La Terratta e Monte Argatone sono due cime dei monti della Marsica, che superano i 2000 m; congiunte fra loro da uno stretto, orizzontale e ondulante crinale, lungo il quale sono disposte altre punte che oltrepassano di poco i duemila ma che nelle carte geografiche sono generalmente identificate solo con l'altezza, senza una precisa denominazione. Le varie cime si riconoscono dai classici omini di pietra, con al più conficcato nel mezzo un bastone. Lungo questa cresta passa il confine Nord-Est del Parco Nazionale d'Abbruzzo-Molise. Non sono come le montagne che di solito mi appassionano e mi attirano di più, ossia quelle caratterizzate da un lungo percorso di avvicinamento e uno spiombante attacco alla vetta. Questo crinale che lega le varie cime di cui parlo, è la sommità di un unico enorme massiccio montuoso che sale ripidissimo dal lago di Scanno: si può dire che il percorso di avvicinamento è praticamente nullo e l'attacco alla vetta inizia subito da dove si lasciano le macchine. Altra caratteristica degna di nota è che esso si erge nel bel mezzo dei principali gruppi montuosi dell'appennino. Da qui, facendo un giro su se stessi a 360°, la vista spazia da Sua Maestà il Gran Sasso, alla Vecchia Signora della Maiella, ai miei amati monti del parco, alla catena degli Ernici e dei Simbruini, alla Piana del Fucino, ai principi il Velino e il Sirente.
A lunghi periodi lontano dalla montagna ormai non ero più abituato, e il suo richiamo lo sentivo sempre più forte, quindi ho fissato la data del 19 Aprile per andargli incontro. L'intenzione era di raggiungere l'Intermesoli, che già da molto tempo stanziava nel mio pozzo dei desideri, ma alla fine lì l'ho voluta lasciare perché una voce amica mi ha fatto rendere conto che non era questo il momento migliore per tirarlo fuori dal pozzo.
A me piace fare escursioni sia da solo che in compagnia e prediligo le due cose con la stessa intensità, quindi lascio al “caso” la decisione. Così, come sempre, ho comunicato le mie intenzioni ai miei amici della montagna, ma le circostanze del momento hanno fatto sì che solo Doriano rispondesse al mio invito: ancora una volta mi è stato concesso l'onore di condividere solo con lui l'emozioni della montagna. E' una persona dotata di un certo carisma, capace di essere padrona di sé stessa e delle varie situazioni che gli si presentano in montagna e, credo, come di riflesso, nella vita. E' una persona sensibile ai rapporti umani e matura nel gestirli. In montagna ha uno spiccato senso di orientamento e capacità di saper individuare quel filo che separa il sogno dall'incubo, caratteristiche che mi ha confermato anche in questa gita.
Andare da soli o con più persone, sono due modi completamente diversi di andare in montagna.
Esiste poi un terzo modo, a sua volta diverso dai due precedenti: andare in montagna in due.
Infatti quando si va in due deve anzitutto essere presente fra di essi un certo, particolare, legame di amicizia o quantomeno di stima e rispetto. Se così non è si rinuncia ad uscire con l'altro, al più si cerca di uscirci cercando di portarsi dietro almeno una terza persona. Sì, perché se hai un minimo di disagio, esso ti genera un senso di rifiuto nell'affrontare con l'altro una giornata faticosa e potenzialmente rischiosa, nell'inoltrarti nel mezzo della natura selvaggia in cui l'altra persona rappresenta il tuo unico contatto umano.
Doriano mi prospetta un percorso ad anello che da molto tempo progettava nel laboratorio dei suoi desideri montanari. Esso, partendo dal lago di Scanno (circa 1000 m), va su “La Terratta” (2208 m) passa per il “Vallone della Terratta”, quindi sull' “Argatone” (2149 m) e da qui al lago di Scanno attraverso un altro sentiero che la cartina geografica segna tratteggiato, ciò ad indicare sentiero disagevole.
Nell'ottica di quanto ho detto sopra a proposito dell'andare in montagna in due, con lo spirito d'avventura e scoperta rafforzato del fatto che queste montagne non le conoscevo neanche di nome, metto da parte senza grandi sforzi l'idea di andare sull'Intermesoli e mi carico di nuovo entusiasmo per quest'altra gita.
Così, dopo circa due ora di macchina, alle 07,30 io e Doriano arriviamo a Villalago sul lago di Scanno. Fermiamo le macchine in corrispondenza a dove ci sembra più plausibile che inizi il “Vallone della Terratta”. Durante la doverosa sgranchita di gambe osserviamo il cielo che mostra il sole insieme a nuvole fra cui qualcuna abbastanza scura, ma anche abbastanza alte e diradate, così che ci fa sperare in una lieta escursione. Calzati gli scarponi e indossati gli zaini, dopo aver acquisito le prime emozioni offerte dal Lago di Scanno e dal caratteristico paesaggio che lo circonda, iniziamo a percorrere la strada sterrata che parte da un piccolo agriturismo che ben si amalgama con quell'ambiente e che porta incisa su un'insegna di legno il nome “MIRALAGO”. Seguiamo questa strada per poche centinaia di metri finché non si perde su un prato. Il nostro punto di riferimento è una fessura, che si vede sulla nostra destra, del bosco che ricopre il massiccio montuoso. Raggiungiamo la sua base e qui scopriamo un sentiero marcato con simbolo identificativo rosso-bianco-rosso: senza dubbio è quello che tira fin sulle nostre mete. Lo seguiamo e iniziamo ad avere il sentore che stiamo per entrare in un ambiente spettacolare. Le sue caratteristiche ci riportano in mente la bella “Val Fua” che attraversammo in una nostra mitica precedente escursione al Murolungo.
Dopo un po' sentiamo un rumore, ancora indistinguibile se causato dal vento o dall'acqua e dopo qualche altro passo ci accorgiamo che è il rumore di un ruscello che viene giù per la nostra stessa strada. E più andiamo avanti e più esso diventa intenso: in breve ci troviamo difronte uno spettacolo meraviglioso della natura in cui la protagonista principale è l'acqua che si esibisce in salti più o meno alti, da una roccia all'altra e in un impetuoso scorrere in varie diramazioni. E l'acqua, con il suo dinamismo, rende vivente quel luogo incantato fatto di rocce, alberi e piante. E noi, unici esseri umani, con la meraviglia dei bambini difronte alle prime scoperte, godiamo di questo stupendo dono che la natura ci ha voluto regalare in questa giornata, con il tempo che scorre velocemente senza che ce ne prendiamo cura. Così facciamo foto, beviamo l'acqua a grandi sorsi direttamente dal ruscello, la guadiamo continuamente di qua e di là e seguiamo a ritroso il suo scorrere fino a raggiungere la sua sorgente che zampilla fragorosa da una grande roccia che sta quasi alla fine del bosco in alto. Qui ritorniamo in noi stessi e ci rimettiamo alla ricerca del marchio rosso-bianco-rosso sugli alberi. E l'acqua lascia il posto alla neve, che copre ormai tutto il suolo che ci circonda, con qualche chiazza di verde molto isolata. Di seguito troviamo una neve che non ci ha mai richiesto l'uso di piccozza né di ramponi.
Riprendiamo quindi il sentiero che ci conduce fin sotto il crinale di congiunzione della Terratta con l'Argatone, fuori del bosco a circa 1800 m. Con altri pochi ma intensi sforzi, data la pendenza del terreno, raggiungiamo la prima sommità, oltre i 2000 m, a sinistra della Terratta. Siamo finalmente in cima e difronte a noi non abbiamo più salite ma solo un fantastico panorama a 360°. Ci fermiamo ad ammirarlo e a fare il primo spuntino per rimetterci in forza, quindi iniziamo a percorrere il crinale, contrastando un vento fortissimo, fino a raggiungere l'Argatone. Dopo un'ultima occhiata al panorama iniziamo a pensare alla via del ritorno. Consultando la cartina e confrontandola con l'ambiente che ci circonda, cerchiamo di individuare l'imbocco del sentiero che ci dovrebbe riportare al lago di Scanno, chiudendo così l'anello del percorso che ci eravamo prefissati. Dopo varie titubanze decidiamo di scendere da un punto che ci sembra più opportuno, ma arrivati qui entrambi continuiamo ad avere dei dubbi che il sentiero fosse davvero quello. Ci consultiamo a vicenda e finalmente decidiamo di non avventurarci per quella presunta via delle nostre supposizioni, evitando inutili rischi e di sfidare la stanchezza che ora si faceva sentire. Così raggiungiamo le nostre orme sotto la Terratta e ripercorriamo a ritroso la via dell'andata. Questa volta però ci teniamo aderenti al sentiero che parte dal bosco, e ci accorgiamo che esso non passa per la via fatta all'andata e che per un bel tratto lascia distante e in basso lo scivolare delle acque.
Finalmente torniamo alle macchine e ci rimettiamo sulla via di casa dove il nostro focolare ci aspetta con ansia, stanchi di una giornata di cammino, ma carichi di nuove emozioni e rafforzati di una nuova esperienza di montagna e di amicizia.
Come Arrivare
In macchina, prendendo l'autostrada A24 si esce a Cocullo e attraverso Anversa degli Abbruzzi si raggiunge Villalago sul lago di Scanno. Si costeggia il lago fino ad arrivare all'agriturismo Miralago, da dove si imbocca il sentiero.
Vedere che il Gruppo va avanti da solo anche senza di me č un enorme conforto per me... perchč in questo modo mi sento ripagato di tutto lo sforzo che abbiamo fatto per creare questa coesione forte.
Bravi, siete riusciti a trovare l'ultima neve dell'anno. Ora sta per arrivare la primavere. Lo dimostrano le cascatelle cosė piene di acque cristalline...
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