Tomaz Humar - Prigioniero del Ghiaccio

tomaz_humarIl colpo di picozza inferto nel ghiaccio proietta qualche frammento di ghiaccio addosso all'alpinista. E' un piccolo frammento destinato a sciogliersi fra le pieghe dei suoi indumenti.

L'acqua impregna tutto e gocciolando finisce per scivolare sulla pelle colando lungo le braccia o nei guanti. S'insinua nel collo scivolando infida lungo la schiena.  Il gelo dell'alta quota himalayana raffredda l'acqua più velocemente di quanto il calore corpo possa riuscire ad evaporarla. Un brivido  corre lungo i nervi della colonna vertebrale. Questo è solo una spiacevoli sensazioni d'arrampicare in alta quota. Non staremo qui a parlarvi dei muscoli doloranti, delle braccia che tremano o della paura di precipitare nel vuoto. Questa è la storia straordinaria ed inquieta di Tomaz Humar, una storia incredibile che va molto oltre il gelo e la fatica.

Ci sono vite straordinarie che parlano con i fatti. La vita di Tomaz Humar ha parlato fermo e determinato. Non ci sono state mezze misure. La sua vita è stata una continua rincorsa all'estremo. Per Tomaz l'unico possibilità di superare i propri limiti era quella di infrangere il buon senso comune ridiscutendo continuamente se stesso ed il mondo circostante. Per farlo ha pagato il suo prezzo e lo ha pagato in vita e con la vita.
Humar muore a Novembre del 2009, sulle montagne che ha sempre sfidato. Si perché per Humar l'alpinismo era un modo di confrontarsi con la natura.
Il libro corre rapido come un treno senza freni, scivola veloce esattamente come è scivolata l'esistenza di questo straordinario alpinista. Tutto sembra scritto come una specie di grande premonizione. E se nella vita di Humar c'era sempre stato spazio per un misticismo di fondo allora probabilmente egli aveva già idea di quale sarebbe stata la sua fine.

Di famiglia profondamente religiosa, Tomaz aveva maturato e mutato la sua fede di cristiano cattolico in una forma di spiritualità panuniversale, che abbracciava i precetti del buddismo e dell'induismo. Egli era alla costante ricerca della relazione con un entità spirituale assoluta e trascendente....

Una fine che non avrebbe mai potuto evitare se non rinnegando la propria natura. Questa precisa visione premonitrice è presente in tutto il libro, come se l'autrice abbia avuto idea precisa della strada che stesse percorrendo Humar.

Un uomo energetico, volitivo, determinato, tal volta dai modi irruenti, probabilmente spinto da uno smodato bisogno egoistico di auto realizzazione. Si sottopone ad allenamenti continui e ad una ricerca del “nuovo” senza freni. Egli finirà per conoscere alla perfezione il suo corpo tanto che anche quando si romperà gravemente un gamba questo non gli impedirà di tornare ad arrampicare con una tecnica eccelsa e da vero fuoriclasse.

Continuamente alla ricerca di notorietà  Humar finirà per avvalersi delle nuove tecnologie per pubblicizzare le sue grandi imprese. Per questo attirerà su di se le critiche del mondo alpinistico facendo confondere il grande pubblico sulla vera personalità di Humar. Non si può, infatti, confondere la sua tecnica con il modo di metterla in evidenza.
Humar è anche molto ambizioso, lo mostra continuamente mettendo in discussione quelle relazioni d'amicizia e di lavoro che possono in qualche misura impedirgli di raggiungere i propri obiettivi.
A tratti sentiamo l'uomo Humar come un personaggio crudele, sono poche le citazioni personali che sentiamo pronunciare dalla sua stessa voce. Tutto è riferito, tutto è costruite. La sua immagine è granitica come la roccia dura e a tratti tagliente con la quale si è sempre confrontato.

Questo libro è la storia di un soccorso impossibile miracolosamente portato a termine sul versante Rupal del Nanga Parbat. E' la storia, controversa, di come Humar è stato tratto in salvo da due coraggiosi elicotteristi dell'esercito Pakistano. Prelevato a 6300 metri di quota, Humar sfugge miracolosamente alla furia delle valanghe e di una morte certa.
9788887890990

Si potrà dire di tutto di questo uomo incredibile, specie ora che è scomparso tragicamente. Molti coglieranno la palla al balzo dicendo che già da tempo sfidava ogni limite. Quello che non si può togliere è che Tomaz Humar ha spostato in avanti la tecnica dell'alpinismo e soprattutto di quell'alpinismo in stile alpino che ha ancora tanto bisogno di ricerca ed approfondimento.

Costruito magistralmente il libro crea una tensione crescente che coinvolge il lettore portandolo per mano in un viaggio nel tempo di un'esistenza intera, di una vita immersa nella storia recente di un'Europa balcanica, ancora dilaniata dalla guerra, dalle difficoltà economiche, stravolta dai profondi cambiamenti politici. Viviamo tutto questo dalle parole del libro, viviamo tutto questo immedesimandoci nell'esistenza dell'uomo prima, e dell'alpinista-imprenditore dopo. Intenso, coinvolgente, doloroso, scritto bene e tradotto ancora meglio. Entusiasmante anche se dal retrogusto forte-amaro.


Informazioni aggiuntive

  • Titolo: Tomaz Humar - Prigioniero del Ghiaccio
  • Autore: Bernadette McDonald
  • Editore: Versante Sud
  • ISBN: 9788887890990
  • Pagine: 305
  • Foto e Illustrazioni: Colore
  • Anno Prima Pubblicazione: 2010
  • Prezzo (Euro): 19.00
Letto 3931 volte