Così, se proprio non è possibile rinunciare prima di tutto è necessario fermarsi, la prima cosa da fare è avvisare i propri compagni delle proprie intenzioni ed assicurasi nel miglior modo possibile. Prenderemo, qui di seguito, una situazione “tipo” ovvero quella della fotografia scattata lungo la salita di un pendio innevato o in un canalone ripido.
Non sempre ci accorgiamo quanto spettacolare sia il panorama intorno a noi. Come è giusto durante un'escursione e maggiormente una scalata alpinistica siamo più attenti a come ci muoviamo, a cosa ci assicuriamo, dove puntiamo la piccozza o dove facciano presa i nostri ramponi. La prudenza, infatti, vuole che si faccia maggiore attenzione alla sicurezza piuttosto che al godimento del paesaggio. Oltre certe difficoltà alpinistiche siamo dell'opinione che sia meglio trascurare la fotografia in favore della totale sicurezza.
Tuttavia è proprio il paesaggio a richiamare l'attenzione dell'escursionista e dell'alpinista i quali proprio per quel paesaggio scalerebbero le proverbiali montagne...
Così, se proprio non è possibile rinunciare prima di tutto è necessario fermarsi, la prima cosa da fare è avvisare i propri compagni delle proprie intenzioni ed assicurasi nel miglior modo possibile.
Prenderemo, qui di seguito, una situazione “tipo” ovvero quella della fotografia scattata lungo la salita di un pendio innevato o in un canalone ripido.
Va considerato che il cambio di visuale dalla parete verso il paesaggio esterno può provocare un senso di improvvisa vertigine accompagnato da disorientamento e perdita di equilibrio. Il più delle volte non si tratta della vertigine patologica ma della naturale reazione fisica dovuta al cambio di profondità del campo visuale. L’occhio deve rapidamente mettere a fuoco oggetti molto lontani e nel fare questo invia al cervello informazioni sullo spazio tridimensionale creando, per l’appunto, un certo disorientamento.
Questa reazione può durare anche alcuni secondi e non va sottovalutata.
Va inoltre ricordato che la presenza dello zaino sulle spalle può peggiorare il disorientamento e l’equilibrio, sbilanciandovi nella direzione che meno ci si aspetta.
Per questi motivi prima di girarsi verso il panorama è bene assumere una posizione sicura sapendo che in caso di perdita di equilibrio si possa contare su un buon appoggio. Un esempio di posizione di equilibrio sufficientemente sicura è costituito da entrambi i piedi non troppo vicini fra loro (in modo da avere una più larga base di appoggio) e una mano sulla piccozza profondamente e saldamente infissa nella neve.

L'alpinista sa che sarebbe buona prassi creare un punto di sicura, in alcuni casi è possibile infiggere completamente la piccozza nella neve in corrispondenza delle spalle quindi con una fettuccia provvista di moschettone agganciare il proprio imbrago alla becca della piccozza appositamente provvista di un foro per i moschettoni. La piccozza così infissa nella neve non serve per appenderci tutto il nostro peso ma ci consente tuttavia di trovare il giusto equilibrio.
Stabilita una posizione di sicurezza a questo punto si comincerà a girare lo sguardo verso il panorama lasciando che la vista si adegui lentamente al cambio di prospettiva.
Coloro che indossano le lenti a contatto si accorgeranno che questo adattamento visivo è più lento e la vista si adeguerà con maggiore difficoltà.
Se il pendio lo consente, una volta abituati si ci si può eventualmente girare sedendosi in una piccola buca scavata nella neve o un gradino appositamente ricavato.
Qualora sia necessario sfilarsi i guanti è bene che questi rimangano attaccati ai polsi. I guanti tecnici sono provvisti di una fettuccia elastica che al momento di essere indossati va infilato intorno al polso.
Un suggerimento che valga come monito riassuntivo: “evitate di fare gli sbruffoni, l’arroganza non premia, non scattate con una mano mentre con l'altra scalate una parete. Separando le due attività vi riusciranno meglio entrambe”.
In poche parole prima di scattare una fotografia è necessario mettersi in sicurezza.
Una volta sicuri finisce il lavoro diciamo così “alpinistico”, ci si può quindi dedicare al lavoro del “fotografico”.
Impariamo anche a fermarci più spesso.
L'osservazione è la prima arte del fotografo. Chi non sa guardare certamente non sa scattare fotografie. Bisogna prima di tutto imparare a guardare con pazienza dedicandosi all'individuazione dei dettagli, perdendo tempo ad immaginare come sarebbe una foto, studiando con pazienza i soggetti.Andiamo in montagna per assaporare la fatica genuina e l'aria fresca. Spesso però ci dimentichiamo di fermarci per godere anche del paesaggio, ci dimentichiamo che con la pazienza è possibile individuare ottime inquadrature e di conseguenza scattare anche ottime foto. Non è necessario aspettare di essere giunti in vetta per fare le foto. La vetta è spesso un posto desolato e non sempre il panorama è spettacolare, specie negli Appennini dove l'orogenesi delle montagne non è così variegata come nelle Alpi. Si possono scoprire invece interessantissimi scorci nei valloni, nei canali, ed anche nei boschi.
Assaporare ed osservare sono lo strumento principale per scoprire che anche posti apparentemente più anonimi racchiudono una magia del tutto particolare. Quella magia e quel senso che sono i sotto i nostri occhi ma che spesso non riusciamo a vedere.
Una volta soddisfatta tutta la curiosità fotografica sarà necessario rimettersi su strada. Prima di rialzarsi dalla posizione di sicurezza provvederemo a riporre l’apparecchiatura nell’apposita custodia insieme agli eventuali accessori. A questo punto si avvertirà i propri compagni di cordata che si ha intenzione di ripartire e con prudenza, ci si potrà rialzare e riprendere la salita.