Sasso Borghese, Monte Argentella, Palazzo Borghese, Monte Porche
Scritto da Doriano Rasicci
Reduci solo ieri, io e Giorgio, da una desolante escursione tra i cavi e i tralicci abbandonati e dimessi degli impianti di risalita disseminati sulle pendici del Bove (vedi relazione del 7 luglio '08) ci siamo ripresi tutta la poesia e la bellezza che una catena come i Sibillini è in grado di regalare.
Dalle pendici del gruppo del Bove ci siamo spostati più a nord ,verso quelle creste e quelle vette a noi note e familiari che fanno da cornice al lago di Pilato.
Poco più di un mese fa avevamo lasciato a Forca Viola i profili della catena che delimita ad ovest la Valle Gardosa e nel pomeriggio di questa giornata luminosa ma ventosa riprendiamo dal Monte Prata per chiudere il progetto di conoscere tutto il versante a ridosso del Vettore. Provenendo da Visso e abbandonata a Forca di Gualdo la provinciale per Castelluccio, su strada asfaltata raggiungiamo il parcheggio degli impianti da sci di Monte Prata a 1700 metri di altezza. Ligi all’osservanza del decreto che vieta di proseguire oltre parcheggiamo anche se un’agevole carrozzabile permetterebbe di raggiungere le pendici del Monte Porche. Sono le 15 e 15. Utilizziamo questa carrozzabile di un paio di Km circa e praticamente tutta in livello di quota per avvicinarci al vero sentiero che ha inizio con modesta pendenza immediatamente dietro una copiosa fonte denominata sulle carte Fonte Lumenta. Aggirando senza strappi in quota i dolci pendii del versante ovest del Monte Porche raggiungiamo agevolmente il Passo di Sasso Borghese e l’omonimo Sasso si spalanca in tutta la sua avvitata verticalità davanti a noi. In un solo colpo d’occhio si manifestano tre delle nostre mete, Sasso e Palazzo Borghese e dietro a noi il Monte Porche.
Ma la nostra attrazione viene calamitata dall’aspetto dolinoso e pietroso del passo. Un numero infinito di profonde doline si susseguono nei pratoni del passo disseminati di pietre bianchissime. Le dobbiamo costeggiare ed evitare per poter calcare l’aggirante sentiero che sale al Sasso Borghese. Alle 16 e 30 ci affacciamo da questo sperone protratto nella valle e veniamo avvolti dalle lunghe creste che delimitano la valle Gardosa.
Da nord verso est si susseguono il M. Porche e le affilatissime creste di Cima Vallelunga fino alla sfregiata Sibilla; poi una forra lussureggiante nata dall’erosione del fiume Aso apre il sipario sulla geometrica, ordinata e nonostante questo poetica campagna marchigiana; da lì il profilo risale verso nord, si evidenzia col il M. Torrone fino al M. Vettore, signore di questo gruppo montuoso; poi l’evidente circolo glaciale a nord dove intuiamo la presenza del lago di Pilato e a girare verso ovest le catena del Redentore e di Pizzo del Diavolo fino alla già citata Forca Viola. E lì, a risalire i pendii il M. Argentella e dietro Palazzo Borghese. Immenso scenario di vette e creste per la maggior parte poste sopra i 2000 metri. Rimaniamo su questo balcone naturale a girarci intorno per fissare tanta vastità un tempo più lungo del preventivato e dopo una mezz’oretta siamo costretti a riscendere veloci per riscaldarci da un abbassamento di temperatura provocato da un sempre più fastidioso e insistente vento. Puntiamo decisi verso il Monte Argentella. Per agevoli pendii erbosi raggiungiamo la vetta delimitata dal solito ometto e posta a 2200 mt alle 17 e 10. Si domina ancora di più l’evidente circolo glaciale del lago di Pilato ma il panorama rimane simile a quello precedente tanto che riprendiamo il sentiero evidentissimo verso Palazzo Borghese. Tocchiamo i suoi 2145 mt alle 17 e 50. Ci troviamo nel centro esatto del nostro percorso; le altre tre vette sono disposte intorno a noi a formare altrettanti spigoli di un quadrilatero. Il tempo di rimirarci un po’ il panorama sui piani di Castelluccio ormai sfioriti e si riparte per l’ultima vetta del nostro percorso. Il M. Porche si raggiunge per una cresta sassosa misto a prato un po’ più pronunciata e con un pendio che da affanno. Il versante è scalettato per cui occorre procedere lavorando molto di quadricipiti; l’affanno non tarda a farsi protagonista della nostra ascesa. Per fortuna il dislivello totale non è di quelli devastanti e anche se alla fine della giornata i 170 mt che ci dividono dalla vetta posta a 2233 mt li copriamo in una mezz’oretta. Alle 18 e 15 siamo in vetta. Il sole si sta abbassando sull’orizzonte a scalda la vastità del panorama che si allarga davanti a noi. La tortuosa e affilata cresta che dal Porche si allunga per Cima Vallelunga e poi per la Sibilla è di quelle che fanno rimanere l’amaro in bocca per non poterla affrontare subito. Non abbiamo previsto di passare la notte in tenda ed è un peccato perché il sentiero che raggiunge la Sibilla è davvero affascinante nella sua audace esposizione. Verso nord, ormai proiettato nel cono di luce di un sole via via più basso si proietta la sagoma acuminata di Pizzo Berro, il nostro grande rimpianto della giornata di ieri. Io e Giorgio siamo felici e abbiamo fatto pace col senso di frustrazione verso gli uomini che hanno provocato gli scempi che da lì distano solo pochi chilometri e che ci hanno rovinato la giornata di ieri.
Oggi i Sibillini hanno manifestato tutta la loro grandiosità e tutta la loro potenzialità di sentieri e percorsi; quello dei Sibillini è un gruppo composto da una infinità di creste tortuose al di sopra dei 2000 metri divise tra loro da profonde valli ma che con giri tortuosi sono più o meno tutte in comunicazione tra loro. Una autentica cattedrale per gli escursionisti e per gli amanti della natura e della vastità degli orizzonti.
Il giro di oggi, con le sue 4 vette, con un dislivello totale che non supera i sette/ottocento metri, con i suoi panorami a 360° che vanno dal mare alle vicine catene della Laga, Terminillo e in condizioni di buona visibilità, Gran Sasso è una di quelle situazioni che potrebbero mettere in sintonia sia gli amanti della montagna che i pigri curiosi delle vastità che nella nostra zona, a parte gli aerei, solo i 2000 metri sanno dare.
La curiosità naturalistica dei Piani di Castelluccio e la cucina dei paesini limitrofi completano l’offerta di questo angolo di terra baciato da Dio e dagli uomini.