Le croci che mi porto dentro

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Non sono un grande uomo di fede.  Non di rado, in preda allo sconforto dei problemi quotidiani, mi sono mi son posto severe domande sulla vera natura di Dio. Ma le domande e i dubbi sono rimasti spesso senza risposte.

Eppure tante volte, quando sono arrivato in vetta ad una montagna e ad attendermi c'era un croce, simbolo di sacrificio e passione, ho provato un'emozione forte, un sentimento strano, a tratti incomprensibile, che poco si adatta ad un volgare miscredente come me. Non felicità, non gioia, solo commozione, compassione e stupore. Si, un inaspettato sentimento scatenato da un simbolo di una religione che ancora poco comprendo.

Davvero, perché in fin dei conti io mi sento solo un lupo solitario, una bestia selvaggia, un animale  che non accetta ne regole e ne compromessi. Non accetto riti, non accetto astrazioni, ho bisogno della comprensione logica e razionale. Mi soffermo sul reale.
E' così che nella vita quotidiana difficilmente intreccio relazioni diplomazia astratta, anzi tutt'altro piuttosto... tali relazioni le rifuggo.  Nella vita come in montagna cerco relazioni fondate sull'esperienza vera e continuativa, fondate sullo scambio di sguardi, sulle strette di mano, sugli abbracci. Sulle semplici attenzioni date e ricambiate che infittiscano la reciproca necessità di conoscenza.
In montagna amo sentire il freddo, la fatica nelle gambe, la paura, il respiro affannoso. Non amo le comodità, preferisco vedere le cose come sono veramente, nella loro integrità, non attraverso l'azione di di chi le ha prima fagocitare e poi digerite... per riproporle già filtrate.

Così mi soffermo sui dettagli, sulle piccole cose, perché credo che solo con tanti piccoli mattoni puoi costruire una casa. Osservo le gioie e le paure di un compagno di cordata. Ascolto l'assordante silenzio delle cose non dette. Mi soffermo ad osservare uno sconfinato panorama come anche una piccola coccinella posata su un cardo di montagna. Noto quel ciuffo di fili d'erba che sembra una parrucca e sogno che quelle nuvole siano i famosi conigli impazziti del cielo. Eppure benché vita,  morte, amore, amicizie e montagna sembrano non avere alcuna attinenza fra di loro mi convinco dell'idea che esiste una “magia che mi sfugge”, un “legame invisibile fra tutte le cose del mondo” che con questo mio sguardo miope non riesco proprio a vedere.

Salgo sulla montagna e trovo una croce e magari piango, piango per la responsabilità di essere figlio ingrato, per la responsabilità di essere padre inetto, o marito pretenzioso, o per la responsabilità di essere amico assente e lontano.
Non importa che quella croce sia di una religione che non comprendo. Quella croce, simbolo di sacrificio, passione e coraggio vale benissimo anche per me. Mi spiega fin troppo bene come la condizione umana sia sempre la stessa, condizione forse immutabile, commovente della quale con pazienza dovremmo avere una maggior compassione... e non solo in montagna.

Queste le croci che mi porto dentro...

Ultima modifica il Domenica, 03 Dicembre 2017 09:55
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, nella costruzione di siti web di ogni dimensione ed importanza. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!