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Monte Gorzano da Capricchia
Scritto da Doriano Rasicci
Domenica, 24 Giugno 2007
Una buona stagione per numero di avventure e camminate sta volgendo al termine, il caldo periodo estivo tenderà a tenerci lontano dai percorsi esposti e bruciati dal sole e forse per un preavviso di nostalgia Giorgio ha cercato ancora di serrare le fila e di infilare l’ennesima vetta dell’anno chiamando all’appello il gruppo di Aria Sottile. Questa volta la meta proposta riguardava un gruppo montuoso mai toccato, la Laga ed in particolare la sua vetta principale, il Monte Gorzano, con una piccola deviazione per cercare di vedere la Cascata delle Barche.
Non potevo mancare l’occasione di calpestare quella dorsale e di mettere i piedi dentro quelle famose acque. Oltre a Giorgio e me hanno risposto all’appello il nostro metereologo del gruppo Alessandro e due nuove entry, Paolo, un vecchio amico di Giorgio pazzo per la fotografia e Alessandro un assiduo frequentatore degli appennini e anche un gran frequentatore di Internet, mezzo col quale si è messo in contatto con noi.
Le lunghe giornate di Giugno ci hanno consentito di prendercela con calma; l’appuntamento sulla Salaria è stato fissato per le 7 e 30 del mattino.
Puntuali come scolaretti nel primo giorno di scuola partiamo per la nostra meta; il viaggio discretamente lungo passa nel conoscerci e nel descrivere le aspettative della giornata; un caffè ristoratore ad Amatrice, luogo di ben altre esigenze culinarie, che vista l’ora mattutina sono rimaste nei nostri sogni e propositi e alle 9 e 40, passato il piccolissimo borgo di Capricchia e parcheggiato nei presi del Sacro Cuore, un ameno luogo di culto cattolico a 1380 metri, ci incamminiamo e ci addentriamo sul sentiero verso destra all’interno del bosco di faggi che scende verso il fosso di Selva Grande. In primavera è il versante laziale della Laga più ricco di acque, ma ormai la litania è sempre quella e ben presto le nostre aspettative si infrangono nella quasi assoluta mancanza di acqua; la famosa e anche nostro obiettivo nel percorso di ritorno Cascata delle Barche, che riusciamo ad intravedere da lontano non è altro che un esile rigagnolo d’acqua, una immane tristezza rispetto alla fragorosa ricchezza d’acqua di cui è capace.
Saliamo di quota e ci inoltriamo in un bosco sempre più fresco e folto ai lati del fosso di Gorzano; i ripidi tornantini del percorso ci fanno salire rapidamente di quota senza troppa fatica e ben presto siamo di nuovo fuori dal bosco in prossimità dei diroccatissimi stazzi abbandonati del Gorzano.
Quello che ci colpisce uscendo dal bosco sono le fioriture copiose di Ranuncoli e non solo. E’ un’apoteosi dei sensi e degli occhi e a dire il vero anche del nostro gusto di catturare le immagini con le nostre inseparabili macchine fotografiche.
Saliamo ancora con costanza lungo i pratoni fioriti fino alla sella di Colle Vaccino; siamo quasi a 2000 metri e la vetta del Gorzano, desolata e ripida ci appare ancora lontana. Il sole cocente piano piano viene coperto da una leggera prima e più intensa dopo coltre di nubi, ed è la nostra salvezza.
Il pendio da qui in avanti è completamente spoglio e privo di ripari; la temperatura elevata ci costringe a bere spessissimo, la presenza del sole avrebbe potuto riservarci delle brutte sorprese. Riposandoci quel che basta, più per godere del bellissimo spettacolo delle le colline sottostanti che dividono i due laghi della regione di Amatrice , quello di Campotosto e quello di Scandarello e scattare ancora qualche foto, che per tirare il fiato ripartiamo con ritmo costante verso la vetta lontana del Gorzano.
Il pendio si fa sempre più ripido, prima di traverso sul versante nord della cresta occidentale e poi decisamente sulla larga cresta fino ad attaccare la nudissima, rugosa, sfasciata e ripida piramide sommitale. Alle 12 e 30 siamo in vetta, orgogliosi di aver completato il percorso con un tempo davvero ottimale ( pensando anche ai tanti momenti dedicati alla fotografia ) e veniamo sorpresi da un fastidioso ventaccio fresco. Una croce minuscola e un imponente omino ci accolgono sulla vetta più alta del Lazio; l’orizzonte, leggermente offuscato dalla caligine e dalle nubi estive spazia sulle vette più importanti del settore. A Nord il gruppo del Gran Sasso si mostra imponente nel suo versante nord-est a noi quasi sconosciuto, a ovest il Terminillo si eleva sulle modeste vette circostanti, continuando verso Nord il Monte Vettore spicca con la sua inconfondibile mole e purtroppo dietro spicca anche lo scempio dei Sibillini, quella maledettissima S che sale al Monte della Sibilla.
Per nasconderci al vento, meritarci il riposo dovuto e consumare le meritate cibarie ci accampiamo in un avvallamento erboso della vetta. E’ un bellissimo momento per goderci lo scenario, goderci la soddisfazione di essere lì, ritrovare le forze e fare amicizie con i tantissimi frequentatori della montagna che a gruppetti o in solitario ci raggiungono. Un bel momento di socialità e trattengo una riflessione che mi nasce spontanea ; a Roma , dove starsene da soli è arduo e socializzare davvero è un’impresa improba, lassù a 2500 metri di altezza su di un mammellone isolato dal mondo farlo è stato una conseguenza diretta dell’incontrarsi. Forse mi ripeto ancora ma è l’enesima magia che la montagna sa regalarti.
Chi fa le foto, chi mangia, chi approfitta per schiacciare una piacevolissima pennichella, chi non perde un giro in vetta per godersi il panorama vastissimo e il tempo passa veloce.
Sono le 13 e 50 quando decidiamo di incamminarci per lo stesso percorso dell’andata.
Un percorso ancora più veloce che ci ha consentito di mettere a fuoco i tanti panorami e particolari raccolti nel percorso in salita. L’intenzione era quella di allungare verso la cascata delle Barche, ma un po’ la stanchezza, un po’ la sicurezza di incorrere in una delusione cocente dovuta dalla mancanza d’acqua il gruppo ha deciso di desistere dal secondo obiettivo. Un obiettivo solo rimandato al prossimo autunno ancora meglio alla prossima primavera.
Alle 15 e 55 eravamo alla macchina.
Il percorso, forse per la conclamata e deludente mancanza di acqua, forse per la conformazione di questo versante, ben presto spoglio e corroso, non è certo all’altezza di altre mete paesaggisticamente molto più interessanti, ma i dettagli delle rocce marnose e delle arenarie estremamente tenere e plasmate dall’acqua e dagli agenti atmosferici, la vegetazione in perenne contrasto con la fragilità del terreno per la conquista del territorio, i profondi fossi, perscorsi da rumorose cascate ( nei momenti migliori, non oggi ), le tante e vicine vette tutte al di sopra dei 2000 metri e il panorama imponente dei gruppi montuosi circostanti, ne fanno comunque una meta importante degli appennini centrali. Forse troppo bistrattata. Forse per godersi questo versante diventa importante scegliere il giusto periodo, la primavera per godere dell’abbondanza e della fragorosità delle acque, l’inverno per godere della lucentezza del ghiaccio delle stesse.
Insomma, come sempre è la montagna stessa che ti fornisce, un attimo dopo che l’hai amata e conquistata, il motivo per ritornare e, ne sono certo, noi di Aria Sottile ci torneremo, su questo e sugli altri versanti della Laga.
E come sempre, pochi chilometri sulla via del ritorno e il progetto di una nuova giornata in montagna , anzi di una notturna di due giorni in Luglio sul gruppo del Velino, è stata lanciata.
Come dire? Arrivederci in montagna! No?
Informazioni Aggiuntive
Come Arrivare Da Roma per la salaria fino ad Amatrice. Si attraversa Amatrice proseguendo per Capricchia (attenzione le segnalazioni scarseggiano). A Capricchia si prosegue per una strada sterrata che porta al santuario del Sacro Cuore. Poco prima del santuari si lascia la macchina su un largo aprcheggio erboso.
Elevazione vetta: 2458
Dislivello: 1074
Tempo salita: 3h
Sosta in vetta: 1h
Tempo discesa: 2h10min
Stagione: Estiva
Clima: Soleggiato - Mite
Altezza della neve: No
Partecipanti: Doriano Rasicci, Giorgio Carrozzini, Alessandro Vittore, Paolo Franzò, Alessandro Marinelli