Non importa dove...

Scritto da Martedì, 27 Maggio 2014 07:23

L'importante non è dove si arriva ma quanta strada si percorre per arrivarci. L'ho sostenuto per tanto tempo in forme diverse pensando, ad ermpio, che sarebbe stato intellettualmente disonesto salire su  certe cime avvalendomi della funivia.

Il Monte Gennaro è una cima non molto alta appena 1271 metri del gruppo dei Monti Lucretili. Questa cima oltre ad essere ai margini del Parco Reginale dei Monti Lucretili affaccia sulla grande pianura romana e nei giorni più limpidi è visibile da tutta Roma.
In inverno con la sua copertura bianca la sua presenza fa intuire la presenza delle ancor più alte montagne dell'Appenino Centrale.
Una montagna che ha per molti anni stimolato la fantasia di un bambino che percorrendo la Via Cristoforo Colombo la vedeva imbiancarsi ad ogni ciclo invernale.

Monte Gennaro va salito dal basso, è inutile ogni compromesso, inutile salire da Prato Favale per far la cosa meno difficile. Salire dal basso significa capirne la sua vera dimensione.

Questa volta non arriverò ai 2000 metri, no davvero, mi accontenterò di una cima scarsamente elevata.

Con Massimo e Fabio decidiamo che la domenica di sole sarà un ottimo momento per sviluppare un po' di fiato e indurire le gambe. Mi occupo del percorso, studio come al solito le fotografie satellitari di Google Earth e progetto una salita da Stazzano. Stampo qualche foglio e improvviso uno zaino.

Ma sono 7 mesi che non esco e nella mente ricominciano a formarsi i fantasmi e gli spettri. Ce la farò? Sarò fastidioso ai miei compagni d'escursione? La caviglia mi si gonfierò di nuovo... e...
Questa volta però sono determinato, ho proprio bisogno di scaricare un po' di tensione e tendo di non farmi dominare dai pensieri negativi.

La notte, come sempre accade prima di una salita, ho difficoltà a dormire. Mi sveglio ripetutamente tre forse quattro volte. E' noioso e non so che ore sono... sto li che aspetto, la sveglia ha un ticchettio più lento del solito...

Alle sei finalmente siamo in tre pronti a partire, il sole è già alto, come accade in estate. Fortuna la meta è “non molto lontana”.

Da Stazzano saliamo per una strada prima asfaltata e stretta e poi sterrata e confusa. Per certo dovevamo girare a destra per una sterrata ma qui di sterrate non ce ne solo e tutte quelle che girano sulla destra sono chiuse da recinzioni.

Entriamo senza volerlo in una proprietà privata, c'è un contadino che sta amministrando gli ulivi. Chiediamo scusa per esserci intromessi nella sua proprietà ma cogliamo anche l'occasione di chiedere informazioni su come ritrovare la strada per il Gennaro.

Dopo esserci smarriti fra i rovi e le ortiche finalmente riusciamo ad individuare un fosso che seguiamo fino in quota. Come non sappiamo ritroviamo per ben 2 volte la sterrata che taglia con una grande zeta il bosco del versante nord del Gennaro. Ma paradossalmente finiamo sempre per fare di testa nostra. Proseguiamo dritto per dritto lungo il fosso.

Massimo e Fabio sono una compagnia gioviale e scherzosa e nonostante i rovi riescono sempre a trovare qualche motivo per ridere. Alla fine una deviazione dopo l'altra, un'incertezza dopo l'altra riusciamo a definire una linea di salita, è la nostra linea.. forse un po' sconclusionata ma originale.

In quota finalmente troviamo il sentiero che conduce alle antenne e al vecchio casermone della funivia dismessa.
Fisicamente sono a pezzi, dopo oltre mille metri di dislivello mi sento completamente disfatto.
Mi sono fermato poco, ho bevuto ancora meno... ed i muscoli accennano a contrarsi in preda ai crampi. Percorro gli ultimi metri ansimando e fermandomi ogni 3 passi. Sono sfinito.

Si è vero, sono sfinito, 7 mesi di assenza dalla montagna hanno completamente cambiato il mio fisico. Tuttavia ora sono contento, contento di esserci e soprattutto di essere riuscito a salire contro ogni mia previsione.

La caviglia non si è gonfiata, il coraggio non mi è mancato, la voglia neppure è mancata. Tutto è andato come doveva e alla fine la cima è anche molto interessante e panoramica.

Conquistarla dal basso ha un valore ancora più importante, sento che questa conquista vale più perché raggiunta senza compromessi con me stesso. Senza mezzi termini oltrepassando un limite che solo la mia mente aveva posto in questi mesi.

Non importa quanto è alta la cima, importa se per guadagnarla fatichi o meno... Posso dire di essere contento di me stesso. E non ho rimpianti... non come tutte quelle volte che per pigrizia me ne sono rimasto a letto.

La cima si riempie velocemente di escursionisti che vengono da Prato Favale, ci sono uomini, donne, bambini e mi sembra di individuare anche il gruppo di Four Seasons, li conosco bene, anche loro vengono da Roma, non lontano da dove abito io...

Decidiamo di scendere in direzione di Palombara Sabina e percorrere la strada asfaltata fino a Stazzano. La discesa è veloce, il sentiero è comodo e privo di alcun sasso, in appena un'ora e un quarto siamo a Palombara Sambina. Da qui gli ultimi quattro chilometri su asfalto sembreranno ai miei piedi come crudeltà gratuita...

L'intero giro ci impegna per 19 chilometri in totale e un dislivello di circa 1200 metri. Siamo cotti come zucchine bollite ma tanto soddisfatti. E' un gran giorno questo, recupero ancora una volta gli entusiasmi e la gioia di camminare.

Per questa volta torno a casa con la serenità che anche questa volta ho dato il meglio di me stesso. Non importa dove arrivi! Importa da dove sei partito e quanto impegno chi hai messo!

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