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Monte Godi (2011 Mt.)

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Scritto da Luca Rotondi   
Domenica 15 Novembre 2009 00:00
Da troppo tempo, dal 28 settembre, ero lontano dagli spensierati sentieri montani; da quasi due mesi non vedevo le affascinanti curve che segnano le figure dei monti... i loro colori, le loro asperità che le rendono così uniche...
Come al solito non ho insistito più di tanto per convincere Doriano; a noi in questa occassione si è aggiunto Paolo un collega, già avvezzo a camminate alpine, che da qualche tempo cercavamo di trascinare con noi nelle nostre avventure montanare.
Non di sabato come vuole la consuetudine, ma l’uscita è stata fissata per la domenica; non alzataccia come al solito, ma un appuntamento al sorgere del sole... alle 06:30; naturalmente Doriano e io ci troviamo lì dieci minuti prima ma Paolo è puntualissimo. Il viaggio ci porta via un paio di orette; un percorso via via sempre più bello per l’avvicinamento alle nostre montagne ci fa tuttavia trascorrere in maniera piacevole lo snodarsi delle stradine che dall’uscita Cucullo dall’autostrada A25, direzione Pescara, ci condurranno a Passo Godi, superato Scanno, punto di partenza per la conquista della nostra vetta odierna: il Monte Godi. L’atmosfera in auto è quella giusta... battutine e prese in giro rendono divertente la compagnia e preannunciano una bella e piacevole giornata.
In un largo e comodo parcheggio, punto di accesso Y, a pochi centinaia di metri dal rifugio “Lo scoiattolo”, lasciamo la macchina; il Godi è davanti a noi... con i suoi 2011 metri ci osserva dall’alto... non lo attacheremo di petto per paura che la nostra escursione possa rilevarsi accattivante e faticosa si, ma al tempo stesso troppo breve; la voglia di conquistarlo è come sempre ardente e incontrollata all’inizio dell’avventura e il piacere insito in noi che possa durare più a lungo possibile ci fa star meglio....così alle 9 partiamo imboccando un comodo sentiero carrabile che girando intorno al nostro monte ci porterà comodamente ad avvicinarlo da dietro, dove un percorso sicuramente più lungo, ma meno ripido, ci condurrà in vetta. Gli scenari che ci farà scoprire tale giro sono indescrivibili...fotografie che forse non riuscirò mai a scattare per gli occhi di chi legge ma che io ho avuto l’opportunità di vivere in ogni loro micro pixel... montagne che circondano il Godi per metà innevate come presuntuoso accenno d’inverno e per metà ancora immerse nel clima autunnale... quell’autunno più loro in questo periodo che sfumandole dal giallo all’arancione, dal castano fino ad arrivare al marrone più bruno le rendono magiche, romantiche, senza tempo... ci fanno dimenticare persino quanto erano incantevoli ed eleganti solo pochi mesi fa nel loro abito verde che ne rendeva le forme più tondeggianti e vigorose... al loro magnetismo naturalmente non posso resistere... rimango spesso indietro scattando foto a ripetizione nel tentativo di portarne con me almeno il ricordo. Doriano è in gran forma e Paolo mantiene agevolmente il suo passo.
Il vento trasporta un’aria frizzante sicuramente alimenta dalla presenza della neve che rende le vette più confuse in lontananza, sfumate in un orizzonte non ben definito nè delineato; un pallido sole novembrino tenta di scaldarci, mentre dai riflessi che genera specchiandosi nella neve dà luce a una giornata che ci appare ancora più piacente.
Ci mettiamo poco meno di mezz’ora per raggirare il Godi... la salita, quella vera, è ora davanti a noi... la iniziamo con passo sicuramente più lento di quello tenuto fino ad allora, ma deciso e costante... l’obiettivo è sempre lo stesso... quel mucchio di sassi accatastati a mo' di piramide o una croce meta dell’escursione... l’arrivo... una nuova croce nell’elenco dei monti conquistati, ma soprattutto ancora una volta pensare di vivere quel momento sul punto più alto del mondo... ad un passo dal cielo dove ciò che puoi vedere e sentire non è possibile narrare nè mostrare in foto perché è dentro di te ed impossibile esternarlo nel vano tentativo di trasmetterlo a chi non è lì accanto a condividere quel momento.
La salita non è tracciata come al solito da un sentiero ben definito, ma è facile orientativamente segnare una linea che porti alla fine del Godi; tuttavia il percorso ci si presenta vario e stimolante: talvolta affondiamo nella neve, in certe circostanze ci facciamo strada tra gli alberi in altre fatichiamo tra roccette che rendono il nostro procedere si più lento e attento, ma anche divertente. Un particolare scossone alla tranquilla ascesa la do io... dopo una bella foto scattata da Doriano a me e Paolo, riprendiamo il cammino, ma la roccia sulla quale ero poggiato decide di cedere improvvisamente... quello che succede negli attimi dopo potrebbero descriverlo sicuramente meglio di me i miei due compagni d’arme, ma in pochi secondi mi ritrovo rotolante in una caduta che mi porta una ventina di metri al di sotto della nostra posizione; il risultato è un fortissimo spavento dei miei amici e qualche mia lieve contusione... passato lo spavento ci rimbocchiamo le maniche e ripartiamo spediti, ormai fuori dalla parte alberata e con la vetta, a questo punto, ben visibile.
Alle 11, il Godi è conquistato... ma la nostra presenza in cima è decisamente breve... il venticello fin’ora pungente diventa ora freddo e scattate in fretta le foto di rito ci ritiriamo sull’altro lato del monte dove un sentiero ci avrebbe riportato al punto di partenza. Sotto costa facciamo una breve sosta con il consueto spuntino, termiata la quale riprendiamo piuttosto velocemente la discesa divertendoci un mondo nel vano tentativo di non scivolare su di una neve soffice e dispettosa, deridendo il nostro capogruppo Doriano per la scelta del punto di discesa... sembravamo tre bambini... lamentosi, ma felici di ciò che avevano vissuto.
Alle 13 siamo alla macchina; dopo esserci cambiati e rimessici in sesto concludiamo la giornata con una succulenta bistecca nel ritrovo ...
Terminato il pranzo, stanchi e appagati riprendiamo la via del ritorno, come al solito conclusione di una splendida giornata in cui i nostri polmoni hanno nuovamente respiarato Aria Sottile...

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