Filosofia del buon andare in montagna

Scritto da

Per noi l'escursionismo ed in parte l'alpinismo hanno in se vette ancora più alte delle montagne stesse. Ed è proprio li che vorremmo arrivare: sublimare le nostre passioni incontrollate per trovare quella compassione umana e rafforzare quel sentimento di amicizia che ci dovrebbe tenere il più vicino possibile. Ed anche quando siamo spinti dal risentimento, dall'intolleranza o dall'ignoranza a cedere all'ira sicuramente l'esperienza concreta di contatto con la montagna riesce anche a renderci più umili. Coloro che si sono confrontati con l'ambiente montano conoscono bene quella sensazione di timore reverenziale che si prova di fronte alle dimensioni smisurate della natura. Più che mai l'alpinismo può essere una palestra di umiltà oltre che un esercizio strettamente fisico.

Come disse il mio amico Diego in una sua bellissima relazione. Esistono tre modi di andare in montagna. Da soli, in gruppo o in due.

Meraviglioso e mistico andare in montagna da soli, un'esperienza che ci avvicina alle nostre paure più profonde, al nostro ego più fragile, al nostro spirito più sottile.

Essenziale e magica l'escursione in due, quando giù la sola intesa è sufficiente ad essere motore di una giornata di sport ed amicizia.

Complessa ed esaltante l'escursione di gruppo nel momento in cui finalmente si riescono a vedere tante volontà differenti unite sulla stessa cima.

Per le prime due non c'è bisogno di dire molto, quando si esce è già tutto deciso è già sufficiente camminare e vivere la giornata tenendo il proprio cuore fra le mani.

Per le escursioni di gruppo è tutto un poco più complesso. Se da un lato come si è detto è tutto molto esaltante ed anche piuttosto divertente dall'altro possono insorgere alcuni problemi. Non è la prima volta che succede, lo abbiamo visto nei gruppi escursionistici più affiatati. Qualche incomprensione c'è sempre. Ma non è questo l'importante. Quello che importa è che si possa trovare una base di intenti ed una modalità di comportamento comune che possa regalare ottimi momenti di gioia e divertimento in piena sicurezza e nel rispetto di tutti i membri del gruppo.

Il noi del Gruppo Escursionistico Aria Sottile andiamo in montagna e non facciamo solo "escursionismo". Ci sono momenti che "dall'escursionismo" passiamo senza neppure accorgercene "all'alpinismo". L'uso di una picozza e di un paio di ramponi. Un passaggio in arrampicata, una cengia non protetta o un selletta brecciolosa possono trasformare un percorso escursionistico in un percorso alpinistico. Lo stesso dislivello è in via di principio è un elemento che solitamente fa la differenza fra il semplice escursionismo e la scalata alpinistica.

Quindi se di massima da un lato le modalità "libere", "spensierate" e "disimpegnate" che riguardano la relazione fra i membri possono essere valide durante una camminata escursionistica queste stesse modalità non sono più valide durante il percorso alpinistico. Il confine del pericolo è sottile e non sempre riusciamo a capire quando esso sia realmente incombente.

Per questo motivo abbiamo provato a mettere insieme dei principi di massima dai quali non crediamo che sia più possibile prescindere.

Noi pensiamo che il Gruppo Aria Sottile è “prima di tutto un gruppo di amici che predilige la montagna come luogo dove incontrarsi” (Diego Morelli) e “per fare le proprie riflessioni, meditazioni, preghiere o elucubrazioni filosofiche più personali che siano”. (Giorgio Carrozzini)

“Uscire in escursione con il Gruppo Aria Sottile è uscire con amici, ritrovarsi a camminare su sentieri, a gustarsi il panorama, a sudare durante l'ascesa, a condividere una foto, un sorriso ed un pianto di dolore o anche confidarsi i propri problemi.” (Massimiliano Cecilia)

Nessuno ci obbliga ad andare in montagna, tutto è realizzato nella libertà di ciascuno di aderirvi o meno in piena sintonia d'intenti e di comportamenti.

Tutto questo è verissimo e giusto ma non sempre però la sintonia è una fatto automatico, ed è importante imparare a conoscersi. Con il tempo e la voglia di comunicare è possibile realizzare un buon sodalizio oltre il quale qualsiasi regola o norme di comportamento non ha più senso ad esistere o ad essere enunciata.

Ma per tutti coloro che vogliono imparare a conoscerci e farsi conoscere ritengo sia giusto raccontare a gran voce quelli che sono i nostri principi di massima. Sono regole di buon comportamento nella pratica dell'escursionismo e dell'alpinismo. Anche se in passato ne abbiamo parlato molto possiamo esser certi che ancora se ne dovrà parlare approfondendo le sfumature di grigio che intercorrono fra il bianco ed il nero.

Otto regole inderogabili per le escursisoni di gruppo

  1. Il più debole ha priorità su tutti i membri del gruppo.
  2. La sicurezza del singolo va garantita per la sicurezza del gruppo.
  3. Tutti i membri hanno l'obbligo di avere in dotazione l'attrezzatura adeguata al momento e al tipo di escursione progettata.
  4. Non è necessario o obbligatorio raggiungere l'obiettivo a “qualsiasi costo”.
  5. Evitare di spaccare il gruppo in sottogruppi che poi è difficile riunire nel corso dell'escursione situazione che può allungare i tempi di escursione o mettere a repentaglio la sicurezza del gruppo.
  6. Camminare rimanendo sempre in vista del gruppo mai assentarsi in solitaria a meno di particolari esigenze personali e comunque avvisando sempre gli altri membri del gruppo che provvederanno ad aspettare il membro che si è ritirato in solitudine.
  7. Di massima è buona prassi che il gruppo sia composto da una cordata organizzata. Esiste un capo gita che apre i percorso il quale può in caso di necessità condividere questa responsabilità (vedi l'apertura della traccia su terreno innevato) da membri altrettanto esperti e fisicamente in forze. Dovrebbe sempre esistere una così detta “scopa” che si accerta che tutti i membri siano presenti e che nessuno si attardi lungo il percorso. Anche questo deve essere un membro esperto.
  8. Il capo gita è colui che ha progettato l'escursione e che conosce il percorso scelto o se concordato dai membri partecipanti può esserlo o diventarlo il membro più esperto ovvero colui che conosce il territorio meglio degli altri.

E' importante prendere una decisione (una qualunque che possa interessare il gruppo, in montagna o fuori da essa) solo dopo che sono stati presi in considerazione i pareri di tutti, rispettando i desideri, l'esperienza e il modo di andare in montagna di ciascuno. In tal senso esiste il Gruppo, che ha la massima autorità in ogni situazione.

La decisione del Gruppo deve essere seguita da tutti i partecipanti, anche se personalmente non la si approvata, e può essere cambiata solo se rimessa in discussione da tutto il Gruppo. Regola fondamentale soprattutto per improvvisazioni che possono essere richieste durante la gita.

Tutto ciò che si può aggiungere qui è solo frutto dei nostri rapporti umani, e riguarda la possibilità di scambiarsi pensieri, sentimenti e la storia del proprio esistere... ma per quello però non esiste ne un manuale ne un vademecum di regole prefissate.

Credo che in questo “manifesto” sia raccolta la summa del nostro pensiero. Possiamo chiudere con le bellissime parole di un grande amico e che mi hanno profondamente colpito per la sua semplicità e schiettezza:

“Non si vince nulla, non ci paga nessuno e, soprattutto, la montagna resterà lì ancora per molti anni quindi ci sarà sempre tempo per tornare se dovessimo essere costretti a rinunciare alla vetta. Non c’è nessun premio per chi arriva primo, non siamo su un ottomila quindi aspettare i compagni più lenti, fare due chiacchiere, conoscerci meglio, ascoltare il silenzio, il proprio corpo e i propri pensieri aiuteranno ciascuno di noi a vivere un’esperienza indimenticabile”. (Giorgio Minella)

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Marzo 2018 08:41
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, nella costruzione di siti web di ogni dimensione ed importanza. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!