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Monte Cava per la "via dei Boliviani"...

Scritto da Lunedì, 28 Novembre 2011 00:00

Quando si dice che è stata proprio una giornata fortunata.... La premessa come sempre è il sole, specie in autunno quanto il freddo è già pungente e le giornate sono corte. E' essenziale avere una mano calda sulle spalle ad accompagnarti...

Gli ingredienti per un'ottima escursione sono pochi: un buon paesaggio e una montagna da scoprire ma sopra tutto l'ottima compagnia. Quando poi, per preparare l'escursione, devi solo bussare alla porta del tuo vicino di casa allora è tutto ancora più facile.
Non ci sono neppure quelle alzatacce antelucane che ti stravolgono la giornata. L'appuntamento è alle 6.30 fuori dal portone di casa. Dai, diciamocelo.... ormai siamo al trionfo della pigrizia.... che poi è un vero paradosso per due pazzi che vanno a spararsi oltre mille metri di dislivello e undici chilometri a piedi fra foglie, rami secchi e sfasciumi.

L'escursione per la Valle Amara ci deve portare su fino ai un luogo a me sempre molto caro: si tratta  delle centenarie faggete del Prato di San Rocco noto su alcune carte anche come Prato di Ceraso.
Sogno da tempo di portarci i miei bambini per far conoscere loro il respiro dei faggi e della natura, per far loro conoscere la pace di un prato di montagna, il profumo dell'aria fresca e gli odori del sottobosco.
Novembre inoltrato gli alberi sono già spogli ma ricordo ancora benissimo la Valle Aamara vestita nel suo abito autunnale. Gli alberi gialli, rossi e verdi lasciavano di stucco per l'intensità dei colori.

Camminammo sotto la pioggia senza fretta godendoci i profumi e i colori dell'autunno. Un luogo sicuramente da visitare con i bambini, ne parlo con Massimo che sogna anche lui il momento in cui comincerà a far conoscere la montagna al suo piccolo Lorenzo.

In effetti la Valle Amara è perfettamente percorribile fino ai prati di Ceraso senza alcuno problema tecnico ne di orientamento. La sterrata arriva praticamente fino a quota 1500 senza alcun dissesto particolare. Con un po' di impegno i bambini posso tranquillamente percorre i cinque chilometri dalle auto ai prati del Cerasolo in un paio d'ore.
Il sentiero è indicato da contrassegni rossi-giallo-verdi... la nota bandiera Boliviana. La battuta nasce spontanea, il contrassegno gli ricorda qualcosa e se ne esce con:  “questa è la via dei Bulgari“
In effetti ci sentiamo come dei contrabbandieri est-europei, senza sapere cosa stiamo contrabbandando...

Scopriremo a casa che più che una bandiera bulgara quella è invece la bandiera Boliviana... a maggior ragione quella bandiera ci sarebbe stata bene anche per il resto dell'escursione.
La verità è che siamo qui per “far gambe” come si dice e per quanto mi riguarda sono qui per tornare sul Monte Cava a verificare se c'ero salito veramente la prima volta.
Massimo è già salito al Cava ne due volte, la porta dell'Appennino, il 2000 perfetto, e questa sarebbe la terza salita.

La camminata nella Valle Amara, che si svolge su sterrata è così veloce che in in meno di un'ora e mezza ci ritroviamo al Mercaturo, la curva dove ancora è presente il cartello che indica l'imbocco per la Valle dell'Asino.

All'epoca ci colse una nebbia in quota e decidemmo che un mucchietto di sassi doveva per forza essere la cima peccato che la stima era errata di ben 400 metri. La mia esasperata onestà intellettuale mi impone di tornare su questa cima per verificare se ci sono stato veramente.

Parlando di questa abitudine di collezionare cime con Massimo scopro di condividere un background culturale con qualche similitudine. Mi racconta di come quando aveva iniziato a scalare rimaneva a  poco sotto la cima per circa dieci minuti facendo l'esercizio di non mettervi piede. Si tratta della capacità “rinuncia” e “distacco” dalla morbosità di possedere una cima.  E' un concetto difficile.

Le culture occidentali tendono ad appropriarsi delle cose del mondo... anche l'idea stessa di collezionare cime è un modo per credere che ci si è appropriati della montagna. Ma che significa, ma che vuol dire... in effetti è un falso senso di appropriazione.
Arrivare a venti metri da una cima e rinunciare ad essa è un esercizio che può servire a capire e ad accettare con maggior consapevolezza il senso dell'impermanenza delle cose. Tutto cambia, nulla è per sempre e nulla ci appartiene. Il desiderio di possedere anche solo il ricordo di esserci stati è un desiderio morboso di attaccamento alle cose del passato. Questo tipo di attaccamento (alle idee, ai ricordi idealizzati, ai desideri) non può far altro che renderci miopi sul futuro e possessivi con gli altri, incapaci di progredire e di cambiare.

Insomma per farla breve... tutto questo ce lo diciamo in due parole, perché mica ci va di stare a filosofeggiare troppo. So che Massimo praticava yoga e questo mi dice di una sua predisposizione a fare determinate riflessioni in merito all'esistere.

Divertente perché mi ricorda una domanda che mi fece un amico chiedendomi se io andavo in montagna per una questione atletico-sportiva o per una questione essenzialmente filosofica. Quello era certamente il mio movente principale. Certo è che l'attività fisica che si fa in montagna non ha eguali. Cammini per 5-6-7-8 o addirittura 10 ore quando torni a casa ti senti stravolto ma anche  scarico di tensioni ed in gran forma fisica.
Si, credo che in se l'attività escursionistica riesca a mettere in sintonia il corpo con la mente, non potrei rinunciarvi.

Arriviamo in vetta al Monte Cava contenti di aver scoperto che anche una grande gobba arrotondata come questa può avere un suo interesse paesaggistico. L'ultimo tratto prevede un breve saliscendi su un prato di quota ed uno strappo finale che certamente non avevamo percorso qualche anno prima.
Probabilmente un errore nella stima della distanza di oltre 400 metri... ma con tutta quella nebbia non avremmo potuto fare altrimenti?

In cima il vento è freddo e soffia da nord. Ci nascondiamo fra le roccette per mangiare rapidamente in panino e per riprendere subito la discesa. Il sudore ci si gela rapidamente sulla pelle, meglio non rimanere esposti al vento della cima.

Per la discesa decidiamo di imboccare la via direttissima che passa sotto al colle “Il Cocuruzzo” (1794 m). In corrispondenza della sella di collegamento fra Monte Cava e Cocuruzzo si individua benissimo un canalino “Il fosso del Cerreto”.

E' qui che comincia la nostra vera e propria avventura Boliviana. Il fosso del Cerreto cade esattamente in prossimità della Centrale Idroelettrica di San Rocco proprio dove avevamo lasciato l'auto. La scelta di fare la via di discesa più breve si rivelerà piena di sorprese. Ma il fosso benché non troppo affollato di piante, rovi e sterpi è pur sempre un luogo scomodo dove muoversi. Basterebbe seguire il fondo del fosso fino alla centrale ed il gioco sarebbe fatto.

Ma quando devi ravanare fra gli sterpi, le edere appiccicose, i sassi nascosti sotto venti centimetri di foglie secche, quando devi passare prima sotto al ramo, poi sopra al tronco, evitare che lo zaino ti si impigli fra i rami, spostare gli arbusti spinosi per evitare di strapparti la giacchetta... bhé questo sembra del tutto un'esperienza di terre estreme... una specie di via Boliviana, anzi una via Amazzonica, una giungla equatoriale, un foresta vergine... insomma selvaggia anche se ti trovi a meno di 500 metri dall'autostrada.

Fra le sterpaglie ci sembra anche di sentire l'odore dei tartufi.. è un'esperienza pienamente bucolica. Tanto bucolica che finiamo per incontrare una pianta che vorremmo scambiare per Marjuana. Magari è solo una Dentaria qualsiasi o un'altra infestante senza proprietà alcuna. Manca solo di incontrare le fragoline di bosco... - L'hai portato il cestinetto? E' un continuo di battute, è quel modo spensierato e allegro tipico di Massimo, una leggerezza unica che rende semplice qualsiasi escursione. Anche la più intricata ravanata vegetale.

Pur vero che a noi ci prudono le scarpe... Nel bosco amministrato dalla comunanza locale una rete
di sentieri che non partono da nessuna parte e non arrivano da nessuna parte finiscono prima per farci uscire dal fosso per poi rientrarvi... La via direttissima dei Boliviani si chiude in meno di un'ora e tre quarti ...

A conti fatti... non saprei... se dovessi consigliare una salita al Monte Cava dalla Centrale Elettrica di San Rocco … insomma direi che il percorso è solo parzialmente segnato e non è certamente comodo... ma noi non siamo certo gente che vuol star comoda... altrimenti ce ne saremmo rimasti a casa a vedere le partite... o no?

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

    Scheda tecnica ancora non disponibile...