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Giorgio Carrozzini PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Carrozzini   

La misura delle cose 

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Giorgio Carrozzini
Mi chiamo Giorgio sono un ragazzaccio di città, nato a Roma il 5 luglio 1972. La città mi ha sempre lasciato l'amaro in bocca. Sarà la confusione, sarà lo smog. Sicuramente la città offre tante comodità ma probabilmente tutta questa comodità interferisce con l'esistenza creando uno spiacevole effetto soporifero.

Vago nella vita in cerca di qualcosa che mi faccia sentire felice poi ad un tratto i 30 anni mi riservano una piacevole sorpresa. Scopro la montagna scopro la passione di lunghe camminate nella neve. Scopro quanto è corroborante sentire le gambe indolenzite ed il sudore sulla pelle che scende lungo la schiena... e la sensazione di non essere più addormentato, la sensazione di essere vivo.

Cosa significa per un uomo salire su una montagna? Non rispondiamo alle domande sull'amore ed allo stesso modo non possiamo rispondere a questa. Cercare una risposta è talvolta solo una vanità del raziocinio. Per questo non finiremo mai di domandarci cosa spinge alcuni uomini a rischiare gravi pericoli. Allo stesso modo in cui, agli albori dell'alpinismo estremo, ci si chiedeva cosa portava giovani uomini a scalare la terrificante Parete Nord dell'Eiger, anche oggi la domanda è colma di mistero. Anche fosse solo per salite di minima difficoltà.

La mia passione nasce per caso, attraverso le parole di H. Kammerlander il quale mi ha ricordato tutte le volte che da bambino ogni scusa era buona per salire su alberi o massi rocciosi o tutte le volte che durante le escursioni mi piaceva avventurarmi per sentieri sempre nuovi.

Nel tempo la montagna è diventata per me la negazione del così detto "vivere in civile", in quel tipo di civiltà che disconosce i valori del sentire umano, della pietà della pazienza e del sacrificio.

Per me la montagna, nella sua grandezza e semplicità, rimette un giusto ordine di misura alle cose dell'uomo.

Caro amico...
forse sei incappato in una delle più controverse pagine del sito ed anche se non sei daccordo, è naturale, abbi solo compassione di me.

"Del nostro mondo mi spaventano cose ordinarie come la televisione, i telefoni, l'abbigliamento alla moda. Non in se come oggetti che possano nuocermi in qualche modo. Questi oggetti riflettono la parte peggiore di noi stessi. La nostra passività, le nostre incapacità e limitazioni, il nostro preoccuparci di apparire piuttosto che "essere". Ed anziché aggiungere questi sottraggono conoscenza alla mia vita. Sottraggono conoscenza come ogni volta che mi fermo e rimango perso davanti al televisore e lascio che la vita di mia moglie o di mia figlia rimangano eternamente lontane e misteriose al mio sguardo. Come ogni volta che giocherello con cellulare senza accorgermi della magia dei colori dell'autunno. Come ogni volta che con atteggiamento da sbruffone cammino falsamente fiero con scarpe superlusso.

Giorgio Carrozzini nella Tormenta
Nella Tormenta
Il mio vorrebbe essere un escursionismo e un alpinismo della privazione di mezzi. Un alpinismo che fosse una sottrazione dell'ego. Non si tratta di una facile impresa ma quando riesce il risultato in termini di consapevolezza è stupefacente.

Proprio per questo motivo mi chiedo spesso se tutto questo funzioni altrettanto bene anche nelle scelte della vita. Vado alla ricerca del contatto con il mondo. Gli odori, i profumi della natura, il caldo, il freddo, la fatica del corpo, la dimensione delle montagne, dell'immensità del cielo.

Avete mai notato quanto cielo c'è sulle vette delle montagne? Sono stanco del culto del virtuale. Sono stanco dell'astrazione e dell'immaginario. La realtà supera di gran lunga la fantasia."



 
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