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Perché Aria Sottile? PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Carrozzini   
Perché "Aria Sottile"? Chi ha provato il trekking in alta montagna conosce bene la sensazione. L'aria si fa rarefatta e il respiro affannoso. Unire questo alla sensazione della fatica muscolare prima e impegno psicologico poi rende "la scalata" un'esperienza più simile ad un viaggio dentro se stessi... la dove si può immaginare l'anima diventare sottile ed imprendibile come l'aria.
Perché "Aria Sottile"? Chi ha provato il trekking in alta montagna conosce bene la sensazione. L'aria si fa rarefatta e il respiro affannoso. Unire questo alla sensazione della fatica muscolare prima e impegno psicologico poi rende "la scalata" un'esperienza più simile ad un viaggio dentro se stessi... la dove si può immaginare l'anima diventare sottile ed imprendibile come l'aria.

Sono arrivato alla lettura del libro di Krakauer, non prima di altri importanti libri sull'argomento: "Lo Sherpa" di Tenzin Norgay, "Ad un soffio dalla fine" di Beck Weathers, che narrano, ciascuno a modo suo gli eventi della tragica stagione alpinistica del 1996 sull'Everest. Dodici gli uomini che morirono sopraffatti da una terribile tempesta di neve che sorprese gli uomini sulla vetta dell'Everest.

Il libro è scritto indubbiamente in modo ineccepibile. Quello che dispiace è soprattutto vedere come anche nell'alpinismo intorno a questo ed ad altri libri e di fronte alle grandi tragedie umane come quella del '96 si riesca ad alimentare un enorme vespaio di polemiche. Krakauer che commenta Bukreev, Simone Moro che attacca Krakauer, i parenti dei defunti contro Krakauer, Krakauer contro se stesso divorato da enormi sensi di colpa, il giornalismo contro l'alpinismo, Maria Coffey contro l'uno e contro l'altro, Tenzin Norgay che disperatamente tenta di difendere il lavoro incessante degli sherpa, ... e su fino al K2... Bonatti contro Lacedelli e Compagnoni, e tutti contro tutti... E poi quel giornalismo infantile, inarrestabile ed irrispettoso che pretende di far luce la dove tremano anche i cuori più ardimentosi.

Per me l'alpinismo ha in se vette ancora più alte dell'Everest. Ed è proprio li che vorremmo arrivare: sublimare le nostre passioni incontrollate per lasciare posto a quella compassione umana ed al sentimento di amicizia che ci dovrebbe tenere il più vicino possibile. Ed anche quando siamo spinti dal risentimento, dall'intolleranza o dall'ignoranza a cedere all'ira sicuramente l'esperienza concreta di contatto con la montagna potrebbe sicuramente renderci più umili. Coloro che si sono confrontati con la montagna conoscono bene quella sensazione di timore reverenziale che si prova di fronte alle dimensioni smisurate della natura. Più che mai l'alpinismo può essere una palestra di umiltà che non lascia spazio alla polemica.

Aria Sottile perchè Jon Krakauer ha racchiuso in questo titolo magistrale molto più di quanto non ci sia nell'intero testo. L'alpinismo è sicuramente molto di più della gloria per la conquista.


 
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