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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Lunedì, 01 Ottobre 2012 06:14

Dente del Lupo (2297 m)

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Siamo nel Massiccio Montuoso del Gran Sasso. Per l'esattezza il “Dente del Lupo” si trova all'estremità orientale della catena del Gran Sasso in prossimità della cima del Monte Camicia.

Si tratta di uno sperone di roccia che l'escursionista ordinario probabilmente non noterebbe neppure.  Qualche prima informazione la troviamo nel libro dedicato ai 2000 dell'Appennino dell'editore il Lupo, altre informazioni invece le ritroviamo della Guida al Gran Sasso pubblicata dalla S.E.R., tuttavia si tratta pur sempre di nozioni troppo scarse. Le carte geografiche in genere sono tutte molto chiare forse perché semplicemente ricostruite dalle precisissime carte IGM.

{tab=Introduzione}

Con la nascita del Club 2000m, alcuni di noi hanno cominciato a provare piacere nel collezionare tutte le cime dell'elenco dei 2000 dell'Appennino. Pur non essendo una cima obbligatoria per completare l'elenco mi sono voluto togliere lo sfizio di capire realmente se questa cima sia per così dire “fattibile” e comunque sapere se era “fattibile” in che modo.

La domanda che sorgeva spontanea era se si trattasse di una cima adatta agli escursionisti o se fossimo già nel pieno della disciplina alpinistica.
Ma cos'è il Dente del Lupo? Stiamo davvero parlando di una cima vera e propria? E' davvero il  culmine di un monte ben definito oppure siamo in uno di quei casi ambigui dove un banale torrione può finire per essere scambiato per una vetta?
Sono domande tutte queste alle quali non riuscivo a trovare risposta ne nei libri ma neanche su internet dove ho avuto molta difficoltà a trovare informazioni corrette su questa cima così particolare.

Fra le tante vocazioni del Gruppo Escursionistico Aria Sottile c'è sempre stata quella di mettere a disposizione di tutti gli utenti informazioni tecniche sulle scalate, le vie, gli itinerari, i sentieri ed i percorsi per raggiungere determinate cime dell'ambiente montano appenninico.

Così oltre alla curiosità di capire le caratteristiche di questa cima particolare mi ero dato l'obiettivo di sciogliere tutti i dubbi che correvano nell'aria, “i sentito dire”, “i credo”, “i se” ed “i forse”.
Così, nel 2010, ho deciso di realizzare questo dossier esplorativo sul “Dente del Lupo”.

La prima salita del Gruppo Escursionistico Aria Sottile sulla cima del Monte Camicia è datata 1° Ottobre 2006, all'epoca di questa prima salita non c'era neppure il sospetto che oltre quella cime fosse nascosta una cima ben più complessa dello stesso Monte Camicia. Dovevamo ancora acquisire una più profonda conoscenza e padronanza del territorio prima di riuscire ad individuare luoghi anche solo psicologicamente troppo lontani da noi.

Le uniche notizie che circolavano “nell'empireo dell'alpinismo nostrano” riguardavano la possibilità di risalire il famoso “Gravone”. Ma una salita così impegnativa ci sembrava massacrante nonché piena di pericoli: esposizione nei passaggi alpinistici, caduta sassi, impossibilità di fare sicura sul percorso a causa della presenza di un costante sfasciume. Lo stesso primo salitore di tutte le cime degli Appennini, il notissimo Marcello Ferrazza, non riesce a spiegarci esattamente come raggiungere la cima del Dente del Lupo. Forse semplicemente una nostra istintiva resistenza mentale ci impediva realmente di comprendere la complessità dell'escursione.

{tab=Esplorazioni 2010}

Durante l'escursione al Monte Siella del 1° Maggio 2010 improvvisiamo un'esplorazione del Dente del Lupo. Siamo io e D.R., risaliamo la cresta dal Siella fino al Monte Coppe. In direzione del Dente del Lupo il panorama è strabiliante. Più che un semplice “Dente” ci sembra un vero e proprio “Canino”... affilato e appuntito come pochi torrioni sanno essere in appennino. Sempre con spirito esplorativo giungevamo al Monte Coppe situato a quota 1987 metri non riusciamo a capire molto. La distanza e l'altitudine di questo basso colle non ci consentiva una vista dettagliata dei passaggi che dalla Sella del Tremoggia si dicesse conducessero alla Forchetta di Penne. In quell'occasione scattammo alcune foto per poi risalire fino alla cima del Tremoggia. Qui la neve e la mancanza di ramponi ci costrinse a interrompere l'esplorazione.

Il 18 Agosto 2010 ritornai sul Tremoggia con Alessandro per esplorare il passaggio normale che dal Tremoggia, si dice, conduca alla Forchetta di Penne. Oltrepassammo la cima del Tremoggia e cominciamo a risalire la cresta che conduce al Monte Camicia. Troppo presto decidiamo di piegare sulla nostra destra per infilarci dentro ad un canalino. Cominciamo a scendere in un ambiente severo di torrioni e rocce a placche. Sicuramente non troppo esposto ma scosceso su prati erbosi e a tratti scivolosi. Ma la forchetta di Penne continuava a rimanere sempre troppo lontana.
L'esposizione, la roccia friabile e il disorientamento ci impediscono di raggiungere l'obiettivo.  Decidiamo di fermarci e tornare sui nostri passi.

Tenuto fermo il principio che è più facile salire che scendere scopriamo d'avere un vantaggio sull'esplorazione: tutti i pendii che riusciamo a scendere siamo sicuri di poterli risalire.
Sempre quel giorno il nostro tentativo ci vede esplorare un canalino ancora più a ovest, scendiamo nel canalino e in pochi passi ci troviamo in presenza della Forchetta di Penne. La vediamo è vicina ma le nuvole coprono tutto. Il “Dente del Lupo” è a meno di 100 metri di distanza ma anche questa volta dobbiamo tornare indietro.

Quando torno a casa, fra il deluso ed lo sconfortato, corro subito a leggere la descrizione della salita normale al Dente del Lupo nella guida di Luca Grazzini edita CAI-Touring. Nella guida la breve spiegazione è chiara: bisogna raggiungere quota 2470 m. Poco prima della quota si comincia a scendere per pratoni scoscesi per poi scendere in un canalino con “saltini in assenza di neve”.

Nel ripensare all'escursione esplorativa mi rendo conto d'aver errato di appena 50 metri. Probabilmente sarei giunto sulla forchetta di penne se solo mi fossi ricordato della descrizione e se comunque avessi fatto il dovuto confronto descrizione-carta geografica-territorio. E' il classico errore che si commetto nell'improvvisazione: errata valutazione delle distanze e mancata lettura delle carte geografiche.

Il 1° settembre 2010 decidiamo per l'ennesima volta, di andare in esplorazione quanto meno per raggiungere la Forchetta di Penne. Il programma è il solito. Salire per la via normale al Monte Camicia e andare ad individuare la fantomatica quota 2470 m. Alessandro ed io siamo fisicamente a pezzi. La mancanza di allenamento di entrambe ci ha reso lenti ed affaticati già dopo i primi 500 metri di dislivello. Durante la salita due cagnetti ci seguono con passo spedito e sicuro: “il vantaggio delle 4 zampe”.

Arrivati alla Cresta del Monte Camicia vediamo un omino di pietra… Eccolo questa, finalmente è la quota 2470m. Ora abbiamo un preciso punto di riferimento. Oltre questa quota vediamo uno sperone roccioso che assomiglia spaventosamente al Dente del Lupo. I canetti saltellando saltellando arrivano allo sperone da soli in qualche minuto. Sono esaltato perché ho l'impressione di poterlo quasi toccare. Per un attimo finisco per credere di essere davanti al Dente del Lupo.
Poi rinsavisco. Dalla quota 2470 non vedo il dislivello atteso: il Dente del Lupo si trova a quota 2297 metri. Davanti a me lo sperone sembra essere ad una quota non inferiore ai 2450. Quello davanti a me non è il “Dente del Lupo”. Ma nella mia memoria rivedo benissimo una fotografia che circolava da tempo che era per errore stata fatta passare per il “Dente del Lupo”, un errore di interpretazione del tutto arbitrario.

Con uno sforzo di razionalità e freddezza comincio ad osservare le cime sottostanti. Dalla quota 2470 individuo il massiccio che costituisce il Dente del Lupo. In effetti rispetto al massiccio principale del Monte Camicia il Dente del Lupo è un contrafforte del tutto a se stante ed anche molto ben definito. Da qui la Forchetta di Penne non si può per nulla individuare.

Con Alessandro decidiamo di scendere di qualche metro in direzione del Tremoggia (ad est) per imboccare il primo canalino sotto la quota 2470 m. In effetti, proprio come anticipato nella guida del Grazzini, siamo in presenza di pratoni scoscesi. I cagnetti, che ancora ci seguono, sembrano muoversi con leggerezza e agilità. Noi per prudenza ci muoviamo un passo dopo l'altro conficcando la becca della piccozza nella terra sulla quale crescono le erbe scivolose. La piccozza è massimamente utile: la usiamo come fosse un corrimano. Non potremmo farne a meno. Evito due grandi scivoloni proprio grazie alla piccozza. Nel canalino erboso la caduta sarebbe rovinosa, se cominciassi a ruzzolare non so dove riuscirei ad arrestarmi. La discesa è lenta e devo calibrare ogni movimento.
Scendendo finisco per spostarmi sulla sinistra (ovest) dove da una cresta affilata posso osservare la Forchetta di Penne. Da qui si vede benissimo un canalino pietroso che finisce proprio sulla forchetta. Sono sconvolto. Il canalino è impraticabile. Si vedono benissimo i saltini e la presenza di brecciolino fine misto a sassi tutti ben spalmati su placche lisce rendono il luogo assolutamente ostile. Decidiamo di scendere dal lato erboso (quello ad est) scendendo sulla destra della cresta.
I cagnetti arrivano fin giu... li vediamo sono sulla Forchetta di Penne. Sembra di avere l'obiettivo a portata di mano.
Continuiamo a scendere quando la verità si fa nitida nella mia mente. Il prato si fa sempre più scosceso tanto da raggiungere un'inclinazione assolutamente invalicabile. L'escursione e l'esplorazione finiscono qui. Questo versante per noi è off-limits. Ne oggi ne mai potremmo mai scendere in condizioni “estive”. Forse con una copertura di neve e ghiaccio sarebbe tutto più semplice. Ma qui ed ora, con queste condizioni di terreno erboso, con il brecciolino, i sassi, le pietre che quando cominciano a cadere non si fermano più... bene per noi questo è un alpinismo al quale non siamo ancora preparati. Decidiamo di tornare indietro.

Risalendo ritroviamo la selletta che conduce al canalino di pietre, quello che viene considerato la via normale per la Forchetta di Penne. Il tentiamo un approccio ma il canalino è assolutamente impercorribile. Alla selletta notiamo delle scritte: c'è una grande croce rossa con scritto “LUCKY”.
In effetti per scendere questo canalino ci vorrebbe una bella dose di fortuna. E io non affido la mia vita alla fortuna. Decidiamo di tornare indietro.

{tab=Finalmente in vetta...}

Tutto è compiuto...

Nel terzo film di Matrix Revolution il protagonista Neo e l'Architetto hanno un ultimo confronto: l'Architetto rivela a Neo che la Prima Matrix era perfetta ma che l'uomo non si adattava a quel  mondo perfetto. Matrix venne riprogrammata per presentare un difetto programmato che consentiva all'uomo un minimo di libertà discrezionale.

Alla luce di questa incredibile giornata trovo che anche nel mio piccolo probabilmente è preferibile un mondo imperfetto. Mi lascio alle spalle un piccolo “mondo ben fatto” per andare incontro ad un  luogo inospitale. Le domande possono sorgere spontanee: chi me lo fa fare a essere teso fino alla soglia dello spasmo e non riuscire a dormire affatto? Chi me lo fa fare ad alzarmi alle 4 di mattina? Chi me lo fa fare a camminare per ore, sudando, affannando di continuo con i sassi nelle scarpe? Perché camminare con il sole che ti cuoce la pelle, lasciando la famiglia a casa, la dolcezza di una compagna che ti aspetta preoccupata. Perché rinunciare alla serenità di una colazione in famiglia, il divertimento dei giochi con i figli. Chi, chi me lo fa fare?

Probabilmente è che sono portato istintivamente ed esplorare un mondo imperfetto...

Partiamo dal Fonte Vetica con tutta l'attrezzatura per una piccola salita alpinistica. Le notizie che girano sul Dente del Lupo sono tutte vaghe, nessuna davvero soddisfacente.
Due mezze corde, rinvii, friend, fettucce, caschetto, imbragature.

La via che suggerisce Massimo è quella che tutti suggeriscono essere la via di salita “normale”. Si sale alla sella del Monte Coppe dove chiare tracce di sentiero conducono sul versante settentrionale del Monte Tremoggia. Seguiamo le tracce basse piccolo errore che ci constringerà a risalire di una ventina di metri lungo i canalini del Tremoggia. La traccia di sentiero, non molto definita, è però presente e porbabilmente in passato è stata anche molto percorsa. Non è molto esposta e si muove in un ambiente di torri e di canalini di sfasciumi. Questa è la roccia del Monte Camicia: pietre friabili,  distacchi a placchette, sfasciumi alternati da erbe, terra, polvere. A contrafforte di questi canalini sono numerosi le torri che caratterizzano l'intero versante.
Percorrendo la traccia di sentiero si arriva nella parte alta del Gravone dove un insistente pendio di sfasciumi caratterizza la salita fino alla forchetta di Penne. Gli sfasciumi cedono continuamente sotto i piedi, lo sforzo di salire è notevole. La roccia calcarea bianca è riflettente e aumenta la luminosità del sole.  E' una salita su sfasciumi di 150 metri di dislivello che spezza letteralmente le gambe.
Alla forchetta di Penne ci dissetiamo e prendiamo fiato. Qualche foto e si riparte, io sono già sfinito ma so che ora arriva la parte complessa della salita.

Si discende sul versante nord-occidentale della forchetta muovendosi su sfasciumi di grandi dimensioni. Le pietre sono della dimensione variabile di un valigia. Si scontorna la base Dente del Lupo fino alla base del primo intaglio (scopriremo solo dopo che la via normale è nel secondo intaglio). Ci poniamo la domanda una sola volta. La via è nel primo o nel secondo intaglio (quello più a nord?). In questo primo intaglio che parte dalla vetta vediamo scendere una corda bianca ma questo non certo ci rassicura. Non possiamo fare affidamento su questa corda per salire.
L'impatto iniziale è davvero impressionante. Ai i primi passaggi di secondo grado la roccia propone delle ottime placchette e qualche buon appiglio. Si sale comodamente quando improvvisamente ci rendiamo conto che la roccia di questa cima è completamente instabile. Massimo risale da primo fino ad una prima sosta. C'è un chiodo al quale è agganciata una fettuccia. Alla fettuccia è agganciato un moschettone nel quale passa un corda blu. Attenzione: la corda blu è priva di calza nella parte superiore non bisogna per nessun motivo farvi affidamento.
Alla sosta io salgo, l'altezza e l'apertura delle mie lunghe gambe mi aiuta a salire senza troppi problemi ma devo stare continuamente attento a non affidarmi ai sassi. A tratti muovo la corda bianca e vengono giù sassi grandi come un pugno. Ne evito un paio e l'odor di zolfo mi ricorda l'inferno... forse l'inferno è proprio così... sospesi in un luogo senza appigli sicuri.
Con tre tiri di corda siamo in vetta. L'ultimo tiro è la parte più semplice e si svolge su placchette appoggiate, molto comode e piene di appigli.
In vetta scarico la tensione facendo il cretino, mi metto una parrucca, per ricordarmi che qui ci sono venuto per ridere e star bene... un modo efficace per rompere la tensione. Due foto, un morso ad un panino e qualche sorso d'acqua e decidiamo di scendere presto...

Nella guida del CAI Touring – Grazzini Abbate la via è valutata con un voto d'insieme alpinistica Facile (F) con passaggini fino al II grado.

Ma cosa significa una valutazione d'insieme (F) facile? Probabilmente una valutazione di questo genere risiede nel fatto che per salire questa cima non è necessario avere delle conoscenze alpinistiche tecniche particolari ma... nel complesso la salita è veramente difficoltosa.

Passaggini di II grado? Direi proprio di no. La roccia in alcuni punti ha passaggi di III grado, si fa verticale e anche se presenta appoggi numerosi questi sono del tutto insicuri, specie nella parte bassa ed intermedia della via.

Non è prevista una valutazione della pericolosità ma questa non è certo una salita sicura... come forse non lo è l'alpinismo.
Io vengo dal mondo dell'escursionismo e dell'alpinismo invernale e ho una scarsa esperienza di arrampicata in montagna quindi non posso affermare alcunché sulla difficoltà di questa cima.
Ma come disse Massimo in questo ambiente “la morte non dipende da te”....
La discesa è una dimostrazione molto vicina a questa definizione. Mentre scendiamo in arrampicata inversa, facendo uso della corda fissa (in discrete condizioni), dall'alto vengono giù pietre grosse come meloni... ne ricevo uno sul braccio destro, un altro mi arriva sul ginocchio e l'ultimo rimbalzando su una pietra vicina mi  rimbalza sulla coscia lasciandomi un livido grande come una mano.
Scarica sassi ad ogni movimento di corda. Il Dente del Lupo è una cima alpinistica a tutti gli effetti con una componente di rischio davvero notevole. La “salita normale” è una via che lascia poco spazio al piacere all'arrampicare, è una vetta dalla quale è fondamentale fuggire il prima possibile.

Dalla Forchetta di Penne risaliamo sulla sinistra in un canalino di 15 metri costituito da placca incassata e appoggiata. Quindi pieghiamo a sinistra salendo su rocce ed erbe stabili. Finalmente ci troviamo alla famosa scritta LUCHY dove un freccia ci indica la via del ritorno.
La giornata non è finita bisogna tornare alla macchina e i crampi mi devastano i muscoli di una coscia... e l'acqua è finita e Massimo mi ha lasciato anche la sua porzione. Dalla quota 2470 intercettiamo il sentiero che scende dal Monte Camicia.
Ora dobbiamo solo mettere un passo dopo l'altro fino alla macchina.

L'acqua della Fonte Vetica mi appare come un miraggio e penso solo a questa per tutto il percorso.  Sono in uno stato di trans, sono soddisfatto ma non esaltato della conquista. Senza Massimo non sarei andato da nessuna parte.
La soddisfazione sta semplicemente nell'essermi affidato con umiltà all'esperienza di Massimo laddove improvvisare una salita sarebbe stato solo un gesto di pura incoscienza.

In due ore percorriamo tutta la discesa fino a Fonte Vetica, sono completamente disidratato e bevo quasi un ½ litro di acqua gelida della fonte. Mi devo limitare per evitare una congestione.

Tutto questo è stato il mio mondo imperfetto... e si calza perfettamente al mio carattere incostante.

Abbiamo bisogno ogni tanto del piacere del brivido, non possiamo farne a meno, dobbiamo provare emozioni, dobbiamo esplorare i nostri limiti e i confini del mondo fisico e quello mentale. 
Qualcuno in uno slancio di sublime ed orrorifica follia riesce a superare questi limiti...
Senza negare la possibilità dell'esplorazione il più delle volte, tuttavia, preferisco mantenere i piedi saldamente piantati in terra.

{tab=Conclusioni}

Tanto per citare come sia facile sbagliare voglio riportare uno dei tanti casi molto... ehm... “italiano”,  le informazioni sbagliate tal volta (ahimé) arrivano anche dall'alto (nessuno è perfetto).  Stiamo parlando del si un sito interamente dedicato alla montagna di cui oggi non vogliamo fare il nome per rispetto.
Il sito pubblicava la seguente notizia datata: 13 Luglio 2009.

- Spettacolare “Dente del Lupo” del Massiccio nel Gran Sasso. Una cresta affascinante, una bella foto che la riproduce. Questo è lo scatto vincitore di giugno del Calendario di Montagna.org. Questo mese ci avete mandato tantissime foto delle vostre montagne d’estate. Eccole tutte. E complimenti!
“Il dente del lupo” di M. G. quindi la foto che detiene il primo posto per questo mese di giugno 2009, del Calendario di ....  [Omissis]
La foto era sbagliata a non rappresentava affatto il Dente del Lupo.

Ma le notizie che si rincorrono sulla rete, nelle caselle di posta elettronica... sono troppe e tutte più o meno inesatte e soprattutto fondate su una conoscenza virtuale della montagna. Tutti cercano notizie certe su come si arrivi sul Dente del Lupo. Molti, il sottoscritto compreso (sigh!), improvvisano delle mappe tratte da Google Earth e dal corrispettivo della Nasa l'utilissimo Wordlwind.
Le informazioni scorrette, incomplete, imprecise che si creano sono il tipico esempio di come “NON” dovrebbe informarsi l'escursionista e l'alpinista.

In altri siti fotografici ritroviamo le foto della Pietra della Spia, un appuntito sperone roccioso fra il Monte Prena ed il Monte Camicia erroneamente scambiato per il Dente del Lupo.

Cosa ho imparato da questa esplorazione durata 2 anni...

Di tutte queste esperienze incomplete, errori e disinformazioni ho imparato molte cose.

L'unica conoscenza possibile è quella dell'esperienza concreta. A nulla vale la conoscenza  “virtuale” che passa attraverso l'informazione per così dire “teorica” del mondo. Lungi dall'aprire una diatriba filosofica nello stile di Messner, non ne finiremmo mai.
Tuttavia non posso trattenermi dal dire che l'escursionista ha l'imperativo di fare... appunto “l'escursionista”. Deve mettersi lo zaino in spalla e partire per scoprire il territorio, a volte perché no... anche senza guide turistiche.
Non ci sono grandi differenze fra escursionista ed esploratore. L'escursionista che non sia mai stato in un certo luogo di fatto lo scopre “per se” come fosse la prima volta. Che ci sia stato qualcun altro in quel medesimo luogo, ai fini dell'esperienza, ai fini della conoscenza, per l'escursionista non fa alcuna differenza. Tale conoscenza pragmatica, materiale, fisica... è l'unica che “illumina” realmente  il pensiero...nello stesso modo di come la lanterna fa nella buio della notte.
Fondando la propria informazione su una ricerca “virtuale” si finisce per svilire l'escursionismo, per  impoverire il valore conoscitivo della “prima volta” e dell'esperienza concreta.

Fortunatamente tale valore non lo si annulla mai veramente anche se quando l'informazione è errata si finisce sempre per creare delle grandi confusioni. Ci si ritrova a dover mettere ordine nel mondo delle “idee metafisiche” dell'uomo (senza finire mai). Ecco perché, a mio parere, sia già sufficiente la sola esperienza concreta dell'esplorazione.

Con questo nuovo modo di fare montagna (e lo dico contro l'interesse divulgativo che si è ritagliato il sito Aria Sottile), abbiamo tolto qualcosa alla montagna ma soprattutto abbiamo tolto qualcosa a noi stessi. Ci siamo privati della possibilità di “vivere” e farci una vita come escursionisti e come montanari. La conoscenza che discende dal “virtuale” quella creata sulle carte, sulle foto, sulle immagini, attraverso i computer ed programmi di grafica tridimensionale  forse ci ha ci avvicinati tutti di più alla montagna. Certo ora siamo tutti più informati ma questo ci ha reso incapaci di vivere la montagna in modo diretto, semplice … vero.

{/tabs}

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

    A causa della complessità della via e della sua pericolosità non verrà realizzata alcuna scheda tecnica. E' sbagliato credere che questa sia una cima accessibile a tutti. Quello che possiamo suggerire è una salita al fianco di un esperto di montagna. Raccomandiamo prudenza a tutti coloro che vogliano salire su questa cima.

Letto 8275 volte Ultima modifica il Martedì, 27 Maggio 2014 07:50
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

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