E’ difficile parlare di un uomo come Messner . O forse, più semplicemente, è già stato detto tutto.
Il n. 1 di ALP Speciale Ritratti è dedicato a Reinhold Messner. E non è
che dica qualcosa in più o in meno. E’ una rivista polifonica dove le
opinioni su Messner si fanno sentire. In tutti i sensi.
Oggi Messner è un imprenditore specializzato in musei di montagna.
Ieri è stato un alpinista purissimo. In realtà non è mai stato un
semplice arrampicatore di pareti, sia pure con i giusti mezzi. E’ stato
un monomaniaco della montagna che aveva fatto di un adagio il proprio
infaticabile credo:sapere tutto di una cosa soltanto.
Così ha iniziato a scalare giovanissimo ed ha segnato un periodo caldo
della nostra storia:gli anni 60. Prima scalava con i fratelli, con
Gunther, poi da solo. L’estate del 1969, per esempio, è stata un’età
d’oro per lui. Sia per una condizione di grazia fisica pressoché
angelica, sia per la rapidità estrema con cui superava le pareti da
solo.
Ecco, forse il termine superare non rende abbastanza efficacemente agli
occhi della mente cosa significasse per Messner una cima, una vetta.
Superare è un verbo inadeguato. Messner doveva prendere la parete ed in
qualche modo triturarla mentalmente per impossessarsene nell’intimo. Di
sé e della roccia.
La morte del fratello rappresenta una battuta di arresto. E’ nel
1970 che si verifica questo accidente umano ed alpinistico. Gunther
scompare sul versante di Diamir del Nanga Parbat.
Per Messner quella scomparsa non si placherà più. Sarà una costante
discesa del cuore all’interno di un ghiacciaio sempre in fiamme. Sarà
la sua vera morte in montagna.
Se Bonatti trascorre un’intera notte sul K2 lottando contro le ombre
della morte, e ne esce diverso ma fradicio di echi perenni, Messner
vive e vivrà la scomparsa di Gunther come un rito doloroso che non si
spegnerà mai.
Fino a chiamare l’altro fratello Hubert - il quale compie alcune
traversate insieme a lui – Gunther, quando lo vede cadere in acqua. Al
Polo. Dopo che un iceberg gigantesco gli era andato contro
sferragliando come un treno merci e diffondendo un fiato intorno come
una gigantesca valanga sulle Droites.
Ma qui siamo già alle spedizioni. In una fase diversa delle vita di
Messner. Ogni fase della sua vita è diversa. Ecco perché non è mai
stato un alpinista purissimo. E’ stato piuttosto un uomo capace di
cambiare muta ad ogni stagione ed ogniqualvolta vedesse il proprio
corpo cambiare. Messner non possedeva soltanto un occhio chirurgico
ed”intelligente” per individuare quale fosse la via più adeguata ed
estetica anche sotto la neve. E’ un uomo capace di mutare, anzi di fare
la muta, a seconda delle stagioni della sua vita. Ed è come se avesse
vissuto già dieci vite. A differenza degli altri alpinisti, in qualche
modo più ancorati al proprio settore e meno rinascimentali nei propri
mezzi, Messner riesce a fare tutto.
La fase successiva è quella straordinaria dei quattordici ottomila.
E’ il primo uomo sulla terra ad inanellarli tutti. C’è un momento in
cui la scalata degli ottomila diventa una corsa contro il tempo e
contro il polacco Kukuctza. E qui Messner fa il finto nel momento in
cui dice che non ha mai sentito la competizione personale.
Messner la avverte in modo preponderante ed infatti accelera al massimo
le scalate degli 8.000 prima di tutti gli altri. Mente, però,
sull’importanza del suo primato, ossia sul fatto di averlo fatto per
primo. Cela l’importanza di averlo fatto per primo con l’argomento
razionale di avere compiuto una scalata importante per sé. Come quando
arriva sull’Everest senza ossigeno. In quel momento Messner è cosciente
di sovvertire, anzi di infrangere un tabù stile uomo sulla luna. In
quel momento è il re della terra.
Nel frattempo cresce un altro Messner. Quello che spacca lo schermo. E
quello che scrive da matti. Messner non è uno scrittore ma scrive in
maniera edibile, possiamo dire così ? Si fa leggere volentieri. E la
sua produzione è a cascata. Ma anche se non è uno scrittore finissimo,
resta uno scrittore efficace. La sua prosa è scolpita. Anche qui ci
sono però dei battiti di originalità pura che ne fanno un
intellettuale ed un montanaro assolutamente atipico.
Messner nasce come articolista, con L’assassinio dell’impossibile, il
quale è un breviario dell’arrampicata senza artificiale, ed è uomo che
fa parlare di sé tutto il mondo della montagna anche con gli scritti.
In fondo sono davvero pochi quegli alpinisti che abbiano saputo scrivere qualcosa in più di un semplice recit d’ascension.
Messner ragiona loicamente, in modo anche troppo astutamente razionale
a volte sì da non lasciare via di fuga al lettore, ma porta dentro i
propri scritti una ventata di ribellione, anarchia e spregiudicatezza
tali da farne un’icona già nei primi tempi della sua carriera.
I suoi esordi cominciano dalla Rivista del Cai ed hanno sviluppi
imprevedibili fino alla pubblicazione su riviste elitarie ed acuminate
come Micromega. Dove la penna dell’alpinista non ha mai dimenticato il
drago che è in lui. Quella creatura che Messner diceva di dover sempre
alimentare per non perdere un pezzo importante di vita e di sogno.
Mi piace pensare che quel drago non abbia mai cessato di ricercarlo. E
lo abbia visto anche nello yeti, o tsemo. Ossia quella creatura
soprannaturale, ma in qualche modo consustanziale all’alta, anzi
altissima montagna, la quale rappresenta l’ultima spiaggia
dell’umanità. Il confine della purezza e l’ultimo lembo di terra da
contaminare. Pubblica un libro per i tipi Feltrinelli che lascia un
poco stupefatti gli alpinisti. Dove dice di avere visto per ben due
volte lo yeti. Se da una parte un libro del genere può essere scritto
soltanto da un uomo come Messner il quale trova con facilità un grande
editore disposto a pubblicarlo, va considerato che esso non è e non può
essere considerato il libro di un pazzo visionario. Né quello di uno
spietato mercante di sé stesso. E’ invece la continuazione interiore di
una vita lanciata alla ricerca del drago. Si deve dire che esso è forse
uno dei libri più intimi e raccolti di Messner:è un’opera intimista
dove Messner sembra fermarsi un momento e cercare chi è scomparso.
Gunther, lo yeti, una risposta, un’altra vita.
Continua frenetica la sua attività di conferenziere e di
pubblicitario di sé stesso. Fa la reclame dell’acqua, delle macchine
fotografiche, dei giubbotti e di tutto ciò che possa servirgli da
sponsor per aiutarlo nei suoi viaggi attraverso il mondo.
E’ un alpinista ricco, Messner. Quello che gli altri non gli hanno mai
perdonato è – credo – il drago economico che ha sempre tenuto nella
cantina del castello. A differenza degli altri suoi colleghi, Messner
ha saputo succhiare denaro dagli sponsor come un’idrovora. Ma in
maniera anche qui – come dire – ragionata. Messner è stato una star
dell’alpinismo e quindi anche questo è un aspetto della sua vita. Ma
soprattutto del suo carattere. Oggi , forse, gli si invidia un tenore
di vita elevato, davvero molto elevato.
Credo che sia un sentimento sbagliato, tutto sommato. La capacità di
Messner è stata anche quella di sublimare nel denaro i propri infiniti
ed illimitati talenti naturali. Anche se la determinazione è sempre
stata l’arma più usata da Messner. Ed il calvinismo non c’entra niente.
Oggi ha inaugurato la via dei Musei di Montagna ed anche in questo ha
aperto una fase diversa della sua vita. L’attività letteraria è ormai
divenuta più scialba e meno ruggente di prima. La sua pagina tende ad
annoiare. Prende di meno per la gola il lettore. Prima, ci si divertiva
a leggere i suoi libri. Belli sodi ed attraenti. Ma la mente creativa
che ha non lo lascia ancora dormire. E’ probabile che, di notte, oltre
al soffio leggero in cui è scomparso Gunther, avverta ancora le grida
bramose di quel drago impazzito che molti hanno cercato di assassinare.
Alp Speciale Ritratti – Reinhold Messner – Marzo – Aprile 2008 euro 6,50 – CDA & VIVALDA EDITORI.
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