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| Alessandro Vittore |
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| Scritto da Alessandro Vittore | |
![]() Alessandro Vittore La montagna: una folgorazione.Nato a Roma l'8-5-1971, vissuto in un quartiere, il Fleming, dove ai bambini è stato strappato vergognosamente qualsiasi spazio verde esistesse, dentro una città, la nostra, dove sembra ci sia un magnete, che attrae qualsiasi italiano, stiamo scoppiando, i palazzi sorgono come funghi, per fortuna che esistono i parchi intorno alla città, che impediscono quest'edilizia in espansione. Molti stravedono per Roma, a ragione forse, tutti ci vogliono vivere, ma io no. E' vero c'è tutto, incontri di tutto. Però la confusione, l'aria pesante di gas, i marciapiedi sporchi, la gente volgare, diseducata, stressata, che va di fretta: sono i "mediocri" che seguono la loro esistenza di puro conformismo: la mattina si svegliano, indossano la loro camicia collo alto, indossano il loro bell'abito sapientemente acquistato il sabato pomeriggio precedente in centro, si pongono alla guida del S.u.v. 200 cv e sgasando ossidi di azoto e piombo, si pongono in coda pronti alla loro ora di traffico per raggiungere l'ufficio, dove trovano la segretaria che segretamente sognano e con questo tradimento virtuale in mente, partono con i loro lavori, gli occhi incollati al video del pc. Una sigaretta, la pausa pranzo a base di panino alla maionese, e poi via di nuovo a macinare guadagni fino al pomeriggio. Un'altra ora di traffico, cena abbondante, TV (il più grande trionfo della passività umana), e via a letto. Poi il sabato nuove ore di traffico per una serata in un ristorante alla moda, dove sfoggiare la propria potenza sociale ed economica di fronte alla donna ed agli altri, poi cosa di meglio di un bel filmone americano al cinema. Dopo? Discoteca o locale dove affogare la propria nullità esistenziale nell'alcool. La domenica, colossale dormita, risveglio alle 12, due passi dal giornalaio, un cocktail al bar di moda, dove vedi la gente che conta, poi pranzone dai genitori, partita in tv… …Un'altra esistenza è condannata al tumore del conformismo. Un'altra persona, che arriva ricchissima alla pensione, obeso, con il cervello e i muscoli atrofizzati e con un'aterosclerosi impietosa, che ti chiede il conto. Il nostro ricco protagonista si guarderà indietro e vedrà che in passato ha solo pensato a lavorare, a mirare al guadagno, a scalare posizioni sociali, non si è goduto la giovinezza, la famglia, i figli, chissà come ma ripensando al passato, con angoscia, si chiederà perché anziché tuffarsi in un nuovo affare, non si sia fermato un secondino a pensare e progettare ciò che i suoi muscoli, gli potevano permettere: una semplice passeggiata. Io con questo terrore, mi sono convinto che piuttosto che la carriera, ciò che conta è una vita attiva. Io ho un'idea: abbiamo il dovere di dare una chance ai nostri "talenti", pure il Vangelo insegna che i Talenti vanno fatti fruttare. La natura ci ha dotati anche di muscoli: dobbiamo usarli. Qualsiasi cosa ci facciamo, va bene, non dobbiamo esser per forza dotati. Non dobbiamo esser per forza dei vincenti per fare uno sport. Ogni briciola di tempo, che ho, io ci devo fare qualcosa, non posso regalarla alla passività. Da 6 anni faccio podismo, corro due volte a settimana, pure se sono stanco, morto di sonno dopo una notte di guardia, faccio una maratona e diverse mezzemaratone all'anno. Ho una laurea in medicina, ho, diciamo, già sacrificato i 6anni dai 19 ai 25 anni allo studio, ho macinato esami con gran successo, ma poi ho visto che non i meritevoli vanno nei posti di lavoro preferibili, bensì i furbi, i figli di papà, i corruttori. Io senza modestia con questi non mi mischio, io voglio la purezza, la semplicità, i buoni sentimenti, cerco un mondo più genuino. Ho iniziato a spostarmi da Roma, e dalla sua folla caotica, e con la mia ragazza iniziai tre anni fà a fare turismo nei giorni feriali (io faccio turni in ospedale di notte, e nei giorni festivi, e sono spesso libero nei feriali) in borghi e piccoli paesi dell'Italia centrale, evitando le grandi città e i giorni festivi. Mi trovai in Val Roveto e per un'insistenza della mia ragazza andai a finire in un sentiero dei Simbruini. Io da bambino in estate ero già stato nelle Alpi, però non so come, ma ebbi la folgorazione: capii che gli Appennini erano il mio posto, ci farei pure l'eremita. La loro solitudine, la loro incontaminazione, la loro minima antropizzazione e la conseguente natura selvaggia li rendono perfetti per il mio animo. E' il contrario della grande città. Io dalla montagna ricevo proprio ciò di cui necessito: attività fisica, purezza, spazi liberi. I miei sensi sono stimolati solo dal fruscio del vento, la vista si perde nella magica cromia dei monti e delle faggete. Il livello di stress cala subito. Inoltre quando incontri qualcuno lassù, scopri che è una persona sana, positiva. Inizialmente ho fatto trekking primaverile-estivo sempre nelle cime appenniniche, poi ho iniziato a soffrire per la forzata pausa invernale, finchè non mi sono imbattuto nel gruppo Ariasottile, che con amicizia mi battezzato sulla neve e mi ha trasmesso un po' di alpinismo invernale. |
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