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Monte Velino e Monte Sevice PDF Stampa E-mail
Scritto da Doriano Rasicci   

Sabato, 01 Dicembre 2007

C’è stata una raggiante alba per il gruppo Aria Sottile e in particolare per Giorgio, l’anima del gruppo. Una sfavillante alba desiderata, attesa, voluta e vissuta insieme con entusiamo nelle innumerovoli ultime sgroppate lungo i sentieri degli appennini centrali. Ed è stata una emozione più potente di tutte le vette, di tutte le albe, di tutti i tramonti conquistati insieme a tutti noi. Congratulazioni Giorgio e congratulazione a te Valeria, paziente e saggia donna che ha sempre perdonato le ultime uscite di Giorgio, anche quando il pancione ormai reclamava forte molte attenzioni. E benvenuto a Gabriele, così piccolo e già così forte da non far rimpiangere al papà l’uscita persa sul Velino. Ti aspettiamo, con la tua sorellina Elisa, sui sentieri delle nostre montagne; tanti ricordi avremo da raccontarti, tante amicizie nate, cresciute e fortificate sulle creste sudate della nostra seconda gioventù. Cresci bene che ti aspettiamo.
E così, con Giorgio serenamente giustificato per la sua assenza, forse la prima di sempre, io e Diego decidiamo di godere di una breve finestra di tempo stabile che questo periodo della stagione ci vuole concedere. Come si fa a rinunciare ad uno splendido sabato dopo tanti giorni di grigio?
Alcuni giri di e-mail, e subito, senza indugi decidiamo di tentare il Velino.
Quest’anno il gruppo Aria Sottile ha goduto della piramide del Velino da tutte le angolature possibili: dal Costone, dal Murolungo, dal Puzzillo, dall’Ocre e dal Cefalone quella piramide e la mole sottostante ci hanno attirato come una irresistibile tentazione. Quando Diego ha buttato là l’idea del Velino ogni altro progetto ha perso consistenza; mi sentivo già li.
E alle 6,35 di Sabato 1 Dicembre eravamo già a Santa Maria in Valle con gli zaini in spalla ad attaccare i micidiali 1400 metri di dislivello che avevamo davanti .Quota 1022 metri. Quella che stava nascendo si sarebbe rivelata una giornata di piacevoli incontri ed il primo si è immediatamente paventato; alla partenza, ancora avvolta dalla notte fonda, ci sono venuti incontro due cani, mamma e cucciolo, due incroci tra maremmani e forse labrador ( così almeno potevano sembrare ) che simpaticamente hanno familiarizzato tanto da incamminarsi con noi lungo il sentiero. L’imbocco dello stesso, ben marcato con un’ evidente cartello è per una carrareccia ampia e comoda. Ben presto l’abbiamo dovuta abbandonare per inoltrarci, con la pendenza che andava via via aumentando, all’interno di un bosco di quercie per fortuna poco folto. Ci siamo trovati all’interno della valle del Sevice, su sentiero ben marcato e con pendenza ormai costante e continua tanto da impegnarci in una estenuante lotta con la nostra respirazione. Intanto l’alba avanzava e toglieva le tende sulla visione spettacolare della valle sottostante invasa da nubi; era un mare in cui poche isole collinose riuscivano appena ad emergere. Lontano le cime ormai illuminate dal sole degli Ernici e dei Simbruini con la svettante mole del Monte Viglio. Era passata solo poco più di mezz’ora e si spalancava davanti a noi uno spettacolo di rara poesia e bellezza. Anche i cani , sempre fedeli compagni di viaggio, sembravano godere delle soste per vivere il paesaggio. Ma non si poteva indugiare; davanti avevamo una salita interminabile. Il sentiero, via via che si saliva diventava stretto e marcato, le querce lasciavano il posto al leggero bosco di quota , fino ai 1800 metri in cui la neve prendeva a dominare la scena. Il pendio era stressante e continuo, ma una serena e profonda chiacchierata sui segreti della serenità nella vita che Diego ha voluto regalarmi ci ha permesso di macinare metri di altezza senza risentire della stanchezza, anche quando la neve, piuttosto inconsistente cominciava ad impegnare la nostra andatura.
Il tratto tra la Fonte di Sevice e la capanna era coperto di un manto di una trentina di centimetri di neve; i ramponi rompevano il leggero strato ghiacciato superficiale e affondavano lasciando fuori solo le ginocchia. Alla Capanna di Sevice, in un magico candore della coltre immacolata e battuta dal sole ci siamo concessi la prima sosta e il primo ristoro. Anche i cani, fedeli e giocosi compagni di salita sembravano apprezzare la serenità del momento. Le loro rincorse e le loro capriole erano le uniche tracce su quella distesa immacolata. I segreti della serenità della vita fino a quel momento teorie della nostra appassionata chiacchierata sembravano prendere forma precisa in tutto cio che ci circondava. E in tutto questo cercavo di recuperare la stanchezza accumulata, tanta a dire il vero, troppa per il mio comune andare in montagna. Una campanella di allarme suonava dentro di me e mi richiamava ad un maggiore riposo nel futuro immediato; vedevo lontana profilarsi la salita in cresta, mi sembrava un ostacolo insormontabile tanta era la stanchezza che provavo. Ma non volevo arrendermi, troppo bella era la giornata, troppo belle era l’idea di poter tornare in vetta a questa splendida montagna. E allora rompendo gli indugi ripartiamo nuotando in uno spesso manto nevoso. I cani, decisi, hanno ripreso la marcia, davanti a noi quasi a tracciare il sentiero. Chissà quante volte saranno saliti fin quassù; era un’idea che dava sicurezza. Comunque tra tante pene, piccole soste, tanti momenti per guardare e fotografare giù verso la valle dei Briganti e lontano verso il Costone e ancora più in là verso la catena del Gran Sasso riusciamo a conquistare la sommità della cresta e la sella immediatamente sotto il Sevice. Il Velino compare in tutta la sua imponenza e tutta la stanchezza scompare. Il momento perfetto è lì a portata di mano e in un attimo attraversiamo il piano che ci divide dall’ultimo e decisivo attacco. Siamo sulla linea di pendenza diretta verso la vetta, un passo dopo l’altro , tutti e due a poca distanza, maciniamo lentamente ma inesorabilmente metri. La neve è alta ma consistente e l’ultimo tratto è segnato da tracce profonde. Un piccolo aiuto per gli ultimi istanti di fatica. Il pendio si attenua, le gambe cominciano ad andare da sole, lo spigolo della massiccia croce di vetta si mostra e il percorso si fa pianeggiante. Sono le 12,15 e una calda sensazione ci invade; le fatiche spariscono, gli occhi si inondano di orizzonti luminosi e vasti. Orizzonti sperduti ad Est, dove quasi si immagina di intravede il mare; orizzonti coperti dalle nuvole ad Ovest ma non per questo meno belli. Le catene montuose emergevano da quel mare biancheggiante di nuvole e si confondevano con la bianchissima luce che era padrona di quel mondo. Era il momento perfetto, dove non pensi più, dove non provi più emozioni, dove senti solo di essere felicemente vivo.Siamo arrivati in vetta, preceduti solo da due cordiali signori che si apprestavano al ritorno verso il Cafornia e Massa d’Albe. Le foto di rito per rendere indimenticabile il momento e una interminabile panoramica tutto intorno per catturare la sensazione di essere i padroni del mondo. Le vette tutto intorno erano evidentemente già molto innevate, soprattutto l’imponente e spettacolare muraglia della Majella. Ed era bello riconoscere tante vette e tante creste calpestate solo poche settimane prima. Eravamo stanchi ma eravamo felici. Solo pochi minuti di solitudine e ben presto siamo stati ragiunti da un singolo escursionista e da un gruppo di tre. Incontri di vetta, come sempre, ma come mai diversi, particolari e importanti.
Immediatamente ci siamo ritrovati a scherzare e a condividere lo scenario meraviglioso e da lì alle presentazioni il passo è stato breve. Domenico, un veneto trapiantato e amante dello sport di montagna in generale ed Enza e Gerardo con un loro amico. E sono stati proprio Enza e Gerardo l’incontro vero della giornata. Per loro, coppia ferrea nelle vita e nelle escursioni in montagna era la 415esima salita al Velino. Ed è stata una scoperta umana di grande valore. Domenico che li conosceva di fama era entusiasta di averli conosciuti e tramite lui siamo riusciti a far sbottonate l’affiatatissima coppia. Ci hanno regalato pillole di conoscenza dei luoghi e storie di vita vissuta in montagna. Uniti nella vita hanno trovato nella montagna la loro esaltazione; contesi da tutti i vari gruppi di montagna, compreso il C.A.I. , sono sempre stati liberi battitori dei sentieri, senza etichette di sorta se non la condivisione della loro passione e del loro amore reciproco. Davvero una bella coppia e due belle persone che ben esprimevano il concetto di serenità che poche ore prima io e Diego avevamo tentato di concepire. Alle 13,15, con dispiacere abbiamo ripreso la via del ritorno pensando alla deviazione che ci avrebbe portato sul Sevice e pensando ai rapidi tramonti di questo periodo di stagione. Un tratto insieme alla mitica coppia , fino alla sella del Sevice a farci raccontare alcuni episodi delle loro tante escursioni e poi le strade si sono separate. Alle 14 eravamo in sella alla vetta del Sevice, che attaccato da quel versante non poteva esprimere certo tutti i suoi 2355 metri di altezza. Nel frattempo i cani si erano divisi le compagnie, il cucciolo si è aggregato a noi fino alla vetta del Sevice e lassù, mentre noi ci dilettavamo ad immortalare paesaggio e momento con le immancabili fotografie ha preferito acciambellarsi nella neve e godersi un quarto d’ora di riposo sonnecchioso. Una occhiata sul Velino da una nuova prospettiva e su tutto il versante Ovest che sembrava giocare a farsi accarezzare dalle nuvole e dopo un quarto d’ora, temendo la notte precoce, eravamo già a prendere la via di discesa verso la Capanna Sevice per lo spigolo sud della montagna. Una veloce discesa e giù verso l’attacco del sentiero di ritorno dove abbiamo trovato ad attenderci ancora Enza, Gerardo e il loro amico.Controllavano le nostre mosse dal basso e hanno voluto regalarci ancora la loro amicizia per compiere il percorso insieme. Il tempo di togliere gli ormai inutili ramponi, di dare un ultimo sguardo a quel meraviglioso avamposto per il cielo e abbiamo intrapreso la corsa con il sole per cercare di arrivare alle auto ancora con un briciolo di luce. La discesa, in una neve battuta per tutto il giorno dal sole, in una conca bene esposta ad ovest e per questo ormai inconsistente e bagnata è stata veloce fin troppo. Il limite della presenza nevosa si era nel frattempo alzato favorito dalla temperatura mite del giorno; il sentiero si è fatto a tratti melmoso e scivoloso e il sole era ormai un cerchio che inondava di rosa le inamovibili nubi a valle. Anche la mole del Viglio che si ergava solitaria in quel mare di nuvole aveva preso dei colori pastello irreali. Tutto era perfetto, la calma che emanava il luogo, la tenue luce dell’aria, i caldi toni rossastri della vegetazione avrebbero meritato più di una sosta per fermare il momento, ma la corsa contro il tramonto ci ha impedito di aprofittarne. La marcia è continuata con ritmi sostenuti lungo il pendio che sembrava interminabile; le strade della comitiva si sono divise molto prima dell’arrivo alle auto con la promessa di risentirsi per organizzare qualche escursione insieme e l’ultimo tratto dell’attraversamento del bosco, quello più fitto, è stato percorso con gli ultimi esili sospiri di luce. Alle 17,05 quasi col buio siamo arrivati al parcheggio.
Una sgroppata con un dislivello totale di 2800 metri tra salita e discesa, iniziata e terminata di notte, foriera di tante riflessioni e di tanti appassionanti incontri si stava concludendo. Un’altra vittoria, un’altra meravigliosa giornata di montagna e di amicizia da consegnare ai ricordi. Questa volta con Diego, un altro infaticabile e sensibile compagno di scalata, un altro grande protagonista dell’ormai affiatato gruppo di “Aria Sottile”

Informazioni Aggiuntive



Come Arrivare Da Roma si prende l'autostrada alla vota di Pescara uscendo al casello di Magliano de Marsi. Si seguono le indicazioni per Rosciolo. Senza salire al paese si procede per S. Maria in Valle Porclaneta. Il parcheggio è ben visibile si lascia l'auto.

 

Provenienza: Rosciolo - Santa Maria In Porclaneta

Elevazione vetta: 2487 Mt.
Dislivello: 1400 Mt.

Tempo salita: 5h40m
Sosta in vetta: 1h
Tempo discesa: 3h50min

Stagione: Invernale
Clima: Stabile
Altezza della neve: 30 cm

Partecipanti: Doriano Rasicci, Diego Morelli



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