La Montagna di Zarathustra

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zarathustra

Brevi citazioni…

L'avete letto? Molti di noi hanno solo sentito parlare della teoria del Superuomo. Il fraintendimento è semplice: per superuomo Nietzsche intendeva un oltre-uomo. Non un superman al quale ci ha abituato un cultura qualunquista e neanche un uomo con i superpoteri, capace di telecinesi o di lievitazione. Probabilmente Nietzsche intendeva semplicemente esprimere l'idea che era possibile superare l'originaria miseria culturale dell'uomo attraverso l'abbandono della morale comune e la messa in pratica dell'ideale ascetico.

"Quando Zarathustra ebbe trent'anni, abbandonò il suo paese e il lago del suo paese e andò sulla montagna. Qui godette del proprio spirito e della propria solitudine, e per dieci anni non se ne stancò. Ma alla fine il suo cuore si trasformò e un mattino egli si levò all'aurora, si pose di fronte al sole e così gli parlò: - Tu grande astro! Che sarebbe la tua felicità se non avessi quelli a cui risplendi! Per dieci anni salisti quassù alla mia caverna: ti sarebbero venuti a noia la tua luce e questo cammino, senza di me, la mia aquila e il mio serpente. Ma noi ti aspettavamo ogni mattino, ti toglievamo il superfluo e ti benedicevamo. Ecco!..."

Sullo sfondo della Montagna, come simbolo della ascesi oltre umana, si muove Zarathustra. Zarathustra nel corso di tutto il testo ha eletto come sua dimora una caverna sugli alti monti. Dimora alla quale farà riferimento per tutta la sua vita...

"... Dopo di ciò Zarathustra ritornò sulla montagna e nella solitudine della sua caverna, sottraendosi agli uomini ..."

Egli il più delle volte si sottrae agli uomini in quanto insultato e rinnegato e perfino irrispettosamente deriso. La montagna non solo come ascesi spirituale e mistica. La montagna come rifugio che dispensa solitudine rigeneratrice. Luogo così vicino al cielo che sembra appartenervi. Luogo che può essere di pace ed anche luogo di durissime prove fisiche...

"L'inverno, ospite tristo, siede nella mia casa; livide son le mie mani dalla sue cordiali strette di mano. Io lo rispetto questo ospite tristo, ma volentieri lo lascio solo. Volentieri lo fuggo, e se si corre bene si riesce a sfuggirgli! Con i piedi caldi e caldi pensieri corro là ove il vento tace, verso l'angolo solatio del mio monte degli ulivi."

... e di prove spirituali ...

"Non l'altezza ma la china è terribile! La china lungo la quale lo sguardo precipita verso il basso, mentre la mano brancica verso l'alto. Allora il cuore è colto da vertigine, preso tra due volontà..."

In montagna l'uomo ha spazio per guardare dentro il proprio cuore; anche il più impavido impallidisce cercando un appoggio sicuro. Così la montagna in Zaratustra finisce per essere "elevazione dello spirito", "rifugio di riflessione" e allo stesso tempo unità di misura e confronto per l'ego smisurato dell'uomo. E' soprattutto dal confronto con "la montagna", "l'altitudine" che riusciamo a misurare e superare la piccolezza delle nostre miserie umane, riuscendo a proiettare finalmente noi stessi oltre, fuori, e lontano dal nostro ego accentratore e perverso...

"Solitudine! Tu patria mia, solitudine! Troppo a lungo vissi selvaggio in paese selvaggio, per ritornare a te senza lagrime! Minacciami pure col dito come fanno le madri, sorridimi come le madri sorridono ... - Oh, Zarathustra, io so tutto: anche che fra la gente ti sentivi più abbandonato, più solo, come mai qui con me!"

Francamente, dal basso della mia cultura assolutamente lacunosa Zarathustra mi ha fatto pensare ad un santone buddista, ad un uomo alla maniera di Osho, con quel suo modo di fare iconoclastico e nichilista. Da un lato egli è venerato dai suoi discepoli, dall'altro è incompreso e denigrato. Non potrebbe che essere così, egli stesso non riesce a spiegare a sufficienza cosa intende per abbandono del proprio ego e per abbandono del senso morale comune...

Sarebbe forse bastato suggerire agli uomini di pensare con la loro testa?

 

 

"Quando Zarathustra ebbe trent'anni, abbandonò il suo paese e il lago del suo paese e andò sulla montagna. Qui godette del proprio spirito e della propria solitudine, e per dieci anni non se ne stancò..."

Ultima modifica il Sabato, 14 Maggio 2011 19:24
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, nella costruzione di siti web di ogni dimensione ed importanza. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!