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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Martedì, 20 Aprile 2010 21:34

Monte Veticoso e la Fatica dei Crochi

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Monte Veticoso e la Fatica dei Crochi

Come è lunga questa notte, non sembra finire mai... e pesante, pesantissima. Come mai...
Sono frammenti pensieri, scheggie di lucidità in questo sonno condito da ansie, sogni o forse incubi. Mi rigiro fra le lenzuola in attesa che la sveglia mi riporti alla realtà.

E' così lunga questa notte che perfino i fantasmi, ormai annoiati se ne sono andati a dormire. Poi nel dormiveglia sento i primi uccellini che cinguettano. Strano... mi dico... solitamente gli uccellini cominciano a cantare un'oretta prima dell'alba. Guardo la sveglia e soprassalto... sono le quattro. Dovevo uscire un'ora fa... ecco... la sveglia non ha suonato... oppure in un gesto inconsapevole devo averla spenta.

La voglia di uscire da solo mi manca completamente. Mi sento così scarico e svogliato. Fra qualche giorno dovrò subire un interventino alla gengiva. Così la consapevolezza che non potrò uscire per parecchio tempo mi butta giù dal letto in un istante. Non voglio sprecare un'occasione preziosa.

Le previsioni meteo hanno dato bel tempo in tutta l'Italia Centrale. Uscire in montagna da soli è l'esperienza più difficile ed impegnativa. Tutto quello che accade.... beh accade per volontà propria. Nessuna responsabilità da spartire, nessuna gioia da spartire. Così l'insicurezza di un'escursione in solitaria diventa grande, sproporzionata, come un macigno. Questo macigno mi si è piazzato sullo stomaco come il buio di questa notta pesante.

L'incertezza mi ha fatto proggettare idee vaghe, per certi ersi improponibili: salire al Monte Torrone nel Gruppo del Monte Vettore, oppure salire al Pescofalcone da San Nicolao sulla Majella. La stagione è ideale per una salita al Monte Corvo ma questa cima la voglio conservare per un amico. Da tempo il Monte Corvo mi ossessiona, specie nella sua veste invernale. E' il mio spauracchio, una specie di spaventapasseri appenninico, un punto interrogativo sospeso costantemente sulla mia testa.

In autostrada la scelta è facile, sono già molto in ritardo così elimino le mete più lontane. I Sibillini e la Majella saranno obiettivi per le prossime escursioni. Rimane il Gran Sasso che da qualche mese non frequento. Non ho per nulla voglia di salire con la funivia, per andare dove poi... il versante dall'albergo di Campo Imperatore l'ho visto tante volte, anche in inverno.

Esco dall'autostrada all'Aquila Est con l'idea di salire a Castel del Monte. Il passaggio dentro l'Aquila è lacerante. La città avvolta dalla nebbia sembra sospesa in un vuoto senza tempo. Gli edifici lesionati dal terremoto dello scorso anno... sono ancora tutti li... fermi come in un fermoimmagine senza fine. La nebbia all'inizio di questa mattina grigia, la città morta mi strazia l'anima. Questo non mi aiuta certo a trovare lo spirito giusto.

Mi rendo conto che tutto quello che si racconta in televisione, le case, la ricostruzione, è vero. Ci stiamo dimenticando della tragedia di una regione intera. Non dei morti, loro sono andati... ma dei vivi ci stiamo dimenticando. Le genti di questo posto hanno anche finito la voce per gridare la loro richiesta di aiuto.

Proseguo col dolore nel petto verso Barisciano da qui ricordo vagamente la strada. Salgo a larghe svolte nel massiccio del Gran Sasso all'altezza di Santo Stefano di Sessanio giro ad un bivio senza dar tanta importanza alle indicazioni stradali. Mi sembra di aver visto le indicazini per Calascio, ma le ho ignorate e non ho neppure voglia di star li a consultare le cartine stradali. Questo rientra un poco nel mio nuovo atteggiamento di non pianificare sempre tutto. Quello che verrà sarà un granello d'avventura.

La sorpresa non tarda ad arrivare. Arrivo nel cuore della piana di Campo Imperatore. La strada che sale da Santo Stefano di Sessanio si congiunge alla SS 17 all'altezza del Rifugio del Lago Raccollo. Trovarmi improvvisamente nel cuore del massiccio è una sorpresa improvvisa. Nonostante le nuvole riconosce le cime tutte intorno.

Il rifugio è nascosto dietro un colle erboso e risulta praticamente invisibile ai frequentatori di campo imperatore. Ma il rifugio è nuovissimo, ristrutturato da poco. Esternamente anche una bandiera sventola come ad indicare che il Rifugio è aperto.

Al bivio con la SS 17 una sbarra chiude il transito ai veicoli. Campo imperatore è ancora interdetto al traffico, meglio così. Davanti a me la sagoma del Monte Prena gioca a nascondino con delle nuvole nere e pesanti che si addensano sul suo versante meridionale.

Rimango raggelato. L'atmosfera è cupa e non promette affatto bel tempo. E' la stagione, dovevo aspettarmelo. In pianura, sole e caldo anticipano la primavera, ma qui in montagna le nuvole ed il freddo conservano ancora la neve sui pendii, nei canaloni e sui versanti nascosti.

La piana di Campo Imperatore è sgombra di neve. L'idea di salire al Monte Siella è svanita: ho sbagliato a salire da Santo Stefano di Sessanio invece che da Calascio e Castel del Monte. Il meteo non mi lascerà giocare con queste cime. Ora devo solo pensare a sfruttare il tempo che ho.

L'esplorazione della zona è la migliore delle opzioni possibili e dove potrò arrivare sarà stata comunque un'ottima giornata.

Davanti a me le Torri del Casanova, il Monte Infornace e il Prena, a destra e quasi alle mie spalle il Monte Bolza che ha sempre scatenato la mia curiosità per la sua forma così ripida e la sua lunga cresta. Davanti la gobba spelacchiata del Monte Paradiso (Mt. 1822) e più anvanti proprio sotto l'imponente mole del Monte Prena c'è un mammellone erboso parzialmente ricoperto di nevischio ghiacciato, è il Monte Veticoso segnalato su alcune carte come Le Veticole. Una cima altra 2044 metri, dal bivio dove ho lasciato l'auto saranno indicativamente quattro chilometri.

Tentenno per una decina di minuti, aggirandomi per i prati intorno al Lago Raccollo. Scatto fotografie, osservo le nubi sperando di intuirne il movimento ma la copertura nuvolosa sembra stabile. A tratti si mette a nevicare con fiocchi duri e piccoli di ghiaccio che sembra quasi grandine.

Poi per non perdere altro tempo ma soprattutto per non rimanere nell'incertezza abbandono l'idea di salire al Monte Bolza, facile certamente da qui... preferisco andare in direzione del Monte Veticoso nella speranza che durante il cammino di qusti quattro chilometri e mezzo il cielo si liberi e mi lasci la possibilità di salire chi sa dove e chi sa come...

Passo in prossimità dei due stazzi molto usati durante la transumanza estiva. Qui alcuni pastori ancora e coraggiosamente portano le loro vacche a trascorrere l'estate. Proseguo in linea retta attraversando la piana di Campo Imperatore fino ai piedi del Monte Paradiso dove l'antica fonte di San Lorenzo è completamente all'asciutto. Proseguo prendendomi il tempo di assaporare l'aria ancora piuttosto fresca. Più mi avvicino al Monte Veticoso e più aumenta la caduta di neve misto ghiaccio ed acqua. La giacca regge bene l'umido quindi scelgo di proseguire. Il dislivello non è molto: sono appena 500 metri fino alla cima, la salita procede lenta e graduale.

Ai piedi del Monte Veticoso cessa di nevicar-piovere. Questo mi mette lo sprint ai piedi in appena un'ora sono in vetta al Veticoso. Le nubi sono ancora molto basse e grigie, la luminosità e scarsa ma almeno ha smesso di piovere. Dopo qualche minuto il tempo sembra cambiare, cominciano ad aprirsi le nuvole, lentamente, molto lentamente. Anche il Prena sembra volersi liberare ma ancora molto, troppo lentamente. Scendo dal veticoso in direzione della sella che lo unisce al versante meridionale del Prena. La sella è innevata ed è un piacere poter scendere a passo spedito senza troppo preoccuparsi di sassi e brecciolino.

La vista del Monte Veticosa dalla sella è interessante, le nubi conferiscono al paesaggio un tocco di drammaticità profonda. Mi fermo a mangiare un panino, il solito panino col salame. Bevo neanche troppo, se ci penso, non ho sudato tanto per guadagnarmi questa piccola cima. Le nubi stentano ancora ad andar via e dentro di me si fa chiara la consapevolezza che oggi in cima al Prena non ci arriverò. Come al mio solito scelgo la prudenza anche se davanti a me ho l'attacco della Via Brancadoro che mi richiama come in un piccolo lunapark. Accidenti, il richiamo è forte e a stenti riesco a resistere. Le guglie appuntite, le piccole torri ed i canalini ancora pienissimi di neve mi fanno immaginare una salita di misto ramponi, piccozza, roccette, arrampicata in passaggini di primo e secondo grado. Ho una voglia smodata di far diventare mio un modo di andare in montagna che non sia più solo escursionistico ma che sia più marcatamente alpinistico.

Comincio a giocare sulle roccette. Faccio esperimenti saggiando la tenuta degli scarponi invernali sulla roccia. Salgo e scendo ripetutamente sui massi che si trovano all'attacco della Via Brancadoro. Mi infilo fra le rocce, sotto i massi, sopra, cammino sulle piccole cenge sicure parzialemente coperte di neve. E' un vero lunapark ma così da solo sarebbe meglio non esagerare, se mi dovesse succedere qualcosa chi mi verrebbe a soccorrere, tanto più che questa volta ho pure scelto di salire in pura privazione di mezzi, il telefono è rimasto chiuso nella macchina, senza credito e senza energia nella batteria.

Rimango ancora un'ora all'attacco della Via Brancadoro, scatto qualche foto, giro qualche video e per la prima volta dopo tanti mesi ritrovo un po' di serenità lasciando che il tempo si dilati, lasciando che la montagna lavori nella mia anima scorrendomi sotto le scarpe fin sotto la pelle e dentro, profondamente fino ai recessi più nascosti del mio sentire.

Non so quanto tempo ci sia rimasto, è stato sufficiente per farmi tornare il sorriso. Tornare verso la macchina, il ritorno verso casa è stata la cosa più naturale, più ovvia.

L'attraversamento della piana di Campo Imperatore mi ha riportato col pensiero agli Aquilani, queste genti dure, indurite dalla montagna ed ora anche dal terremoto. Li vedo a combattere contro il freddo... sono come i Crocus che ho trovato sparsi su tutti i prati. Ingannati da una finta primavera si sono lasciati andare ad una fioritura prematura. Il freddo li ha colti una notte, li ha ghiacciati ed ora sono li terrorizzati, molti non ce l'hanno fatta, i petali sono irreparabilmente danneggiati, molti soffrono, tanti sono ancora chiusi ed allettati sul prato. La fecondità di questi Crochi meravigliosi, per quest'anno, è gravemente compromessa. Chi sa, l'anno prossimo forse...

Letto 3863 volte Ultima modifica il Sabato, 19 Maggio 2012 07:58
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

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