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Balzo della Chiesa

Scritto da Domenica, 09 Ottobre 2011 00:00

Sabato, 8 Ottobre 2011

La normativa del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise impone agli escursionisti di visitare il parco rimanendo strettamente all'interno della rete dei sentieri autorizzati ovvero quelli che sono presenti e noti sulle carte del Parco stesso. Non è consentito in alcun modo allontanarsi da tali sentieri e per conseguenza sulle cime presenti all'interno dell'Area di Riserva Integrale del Parco.

Per salire su una cima dell'Area di Riserva Integrale del Parco è necessario chiede una autorizzazione speciale all'Ente Parco motivando pienamente la richiesta. Il direttivo del Club 2000m ha lavorato strenuamente per recensire le cime sopra i 2000 metri dell'intero appennino. Un lavoro costato un fitto scambio di comunicazioni, scambi continui di email per concordare i principi che definiscono “cima” una certa porzione di montagna. Si giunge ad un elenco che nel 2010 è stato  finalmente certificato dalla Società Geografica Italiana con la quale il Club 2000m riesce a valorizzare il lavoro di ricerca svolto sulle carte geografiche e direttamente sul territorio. Per verificare l'altitudine di una singola cima sono mobilitati numerosi gruppi escursionistici che in modo del tutto volontario impegnano le loro forze in spedizioni di intere giornate sui sentieri dell'Appennino.

La curiosità di conoscere le cime all'interno dell'Area di Riserva integrale non poteva che essere soddisfatta con la collaborazione dell'Ente Parco e dell'impegno costante del Club 2000m. Dopo aver fatto richiesta formale per salire alla cima del “Balzo della Chiesa” finalmente l'Ente Parco comanda due uomini per accompagnare un gruppo di non più di 20 persone lungo un percorso prestabilito.

L'entusiasmo è alle stelle. Tutti coloro che in passato si sono impegnati attivamente per il Club  2000m affinché si potessero raggiungere obiettivi come questo sono entusiasti della grande opportunità offerta dal parco.

In questo articolo non si parlerà di percorso, non abbiamo preparato alcuna scheda tecnica, il percorso non è aperto tutti i giorni a tutti gli escursionisti e forse questo è un bene e così vorremmo che rimanesse la cosa. A prescindere dal risultato di essere riusciti a salire sulla cima del Balzo della Chiesa in questo articolo coglierò l'occasione di parlare di alcune persone che hanno creato e portato avanti questa bellissima giornata.

L'appuntamento è alle nove del mattino alla sbarra che delimita l'entrata dell'area turistica della Camosciara. Si lasciano alcune auto al piazzale del bar proseguiremo guidati dall'auto dei Guardia Parco fino al piazzale asfaltato dai quali partono i sentieri per l'esplorazione del parco.

Credo che gli associati di tutti i club, di tutti i gruppi escursionistici, e comunque tutti coloro che si professano amanti della natura, della wilderness della montagna dovrebbero imparare a chiamare le vette con il loro vero nome. Non si tratta di cime “vietate” si deve parlare inceve di cime “protette”. E' solo una questione di punti di vista. Ma siamo così aggressivi, fagocitiamo il territorio a tal punto da non renderci più conto della devastazione che stiamo portando ovunque. E ci stizziamo come bambinelli arrabiati se ci tolgono qualche giocattolo dalle mani.

Parlavano di opportunità offerta dal Parco. Camminando all'interno dell'immenso anfiteatro roccioso della Camosciara scopro come questa escursione sia stata  non solo dell'occasione di salire su una cima “protetta” ma di imparare a guardare la natura circostante con gli occhi di chi quella natura ha scelto di viverla e proteggerla.

La Camosciara è un esempio di eccellenza del lavoro di protezione dell'ambiente da parte del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, ho potuto sperimentare quanto importante sia proteggere tutto questo, quanto valore ci sia dietro ad alcuni divieti.

Sono consapevole che quanto sto per dichiarare troverò molti disaccordi ma è solo una questione di scelte...

Se in passato mi ero predisposto salire anche sulle cime vietate infrangendo il divieto, disposto perfino a pagare un sanzione di cinquanta euro, Oggi mi rendo conto che questa mia vanità di collezionare cime è solo un futile castello di sabbia se paragonato all'importanza di proteggere questa natura. Ancora più importante da ora in poi non divulgare il malcostume di raccontare “quanto si è stati bravi ad infrangere una norma così importante”. Abbiamo trovato su molti siti e su youtube racconti e video di coloro che si fanno belli d'esser stati bravi ad infrangere le norme del Parco. Questo è il solito, tipico, grottesco caso all'Italiana nel quale siamo tutti bravi a lamentarci che le cose vanno male ma quando si tratta di fare un sacrificio di rinuncia o d'impegno netto siamo i primi a trovare le sorciatoie per infrangere i divieti.

Per quanto mi riguarda il caso è chiuso, scelgo di non salire sulle cime protette del parco. Non estendo le invadenti necessità del mio ego la dove per ragioni ben superiori oggi più di sempre è prioritario proteggere la natura (oltre che i propri principi).

L'escursione oltre che un'occasione per vedere l'irripetibile spettacolo della Camosciara è stato un meravigliosa opportunità per conoscere più a fondo qualche vecchia conoscenza, per gettare uno sguardo indiscreto nel cuore di nuovi amici...

Giuseppe Albrizio

Da tempo ha già completato la raccolta di cime avrebbe potuto tranquillamente evitare di tornare sulle stesse cime. Ma lui è il Presidente del Club 2000m e nessuno più di lui è entusiasta del risultato ottenuto dal gruppo di lavoro. Quando Giuseppe ti saluta è raggiante, ha un sorriso che gli illumina il viso sembra già pienamente appagato del fatto che tutto il gruppo si è presentato all'appuntamento. L'età gli ha levato qualche capello dalla testa ma col cervello ci sta tutto e quando parla dice delle cose sensate, quelle cose sulle quali è difficile sentirsi in disaccordo. Impara veloce... Lui, che informatico non è, quando lo aiutai a costruirsi il suo sito “La Mie Passeggiate” (http://www.lemiepasseggiate.it) ci volle davvero poco a spiegargli come doveva utilizzarlo. In poche telefonate, qualche spiegazione arruffata inviata per mail, Giuseppe riuscì a utilizzare a pieno tutte le potenzialità del sito e di internet. Il suo sito oggi è uno dei meglio posizionati per ricerche specifiche sulle cime dell'Appennino.

 

Alberto (Il Guardia Parco)

Alberto si dispone a chiudere il gruppo escursionistico, controlla chi è più lento e chi ha qualche difficoltà nei passaggi più difficili. Il percorso che hanno scelto i Guardia Parco è più unico che raro. La vegetazione ha ripopolato il bosco, i sentieri ormai “proibiti” e mai frequentati, stanno scomparendo. Ancora qua e la i segni dell'antropizzazione sono visibili.
Alberto ha una passione che la vedi sgorgare dai suoi occhi. Camminando ci fa notare un'antica carbonaia. Alberto non lesina spiegazioni è la prima volta che qualcuno mi racconta frammenti della storia del Parco. Sono piccole osservazioni che ti fanno cambiare il modo di guardare al Parco. Quando usciamo dal bosco tira fuori il suo cannocchiale per cercare qualche animale. Poi riparte avendo un occhio di riguardo a noi che arranchiamo sul sentiero. Sono più di vent'anni che lavora nel Parco e da tre è Guardia Parco. Ne ha viste di tutti colori, come quella volta che si stava approssimando ad una caverna e un Orso (probabilmente una femmina) è uscita... béh, non restava che ritirarsi, poi ride... perché questa è certamente una delle tante avventure che popolano i suoi ricordi. Ma ride anche con noi, del nostro entusiasmo di essere li in quel momento. Eppure non ne avrebbe motivo, questo per lui è solo lavoro. Invece no! Ride perché Alberto questo lavoro lo ama davvero. Sono gli uomini come lui che fanno la differenza, dedicano una vita intera ad una missione, senza uomini come lui, come Mario il parco non potrebbe esistere.

Mario (Il Guardia Parco)

Mario è un gigante tra i giganti. Ci conduce con una leggerezza e una semplicità tra salti di roccia, passaggi intricati, canalini e sentierini, si muove su e giù per la Camosciara, come se nulla fosse. E' la sua casa, lo chiamiamo "passo felpato", il suo ritmo è costante ed inesorabile e noi dietro a lui contenti di essere guidati da una tempra così intensa... Sarà un guardiaparco, certamente, ma per noi escursionisti è come uno di noi. La montagna ce l'ha nel sangue.
Un profondo grazie a lui da parte di tutti.

Claudio Carusi

Non ultimo e non meno importante: a lui va un particolare ringraziamento, ha dedicato del tempo per organizzare questa giornata, ha intrattenuto la corrispondenza con l'Ente Parco, ha predisposto e coordinato orario e luogo degli appuntamenti. Claudio ha la capacità discreta del leader, la sua presenza è discreta, spiritosa, divertita e divertente. Siamo al bar del Parco seduti intorno ad un grande tavolo di legno, ridiamo a crepapelle per le battute che ci lanciamo l'un l'altro. Claudio già pensa al prossimo appuntamento sociale. Senza di lui tutto questo sarebbe stato più difficile se non impossibile.

Un grazie particolare ai ragazzi del Gruppo ZIS che sono stati pazientemente ad ascoltarmi (che sono un logorroico maniacale) e ai Cavalieri della Polvere con i quali ho avuto il piacere di camminare e ridere che hanno dato un contributo di estrema positività e legerezza alla giornata.

Balzo della Chiesa

La “Camosciara” è caratterizzata, alle quote più basse, da un fitto bosco di faggi altissimi alcuni dei quali sembrano raggiungere gli oltre venticinque metri. Anche i cuori più insensibili rimangono colpiti dalla magnificenza delle loro dimensioni per non parlare poi della varietà dei colori che può regalare l'autunno. Nella parte più alta della montagna incontriamo meravigliosi esemplari di Pino Nero, autoctono di questo anfiteatro roccioso, li vediamo in alcuni punti sono abbarbicati sulla roccia a testimonianza della vegetazione antica che popola questi luoghi. Ancora più in alto, uscendo dal bosco il versante settentrionale della montagna è profondamente eroso da profondi canaloni i quali sovrastati da alte torri rocciose spiccano ancora più profondi. Pur avendo visitato numerose montagne devo ammettere che Camosciara sembra essere un caso decisamente unico in tutto l'appennino per tipologia e abbondanza di vegetazione.
Intorno alla quota 2000 metri troviamo una fittissima popolazione di Pino Mugo. Tanto raro quanto fastidioso ci ostacola il cammino, ci facciamo spazio quasi nuotando fra i rami, il suo odore forte ci impregna i vestiti, ci impiastra le mani di resina lasciandoci anche qualche graffio. E' un amore e odio per il Pino Mugo ma le montagne non sarebbero le stesse senza.
In vetta il panorama ci lascia mozzafiato: unico, variegato, pieno si prospettive nuove. Aiutato da una cielo terso e secco, il sole non troppo alto sull'orizzonte proietta l'ombra della montagna nelle profondità della valle. Solo qualche nuvola popola un cielo creando un perfetto gioco di contrasti e profondità di campo. Il rito sulla cima è sempre il solito, le foto di gruppo e le foto al panorama.
La cima, segnalata da un piccolo omino di pietre (quota 2073 m), è il giusto mix di rocce, mughi ed erbe; una cima che nel suo aspetto può davvero sembrare una cima ideale.


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