dieci a ravanare in quel della “Laga” dove neppure i soliti turisti domenicali osano avvicinarsi per portare una corona di fiori alla Madonna del Sacro Cuore. Il nostro Guru, Massimo, è carico come un Yak, corde, moschettoni, viti da ghiaccio, ramponi e qualche materiale di riserva per gli smemorati dell'ultimo momento. La sua barba e lo sguardo mite e sorridente tradiscono una mansueta indole umana forse più montanara che cittadina. Qui è nel suo elemento naturale, movimenti calibrati e passo sicuro procede con il suo carico di balocchi.
Il primo giorno di lo trascorriamo presso la Cascata di Trecene Bassa in un angolo sperduto e semi inaccessibile nella Valle di Selva Grande ai piedi del Monte Gorzano. Si tratta di una cascata che si trova relativamente a bassa quota (1420mt.) sufficientemente incassata in una gola rocciosa della montagna. Quest'anno però la cascata non si è formata del tutto ed è già ottima cosa trovare delle formazioni di ghiaccio che possano sostenerci e consentirci qualche interessante esercizio. Familiarizzare con ramponi e piccozza non è la cosa più semplice che ci sia. Alcuni cascano, alcuni scivolano, alcuni come il sottoscritto hanno bisogno di tempi lunghi per capire come si comporta il ghiaccio sotto il taglio secco dei ramponi. Qualche manovra di camminata trasversale diventa anche più difficile dell'arrampicata stessa. Tuttavia alla fine siamo tutti stupiti della particolare consistenza e della capacità di tenuta del ghiaccio. La giornata trascorre piacevolmente all'insegna della scoperta di un mondo fatto di questa nuova materia il ghiaccio, niente più che una variante solida dell'acqua ma assai più resistente...Il luogo è incantevole e gli appassionati come me non smettono di scattare meravigliose foto al ghiaccio, alla cascata, a questa gola scura che si fa via via più scura con l'approssimarsi delle nuvole. Il Monte Gorzano ci protegge per la maggior parte del giorno da una perturbazione proveniente da est, a metà pomeriggio una spruzzata di neve rallegra l'atmosfera ma nulla di più.Sotto il profilo didattico la giornata si conclude con una bellissima arrampicata con doppia picozza. L'esperienza esalta tutti perfino i più reticenti e scettici sulle possibilità di divertimento di questa nuova disciplina.
Il secondo giorno di corso (sono passati appena sette giorni dall'ultima volta) il clima caldo, il vento di scirocco, ha devastato il paesaggio. Fra i monti della Laga si sente già il suono forte dell'acqua di disgelo. Le cascate di ghiaccio si stanno consumando. Il ghiaccio è diventato fragile, la neve molle. L'acqua nei torrenti scorre sempre più copiosa. L'avvicinamento nella neve alta è più faticoso ma pur sempre suggestivo per il paesaggio e per le caratteristiche del luogo ancora molto selvaggio. Decidiamo di salire a quote più elevate per continuare le nostre esercitazioni dove il freddo ancora ha trattenuto qualche esile cascata di ghiaccio. Troviamo una paretina di pochi metri quadrati dove continuare il nostro apprendimento. Sul posto dobbiamo scoprire il pendio dalla neve per far emergere il ghiaccio. Gli esercizi vertono ancora alla sensibilizzazione nell'utilizzo dei ramponi e della piccozza. 
Non c'è ghiaccio sufficiente per approntare una via di salita su ghiaccio e comunque ci sono ancora numerose cosa da imparare. Per la prima volta impariamo a piantare un chiodo da ghiaccio. Ciascuno di noi fa la prova, con pazienza alcuni riescono a piantare qualche chiodo. I chiodi da ghiaccio sembrano semplici da utilizzare ma non è così... alcuni si arrendono alle prime resistenze del ghiaccio, altri vogliono vedere il risultato finale. Un chiodo bene infisso nel ghiaccio per alcuni di noi, un giorno, forse potrà rappresentare un momento di salvezza. Con tutto questo e con una buona dose di pazienza alcuni si impegnano anche nella creazione di una sosta. L'ultima grande prova è la creazione di un abalakov.
Febbraio non lascia ancora molte speranze agli sfortunati escursionisti-alpinisiti della domenica. Per il terzo giorno la beffa è duplice, il sabato viene concessa una giornata di sole e cielo terso come non se ne vedevano da mesi. La neve diventa subito una pappa moliccia ed umidiccia. La domenica il gruppo si ritrova per la terza ed ultima domenica sul vicino Monte Terminillo. L'avvicinamento mattutino è fortunato: camminiamo su una solida crosta nevosa, in meno di un'ora siamo in prossimità del Rifugio Sebastiani. Chi si disseta chi si prepara alla salita, la sosta è carica di aspettative ed emozioni. Il versante nord-est del Terminillo è libero, le nubi provenienti da ovest scavallano le creste e le cime senza coprire la montagna. 
E' il giorno più importante le cose da imparare sono numerosissime. Saliamo lungo il filo di cresta della direttissima applicando la progressione alla francese. Facciamo la differenza con una progressione faccia a monte e comprendiamo la differenza in termini di fatica. Per qualche misterioso motivo muscolare la progressione laterale è meno faticosa e più veloce. E' fantastico. 
Scavalliamo verso il basso il filo di cresta salendo e scendendo dalla cornice. La neve è sufficientemente crostosa (ma, ahimè non ghiacciata) tiene ed è davvero interessante capire come reagisca il sistema ramponi-progressione alla francese su inclinazioni così notevoli.In quota decidiamo di affrontare trasversalmente un pendio non troppo ghiacciato fino alla selletta sottostante i canaloni principali del Terminillo. Due di noi perdono l'equilibrio e l'aderenza e scivolano lungo il pendio. La caduta è senza possibilità di rimedio, si arriva in fondo al traverso senza pericolo ma con la necessità di risalirlo tutto per intero.
Io mi diverto ad eseguire con precisione la tecnica di piegamento delle caviglie tenendo il piede a piatto sul pendio e le dodici punte dei ramponi completamente ancorate al pendio. Regge e procedo velocemente lungo il traverso più complesso da me mai affrontato.
Sotto il canalone centrale del Terminillo ci accampiamo. Ramponi e piccozza ci esercitiamo ad eseguire le cadute e la manovra di auto-arresto. Le posizioni di partenza sono molteplici e sempre più difficili: in ginocchio, in piedi, faccia avanti, lateralmente o semplicemente improvvisando la caduta. Ad ogni variazione la difficoltà cresce sempre più. La realtà di una caduta è assai diversa da tutta la teoria che io ho letto negli ultimi anni. Eseguo pedissequamente le istruzioni del mio Guru e scopro che è l'unico modo d'apprendere velocemente ed in modo efficace.
La giornata si conclude con l'esercizio più importante, quello che aspettavo da una vita. La progressione in conserva con caduta ed assicurazione del compagno di cordata. E' la chiave di tutto quello che ho imparato fino ad ora. Ora ho la sensazione chiara che tutto questo assuma un senso ed un significato preciso.
Quando un compagno cade in un baratro a noi è affidata l'unica possibilità di sopravvivenza. Ci vuole concentrazione, attenzione, reattività, riflessi e la sensazione dello strappo, nonostante tutto, è orribile. Si prova un terrore cieco qualcosa che ci impone di realizzare il salvataggio a tutti i costi. 
La manovra non riesce ugualmente a tutti ma qui, ora non è importante imparare a saper fare perfettamente la manovra ma cominciare a capire cosa questa significhi veramente. La giornata finisce sulle note dei ripetuti esercizi. Ci si lancia nel vuoto tentando di simulare una caduta, una, due tre volte a ripetizione per capire cosa significa cadere ed essere recuperati.Una giornata di grande successo. Divertente, importante, davvero soddisfacente.
L'importanza di imparare a triturare il ghiaccio è tanto importante quanto imparare a versarsi un buon bicchiere di whisky, già... perché è il modo migliore per godersi la montagna “On the rocks”.


Primo Giorno

Secondo Giorno


Terzo Giorno

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione: Scheda tecnica ancora non disponibile per questi percorsi.
Letto 2822 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Giugno 2012 11:50
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

http://plus.google.com/106984534904409006161

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