Letteratura di Montagna

La Puglia non è certo terra di grandi montagne, ma che qualcuno riuscisse a arrampicare come nelle grandi imprese iniziando proprio dalla terra di Puglia questo ha un qualcosa di nuovo, ha il profuno della primavera, porta con se la freschezza della gioventù.

La Puglia, lo posso dire per la mia discendenza da questa regione, è luogo di grande sole, di terre aride, di rocce arse ed aspre.

Il libro… quello che ho scritto, non è e non vuole essere una biografia di un forte alpinista, a mio avviso il “più forte” che il centro Italia abbia mai avuto.

Il fatto che io abbia scalato molto con lui e averci condiviso lunghi periodi in situazioni molto difficili, come puo’ esserlo una scalata in Patagonia o ...

Per coloro che l'alpinismo lo sognano vivendo e lavorando a Roma "Rotti e Stracciati" ha una valenza particolarmente forte. A Roma dove le montagne più vicine sono il Gran Sasso, il Velino, l'alpinismo non è veramente una tradizione per così dire... popolare.

Direi anzi del tutto "impopolare". Quando a Roma racconti che vai in montagna, a faticare o a praticare alpinismo molti ti guardano strano, la maggior parte non sa neppure cosa significhi, tutti ti credono pazzo ed irresponsabile.

Bello, bello, bello.... che dire di più di un libro scritto bene, ragionato meglio?

Ma soprattutto scritto in modo coinvolgente caratteristica, quest'ultima, che se non ce l'hai non te la puoi dare.

Facile accostare la filosofia, o la ricerca filosofica alla “montagna”, spesso chi va in montagna già di per se sta facendo una qualche ricerca di “senso” del proprio esistere.

Nel suo libro “Magnificat” Gianni Vattimo, il filosofo che ha saputo leggere nella nostra modernità, apparentemente forte, la fragile e la indeterminatezza del “pensiero debole”.

Io che della montagna conosco le foto, le carte geografiche, i percorsi escursionistici, qualche parete da arrampicare... io che ho scimmiottato l'alpinismo vero...

... io che non parto se non c'è bel tempo, io che mi lamento se il percorso è poco più lungo o lo zaino è poco più pesante del solito... bhé … mi sono sentito...

Nato in cima a una cava e adolescente ai tempi in cui il lavoro nel Regno Unito scarseggiava, Paul Pritchard rappresenta lo scalatore disoccupato per antonomasia, colui che viveva di scalate finanziandosi con gli assegni di disoccupazione.

"Penso che l'incidente sia la cosa migliore che mi sia capitata, perché mi ha proiettato in una vita
diversa: ho perfino pensato di aver cercato di proposito l'incidente, anche se in maniera inconscia, per evitare una vita noiosa, non volendo diventare come molti altri miei compagni alpinisti".

Viene da pensare a quello che Elio Vittorini disse a Cesare Pavese quando ricevette da questi Paesi Tuoi. Era il giugno del 1941 e Vittorini disse all’uomo officina della Einaudi che occorrevano tre o quattro libri così all’anno per sfatare tutti quei pregiudizi secolari  posti alla base dei falsi libri.

Se c’è un libro di montagna bello ed assoluto, per l’anno 2008, è questo. La storia di John Harlin e della sua famiglia narrata in prima persona dal figlio Junior.

Dallte Terre del NordBelin che bello ragazzi !
Che libro per volare su di un disco di Enya ed in mezzo alla neve. Senza ciaspole ma con le ali di un gabbiano. Non me ne vorrà Maggiari per l’incipit. Si tratta però di un libro che salpa nell’anima come per caso.

Uno di quei volumi che ti arrivano – anche se li hai richiesti per una curiosità fisiologica – e che poi ti metti a leggere alla sera, quando sei stanco.

La storia di Francois di Bardonecchia vale una vita. Vale davvero averla scritta. E’ una musica per le anime forti, quelle che non si smagano quando la vita ti prende a sassate.

Sembra di leggere quei libri dove i cattivi continuano a vincere. Ed un sentimento di ribellione ti continua a venire al cuore eppure non si vince. Sembra quasi di impazzire. E non sai più dove stia il giusto. Il confine diventa assai labile.

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