Paolo Erba

Scritto da Sabato, 15 Settembre 2007 01:00
Vota questo articolo
(2 Voti)

Paolo ErbaLa montagna: una scelta di vita e di passione…

Ciao Paolo... Parlaci di te...

Sono figlio di una amante della montagna, da piccolo mi portava a Filettino. Curiosamente il ricordo più forte è la noia e la seccatura di "dover camminare" su e giù per i boschi di Campo Staffi, il Viglio e via dicendo. Da bambini è difficile trovar motivazioni! La "catarsi" avviene al termine della prima media. Roncadizza di Ortisei in piena Val Gardena, a quel tempo (1977) il paese era qualche baita, una chiesa e una canonica dove dormivamo. Il resto tutto un prato in fiore e alberi e animali. Ho sempre evitato di tornarci immaginando lo scempio causato dallo sfruttamento turistico successivo. Solo alcuni anni fa ci sono passato in automobile ed è stato come vedere svanire un sogno. E' da allora che è nato l'amore per la montagna, ho fatto quindi il lupetto camminando su e giù per le foreste casentinesi, il parco nazionale d'Abruzzo e tanti altri bellissimi posti. Poi per tanti lunghi anni ho smesso di frequentarla, per vari motivi, il primo è l'altra mia grande passione che tanto mi ha insegnato, l'atletica leggera, praticata a livelli agonistici seppur con scarsi risultati, poi una ragazza che non camminava e poi i soliti problemi, mancanza di compagnia, di soldi e soprattutto per una certa ignoranza. E' incredibile infatti come ci sia ignota, in particolare a cittadini purosangue come me, la geografia e il paesaggio, soprattutto quelli a noi più limitrofi. Chi immaginava che vicino a Roma ci potessero essere decine di sentieri in attesa di essere scoperti e percorsi? Ma il desiderio c'era sempre e così presa la laurea e iniziato a lavorare e smesso sono tornato. Dapprima con gruppi e associazioni di Roma, quindi organizzandomi in proprio. E così ho girato le Dolomiti, il Piemonte, l'Abruzzo, la Valle d'Aosta fino ad arrivare in Lombardia dove mi sono fermato e sono diventato Accompagnatore di Media Montagna.

Rosy Cappelli (La Repubblica) dice che chi va in montagna è un po' un alchimista perché mette insieme tante cose...

Non conosco Rosy e quindi quale sia stata la sua esperienza di montagna. Voglio però subito chiarire una cosa: la montagna non è in sé, oggettivamente, un mondo "elevato", né spiritualmente, né sotto qualunque altro aspetto, né garantisce patenti di nobiltà morale a chi la frequenta. La montagna è un mondo dove alcuni trovano e provano emozioni, riflessioni, sensazioni che altri possono trovare in altri ambienti, il mare, la musica, la poesia, ecc., alcuni provano addirittura sentimenti negativi, paura, claustrofobia. La montagna è quello che noi vogliamo che sia, e per me è stata negli anni compagna e amica che mi ha insegnato la semplicità, la fatica (insieme all'atletica), la dimensione di me stesso. Malgrado il lavoro che faccio, su cui tornerò dopo, sono stato, e ancor oggi lo sono in parte, fondamentalmente un solitario. Per motivi contingenti per tanti anni sono andato in montagna da solo e ho imparato ad ascoltarmi, le mie paure, i momenti di felicità, ad alternare razionalità (il tempo che cambia, l'attenzione da prestare su una ferrata o un sentiero esposto, ecc.) e l'abbandono all'ebbrezza del momento, a scoprire che "sicurezza" significa principalmente conoscenza e simbiosi con l'ambiente.

Scusa Paolo anche io detesto queste domande da giornalista... ma dimmi ... delle attività che si svolgono in montagna cosa prediligi... che so scialpinismo, alpinismo, trekking...


Paolo Erba ...mmm... parto dalla constatazione che una vera e propria definizione delle diverse attività non esiste, aggiungo quindi indicando con la parola trekking la mia attività preferita dove per trekking intendo un viaggio a piedi per lo più itinerante, il più possibile in autonomia (cibo, acqua, ricambi, magari tenda, tutto nello zaino), qualunque sia il tipo di terreno dove si svolge con l'esclusione dell'arrampicata su gradi oltre il 2°/3° e lo sci per il semplice fatto che non so sciare e non sono un arrampicatore, quindi su terreni più complicati non riuscirei a muovermi!

Inoltre ... come ho detto sopra sono nato come solitario e la montagna era essenzialmente una fuga dalla città e dal lavoro, un momento di sforzo fisico dove l'obiettivo era raggiungere un equilibrio, una pace, tra me e l'ambiente senza peraltro conoscerlo, insomma un momento esclusivamente intimista. Ho condiviso poi con alcuni amici l'esperienza dell'alpinismo, una nuova dimensione, la comunione che si crea nell'essere legati, dipendenti e padroni nello stesso momento della propria e dell'altrui vita, è quanto di più forte ci possa essere. Pericoli, decisioni, gioie che si uniscono e si fondono. E poi il corso accompagnatore. E' stato scoprire un nuovo modo di andare in montagna, fiori, alberi, rocce, paesaggi, i segni dell'uomo acquistavano mano mano nomi, motivi, ruoli, significato. E' stato un vero e proprio capovolgimento dell'andare in montagna. Camminare per imparare, per osservare, per scoprire. E per finire il mestiere di guida. Tante persone accompagnate sui sentieri un po' ovunque. Tanti rapporti umani, tante idee, tanti vissuti, tanti particolari si sono creati, modificati, camminando insieme. Ma la bellezza di fare la guida è nel ringraziamento esplicito o implicito ricevuto dai partecipanti: "pensavo proprio che di 14 trek non ce n'è stato uno brutto, mentre ce ne sono stati molti meravigliosi"! (da una mail ricevuta da una amica). Proprio qui sta la bellezza del mestiere di guida e la differenza tra chi fa la guida e chi semplicemente accompagna un gruppo di persone, i secondi ritengono che il gruppo sia l'occasione per far qualcosa che piace (un viaggio, un trek, una escursione), i primi sono consapevoli di fare qualcosa per gli altri, per garantirgli la massima soddisfazione dall'esperienza.

Paolo ErbaSul tuo sito (Sentierando) ho visto che sei stato sul Gran Sasso... Che ne pensi degli Appennini? Le montagne, la gestione dei parchi, i vincoli, la mediocre gestione dei rifugi...???

La domanda è tendenziosa perché invita ad una risposta negativa. Ma purtroppo hai perfettamente ragione. Gli Appennini innanzitutto come paesaggio sono snobbati, al nord sono considerate montagne di serie B, al centro sud nella migliore delle ipotesi come terreno di allenamento per le Alpi. Ed è un peccato, perché chi si avvicina alla montagna non nei suoi aspetti alpinistici e sportivi, proprio negli Appennini trova quella dimensione culturale che sulle alte vette manca. Pascoli, boschi, borghi storici e poi l'isolamento dovuto all'enorme spopolamento verificatosi negli ultimi 50 anni fanno dell'Appennino un posto tutto da riscoprire. E' ovvio che per riscoprire bisogna tutelare, mantenere e pubblicizzare. In Appennino (ma questo vale anche per Alpi) è tragicomica la situazione dei sentieri, della cartografia, dei posti tappa, a volte sembra mancare il concetto stesso di escursionismo. Mi chiedi del Gran Sasso, ma per lo standard appenninico quella è quasi un'oasi felice! Riferendomi a ricordi di tanti anni fa, quindi in luoghi e situazioni che oggi possono essere, spero, profondamente diversi, ripenso ad esempio a Coppo dell'Orso dalla val Roveto completamente priva di tutto! salito per una traccia inizialmente bollata che poi si perdeva e volendo fare un giro ad anello mi sono ritrovato a scendere lungo il letto di un torrente in secca tra balzi rocciosi ed un intrico di alberi, e stiamo parlando di un territorio limitrofo al Parco Nazionale d'Abruzzo!

Vedi Paolo,... io penso che chi va in montagna ha un modo qualcosa di speciale dentro, una magia, una specie di terzo occhio, che gli consente di guardare alla vita con una saggezza tutta particolare... Se tu potessi dare un messaggio alla gente, un messaggio sul mondo della montagna, i suoi popoli, gli animali, la sua natura... cosa porteresti come messaggio?

Troppo spesso, specialmente noi cittadini, ci dimentichiamo che la montagna è stata innanzitutto un ambiente dove l'uomo si è adattato a vivere, uno dei tanti e sicuramente non il più facile e comodo. Il cambiamento estetico che ha fatto della montagna un simbolo ascetico, di purificazione(!), di elevazione morale, è avvenuto da poco, con l'avvento del Romanticismo che ha "inventato" l'alpinismo rendendolo non una attività inutile e pericolosa, ma un mezzo per il progresso interiore.

E' importante ricordare questo perché per tanti "montanari" la montagna è sinonimo ancora di fatica, di sussistenza strappata con le unghie, e quindi tanti "montanari" non concepiscono l'andare in montagna tanto per andarci e ancor meno concepiscono un turismo e una economia basata sul "turismo che cammina" con tanti danni evidenti, purtroppo. Ed è importante per smitizzare l'epica dell'andar in montagna o se si preferisce della lotta con l'alpe. Io non credo che chi va in montagna abbia "qualcosa dentro". Chi va in montagna è lo stesso uomo che va in ufficio, in famiglia, nel mondo, se ha qualcosa dentro lo ha sempre, altrimenti……amen!. La montagna con i suoi estremi mette a nudo l'essenza di ognuno, questo si. E in montagna mentre si fatica, quando ci si sente più o meno realmente, in pericolo, quando nasce un problema (una persona da soccorrere, uno zaino da portare, dividere cibo, acqua, vestiario), quando è necessario essere solidali e pazienti lì si vede la natura delle persone. L'unico messaggio che mi sentirei di dare è di fare un passo indietro. Non è necessario, anzi è assurdo, pensare e pretendere che tutti vadano dappertutto, ognuno di noi ha dei limiti psicologici, fisici, tecnici, culturali. Ognuno di noi dovrebbe cercare di conoscerli e compiere ciò che i suoi limiti gli consentono. E' più appagante una passeggiata nel bosco che arrivare in cima alla Marmolada in funivia. Mi rendo conto che questo ragionamento innesca una "regressione infinita" però credo che si sia andati troppo in là nella direzione opposta per non iniziare a discutere di situazioni oggettivamente assurde (giusto due a titolo di esempio: le centinaia di persone che affollano i ghiacciai del Monte Rosa o il progetto di costruire una torre sul Piccolo Cervino facendolo così arrivare a 4000 metri per poi portarci turisti).

Letto 3083 volte Ultima modifica il Domenica, 16 Ottobre 2011 16:02
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, nella costruzione di siti web di ogni dimensione ed importanza. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

Altro in questa categoria: Patrick Santillo detto Trespass »