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Monte Morrone (2141m) e Fonte della Vena

Scritto da Martedì, 26 Giugno 2012 08:42

Domenica 25 Giungo 2012

Il regalo più bello... Ho letto in qualche sito di montagna... (se la memoria mi aiutasse potrei citare l'autore ma devo fare ammenda per questo buco mentale) … una domanda curiosa ovvero “se avesse senso cercare un senso”.

Curiosa davvero questa domanda alla quale avrebbe senso rispondere negativamente, no non ha affatto alcun senso, oppure alternativamente rispondere in modo positivo abbarbicandosi con le unghie e con i denti sostenendo che certamente ha senso cercare un senso.

Eppure sulla questione euristica del senso va fatta sicuramente una precisazione assai più efficace: il senso non si cerca ma si determina. Eureka!

Vista così allora la ricerca può considerarsi finita lasciando spazio all'impegno personale. E' un tipo di onere che ci coinvolge giorno per giorno più o meno consapevolmente. Nell'agire di tutti i giorni finiamo di fatto per fare quelle scelte che daranno un “senso”, un “colore”, un “nome” al nostro esistere.

Molto complesso il discorso sulla teorizzazione filosofica (qualora se ne potesse fare una) che si dovrebbe intrecciare di strane ipotesi sul libero arbitrio e sulle scale di valori che ci ritroviamo a portare nel nostro zaino.

Più semplice invece il discorso per quello che mi riguarda, tante questioni di “senso” le ho già definite attraverso la mia sensibilità personale. Non sono definizioni basate su scelte di logica raziocinata o motivi di opportunismo ma su empatia ed emozionalità. Ci sono poi altri come me che, consapevoli di una necessità di “senso” finiscono per fare scelte di fede. Non sono necessariamente scelte di tipo religioso (anche... ma non solo), si può avere fede anche per il concetto di giustizia o di equità. Queste scelte in qualche misura li guideranno verso una definizione del “senso” della loro vita. Ma questo vale anche nell'andare in montagna. Così come ci si dedica alla famiglia, oppure ad un progetto di lavoro ci si può dedicare anche ai principi di onestà, di correttezza, o alla ricerca dell'equilibrio. In montagna ci si può dedicare all'idea di “cordata”, idea del tutto astratta ma luce, modello e guida da contrapporre ad una realtà caotica.

La giornata nasce ancora una volta dal desiderio di supportarci l'un l'altro, come accade spesso per coloro che vanno in montagna. Sempre meglio muoversi in gruppo: è più sicuro, probabilmente più economico ma sicuramente è più piacevole che starsene li a camminare rimuginando il propri problemi in un dinoccolamento senza fine e senza soluzione. Uscire in gruppo è stimolo per buttarsi giù dal letto anche quando sei stanco morto o quando sarebbe più facile marcire nella propria pigrizia.

Massimo propone un'esplorativa al Monte Sirente. Per me qualsiasi uscita va benissimo ma rilancio mettendo insieme un'escursione al Monte Morrone con passaggio per gli stazzi di Fonte della Vena. Il percorso si svolge per quasi l'ottanta per cento su mulattiera carrozzabile. Si tratta della mulattiera che dalla galleria San Rocco della A24 sale lungo la valle Amara.

Maurizio si aggiunge al progetto con entusiasmo e Valeria viene persuasa a venire ancora una volta per tentare un sempre più frequente coinvolgimento nelle escursioni. Si è allenata inspiegabilmente per tre settimane consecutive e certamente dovrebbe essere in grado di camminare su una facile sterrata. Vero che il dislivello e la distanza sono comunque impegnativi ma è vero pure che lungo il percorso non esistono ostacoli tecnici particolari.

La sterrata è costeggiata da un torrente in secca durante tutti i mesi estivi. Questo torrente durante l'inverno e la primavera raccoglie acque piovane e acque di disgelo. Con le inondazioni invernali il torrente finisce per dissestare la strada e il lavoro di manutenzione del torrente è essenziale per evitare il dissesto della strada adiacente.

Valeria accusa subito il colpo, il caldo e la salita (benché graduale) le rallentano il passo. Tiene un passo costante benché lento così decido di starle accanto tentando di adeguarmi al suo ritmo. Valeria in montagna diventa taciturna, si concentra sul proprio corpo tentando di capine i segnali. Di massima non ama soffrire, almeno non come me che ricerco spesso lo stress fisico. Il suo sembra un cambio caratteriale, solo in parte lo è … la fatica incide, come per tutti noi, sul suo stato emotivo.

Massimo e Maurizio vanno avanti per mantenere un allenamento costante, sono io stesso che li sollecito rassicurandoli che starò vicino a valeria. Questa escursione aveva lo scopo fare un po di fiato e non posso certo costringerli a seguire il nostro passo.

Al bivio che conduce agli stazzi di Fonte della Vena ci aspettano hanno un anticipo di quasi 20 minuti su di noi. Per sdrammatizzare faccio una battuta dicendo: “hei finalmente siete arrivati … era mezz'ora che vi aspettavo...” poi si ride, ma è proprio questo lo spirito che imprime Massimo alle escursioni, l'umorismo è essenziale rende tutto più leggero e gioviale.

Maurizio è colpito dalla zona, è un piacere muoversi sotto la faggeta, si rimane protetti dal sole e il caldo non ci taglia le gambe. E' periodo di transumanza e salendo verso gli stazzi incontriamo i pastori che portano le pecore in quota. Sono tosate e non puzza affatto. Ci muoviamo in mezzo alle greggi ed è divertentissimo. Un cane si mette a correre nel bosco, sta tentando di intercettare una lepre. Sembra un fulmine che si muove nel sottobosco. E' una scena bucolica davvero particolare. Mi fermo a parlare con un pastore che sorridendo ci racconta che in montagna si può vedere di tutto. Dice qui sui monti della duchessa ci sono anche i lupi. Ci provano a braccare le pecore ma i cani sono forti e non ci riescono... preferiscono stare alla larga.

Gli racconto che al Lago della Duchessa ci fermammo a parlare con Gregorio Lanciotti, gli comprammo un formaggio e lui ci raccontò delle leggende sui lupi. Una volta un escursionista andò in escursione su queste montagne e ritrovarono solo le scarpe.... i lupi, i lupi...

Gregorio... povero Gregorio, fa il pastore, è morto.... lo hanno trovato sull'uscio di casa... ci racconta il pastore. Rimango colpitissimo da questa notizia. Con lui se ne va l'ultimo pastore dei Monti della Duchessa. Noi, continua il pastore, siamo solo pensionati portiamo su le pecore solo per qualche mese.

Che notizia... è così che la montagna ha perso un grande uomo... un pioniere d'altri tempi.

Agli stazzi ci riuniamo a Massimo e Maurizio che nel frattempo sono saliti con il loro ritmo. Valeria comincia ad essere stanca così le prometto che ci fermeremo arrivati a Fonte della Vena in prossimità degli stazzi.

Quando usciamo dal bosco possiamo vedere la breve cresta che conduce alla cima del Morrone. Valeria viene tentata a salire ma le dico che non c'è bisogno, ci possiamo sedere sotto ad un faggio a goderci la giornata. Do la mi a macchinetta fotografica a Massimo e gli dico … fatevi una foto di vetta... ci rivediamo agli stazzi.

Io e Valeria saliamo ancora 100 metri di dislivello e ci fermiamo sotto un grande faggio. Siamo io e lei... si mangia un panino... si chiacchiera... poi Valeria mi svela una sorpresa che mi stava preparando da mesi...

- Sai cosa ti regalo per il tuo compleanno?

Mi ha cucinato per benino nei mesi passati, ma un sospetto lo avevo avuto.

- Ho organizzato tre giorni per andare a prenderci l'Alpe di Succiso.

Non è il regalo in se che mi colpisce. Chiunque può andare all'Alpe di Succiso. Solo una moglie che ti conosce bene può fare questo genere di cose.... sono spiazzato, spaesato, emozionato... Le è venuto il lampo di genio. Siamo io e le su questa montagna... quale luogo migliore per darmi il mio regalo di compleanno. Se tutto va bene saremo io e lei su quella montagna... è un regalo per me... da vivere con lei... non è solo per me... è per noi... sono felice e orgoglioso di lei. Non potrei desiderare montagne più alte, montagne più fiorite. Questo è il regalo più bello. Sapere di essere stato compreso.

Quando Massimo e Maurizio rientrano dalla visita in vetta sembrano molto soddisfatti. Si fermano anche loro a mangiare un panino sotto l'albero, ci si scambia due chiacchiere e si riparte.

Il ritorno, lungo la sterrata è piacevole, comodo, a tratti forse monotono... ma io mi porto dentro la soddisfazione e l'orgoglio di una moglie fuori dal comune che è stata capace di progettare un'escursione, di allenarsi per venire con me su una specifica montagna per vivere quell'istante eccezionale e simbolico che riguardava solo noi due.

Queste sono le scelte che danno “senso” alla montagna prima e alla vita poi...

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