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Escursione al Monte Cornacchia (2003 m)

Scritto da Lunedì, 02 Luglio 2012 09:49

Sabato 30 Giungo 2012

Tanti sono i motivi che ci hanno condotto in questo meraviglioso luogo così scarsamente considerato. La fanno da padrone la voglia di fuggire dalla calura estiva: Roma è diventata una graticola rovente dove è diventato difficile perfino respirare. C'è la voglia di uscire insieme e voglia di scoprire nuovi posti. Non ultimi la voglia di vivere una giornata di relax senza però rinunciare all'allenamento. Un paio di telefonate e con Alessandro mettiamo in piedi un giusto compromesso che non ci obblighi ad alzatacce antelucane. Sarebbe già ottima cosa riuscire ad essere sul posto alle 7.45 quindi programmiamo l'incontro alla solita Metro La Rustica alle 6.00 di mattina.

Alessandro sta seguendo dei turni massacranti sul lavoro. Solitamente ha la tendenza di coprire i turni notturni e le domeniche che i colleghi solitamente non apprezzano ricoprire.

E' una di quelle occasioni in cui anche Elena può stare con noi e anche se è reduce da una serie di turni notturni fa lo sforzo aggiuntivo di essere sul sentiero con noi.

Alla Fontana di Valle Fossato siamo alle 8.00 più o meno come programmato.

La valle è incantevole. Per certi aspetti mi fa pensare a Prato di Campoli anche se i faggi non sono altrettanto maestosi.

La salita comincia subito in un bosco intricato. Partendo dalla Fontana di Valle Fossato ci troviamo un po' intricati nel fitto del bosco, se fossimo partiti dalla strada sterrata che parte più avanti probabilmente avremmo avuto meno problemi. Rapidamente intercettiamo la sterrata e proseguiamo seguendo la sterrata. Al primo bivio proseguiamo fino a giungere in una prima radura erbosa. Proseguiamo seguendo ancora la sterrata qui incontriamo una seconda radura erbosa dove si trova il Rifugio di Fonte Astuni.

Al fontanile ci inoltriamo nel fitto del bosco, si tratta di vegetazione bassa, troviamo delle tracce di una vecchia carrozzabile ormai invasa dalle erbe. Sappiamo che il luogo è poco frequentato per cui osiamo salire nella vegetazione finché non troviamo il sentiero e nuovamente la sterrata. Questa sterrata sale fino ad un colle dove la vegetazione è stata diradata. Si tratta indubbiamente di una linea tagliafuoco, il bosco è intensamente amministrato e diradato. La cresta si identifica benissimo. Il calore e l'umidità sono altissimi. Grondiamo letteralmente di sudore anche perché saliamo con una velocità di 12 metri/minuto. Non ci facciamo problemi a rallentare e a fermarci... lo scopo dell'escursione è trovare in questo bosco il relax e il piacere dello stare e del salire lentamente.

Non possiamo fare a meno di bere costantemente... io stesso preso dalla pigrizia finisco per non bere a sufficienza.

Il bosco non ha un aspetto particolarmente maestoso tuttavia è gradevole camminare con il ristoro dell'ombra. L'escursione era stata ideata appositamente in questo modo. Sarebbe una sofferenza inutile lanciarsi in grandi conquiste con temperature così torride.

Mentre saliamo il bosco cambia aspetto se nella parte bassa avevamo trovato il faggio e l'acero ora troviamo il mirto e altri alberi bassi. La vegetazione a questa quota sembra crescere con maggior lentezza. I rami sono contorti dal freddo ma le piante sembrano resistere. Camminare in questo bosco basso è un piacere nuovo e ineguagliabile. Mai mi era capitato di vedere vegetazione svilupparsi in questo modo. Il sentiero, chiarissimo specie nella parte alta del percorso ci conduce rapidamente verso il Rifugio di Coppo dell'Orso. La vista panoramica dal rifugio è incredibile. Un panorama sul una conca glaciale molto erosa. Il Rifugio Coppo dell'Orso è chiuso, un grosso lucchetto è posto sulla porta ma è nuovo la qual cosa indica un utilizzo e una manutenzione costante.

Ormai siamo arrivati molto in alto sul rifugio una targa segna 1900 m s.l.m ma sappiamo bene che il rifugio si trova a 1870... mancano pochi metri di dislivello alla vetta.

Sappiamo però che dovremo ancora fare la parte più faticosa del percorso. Il sole cade a picco e fa un caldo torrido.
Usciti in cresta un leggero vento secco ci procura quel sollievo che tanto avevamo cercato nel bosco.

Elena che solitamente fa da “lepre” sembra soffrire la stanchezza e il caldo. Mi metto istintivamente avanti al gruppo per tirare e creare quell'effetto “inseguimento”. Ogni 100 metri mi fermo e aspetto Elena e Alessandro che tengono un passo più moderato. Io sono stranamente in forma, come erano mesi che non mi sentivo. Ho perfino la forza di saltellare avanti ma non capisco da dove mi arrivano queste forze. Probabilmente l'essere uscito costantemente in montagna negli ultimi mesi mi ha fatto recuperare la forma fisica.

Dal Rifugio Coppo dell'Orso riusciamo a salire con una pettata diretta fino alla vicina cima dei Tre Confini (1992 m) da qui possiamo osservare il paesaggio sull'ampia Vallone del Tasso. Una salita classica ed impegnativa è quella che parte dal Campoli Appennino che procedendo per il Vallone del Tasso sale alla cima del Monte Cornacchia (2003 m).

Non ci resta che goderci il percorso lungo il crinale fino alla vetta siamo ampiamente nei tempi di percorrenza e la frescura di quota ci fa godere con calma l'ultimo tratto dell'escursione.

Sono contento di trovarmi ancora una volta in vetta ad una cima con Alessandro ed Elena, siamo qui quasi tutti per gli stessi motivi soprattutto la sintonia di goderci la passeggiata rifuggendo dal caldo romano.

Rimaniamo in vetta a chiacchierare per quasi un'ora. Fra un panino, una foto e una battuta il tempo vola e si fa già ora di tornare indietro. Il sole picchia e nonostante il vento non ci faccia percepire troppo il caldo sappiamo che ci stiamo abbronzando ben benino.

Alessandro è sempre molto cauto e non c'è volta che si dimentica di mettere la crema. Io invece, per pigrizia e svogliatezza finisco per sottovalutare il problema.

Il ritorno al rifugio si svolge con calma. All'imbocco dei valloni il vento che risale dalla valle è secco e fresco, ci fermiamo per assaporare la frescura.

Al rifugio Coppo dell'Orso incotrno gli amici de La Muvra in particolare la sezione di Avezzano per i quali avevo proposto la presentazione del gruppo sul sito di Appennino.Tv.

La discesa, come quasi tutte le discese, è una pena per la punta dei piedi e per le ginocchia. Un massacro ma abbiamo l'incentivo di andare a rifocillarci alla Fonte Astuni.

L'ultimo tratto di percorso è molto meglio segnato che all'andata e scopriamo di aver mancato il sentiero vero per uno sbaglio di 10 metri. Abbiamo fatto luce su un percorso che sulla parte bassa ha ancora qualche problema. Tutto questo nell'intenzione di illustrare in una scheda tecnica la salita nel maggior numero di dettagli.

Mentre scendiamo perdiamo l'orientamento Elena si ricorda di un omino di pietre sul quale avevo piantato un bastone di pietre. L'omino era stato posto per individuare il punto esatto per riprendere il sentiero. Bravissima Elena, se non ci fosse stata lei a ricordare l'omino di pietre ci saremmo certamente persi aumentando notevolmente la lunghezza di percorso. Ritroviamo lungo il sentiero l'omino e il punto per riprendere la giusta via verso Fonte Astuni.

A Fonte Astuni beviamo tutti un'acqua potabile ottima e freddissima, quell'acqua che solo in montagna è possibile bere. Limpidissima, con un sapore eccellente... questa in particolare priva di un residuato solido, ne sabbia, ne polvere... un'acqua buonissima.

L'escursione si conclude al Fonte del Vallone del Fossato dove abbiamo lasciato l'auto. Alessandro ha un amore istintivo per il verde i boschi e l'acqua. Alla fonte si leva la maglietta, gli scarponi e le calze. Lo vediamo felice come un bambino per potersi bagnare i piedi sotto l'acqua gelida. Sembra aver perso tutta la timidezza in preda ad un orgasmo per la natura e la libertà che solo la montagna riesce a dargli.

Nonostante il caldo, a conti fatti, si è trattato di una giornata percorsa prevalentemente nel bosco, trovando quel relax e quel fresco che era il nostro vero obiettivo.

Facendo il consuntivo della giornata Alessandro ed Elena mi fanno osservare che ho tenuto un ritmo davvero eccellente, benché io non me ne sia accorto sono contento di questo specie considerato che l'anno non era cominciato granché bene.

Max. Mi è mancato Max che tante volte mi aveva consigliato di salire al Coppo dell'Orso. In fin dei conti quest'itinerario lo aveva originariamente studiato lui e a lui va il merito d'avermi stimolato a provarci.

Per problemi di orientamento non consiglierei quest'escursione a chiunque. Probabilmente si tratta di un percorso escursionistico più adatto ad escursionisti esperti che abbiano dimestichezza con i problemi di orientamento all'interno del bosco.

Informazioni aggiuntive