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Monte Forcellone
Scritto da Giorgio Minella
Sabato, 29 Dicembre 2007
Giornata attesa da tempo, previsioni favorevoli, voglia di camminare, di prendere un po’ di freddo e, soprattutto, voglia di amicizia. Così, con calma, prendiamo il via da Anagni alle 7.30 per raggiungere alle 9.15, dopo una “sosta colazione”, località Prati di Mezzo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, del Lazio e del Molise. Scendiamo dall’auto, il tempo di prendere confidenza con le temperature polari, infiliamo scarponi, attrezziamo gli zaini, chiudiamo l’auto e partiamo incamminandoci lungo l’antica mulattiera che conduce ai prati dove, in estate, risiedono i pastori. Incontriamo subito la neve, ghiacciata durante la notte, e il cuore si riempie di gioia; deviamo a sinistra lungo il sentiero che conduce alla Valle Forestella, ai piedi del Monte Forcellone e del Monte Cavallo. Il panorama ai nostri occhi è unico, luminoso, silenzioso. Massimiliano scatta foto, da ogni angolazione, io ne approfitto per ascoltare quel dolce rumore di passo che affonda nella neve. Non siamo stanchi, ci confrontiamo sul sentiero da seguire, optiamo per il tradizionale percorso che, lungo la via direttissima, conduce rapidamente all’anticima del Monte Forcellone. La camminata è rilassante, la neve è solida al punto giusto, la speranza di conservarla così compatta fino alla vetta svanisce non appena raggiungiamo l’inizio della cresta: una lingua di ghiaccio si apre lungo il sentiero. Una breve sosta per assumere zuccheri, infiliamo i ramponi, impugniamo le piccozze e iniziamo l’ascesa silenziosa lungo il sentiero più ripido, più esposto, ma anche più affascinante che questa montagna offre a chi ne cerca la vetta. Non c’è vento, questo è strano, sarà capitato forse due o tre volte in venti anni di non incontrare vento sul Forcellone, è comunque un buon segno. Il cielo è leggermente velato da nubi sottili che coprono il solo al punto giusto da rendere la temperatura durante l’ascesa non troppo elevata. Raggiunta l’anticima il nostro desiderio di montagna è quasi realizzato, ma la vetta è lì, davanti ai nostri occhi, non possiamo attendere troppo. Una sosta doverosa la dedichiamo al panorama che si apre alle nostre spalle, il Monte Meta è solitario nella sua altezza, circondato da un unico manto di neve che accarezza dolcemente i pendii del Passo dei Monaci. Riprende il cammino, con più calma ora, perché le energie vanno dosate nel modo migliore; raggiungiamo comunque con facilità il passaggio più complicato ed emozionante: attraverso un ripido e affascinante canale di neve ghiacciata, raggiungiamo l’ultimo crinale che conduce alla vetta. Il sentiero si fa ripido, lo è in estate, molto di più lo è in pieno inverno; il respiro tradisce la stanchezza. Precedo di alcuni metri Massimiliano impegnato a fotografare quanto i nostri occhi potevano finalmente gustare. Giunto quasi in vetta mi fermo, come sempre, ad ascoltare quella voce silenziosa che parla nel silenzio e che rapisce il cuore e i pensieri di ogni uomo che osa sondare il mistero delle vette, il mondo mi appare ora con le giuste dimensioni, e anche i problemi e i pensieri rientrano negli spazi giusti della ragione. Massimiliano mi raggiunge, è emozionante, preghiamo e mangiamo, immersi nell’essere montagna, nel mistero di una passione che affonda radici antiche nella vita di entrambi. Riscendiamo per un’altra via, emozionante, lungo il circolo ghiacciato che rapidamente ci riporta a valle, svuotati da ogni cosa, riempiti dell’essenziale. Una sosta al Baraccone per mangiare qualcosa, un pasto caldo, non abbondante, un brindisi e poi via, in macchina, verso casa, felici di quanto ogni giorno, queste montagne ci regalano. Auguri Max, per i tuoi 40 anni, e arrivederci alla prossima intensa camminata sui monti
Informazioni Aggiuntive
Elevazione vetta: 2030 Dislivello: Nd.
Stagione: Invernale Clima: Stabile Soleggiato Altezza della neve: 0-40 cm
Partecipanti: Massimiliano Cecilia, Giorgio Minella