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Grande Anello Punta Trento, Punta Trieste, Capo di Pezza, Costa della Tavola
Scritto da Giorgio Carrozzini
All'insegna dell'esagerazione più sfrenata.
Con Doriano ci diamo appuntamento alle 5.10 sotto casa mia ma l'insonnia è un tarlo difficile da estirpare per entrambe, specie se c'è in progetto di andare in montagna. Io scendo alle 4.30 sotto casa approfittando del leggero anticipo per gettare le spazzature e guarda caso c'è già Doriano che aspetta tranquillo tranquillo come nulla fosse.
Il nostro obiettivo è la salita a Punta Trento e Punta Trieste ma se ci sentiamo in forma vorremmo scendere dalla Costa della Tavola.
Alle 7.10 arriviamo in fondo a Piani di Pezza. La strada è sterrata è abbastanza agibile a parte forse la presenza di due o tre pozzanghere di grandi dimensioni che è necessario aggirare. In prossimità di un cartello di divieto di transito lasciamo l'auto. Patrick è ci sta aspettando da mezz'ora, ne ha approfittato per scattare qualche foto. Subito dopo i saluti, la preparazione di rito, scarpe ghette e quant'altro necessario all'escursione ci inoltriamo lungo il sentiero numero 1 che dovrebbe portarci in direzione del Rifugio Vincenzo Sebastiani. Abbastanza presto troviamo la neve nel bosco, ancora abbastanza crostosa, il freddo notturno l'ha indurita abbastanza da consentirci di procedere velocemente. Arriviamo in un ampio vallone Iaccetto di Capo di Pezza dal quale è possibile osservare il Costone, Punta Trento ed il Colle delle Trincere. Nel vallone la segnaletica propone due itinerari a destra la salita al Rifugio Sebastiani (Sentiero 1A) a sinistra invece si può raggiungere il Colle dell'Orso (Sentiero 1). Tutto intorno è un trionfo di neve, rocce e tanto sole e procediamo veloci in direzione Punta Trento probabilmente perdendo il sentiero ma intenzionalmente evitando le cornici di neve presenti in direzione del Costone. Qui il pendio si fa sempre più ripido ma la neve sempre più molle per via del sole battente e del vento di scirocco.
Patrick procede veloce con gli sci ma a me e Doriano piace ravanare nella neve e proviamo un gusto tutto particolare nel guadagnarci la vetta.
Arriviamo al Colle dell'Orso intorno alle 10.00 dopo tre ore di marcia nella neve bagnata. In venti minuti siamo a Punta Trento. Quaranta metri sotto la vetta, in un ampio iaccetto decidiamo di sostare per un primo ristoro. Durante le escursioni fisicamente impegnative è fondamentale alimentarsi ed idratarsi costantemente.
Guadagniamo Punta Trieste alle 11.20 siamo come dei cavalli al galoppo, certo l'escursione non è così impegnativa, i saliscendi da una vetta all'altra non superano i 150 metri di dislivello. Da punta Trieste decidiamo di arrivare a Costa della Tavola passando per Capo di Pezza. Patrick invece sceglie una via più sci-alpinistica che lo condurrà alla Costa del Ceraso. Il malcapitato purtroppo ha incontrato una pessima neve molle. Per giungere alla sella non può fare altro che ravanare faticosamente. Io e Doriano invece ci guadagniamo le ultime due cime: Capo di Pezza e la Costa della Tavola. Siamo in uno stato di puro delirio. Chiudiamo l'anello scendendo lungo il margine destro della “Tavola”, un vero e proprio piano inclinato ideale per gli scialpinisti.
Patrick che nel frattempo abbiamo ritrovato al Vado di Castellaneta ci accompagna in vetta alla Costa della Tavola. La discesa è ripida e sento i vari strati di neve che sricchiolano sotto i nostri piedi. Doriano procede sicuro camminando sul margine destro dalla Tavola. Patrick intanto ci attende in prossimità del ripido canaletto che troviamo sul margine destro aprendo la strada per noi ancora incognita.
Il percorso si chiude con un breve passaggio in un bosco intricato e folto e lungo la sterrata che conduce a Capo di Pezza. Sono le 14.30 l'intero anello di circa 10 chilometri è durato complessivamente circa 7 ore e 20 minuti pause comprese. Ci sentiamo fisicamente non troppo stanchi e psicologicamente davvero molto soddisfatti. Il Velino ci ha consentito già altre volte di realizzare percorsi ad anello così interessanti e vari, ci ripromettiamo di non sottovalutare più il Gruppo Montuoso del Velino. In fine riusciamo a sentire la consapevolezza di aver lavorato bene negli ultimi anni e di aver acquisito una buona esperienza escursionistico-alpinistica che ci consentirà di fare nuove e più complesse esperienze. Questo naturalmente non ci mette al riparo dai pericoli di montagna. Il Gruppo Aria Sottile è cresciuto, fin dalla sua origine, e crescerà sulle basi di una ragionevole prudenza. Fieri di questo torniamo a Roma carichi di nuova energia che sappiamo ci porterà ancora molto lontano...