Stampa questa pagina
Lunedì, 12 Marzo 2018 00:00

Escursione a Punta Mazza

Scritto da 

Il tempo passa e non ti accorgi che sono svanite tante occasioni che non torneranno mai più indietro.

Mentre riordino le foto di montagna scopro che Nel 2017 non ho fatto nessun tipo di escursione. Un anno completamente negativo che mi ha visto affrontare importanti problemi familiari e personali. Un anno di sacrifici senza vacanze e con qualche preoccupazione in più da affrontare.

Vedere la cartella delle foto 2017 completamente vuota mi lascia completamente scioccato.

Decido di iniziare la terapia d’urto. Uscire in montagna a qualunque costo e senza preoccuparmi di quale possibile condizione climatica ci sia. È l'ora di smettere di avanzare delle scuse per non andare in montagna.

E venerdì mattina e decido di lanciare la proposta per il giorno seguente una escursione al Monte Serrone da Campoli Appennino.

La preparazione dello zaino sembra come la risoluzione di un cubo di Rubik. Devo ricordarmi come si fa lo zaino per la montagna cosa ci devo mettere e come organizzare bene lo spazio all'interno dello zaino. La sensazione è quella che mi sto dimenticando qualcosa. Faccio tutta una serie di operazioni automatiche che stranamente riemergono dai ricordi di quando in montagna ci andavo almeno due volte al mese.

Lo zaino è presto fatto si va a dormire e alle 4:30 sono nuovamente sveglio pronto per partire e rimettere i piedi sulla montagna.

Fuori c'è odore di umidità. Tordi e merli cinguettano in modo particolare è strano come a voler sollecitare l'alba ad arrivare presto. Il cinguettio degli uccelli durante le ultime ore della notte ha qualcosa di promettente, di magico.

Tutto intorno è ancora buio ma la notte non mi fa più paura come un tempo. Devo dire la verità non sono neanche poi così stanco fisicamente. Pensavo mi sarebbe costata più fatica alzarmi dal letto nel cuore della notte. Appena 10 anni fa avrei faticato molto di più ad alzarmi. Ora invece mi sento anche un po’ trepidante di andare in montagna.

L'appuntamento è alle 6:00 al parcheggio del Decathlon nel quartiere Romanina. Alle 5:30 sono già arrivato. Sarà l'impazienza... probabilmente.

La felicità è la strada… esserci su quella strada….

Si parte e presto siamo in zona, partire è già una felicità ed è già una parte dell'obiettivo di questa giornata tirata per i capelli. La felictà è la strada non l'obiettivo... così mi godo il momento... pienamente. Con Alessandro è d'obbligo il cappuccino nei bar di paese ci fermiamo a Campoli Appennino dove troviamo gente di paese che fa colazione ride e scherza già alle prime luci della mattina.

Il bar, naturalmente, è un po' dimesso ma d'altra parte nei paesi abbiamo sempre trovato un'atmosfera un po’ triste. Si risparmia sull’illuminazione, sugli arredi…

Dopo la colazione ci dirigiamo al punto di attacco vicino al ristorante “La Tana dei Briganti” da tenere in considerazione per escursioni meno impegnative.

Terapia d’urto senza mezzi termini

La preparazione veloce gli zaini sono subito in spalla e decidiamo di non seguire il percorso suggerito da Stefano Ardito nella sua guida “A piedi nel Lazio”.

La scelta è drastica: un ritorno con terapia d’urto. Scegliamo la strada più dura prendendo di petto la cresta che porterà direttamente a Punta Mazza da lì continueremo lungo il filo di cresta fino al Monte Serrone (sperando di poterci arrivare….).

La mia superficialità questa volta ha superato ogni limite non ho portato le carte geografiche nella stampa del percorso come sono abituato solitamente a fare.

Ma sono tre anni che non esco in montagna e quindi ho perso l'abitudine a gestire correttamente le mie escursioni.

Si tratta di una pettata lungo un pendio scosceso pieno di erbe e roccette che ci porta direttamente in quota.

In appena un'ora e mezza riusciamo a fare 500 metri di dislivello e raggiungiamo immediatamente la quota neve, il nostro giocattolo preferito. La neve non è bagnata è ancora abbastanza compatta e pure però cioè di sotto i nostri piedi in parte è anche un po’ scivolosa.

Ci infiliamo i ramponi non appena la pendenza comincia ad aumentare.

Il rampone, anche quando non è strettamente necessario, ci aiuta a mantenere la stabilità sul terreno ed evitare che il piede scivoli all’indietro.

Quando la montagna non ti vuole

A quota 1550 incontriamo la nebbia, non una nebbia qualsiasi un bel “white-out” bello fitto ed impenetrabile. Alessandro è convinto che il cielo si aprirà un poco per farci vedere dove ci troviamo. Continuiamo l’escursione seguendo il filo di cresta abbastanza chiaro da seguire.

La nebbia diventa bianchissima e dobbiamo mettere gli occhiali da sole per evitare di rimanere accecati.

Si cammina e si sprofonda nella neve, niente panorama, niente paesaggio, solo nebbia fittissima.

La fatica è enorme ogni passo sprofondo nella neve fino al ginocchio. Io peso 80 chili e sprofondo, Alessandro che ne pesa 10 di meno di me sembra volare sulla neve…

Dieci passi e mi fermo ansimante, altri dieci passi e mi fermo ansimando … e dopo 10-100 passi 1000 passi finalmente una croce. Non c’è scritto nulla ma è una croce bellissima.

Non si vede nulla tutto intorno. Tentiamo di orientarci ma la nebbia è così fitta e bianca che non riusciamo a prendere una decisione. Senza mappa, senza bussola, con il solo “maledetto smartphone” che fornisce solo mezze informazioni… decidiamo di tornare indietro.

Un tentativo a caso sarebbe la peggiore delle decisioni e chi sa dove ci porterebbe.

L’importanza di superare i propri limiti

La discesa nella nebbia avviene lungo le stesse orme dell'andata evitiamo di improvvisare qualsiasi nuovo percorso. A posteriori sono consapevole che abbiamo fatto bene perché per tutta la giornata le nuvole rimarranno sopra alle cime.

Quando usciamo dalla nebbia decidiamo di intercettare una strada sterrata che si trova lungo il crinale di un colle verso sud.

Superati alcuni canoni pieni di neve troviamo le tracce di un sentiero che ci conducono direttamente alla strada sterrata Il rientro è una vera e propria passeggiata piacevole in un ambiente abbastanza variegato.

Quando la montagna Non ti vuole te lo fa capire Chiaramente Ed è inutile costringersi a cercare la conquista di una cima quando non è possibile.

Ma in definitiva se sono uscito in montagna Non è per la conquista di una cima ma è per ritrovare il contatto con la natura. Superare il meccanismo delle scuse, per superare il meccanismo delle giustificazioni per non impegnarmi realmente. Superare i propri limiti per sentirsi nuovamente vitali…

Ringraziamenti per questa uscita

Devo ringraziare in modo particolarmente sentito Alessandro Vittore che mi ha accompagnato è che per mesi e mesi mi ha sollecitato a uscire in montagna.

Devo ringraziare anche in particolar modo Francesco Mancini il quale mi ha insegnato che con una buona dose di organizzazione si può lavorare prendersi cura della propria famiglia e andare in montagna tutto questo in un esercizio da giocolieri.

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

    Scheda tecnica ancora non disponibile...