Monte di cambio - Il tempo per camminare...

Scritto da Sabato, 04 Luglio 2009 00:00

Sabato 4 Luglio 2009

Come in qualsiasi cosa della vita sento che sia importante rimanere consapevoli e presenti a se stessi... anche quando si pratica escursionismo. Sono mesi che D.R. ed io ci ripetiamo che dovremmo cambiare atteggiamento: basta inseguire il numero di vette sopra i 2000. Dobbiamo riprenderci il nostro tempo sulla montagna, soffermarci ad osservare il paesaggio, fotografare un fiore, toccare una roccia, fare piccole deviazioni di percorso per esplorare versanti, boschetti e sentieri. E' così che abbiamo finito per scegliere il Monte di Cambio per questo “cambio” di stile.
Un breve percorso, per una montagna che abbiamo a torto considerato di poco pregio, un progetto per una giornata di tempo instabile con probabili acquazzoni estivi. Nulla ci spaventa più, né complessità né difficoltà di percorso, non ci sono acquazzoni estivi, né vento forte che possano fermare il nostro passo. C'è solo una paura, tutta umana, quella di non riuscire a vedere la montagna nel tentativo di conquistare un nuovo record. Ritorniamo in montagna con gli occhi aperti verso il mondo.
Superata la sella di Leonessa, dopo un paio di tornanti il percorso inizia in prossimità di un cartello turistico abbattuto dalla neve. Siamo in quattro: io, L.R. detto anche la Locomotiva, D.R. e Giorgio M. detto anche il Viandante Arabo.
I preparativi si fanno rapidi ed alle 7.20 siamo già sulla sterrata che conduce in meno di mezzo chilometro ai piedi della cresta del Monte Porcini. Lungo il sentiero il panorama verso il Monte Terminillo si apre lentamente. Il sole estivo splende alto e torrido, sembra voglia regalarci una bella giornata in barba alle previsioni di pioggia e tempo instabile.
Dal versante occidentale della montagna scavalliamo in meno di mezz'ora sul versante orientale. La zona è lussureggiante. Parliamo infatti di quota 1750 e per l'Appennino, fatti salvi rari casi, è difficile trovare tanta erba fresca e fiori meravigliosi a queste quote. E' proprio la freschezza e l'umidità delle erbe e dei fiori che mi colpisce. Probabilmente tutti gli acquazzoni estivi dell'ultimo mese hanno mantenuto la vegetazione più rigogliosa che mai.
La strada sterrata continua quasi fino ai piedi di Monte di Cambio ma decidiamo di lasciarla per cominciare la nostra folle cavalcata passando di cresta in cresta. Ci spostiamo a sinistra lungo il crinale per raggiungere in meno di cinque minuti la lunga cresta del Monte Porcini. Io e D.R. ci prendiamo tempi lunghi per fotografare fiori e panorami. Il cambio di atteggiamento da tanto agognato sta diventando realtà sul luogo ed in modo quasi naturale.
Il Viandante Arabo e la Locomotiva conducono l'escursione cavalcando impazienti e desiderosi del magico compimento di una vetta. In vetta al Porcini qualche foto e via in direzione del Monte di Cambio, il cielo non da segni particolari di cambiamento. Solo qualche nuvola sparsa fa capolino sui gruppi montuosi del Velino e del Gran Sasso.
Scendiamo dal Monte Porcini per un dislivello notevole a balzelloni fra margherite e violette. Siamo un po' come quattro farfalloni spensierati. L'obiettivo era questo, ci siamo riusciti... ora tutto quello che verrà dopo sarà solo tutto di guadagnato.
Ci dirigiamo per il margine dei pratoni di quota per trovare l'affaccio sulla valle in direzione del borgo di Posta. L'affaccio è meraviglioso, per i colori, per la vegetazione, per la conformazione morbida delle colline circostanti ci sembra di muoverci sui Sibillini, ma così non è sappiamo di esserne lontani, solo i Monti della Laga ci sorvegliano da vicino chiedendosi per quale motivo quattro piccole formichine si aggirano su queste montagne.
Ai piedi del Colle delle Pozze, che si innalza ripido sulla valle sottostante la Locomotiva parte inesorabile alla conquista della sua cima. Sembra non scalfirlo neppure il caldo, nessuna fatica, nessun segno di cedimento. Noi D.R., il Viandante Arabo ed Io attratti dagli speroni sottostanti la cima ci soffermiamo a fare qualche fotografia... dico qualche per usare un eufemismo perché in verità sembriamo invasati tant'è che il Viandante Arabo ci prende continuamente in giro. Ma la sua presenza è fondamentale, il suo umorismo, la sua allegria ci mettono del giusto umore... e naturalmente noi stiamo allo scherzo.
Dopo la piccola deviazione riguadagniamo la strada e la cima con la Locomotiva che si è imprudentemente seduto su un masso sporgente a strapiombo sulla valle. So quale grande attrattiva chiama il suo spirito. So che momento di pura beatitudine sia stato quel sedersi ad ammirare il panorama stando seduti sul filo del rasoio. Accidenti se non conosco questa sensazione... e per questo la mia prima reazione è di fotografarlo in quel punto perché domani voglio che si ricordi quel momento. Poi quando si rialza e si riunisce al gruppo il mio secondo istinto è di rimproverarlo e lo faccio perché mi sento responsabile anche per lui, perché è stata un'imprudenza, una leggerezza anche nei confronti degli altri membri del gruppo. Il mio pensiero è sfaccettato e poliedrico, penso al peggio, penso alle conseguenze di una caduta accidentale, penso alle conseguenze per lui e per noi. Non posso evitare di farlo, è un “must” che mi ero posto quando cominciai ad andare in montagna. Andare si... ma con prudenza, senza mettere inutilmente a rischio la propria incolumità.
Scendiamo in direzione dell'ultima sella, siamo belli carichi, la Locomotiva sembra aver male incassato il colpo, da un certo punto di vista lo capisco, in qualche modo tento di giustificarmi ma confido anche nella speranza che se uscirà con noi imparerà anche a conoscermi e a conoscere questa prudenza con la quale mi muovo in montagna.
Si segue il ritmo del meno veloce, non si spinge il gruppo a fare cose di cui uno o più membri non siano all'altezza, mai realizzare imprese senza la giusta attrezzatura di montagna. Quando le condizioni non sono favorevoli si torna tutti indietro, la montagna non scappa, è sempre possibile tornarci sapendo di essersi messi in condizioni di poter affrontare le difficoltà incontrate.

Le mie gambe sono piene di energie, sento la grinta scatenasi ed anche il Viandante Arabo ha le magiche scarpe che sfrigolano scintille. Parliamo in continuazione fino a perdere il fiato nell'ultimo tratto di salita. In meno di quaranta minuti siamo finalmente sulla vetta del Monte di Cambio. Arriviamo in vetta insieme... siamo felici ed orgogliosi di aver rafforzato questa nostra amicizia.
Vedo arrivare anche D.R. e la Locomotiva. Il meteo ancora regge, il sole picchia e sento già che tornerò mezzo abbronzato. Con le foto di rito segniamo il giro di boa della nostra piccola escursione.
Ci fermiamo a mangiare e soprattutto a riposare. D.R., il mio buon partner di sempre si è ricordato del mio compleanno, rido con fare imbarazzato ed allo stesso tempo lusingato, profondamente colpito che i miei compagni abbiano pensato a me. Sbocciamo una bottiglia di prosecco per festeggiare poi con soddisfazione, tutti ci stendiamo a terra per trovare riposo. Qualche mosca, un paio di tafani ci girano intorno ma senza infastidirci troppo.

Passiamo più di un'ora in vetta gustandoci questo meraviglioso momento di pace.
Il ritorno è fulminante. Invece di fare ritorno per colli e colline, piccole vette e valloncelli riguadagniamo la sterrata che corre ai piedi del Monte di Cambio. In meno di un'ora e quaranta siamo nuovamente alla macchina... troppo veloci forse ma sempre con gli occhi pieni di sole, fiori, erbe verdi, panorami sterminati e la felicità di aver sfangato anche questa volta un acquazzone estivo che nel frattempo si stava preparando sulle nostre teste.

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

    Scheda tecnica ancora non disponibile...