Cime della Laghetta e le Cascate delle Cento Fonti

Scritto da Sabato, 14 Maggio 2011 00:00

Alessandro ed Elena non amano le alzatacce notturne, da tempo anno preso l'ottima abitudine di dormire la notte precedente l'escursione nelle vicinanze delle montagne che sceglie di visitare. E' una buona abitudine che con l'Alpe di Succiso si era resa necessaria ma che ora vorrei diventasse maggiormente mia ed anche nel caso di montagne più vicine.
E' un'abitudine che ogni buon escursionista dovrebbe prendere non fosse altro per far girare l'economia di queste campagne, di queste montagne sempre più spopolate e ormai troppo abbandonate a se stesse.

L'appuntamento è alle 7:30  al Albergo Ponte Rocchetta in località Nerito. Un alberghetto dimesso ma dignitoso posto in posizione strategica fra il vicino Monte Corvo e le Cime Meridionali della Laga.

Alessandro è un vero patito per i Monti della Laga, che in se coniugano acqua, boschi e cime in un mix di forme dolci e affascinanti. Il desiderio di Alessandro è quello di visitare le Cascate delle Cento Fonti percorrendo il sentiero che parte da Cesacastina salendo lungo la Costa delle Troie.

Spinto da un bisogno irrefrenabile di aria pulita decido di farmi portare dal buon Alessandro che da mesi studiava il percorso. Anche io ho dato uno sguardo alle carte ma non ho programmato nulla, lascerò che la giornata porti i suoi frutti.

Da Ponte Rocchetta risaliamo a in direzione di Nerito fino ad un bivio che conduce in direzione di Cesacastina. Attraversato il paese si seguono le indicazioni turistiche per le Cascate delle 100 Fonti. Si giunge al margine del paese per prendere una comoda strada bianca, una sterrata battuta di pietrisco fine che conduce fino a quota 1300 metri circa. Con l'auto si prosegue fino ad un bivio da dove è possibile vedere un enorme capannone, probabilmente adibito a stalla, che deturpa un paesaggio di notevole interesse.

I prati sono di un verde smeraldo quasi irreale, in lontananza riesco a scorgere l'imponente mole del Massiccio del Gran Sasso. Ci sono il Monte Corvo, il Pizzo Intermesoli, il Corno Grande e la più piccola mole de Corno Piccolo. Si riesce a godere del bellissimo versante Teramano dell'intero gruppo. Versante che per tanti anni ho desiderato ma che per qualche strano marchingegno non ero mai riuscito a visitare.

Alle 8.40 siamo sul sentiero, un escursionista ci precede di un paio di chilometri, lo vediamo passeggia lentamente col suo cane, non vediamo l'ora di immergerci nel pieno dell'escursione.

La sterrata prosegue con larghe svolte, è molto comoda e ci consente di prendere quota gradualmente. Le luci della mattina, così calde ed accoglienti, il verde dei prati, il bosco, le foglie appena germogliate sugli alberi, la dolcezza dei pendii... tutto sembra ideato appositamente per me... il panorama e gli elementi del paesaggio tutti mi ricordano qualcosa, dalla dolcezza dei Sibillini fino all'ultima più recente visita dell'Alpe di Succiso.

L'errore non è poi così grave ma solo un po' grottesco e grossolano. Ho dimenticato la cartina della Laga e Alessandro ha portato una sbiadita fotocopia del percorso. Per una banale distrazione l'unico spaurito pezzo di carta finisce nascosta in una delle mie tasche e presunta dispersa per gran parte del percorso. Seguiamo il sentiero quando lentamente abbiamo l'impressione di perdere quota e di allontanarci troppo dall'obiettivo. Decidiamo di intercettare una cresta poco lontana e cominciamo a salire dritto per dritto in direzione Est, annaspiamo una centinaio di metri in mezzo al bosco quando finalmente riesco a vedere la cima della Montagnola e questo mi da la chiara e netta consapevolezza  di essere troppo lontano dalle cime della Laghetta.

In cielo solo qualche nuvola vaga senza meta rotolando distrattamente sopra le cime del Gran Sasso e in lontananza. Alessandro ha fatto la sua solita previsione, sappiamo che non ci saranno mutazioni del tempo per i prossimi due giorni.

Saliamo sugli ampi prati di queste montagne. Erba, erba e ancora erba, faticosa da salire giù pregusto una certa facilità a ridiscenderla. Scendere su erba e neve sono le due modalità che preferisco.

Salendo comincio a percepire la mole arrotondata del Gorzano. Poi all'improvviso capisco che ci troviamo spostati di quasi 1 km dall'obiettivo. Un lunga cresta si delinea contro il cielo è la linea della Costa delle Troie, la riconosco bene per averla vista dall'alto del Monte Gorzano.

Quando arriviamo in cresta il panorama sulle cime della Laghetta è eccezionale. L'intera valle è ancora discretamente coperta di neve. Tutti canali di scolo delle acque di discioglimento sono ancora molto coperti di neve. Probabilmente riusciremo a vedere molto poco delle Cento Fonti. Proseguiamo in direzione del Gorzano anche perché gettarsi nella valle è impossibile e soprattutto inutile. Arriviamo sotto il collo del Monte Gorzano e tenendo le linee di livello arriviamo alla Sella del Gorzano dalla quale, finalmente possiamo osservare il meraviglioso panorama su Amatrice.
La prima delle tre cime della Laghetta è anche la più alta, dalla Sella del Gorzano appena 15 minuti per raggiungerla. Proseguendo anche le altre due cime si trovano a meno di 20 minuti l'una dall'altra.
Il panorama che si può godere dalle cime dela Laghetta è straordinario. La prospettiva sul Lago di Campotosto è davvero inusuale. Mi soffermo a filmare Alessandro ed Elena che procedono passo passo uno accanto all'altra, raggiungono la prima e poi la seconda cima. Ho l'impressione di guardarli con occhio indiscreto, mi sembra di far loro un torto, di levar loro un'intimità così speciale... che vorrei abbassare lo sguardo. Il mio pensiero corre alla mia compagna, al desiderio di averla ancora una volta su queste montagne, di condividere con lei queste sensazioni, in piena complicità d'intenti.

Alessando ed Elena non collezionano cime così scegliamo di scendere senza l'ultima delle tre cime della laghetta. Io neppure do più alcuna importanza alla collezione, ci tornerò certamente, più per rivivere il verde e le acque di questa ricchissima montagna, forse per concedermi una giornata di riposo o una passeggiata fianco a fianco con un amico che ti ascolta o far da sapalla ad un altro che ne abbia bisogno.

La discesa, come previsto è facilitata dalle ampie macchie di neve presenti in quota e dalle erbe del morbido versante di franappoggio così tipico della Laga. Mentre scendo uno strano sorriso mi si stampa sul viso, mi sento profondamente gratificato da una giornata senza troppe pretese, vissuta all'insegna della serenità.

Fra un “errore” ed un “errare” percorriamo oltre 16,5 km su un dislivello complessivo di saliscendi di oltre 1200 metri.

Un grazie particolare ad Alessandro ed Elena che mi hanno tirato fuori di casa, senza troppo insistere... heheh anche perché non ce ne sarebbe stato bisogno, tutto è accaduto nel modo più naturale possibile.

Informazioni aggiuntive

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