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Sentiero del Centenario PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Carrozzini & Doriano Rasicci   

Gli esseri umani sono creature del tutto enigmatiche. Questi buffi primati senza peli sono tutt'altro che un semplice groviglio di muscoli, nervi e capillari. La complessità di un cervello umano supera di gran lunga la sua stessa capacità riflessiva di comprendere se stesso. Ma considerato tutto questo continueremo a non riusciremo minimamente a far luce sul perché uno sparuto gruppo di “primati senza peli” decida un giorno di percorrere l'interminabile Cresta Orientale del Gran Sasso .

Per i frequentatori del Gran Sasso, per quei fortunati “primati senza peli” che almeno una volta sono saliti sul Monte Prena, sul Monte Camicia o solo semplicemente sul Monte Brancastello il Sentiero del Centenario è certamente la realizzazione di un sogno.

Doriano, Diego, Max, Alessandro, Marco, Patrick ed io da tempo sognavamo... e questo sogno ricorrente, assetato era quello di percorrere il lungo Sentiero del Centenario.

Ma per cominciare un sentiero così lungo è necessario cominciare a camminare qualche mese prima. Non parlo dell'allenamento che ormai ci vede almeno 3 volte al mese sulle vette del nostro bellissimo Appennino Centrale. Intendo quel camminare lento e metodico che serve per mettere insieme il progetto. Trattasi di un camminar da fermi pregustando già in anticipo il piacere dell'esserci, in quel momento futuro, uniti tutti insieme, con uno scopo quello di completare la traversata più lunga e complessa intrapresa dal gruppo.

Il fermento nel forum è grande, due mesi prima era stabilita la data e all'appello siamo quasi tutti pronti. C'è chi ha comprato l'attrezzatura, chi da mesi torna insistentemente sulla cartina del Gran Sasso per valutare distanze e dislivelli. Alcuni partono in esplorazione per capire qualcosa di più della zona.

Poi il giorno arriva e finalmente si parte.

L'appuntamento è stabilito alle ore 5:30 al bivio della statale che conduce all'Albergo di Campo Imperatore con la lunga sterrata che conduce a Vado di Corno. Io, Doriano e Max dormiamo all'Ostello di Campo Imperatore, Patrick vuole fare un'esperienza di sonno automobilistico e decide di dormire in macchina, Diego ha dormito a casa ma si alza presto e alle 4:00 è già sul luogo. Marco e Livia dormono (male e poco) in una tenda montata a Vado di Corno. All'appuntamento ci siamo tutti. Manca solo Alessandro che è stato incastrato dai festeggiamenti del solito “matrimonio” dell'ultimo venuto, ci raggiungerà sul Monte Prena.

All'appuntamento sono tutti puntuali, ci si mette in cammino in orario. Lo sparuto gruppo di “primati senza peli” si muove deciso seguendo la bianca sterrata che interseca il punto più basso della Cresta Orientale del Gran Sasso: Vado di Corno. E' facile identificare la sella è il punto più basso fra il Monte Aquila e il lungo crinale del Brancastello.

A Vado di corno raggiungiamo rapidamente il belvedere che sporge verso il versante Nord del Gran Sasso. Il cielo è limpido, in lontananza il sole sta sorgendo dal mare. E' un'alba serena ed unica, siamo emozionati e commossi, consapevoli che non ci capiterà tanto spesso di osservare di nuovo un'alba così meravigliosa stando su queste montagne.

Livia ha cominciato ad accusare un dolore persistente all'anca. Io mi sento molto affaticato ed ho difficoltà a carburare. Doriano, Diego, Max e Patrick sono in forma e tirano veloci fino in vetta a Pizzo San Gabriele.

Sono le 7.15, e già ci siamo messi alle spalle 4 chilometri e mezzo di marcia. Pizzo San Gabriele (quota mt. 2214) è una cimetta sporgente protesa in direzione del Versante Teramano. Sono qui per dedicare questa piccola conquista a mio figlio Gabriele, nella speranza, un giorno di poterci tornare con lui.

Marco e Livia ci lasciano, l'anca di Livia sembra peggiorare e saggiamente capiscono che on è il caso di proseguire.

Si riparte ed in meno di 40 minuti siamo alla vetta del Brancastello (quota mt. 2385).

(Automobili → Vado di Corno → Brancastello 2h 20min) - (Sono le 7:50)

Foto di gruppo e si riparte. Fin qui il sentiero non presenta alcun tipo di difficoltà e cominciamo ad essere tutti scalpitanti, vogliamo vedere queste famose Torri del Casanova e la ferratina di cui spesso abbiamo sentito parlare.

Dal Brancastello alla Prima Torre Ovest il sentiero (1 chilometro e mezzo circa) si snoda su una cresta che si fa sempre più affilata. La vista delle torri ed il sentiero sempre più esposto ci fanno montare l'adrenalina nel sangue. Davanti a noi un gruppo di due uomini e due donne sono già in cima alla prima Torre.

Arriviamo ai piedi della prima torre alle 8.30. Indossiamo le imbragature, i set da ferrata e partiamo subito per questa nostra prima esperienza di ferrata. Max sale per primo, ha un sorriso lungo tutto il viso e non vede l'ora di scattare qualche memorabile foto di noi tutti che saliamo.

La discesa dalla torre è veloce lungo un cavo d'acciaio e facendo il miglior uso possibile del set da ferrata, con pazienza, spostandoci sulla parete in arrampicata inversa, possibilmente senza appoggiarsi troppo sul cavo stesso.

Arriviamo alla seconda torre alle 9:30 circa. Ce la stiamo prendendo comoda, vogliamo muoverci con prudenza, qui un qualsiasi errore ci potrebbe essere fatale. Dalla seconda torre al Monte Infornace il percorso si fa complesso, sempre in salita scavalcando numerose guglie, fra camini e traversi esposti, seguendo la segnaletica ed attenendoci scrupolosamente al sentiero. Il percorso fino al Monte Infornace sembra non terminare mai, il sole è già alto e siamo già molto accaldati. Una guglia, un'altra ancora, salendo sempre salendo, i passaggini si fanno sempre più complessi. Ma alla coplessità dei passaggi si aggiunge la stanchezza. Io in particolare ho i muscoli scarichi ed i continui movimenti in arrampicata hanno sottoposto le mie gambe ad un eccessivo lavoro di potenza. Bevo molto per evitare la disidratazione provocata dal caldo e dalla respirazione affannosa.

Dopo un'interminabile saliscendi di guglie e di passaggi esposti arriviamo in vetta al Monte Infornace a quota mt. 2469.

(Torri del Casanova → Infornace 2h 40) - (Sono le 12:10)

Qui ci riposiamo, un panino e tanta acqua per riprendere le forze. In vetta al Monte Prena vediamo molta gente. Apprenderemo più tardi che Alessandro è già arrivato. Possiamo solo intuire che ci stia osservando sperando che arriviamo presto. Dopo una breve pausa di 15 minuti riprendiamo subito la strada per il Monte Prena. La cresta continua ancora affilata fino a raggiungere il vicino Prena. Il versante teramano è strapiombate e spesso ci troviamo a margine di una cresta affilata che cade a picco verso le profonde valli sottostanti.

In vetta al Monte Prena ci aspetta Alessandro lo riconosco dalla sua tuta rossa e da quel capellino blu scuro che mette quando va in montagna. Lo saluto con un “ALEEE!” in lontananza, faccio risuonare la mia voce nei valloni circostanti. Lui ci sente e ricambia con il braccio il saluto di benvenuto.

(Monte Infornace → Monte Prena 30 Minuti)

Siamo tutti felici di vederlo, io in particolare. So che la vetta del Prena sarà l'unico momento in cui finalmente, per la seconda volta saremo ancora tutti uniti, insieme...


 

 

FINALE A SORPRESA N. 1 (By Giorgio Carrozzini)

La mia stanchezza si fa sempre più profonda. A parte il respiro affannoso che va e viene a seconda dell'intensità del pendio le gambe sono completamente molli. Sento scarsa reattività muscolare ed inciampo spesso. So che devo abbandonare l'impresa al Vado di Ferruccio, rompendo quell'idillio di gruppo che tanto avevo sperato e per il quale mi ero tanto infervorato nei giorni passati sul forum.

(Monte Prena → Vado di Ferruccio 1 ora 1/2)

Alle 14:30 siamo al Vado di Ferruccio, la traversata fino ad ora ci è costata 9 ore e ½ di cammino. Doriano, Max, Diego ed Alessandro decidono di continuare per il Monte Camicia. Alcuni di loro vorrebbero accompagnarmi nella discesa, ma sento il loro desiderio palpabile di arrivare fino in fondo. Li convinco a proseguire, perchè se è finita per me non significa che sia finita per gli altri. In quel momento so di aver dato fondo alle mie ultime energie. L'unica cosa che avevo da dimostrare a me stesso era, in quel momento, di sapermi fermare prima di rendere quell'escursione un momento sgradevole. E così è stato. Ho lasciato che di questa giornata mi rimanessero solo buoni ricordi.

A “Le Cocchiarelle” in fondo alla bianca sterrata che scende dalla miniera di Bauxite Alessandro ha lasciato l'auto: 1 ora ½ di cammino dal Vado di Ferruccio. La mia gita si conclude flemmatica, a tratti, portando l'auto di Alessandro a Fonte Vetica dove aspetterò i ragazzi brindando spensierato con la fresca acqua di Fonte Vetica.

Certo è che se ci ripenso le relazioni che ho letto in giro, fra libri ed internet non rendono merito ad una traversata così complessa e lunga. Lunga, lunghissima. Appena 16 chilometri ma sviluppati da un ininterrotto sistema di guglie, cime e cimette da salire, da circumnavigare o da traversare obliquamente tenendo sempre i muscoli saldi e le mani libere per tenersi ben saldi alla roccia.

Io direi che l'escursione è certamente alpinistica mi verrebbe da coniare un nuovo grado di difficoltà: EMEA++ (ovvero Escursionisti Molto Esperti e Attrezzati).

 

 

FINALE A SORPRESA N.2 (By Doriano Rasicci)

Sotto la sbilenca ma imperitura croce della vetta del Prena, come a suggellare una vittoria ancora lontana da divenire, il gruppo si è “sbracato” in uno scomposto “sciogliete le righe”. La felicità di aver raggiunto il Prena si fondeva con la stanchezza immensa per quanto era stato lasciato alle spalle e insieme ad un’inevitabile  rilassamento ci siamo lasciati andare ad un meritatissimo riposo. L’incontro con Ale ci ha fatto rivivere le difficoltà e le fatiche appena passate e forse è stata una fortuna. Bastava volgere lo sguardo a Sud, verso il Camicia per riportarci alla realtà che le fatiche erano lungi dal concludersi.
Bastavano i primi propositi di riprendere il sentiero per far storcere il naso a qualcuno. Giorgio cominciava già a dubitare di poter concludere il sentiero, Alessandro, ansioso di cimentarsi almeno in un tratto del Centenario, silenzioso, sperava in cuor suo che almeno una parte del gruppo continuasse verso il Camicia.
Lo stesso instancabile Patrick confessava la sua stanchezza ma comunque l’intenzione di proseguire fino in fondo come a suggellare e giustificare lo sforzo fin lì compiuto. Io ero con lui.
Insomma aleggiava un’aria di incertezza sull’esito del progetto iniziale. Max e Diego si mantenevano in un silenzio  che lasciava aperte tutte le possibilità.
Dopo una ventina di minuti di pausa e di sorrisi riprendiamo il percorso senza una decisione presa; si è preferito lasciare ciascuno con le proprie riflessioni e si è rimandata ogni decisione al raggiungimento del Vado di Ferruccio.
La discesa del Prena, per via dell’instabilità del terreno e soprattutto per via della stanchezza che stava manifestando tutta la sua devastante presa è stata lenta e faticosa; ma alla fine, erano le 14 e 20 siamo arrivati al Vado e al confronto finale.
Conosco Giorgio molto bene e sapevo che non avrebbe cambiato idea. Consapevole delle sue possibilità odierne e soprattutto cresciuto tantissimo caratterialmente tanto da ascoltare senza indugi ogni piccola sensazione o “campanellino” , come dice lui, di pericolo, non ha avuto indugi. Ha comunicato la sua decisione di scendere a valle e di non continuare verso il Camicia. Attimi in cui il gruppo ha indugiato, attimi in cui stava prendendo il sopravvento la decisione di stare uniti e quindi scendere tutti insieme, finché Giorgio, consapevole del momento e della situazione per molti versi irripetibile ha deciso per tutti.
Lui sarebbe sceso, avrebbe recuperato per strada l’auto di Alessandro e ci avrebbe aspettato a Fonte Vetica. Aveva letto negli occhi di ciascuno il desiderio di chiudere il “Centenario”, aveva deciso per tutti e per il gruppo che avrebbe così portato comunque a casa il risultato.
Non è mai carino lasciare qualcuno indietro e nella giornata succedeva per la seconda volta. I primi passi, di nuovo in forte pendenza e quindi in affanno sono stati probabilmente sovrastati dalla decisione di Giorgio in cui ognuno si è probabilmente sentito un po' “traditore”, ma le nuove difficoltà di sapore antico, fatte di passaggi in cresta e di sfasciumi hanno riportato ben presto tutti nella giusta dimensione per affrontare l’ultima fatica. Si trattava di un salto di 300 metri fino alla vetta del Camicia. Con Patrick, fin da quando si è abbandonata la vetta del Prena, mi sono divertito a fare le varie ipotesi di passaggio sulla evidente corona del Camicia. Due o tre erano le soluzioni viste da lontano e dopo un’ora di cammino difficoltoso, arrivati in prossimità dell’attacco finale, con la mole della vetta sempre più ripida sopra di noi, nessuna certezza ci veniva rivelata. Continuavamo a seguire i segnali giallo-rossi e a non capire come si potessero affontare quelle pareti verticali. Una serie di passaggi difficoltosi su sfasciumi instabili e su paretine con pochi appigli ci portavano ancora più in alto, solo 100 metri ci separavano dalla vetta. Nella memoria ogni passaggio era nuovo e non era stato ponderato nelle nostre ipotesi perlustrative. Sempre di fianco a noi le vertiginose verticalità delle pareti nord del monte.
Quando ormai rimaneva solo il passaggio dell’ampia corona di vetta, un evidente bollo giallo-rosso indicava la soluzione ultima. Scoraggiati perché la via portava su una pietraia immane ci si infilava in un canalino molto stretto e molto verticale. Lo sfaciume inconsistente terminava presto e lasciava posto ad una serie di salti che si inerpicavano nell’imbuto dritto dritto verso l’alto. Il tempo di pensare che superare quest’ultimo ostacolo sarebbe stato un bell’esercizio di arrampicata, anche divertente per giunta, che ci siamo trovati a combattere su un terreno infido fatto di roccette instabili e insicure.
Ogni movimento doveva essere ponderato, ogni appiglio doveva essere valutato con circospezione. Sono salito per primo e la difficoltà maggiore era quella di non scaricare a valle una gragnuola di sassi. Cosa, la quale era pressoché impossibile. Comunque, tra qualche ansia, molte difficoltà, e una ritrovata energia (benedetta adrenalina che fa dimenticare ogni stanchezza!!!) riesco a sbucare dal canale e a trovarmi su una pietraia meno ripida in prossimità delle rocce di vetta. Mi fermo ad aspettare gli altri e nel giro di 10 minuti siamo di nuovo compatti. La stanchezza è ormai devastante ma non si possono accarezzare altri sogni che non sia quello di rialzarsi e procedere verso la vetta.
Un quarto d’ora di percorso più semplice sempre dominato da uno sfasciume inconsistente e dopo alcuni ultimi saltini di roccia sbuchiamo sull’ampia vetta del Camicia.  La croce sfuma sull’orizzonte ancora lontana (i 50 metri che ci dividevano sembravano una eternità) ma al punto in cui eravamo il dolore di ogni passo diventava il suggello della vittoria. Ce l’avevamo fatta. Erano da poco passate le 16.
Dopo di noi altri due reduci dall’intero Centenario; sopra di noi a salutarci un ripetuto volo di un’aliante a volo radente quasi a festeggiare la nostra riuscita.
La felicità è immensa, la soddisfazione unica come mai ho provato. Del Centenario rimaneva solo la discesa, normalmente difficile e oggi sapevamo devastante; la fatica che sentivamo era la prova che quella interminabile cresta alle nostre spalle era stata conquistata.
Il tempo per condividere la gioia e di riposarsi che il pensiero tornava a Giorgio in attesa.
Riprendiamo velocemente il ritorno. Un affaccio sulle famose creste della parete nord del Camicia per godere di quello strano senso di vertigine e senza indugiare oltre prendiamo verso il basso. Un’ora e mezza di suplizio, di stanchezza che dai piedi saliva alla testa; ormai il sentiero era alle spalle, gli entusiasmi prendevano il sapore dei ricordi. Ogni sasso, ogni avvallamento una impresa. Con Patrick chiacchieriamo ininterrottamente per non pensare alla fatica e al dolore che i piedi dal basso fanno salire fino al cervello. Il panorama non c’è più; il Camicia solo una imponente ombra che ci segue, c’è solo il desiderio che tutto finisca. E alle 18, con un brindisi per festeggiare l’impresa riuscita tutto si conclude all’ombra della pinetina di Fonte Vetica. Rientriamo a Roma sicuri di aver vissuto una grande giornata e forse non interamente consapevoli della misura di ciò che abbiamo fatto. Ci sarà tempo per rivivere ogni istante passato su quelle creste e ogni realtà che si farà chiara in noi ci renderà più forti e sicuri per le avventure che verranno. Grazie agli amici che hanno diviso con me tanta fatica e tanta bellezza. 

Come Arrivare al Sentiero del Centenario

Premesso che naturalmente in caso di traversata è praticamente obbligatorio avere almento 2 auto a disposizione è necessario lasciare un'auto a Fonte Vetica.  Per raggiungere campo imperatore dal Roma è sufficiente percorrere l'utorstrada A24 fino all'uscita Assergi. Subito dopo il casello si gira a destra fino ad un bivio, qui ancora a destra fino a Fonte Cerreto dove si trova la Funivia del Gran Sasso. Si prosegue in auto fino al bivio di Sant'Egidio proprio sotto il Monte San Gregorio a Paganica. A destrsta la strada statale prosegue per Fonte Vetica, la dove si lascerà la prima auto. Si torna indietro fino al bivio e si prosegue in direzione Albergo di Campo Imperatore. In prossimità della Sella di Vado di Corno, sulla destra si inserisce una sterrata dove è possibile lasciare comodamente parcheggiata l'auto.

 


Commenti
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oracolo  - un' Escursione maiuscola   |2008-08-05 12:24:49
Sebbene io abbia fatto la porzione finale del sentiero, ho avvertito nei visi
fieri dei compagni un gran bello stremo.
E' un'escursione poco pubblicizzata,
ma vale: sempre oltre i 2000, pare un'alta via delle Alpi. Per essere pi?uita,
forse andrebbe attrezzata di pi?Da sottolineare la smagliante forma di
Doriano.
Il momento pi?oioso: quando sulla cima del prena ho udito echeggiare
il mio nome dalle rocce dell'Infornace
Giorgione  - Che bello!   |2008-08-05 13:06:19
Che bello, ora che riguardo le foto e faccio mente locale su quello che abbiamo
fatto vengo assalito dalle emozioni.
E' stato un giorno memorabile. Anche se
non ho completato l'impresa sono felicissimo di esserci stato.
Bravi tutti,
ogniuno ci ha messo del suo ed il contributo di ciascuno ?tato fondamentale.


Questo ?n Gruppo.
crystal  - Grandi!   |2008-08-05 14:32:48
Bravi ragazzi, bella impresa!!
Complimen ti a tutti...molto carine le foto.
Speleotrek   |2008-08-08 14:16:12
Bella prova ragazzi...un 30 e lode non ve lo leva nessuno! :-)
Ottima la
relazione e le foto!
ciao
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