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Gli esseri umani sono creature del
tutto enigmatiche. Questi buffi primati senza peli sono tutt'altro
che un semplice groviglio di muscoli, nervi e capillari. La
complessità di un cervello umano supera di gran lunga la sua
stessa capacità riflessiva di comprendere se stesso. Ma
considerato tutto questo continueremo a non riusciremo minimamente a
far luce sul perché uno sparuto gruppo di “primati senza
peli” decida un giorno di percorrere l'interminabile Cresta
Orientale del Gran Sasso .
Per i frequentatori del Gran Sasso, per
quei fortunati “primati senza peli” che almeno una volta sono
saliti sul Monte Prena, sul Monte Camicia o solo semplicemente sul
Monte Brancastello il Sentiero del Centenario è certamente la
realizzazione di un sogno.
Doriano, Diego, Max, Alessandro, Marco,
Patrick ed io da tempo sognavamo... e questo sogno ricorrente,
assetato era quello di percorrere il lungo Sentiero del Centenario.
Ma per cominciare un sentiero così
lungo è necessario cominciare a camminare qualche mese prima.
Non parlo dell'allenamento che ormai ci vede almeno 3 volte al mese
sulle vette del nostro bellissimo Appennino Centrale. Intendo quel
camminare lento e metodico che serve per mettere insieme il progetto.
Trattasi di un camminar da fermi pregustando già in anticipo
il piacere dell'esserci, in quel momento futuro, uniti tutti insieme,
con uno scopo quello di completare la traversata più lunga e
complessa intrapresa dal gruppo.
Il fermento nel forum è grande,
due mesi prima era stabilita la data e all'appello siamo quasi tutti
pronti. C'è chi ha comprato l'attrezzatura, chi da mesi torna
insistentemente sulla cartina del Gran Sasso per valutare distanze e
dislivelli. Alcuni partono in esplorazione per capire qualcosa di più
della zona.
Poi il giorno arriva e finalmente si
parte.
L'appuntamento è stabilito alle
ore 5:30 al bivio della statale che conduce all'Albergo di Campo Imperatore con la lunga sterrata che conduce a Vado di Corno. Io,
Doriano e Max dormiamo all'Ostello di Campo Imperatore, Patrick vuole
fare un'esperienza di sonno automobilistico e decide di dormire in
macchina, Diego ha dormito a casa ma si alza presto e alle 4:00 è
già sul luogo. Marco e Livia dormono (male e poco) in una
tenda montata a Vado di Corno. All'appuntamento ci siamo tutti. Manca
solo Alessandro che è stato incastrato dai festeggiamenti del
solito “matrimonio” dell'ultimo venuto, ci raggiungerà sul
Monte Prena.
All'appuntamento sono tutti puntuali,
ci si mette in cammino in orario. Lo sparuto gruppo di “primati
senza peli” si muove deciso seguendo la bianca sterrata che
interseca il punto più basso della Cresta Orientale del Gran
Sasso: Vado di Corno. E' facile identificare la sella è il
punto più basso fra il Monte Aquila e il lungo crinale del
Brancastello.
A Vado di corno raggiungiamo
rapidamente il belvedere che sporge verso il versante Nord del Gran
Sasso. Il cielo è limpido, in lontananza il sole sta sorgendo
dal mare. E' un'alba serena ed unica, siamo emozionati e commossi,
consapevoli che non ci capiterà tanto spesso di osservare di
nuovo un'alba così meravigliosa stando su queste montagne.
Livia ha cominciato ad accusare un
dolore persistente all'anca. Io mi sento molto affaticato ed ho
difficoltà a carburare. Doriano, Diego, Max e Patrick sono in
forma e tirano veloci fino in vetta a Pizzo San Gabriele.
Sono le 7.15, e già ci siamo
messi alle spalle 4 chilometri e mezzo di marcia. Pizzo San Gabriele
(quota mt. 2214) è una cimetta sporgente protesa in direzione
del Versante Teramano. Sono qui per dedicare questa piccola conquista
a mio figlio Gabriele, nella speranza, un giorno di poterci tornare
con lui.
Marco e Livia ci lasciano, l'anca di
Livia sembra peggiorare e saggiamente capiscono che on è il
caso di proseguire.
Si riparte ed in meno di 40 minuti
siamo alla vetta del Brancastello (quota mt. 2385).
(Automobili → Vado di Corno →
Brancastello 2h 20min) - (Sono le 7:50)
Foto di gruppo e si riparte. Fin qui il
sentiero non presenta alcun tipo di difficoltà e cominciamo ad
essere tutti scalpitanti, vogliamo vedere queste famose Torri del
Casanova e la ferratina di cui spesso abbiamo sentito parlare.
Dal Brancastello alla Prima Torre Ovest
il sentiero (1 chilometro e mezzo circa) si snoda su una cresta che
si fa sempre più affilata. La vista delle torri ed il sentiero
sempre più esposto ci fanno montare l'adrenalina nel sangue.
Davanti a noi un gruppo di due uomini e due donne sono già in
cima alla prima Torre.
Arriviamo ai piedi della prima torre
alle 8.30. Indossiamo le imbragature, i set da ferrata e partiamo
subito per questa nostra prima esperienza di ferrata. Max sale per
primo, ha un sorriso lungo tutto il viso e non vede l'ora di scattare
qualche memorabile foto di noi tutti che saliamo.
La discesa dalla torre è veloce
lungo un cavo d'acciaio e facendo il miglior uso possibile del set da
ferrata, con pazienza, spostandoci sulla parete in arrampicata
inversa, possibilmente senza appoggiarsi troppo sul cavo stesso.
Arriviamo alla seconda torre alle 9:30
circa. Ce la stiamo prendendo comoda, vogliamo muoverci con prudenza,
qui un qualsiasi errore ci potrebbe essere fatale. Dalla seconda
torre al Monte Infornace il percorso si fa complesso, sempre in
salita scavalcando numerose guglie, fra camini e traversi esposti,
seguendo la segnaletica ed attenendoci scrupolosamente al sentiero.
Il percorso fino al Monte Infornace sembra non terminare mai, il sole
è già alto e siamo già molto accaldati. Una
guglia, un'altra ancora, salendo sempre salendo, i passaggini si
fanno sempre più complessi. Ma alla coplessità dei
passaggi si aggiunge la stanchezza. Io in particolare ho i muscoli
scarichi ed i continui movimenti in arrampicata hanno sottoposto le
mie gambe ad un eccessivo lavoro di potenza. Bevo molto per evitare
la disidratazione provocata dal caldo e dalla respirazione affannosa.
Dopo un'interminabile saliscendi di
guglie e di passaggi esposti arriviamo in vetta al Monte Infornace a
quota mt. 2469.
(Torri del Casanova → Infornace 2h
40) - (Sono le 12:10)
Qui ci riposiamo, un panino e tanta
acqua per riprendere le forze. In vetta al Monte Prena vediamo molta
gente. Apprenderemo più tardi che Alessandro è già
arrivato. Possiamo solo intuire che ci stia osservando sperando che
arriviamo presto. Dopo una breve pausa di 15 minuti riprendiamo
subito la strada per il Monte Prena. La cresta continua ancora
affilata fino a raggiungere il vicino Prena. Il versante teramano è
strapiombate e spesso ci troviamo a margine di una cresta affilata
che cade a picco verso le profonde valli sottostanti.
In vetta al Monte Prena ci aspetta
Alessandro lo riconosco dalla sua tuta rossa e da quel capellino blu
scuro che mette quando va in montagna. Lo saluto con un “ALEEE!”
in lontananza, faccio risuonare la mia voce nei valloni circostanti.
Lui ci sente e ricambia con il braccio il saluto di benvenuto.
(Monte Infornace → Monte Prena 30 Minuti)
Siamo tutti felici di vederlo, io in
particolare. So che la vetta del Prena sarà l'unico momento in
cui finalmente, per la seconda volta saremo ancora tutti uniti,
insieme...
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