Cima Wojtyla e Cresta delle Malecoste

Scritto da Lunedì, 13 Agosto 2012 12:31

Il week-end si stava mettendo male... probabilmente me ne sarei andato in solitaria a caccia di qualche vetta mai raggiunta. Ma la montagna in solitaria ha un suono che ormai non mi piace più: è il suono egocentrico dei miei pensieri.

Maurizio T. mi contatta sperando nella possibilità di un'uscita in montagna... perché di stare fermi non se ne parla. Nell'ultimo periodo il caldo afoso che incombe su quasi tutta l'Italia ha ridotto la possibilità di allenarsi con la corsa. L'unica possibilità è chiudersi in palestra climatizzata a correre su qualche tapis-roulant...

Ci mettiamo d'accordo per un'uscita sul Gran Sasso. Si dorme all'addiaccio a Campo Imperatore quindi alle prime luci dell'alba ci mettiamo in moto sui sentieri.
Quando arriviamo a Campo Imperatore il cielo è parzialmente coperto di nuvole e un vento teso e freddo imperversa su tutta la piazza. Dormire in quota lungo il sentiero renderebbe la notte un po'... ehm... lunga. Decidiamo di dormire in auto. La Multipla che ho comprato di recente è stata una scelta concepita anche per questo scopo. E' una macchina grande utile a portare tanti compagni di escursione o per dormirci prima di un'escursione.
Buttiamo giù i seggiolini e ci infiliamo nei sacchi a pelo. Accanto a noi un gran numero di Camper e di macchine... sono tutti qui per la notte di San Lorenzo. Alcuni hanno perfino piantato la tenda sul piazzale. Dopo una breve chiacchierata il sonno prende il sopravvento e dormiamo continuativamente dalle dieci di sera alle prime luci dell'alba.
Alle sei cominciano ad arrivare altri escursionisti, anche noi usciamo dai sacchi a pelo per metterci in moto in pochi minuti. Siamo sul sentiero e già la montagna brulica si escursionisti. La maggior parte cammina in direzione del rifugio Duca degli Abruzzi.
La temperatura non è certo estiva, negli ultimi giorni una perturbazione proveniente da nord ha raffreddato l'aria di quota e siamo costretti ad indossare le giacche a vento.
Ai piedi del Monte Cefalone incontriamo i soliti camosci che si tengono a debita distanza. Sembrano deriderci dall'alto delle rocce. Per loro è così naturale stare arrampicati su picchi e cucuzzoli come se nulla fosse.
Intercettiamo il lungo scivolo che sale fra rocce e roccette fino al Cefalone ad una forcella scavalliamo e cominciamo a scendere per la lunga ed esposta cresta del Malecoste.
Il ricordo che avevo di questa cresta era decisamente molto affievolito. L'esposizione al vuoto è notevole e devo ammettere di essermi trovato non poche volte a disagio. Il disagio è assai accentuato quando mi trovo costretto a camminare sul brecciolino. Per superare un passaggino in discesa su pietrisco fine decido di deviare e finisco per muovermi in arrampicata inversa. Mi trovo decisamente più a mio agio mentre arrampico piuttosto che su un piano (anche se poco inclinato) ma ricoperto di sassolini e sabbia. E' un paradosso perché arrampicare senza corde su speroni esposti è un'imprudenza assai più grave che muoversi su sentiero.
Sul versante meridionale la montagna precipita verso Assergi, sul versante settentrionale le placche inclinate scivolano inesorabilmente verso il Vallone del Venacquaro. L'effetto ottico sulla cresta è eccezionale. Procediamo prima sul versante meridionale, quindi su quello settentrionale ed in fine ancora sul versante meridionale seguendo un abbozzo di traccia. Solo alcuni chiodi infissi nella roccia ci confermano che stiamo andando per la strada giusta.
Usiamo spesso mani e piedi per calibrare l'equilibrio, mi stupisco come mai non sia ancora stata apposta una corda fissa in acciaio o in kevlar. Ai piedi del Picco Giovanni Paolo II saliamo con cautela su brecciolino fino. Maurizio si mette in attesa mentre io entro nel buco... con tutto lo zaino... scomodo scomodissimo, mi sarei dovuto togliere lo zaino ma la pigrizia la vince su tutta la linea.
Dico a Maurizo di passarmi lo zaino, quindi mi segue fin dentro il buco. Siamo in vetta a Picco Giovanni Paolo II, nota per essere anche il gendarme del Malecoste o Cima Wojtyla. Il panorama a precipizio su tutti i versanti è stupefacente. Maurizio è felicissimo di essere qui, entusiasta per aver percorso questa cresta, essere salito su questa cima.
In lontananza, come accadde tre anni or sono in questo stesso posto, il Corno Grande e il Corno Piccolo si stanno ricoprendo di nuvole. Il Monte Corvo anche comincia a coprirsi di nuvole ed hanno l'aspetto minaccioso. Il vento umido e freddo ci sferza da nord e temiamo un cambio di visibilità...
Concludere la giornata alle 9.00 di mattina sarebbe un gran bel peccato per cui proseguiamo fino alla Cima delle Malecoste. Arriviamo in mezz'ora di tempo, teniamo un passo davvero eccellente. Quello che più colpisce in vetta al Malecoste sono le roccie sottostanti, le guglie e i pinnacoli che cadono con una lunga e rugosa cresta verso la sella di Falasca. L'immensa mole del Monte Corvo sembra irraggiungibile e come ogni volta mi domando ancora come farò a guadagnane la vetta.
Scendiamo dal Malecoste per infilarci nel Vallone del Venacquaro. E' qui che ci troviamo fra massi erratici di proporzioni gigantesche e doline che somigliano più a degli inghiottitoi veri e propri.
Ci dirigiamo verso la Sella del Cefalone dove scavallare in direzione della Val Maone. Alla Sella del Cefalone scendiamo ed incontriamo escursionisti che stanno salendo in direzione del Pizzo d'Interlesoli. Il sentiero che scende dalla Sellla del Cefalone richiede anche qui un po' di cautela. Non ho i bastoncini e mi trovo costretto ad utilizzare le mani.
Camminiamo sotto i pinnacoli del Cefalone fino al Passo del Portella. Spesso Maurizio si mette avanti per farmi da “lepre” io lo inseguo ma con fatica. Ha ottime gambe e una volontà di ferro e nonostante dica di essere ansioso mostra tutt'altro una tranquillità di chi ha la vera passione per la montagna. Io invece per l'ennesima volta ho perso l'allenamento sento come al solito il fiato corto e le gambe pesanti. Anche una pessima alimentazione mi ha fatto recuperare qualche chilo di troppo so che dovrei stare maggiormente attento ma la realtà della vita quotidiana è ben più complicata di come la si possa immaginare.
Il meteo sembra reggere e fortunatamente non finiamo immersi nelle nebbie. Arriviamo a Campo Imperatore per le dodici e trenta. Il piazzale è affollato di gente, all'Albergo di Campo Imperatore hanno allestito un bancone e un barbecue. Ordiniamo 10 arrosticini e due panini con salsiccia e verdura. Tutto questo è il giusto ristoro dello spirito e della "panza"... Siamo soddisfatti per un'ottima passeggiata in montagna. E già progettiamo altre escursioni....

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