Dan Osman - Inseguendo la paura

Tutte le storie sono storie raccontate. Quella di questo libro è una delle tante storie che si possono raccontare della vita di Dan Osman. Una vita certamente osservata da una posizione privilegiata, ma anche riferita da un proprio personalissimo punto di vista. Come un dipinto impressionista Andrew Todhunter riporta a tinte forti, a punti, a macchie, quanto basata di Dan Osman per consentire al lettore di farsene un'idea massima. Siamo perseguitati da domande, in un ciclo infinito come su un nastro di Moebius rincorriamo risposte senza mai raggiungerle. Ma qui, va ricordato, fra queste pagine non siamo più alla ricerca di verità sulla vita e la morte di Dan Osman. Quello che riusciamo a fare fra le pagine di questo libro è vivere in amicizia della presenza di un uomo che per molti è ancora un enigma. 

 “Inseguendo la paura” appare più come un dialogo fra due amici che hanno da raccontarsi una bella storia, la storia della loro amicizia. Nessuno di noi fa le scelte giuste o sbagliate, semplicemente percorriamo la strada della vita condotti da una mano invisibile: forse è il nostro passato, forse un mix di ambizioni, desideri, sensibilità personale. Dan Osman sceglie di andare oltre....
 Nel 1989, mentre setacciava la roccia ancora vergine, che sarebbe diventata Phantom Lord, alla ricerca di appigli, Osman è caduto più e più volte. C'era chi gli faceva sicura, ed era protetto dalla corda, ma come ogni altro climber, una parte di lui temeva che ogni caduta potesse finire terribilmente male. Li realizzò che non era nello scalare, ma nel cadere, che avrebbe abbracciato la propria paura – purificando in essa, come dice – e sarebbe andato oltre. Cominciò a cadere di proposito, da altezze sempre più grandi. La sua confidenza con la roccia e le sue performance sono aumentate in maniera direttamente proporzionale.
 Questa è stata la chiave di volta, il punto di non ritorno che lo avrebbe lanciato oltre, molto oltre e tanto lontano che “Osman ha ottenuto molto più che un semplice controllo della propria paura. Esagernado di molto le condizioni di qualsiasi caduta normale, in cinque anni ha accumulato abbastanza dati per rivoluzionare la tecnologia e l'applicazione delle protezioni per scalare”.
 Imparare a cadere avrebbe dato ad Osman la capacità di arrampicare con stile. Già perché poi tutto fini per diventare anche una questione di stile. Osman non avrebbe mai accettato di arrampicare con mediocrità, sapeva di poter ottenere sempre il massimo da se stesso, dall'impegno, dalla possibilità di aprire una via con le sue uniche forze. Tutto questo al prezzo di ammettere che il rischio della morte sarebbe stata parte essenziale della vita.
 “A quale punto, cerco di domandarmi obiettivamente, i passatempi rischiosi diventano immorali? Detta in un altro modo: fino a che punto, ammesso che si debba, dobbiamo la nostra autoconservazione a coloro he diciamo di amare, che dipendono sia emotivamente che economicamente da noi? A che punto un passatempo pericoloso, il fatto stesso di praticarlo, costituisce un tradimento? La domanda ha un altro risvolto: in quale momento, astenendoci da attività pericolose ma estremamente appaganti per via di queste responsabilità sociali traiamo noi stessi? Ancora più importante: come trovare il giusto equilibrio?
 La tentazione di rispondere a queste domande per conto di Dan Osman è forte, Andrew Todhunter  riesce a dare una risposta per se stesso attraverso i fatti della propria vita.
Per Dan Osman, lo stesso Todhunter ammette di non riuscire ad immaginarselo sul molo a pescare. L'immagine di questo Dan Osman sarebbe oltremodo assurda.

Informazioni aggiuntive

  • Foto e Illustrazioni: Assente
Letto 6231 volte