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Monte Murolungo: il senso di una promessa

Scritto da Mercoledì, 28 Dicembre 2011 00:00

014_cover_murolungo_2012Potevo rispondergli di organizzarsi con la sua compagna o di aspettare ancora, e procrastinare ancora, cincischiare con impegni improrogabili, rilanciando che prima o poi ci saremmo andati. Sono promesse che non si mantengono, siamo tutti consapevoli che quando rimanda troppe volte probabilmente non ci si andrà più. Avrei potuto svicolare, inventare scuse più o meno palesi anche perché l'escursione al Murolungo, a seconda delle condizioni climatiche, può essere impegnativa, in certi momenti noiosa. Ma sempre ti porta sulle vette di emozioni forti. Un'escursione che necessita pazienza e forza fisica.
Così... proprio perché da tempo la richiesta giaceva in un cofanetto chiamato “fiducia” non potevo ancora tradire a lungo questa grande aspettativa.

Sul Murolungo ci ero già stato due volte, una in ambiente invernale e la seconda durante una salita tardo estiva. L'escursione al Murolungo per la Val Fua è una delle classiche delle Montagne della Duchessa. Già solo il nome suscita una certa dose di curiosità ed interesse.

Alessandro si è letto numerose volte la descrizione di Alberto Osti sul suo libro dedicato ai duemila dell'Appennino. Ne è rimasto affascinato e sa che Alberto è un vero amante della montagna oltre che un profondo conoscitore del territorio appenninico.

L'inverno, cominciato in ritardo ha portato con se una cappa glaciale su tutta l'Italia. Una discesa d'aria fredda che dal nord ha ricoperto i rilievi appenninici con una dura crosta di neve e ghiaccio.

Il Natale è appena trascorso come sempre a base di esagerati pranzi e cene luculliane. Ci ha lasciato tutti con il fisico appesantito, il corpo ora richiede d'essere purificato. Alessandro è stato fermo per parecchi mesi per un dolore al ginocchio dovuto ad una lesione piuttosto acuta. Per lui l'escursione al Murolungo non rappresenta solo la soddisfazione di una curiosità lungamente inappagata è anche una vera e propria catarsi, una pulizia mentale e fisica per scrollarsi da dosso la lunga inattività.
Per me, invece, la salita al Murolungo rappresenta un'ottima occasione per provare nuovamente quella catarsi fisica che da tempo non riuscivo ad impormi. L'escursione giusta per buttarsi alle spalle un anno pieno di contraddizioni. Un percorso invernale che passando per il Lago della Duchessa impegna l'escursionista per 13 chilometri e 1200 metri di dislivello. E quando il tutto è in ambiente invernale allora la fatica raddoppia.

Il sole sorge ancora molto tardi e decidiamo di partire alle 6.30 da Roma. Alle 7.50 siamo già a Cartore. Il tempo di prepararci, caricare lo zaino sulle spalle e ci raggiunge grosso esemplare di cane pastore maremmano. Uno splendido esemplare giovane che si mostra con noi subito molto affettuoso. Capisco da subito che ci seguirà fino in vetta.

Le temperature sono molto rigide, si aggirano intorno agli zero gradi, ci mettiamo in moto inoltrandoci nella Val Fua. Gli alberi sono spogli e devo ammettere che il fascino di questa valle è assai più accentuato durante la primavera e suggerisco ad Alessandro di tornarci con il risveglio della natura.
In due ore risaliamo i primi 800 metri di dislivello fino alle Caparnie. Il Sole è ancora basso e l'imponente mole del Murolungo copre tutta la valle del Cieco e le Caparnie. La neve è completamente ghiacciata, in alcuni punti polverosa non ha neppure mutato la sua consistenza.

Alle Caparnie decidiamo di proseguire e non rimanere all'interno del cono d'ombra della montagna. Nonostante lo sforzo fisico il freddo pungente entra nelle giacche e congela il sudore sulla pelle.
Le due opzioni sono salire per la via direttissima che passa sulla cresta ovest oppure intercettare la cresta est passando per il Lago della Duchessa. Alessandro sceglie la seconda opzione per andare a conoscere il famoso lago.

Dalle Caparnie al Lago della Duchessa si alternano piccoli pianori con formazioni simili a doline carsiche. L'effetto erosivo dell'acqua e dell'epoca glaciale ha sagomato e modellato, anche qui, l'altopiano con ampi gradoni dalle forme morbide e arrotondate. Sulla destra la mole del Monte Morrone della Duchessa, verso est invece chiude la valle la cima del Costone Orientale, sulla nostra sinistra la mole sempre più imponente del Murolungo.

Del lago ghiacciato riusciamo ad intuire appena i contorni e non ci soffermiamo più di tanto. Viriamo verso sud cominciando sempre più velocemente a prendere quota.  Ci dirigiamo verso la cresta che unisce la Cima di Macchia Triste con il massiccio Monte Murolungo. Con i ramponi ai piedi alterniamo passaggi su neve ghiacciata e neve polverosa. Solo a tratti si fa fatica a procedere, nulla di estenuante ma sempre e comunque impegnativo.
Guardo con occhio disattento il rampone destro che pare essere legato un po' lasco. Controllo distrattamente. Mi dovrò fermare per rinsaldarlo. Nulla di particolarmente preoccupante.

Il cane ci continua a seguire e nonostante il ghiaccio sui pendii riesce a raggiungerci sempre percorrendo il doppio dei chilometri compiendo giri lunghissimi. La testardaggine di quel cane ha qualcosa di magico. Nel camminare si mette sempre davanti al primo di cordata, sembr avolerci condurre, sembra volerci aprire la strada. Ha un istinto alla guida...  fantastico.

Quando scivola sul pendio ghiacciato allarga il giro e ci raggiunge per altre vie. Ogni tanto si getta nella neve come per giocare, alza sbuffi di neve, mordicchia la neve per dissetarsi e poi riprende a correre. Sembra essere nel suo ambiente naturale. Non desiste e non si lamenta. La sua presenza ci diverte accompagnandoci con un'allegria spensierata, nuova, gratuita. Essere accompagnati da questo animale stupendo è una sensazione nuova ed entusiasmante.

Ad una selletta ci affacciamo verso la Val di Teve e verso la sua continuazione la parte alta della più nota come Valle dei Briganti. Il panorama invernale sul Velino e sulle sue valli è septtacolare. Alessandro sembra essere in estasi. Per lui “è il posto più bello di sempre”. In effetti devo dire che qualche anno fa ebbi la stessa grande emozione. Una sensazione di grandezza e meraviglia, l'emozione di essere sperduto nel cuore più selvaggio del Gruppo Montuoso del Velino. Nulla di comparabile in altre zone dell'Appennino. Una zona, che con le condizioni invernali di innevamento, si riprende tutto il suo carattere naturale e selvaggio.

Per intercettare la cresta occidentale del Murolungo cominciamo a salire un pendio di vetrato “super-lucido”. Le punte dei ramponi entrano a malapena. Siamo costretti a muoverci sulle punte. Non riusciamo neppure a piantare la piccozza nel manto nevoso. Dovrei puntare la becca ma il pendio non è abbastanza inclinato. Tento di mantenere la posizione verticale e non farmi condizionare troppo dalla mezza inclinazione del pendio.

Senza nessun preavviso il rampone destro (che tanto avevo ignorato per gran parte del percorso) si smonta in due pezzi. Mi fermo e pianto come posso la piccozza. Chiamo Alessandro per chiedergli ausilio a farmi sicura e rimontare il rampone. Sono fermo su un piede. Il pendio non è esposto ma sarebbe comunque sgradevole scivolare sul pendio ghiacciato. Alessandro mi raggiunge, ma non faccio in tempo di prendere le due parti del rampone quando la sbarretta di giunzione che tiene unite  le punte anteriori e le punte posteriori scivola via dal corpo principale e comincia a cadere fino alla base del pendio.

Rimango attonito ad osservare il pezzo di metallo scivolare via lontano da me. Non posso muovermi senza rampone. Il vetrato umido è così scivoloso che ad ogni passo perdo l'equilibrio.
Con la becca della piccozza riesco a scavare una fossetta dove finalmente riesco a posare anche il secondo piede. Alessandro comincia a scendere per recuperare la sbarretta di metallo.

Ai piedi del pendio non c'è traccia della sbarretta. Comincio a studiare il problema e capisco che   per tirarmi fuori dal pendio dovrò gradinare per almeno 40 metri.
Poi all'improvviso Alessandro compie la magia e ritrova la sbarretta necessaria per rimontare il rampone.

Con calma decido di gradinare in salita fino al punto più sicuro vicino ad un gruppo di rocce. In quel punto potrò sedermi e rimontare il rampone.

In queste situazioni c'è sempre una morale che però vale meno di zero. Forse varrà per il futuro. Sono stato uno sciocco a sottovalutare una chiarissima sensazione. Il rampone non era solo stretto male. Il rampone si stava smontando sotto i miei piedi. Pur avendo avuto l'occasione di verificarne la giusta tenuta, per pigrizia, avevo trascurato il problema. Se fossi stato da solo ne sarei uscito solo al prezzo di qualche sgradevole escoriazione.
La morale è che in montagna anche un piccolo dettaglio può mettere in pericolo la propria incolumità. Non c'è dettaglio che possa essere trascurato quando il prezzo è la propria vita. Ogni dubbio va sciolto, specie se questo dubbio è sotto i nostri stessi occhi.

Ad un'analisi più accurata ho capito che il rampone si era smontato per un motivo ben preciso. Indossavo un tipo di scarpone a suola morbida. Lo scarpone si è piegato, il rampone si è piegato e il blocchetto che teneva uniti i due pezzi è uscito dal suo alloggiamento. La sbarretta è scivolata via ed il gioco era fatto.
La scelta errata della scarpa è stato uno degli errori. In montagna non ci sono montagne pericolose, esistono solo mix di eventi che ci conducono inesorabilmente in un imbuto senza uscita.

Rimontato il rampone è tempo di continuare. Dopo la lunga salita nella Val Fua nel valloe del Cieco fino al Lago della Duchesso eravamo già sufficientemente stanchi. La cresta orientale che porta in vetta al Murolungo è una tassa obbligatoria da pagare. Lunga, estenuante,  un misto di neve e rocce affioranti che ti costringono a procedere con passo lento, controllato per quasi 800 metri di lunghezza e 150 metri di dislivello.

Alessandro è estasiato dall'escursione, dalle piccole difficoltà alpinistiche che abbiamo trovato, dal clima che ci ha regalato una giornata di cielo terso come ce ne sono poche durante l'anno. Arriva in vetta guidato dal fidatissimo cane. Io arrivo con qualche minuto di ritardo: ho l'affanno. Faccio due passi e respiro, altri due passi e ancora qualche respiro profondo. Ho bevuto poco, mangiato poco e  riposato ancora meno. Sono esausto ed appesantito... esattamente come quando venni su questa cima la prima volta.

Oltre 13 km e mezzo di percorso, 1200 metri di dislivello, neve, ghiaccio. Un percorso di tutto rispetto che anticipa gli entusiasmi di una nuova stagione invernale e tutti i suoi straordinari propositi.

Il cane è con noi sulla vetta, la sua felicità genuina ci appaga quanto l'idea stessa di essere su questa cima. Gli regalo uno dei miei panini, non ne lascia neppure un pezzo, Alessandro gli lancia alcuni pezzi di pizza. Il cane mangia grato di questo piccolo ristoro ma non sa che la sua spensierata presenza è stata per noi un modo nuovo per andare in montagna. L'amicizia di un cane è impagabile e sincera come non ne avevo mai vista altrove.

In vetta rimaniamo per poco tempo, ci sono volute quasi quattro ore per salire e probabilmente ce ne vorranno ancora tre per scendere. Mangiamo e beviamo quanto basta per affrontare la discesa, il vento in vetta è abbastanza insistente e freddo non possiamo fermarci a lungo. Ci scattiamo le solite foto di rito e ripartiamo spediti. Possiamo dire di essere pienamente soddisfatti della meritata conquista.

Avevo promesso ad Alessandro che lo avrei portato sul Murolungo. Ma cosa vale una promessa?
Il senso di una promessa non risiede nella credibilità che godiamo verso gli altri (non solo almeno) non cerchiamo unicamente di essere uomini di parola, così come dovrebbero essere i veri montanari, cerchiamo anche di essere uomini che nell'ordine della “compassione” amano e sanno “condividere emozioni”, belle e brutte che esse siano.
Ho goduto, così della felicità di Alessandro e di quell'intima soddisfazione che nasce da una piccola-grande conquista. Ho condiviso la sua pienezza d'animo, l'integrità degli intenti, la gioia della conquista costruita con pazienza, coltivata giorno per giorno, per mesi interi, con l'alimento costante della capacità di sognare.


Questo e molto ancora vale una promessa.

 

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