Il Sentiero del Centenario sul Gran Sasso

Redazione 29/10/2026 Aggiornato: 29/10/2026 20:17 Letture: 1

Gli esseri umani sono creature del tutto enigmatiche. Questi buffi primati senza peli sono tutt'altro che un semplice groviglio di muscoli, nervi e capillari. La complessità di un cervello umano supera di gran lunga la sua stessa capacità riflessiva di comprendere se stesso. Ma considerato tutto questo continueremo a non riusciremo minimamente a far luce sul perché uno sparuto gruppo di “primati senza peli” decida un giorno di percorrere l'interminabile Cresta Orientale del Gran Sasso.

Per i frequentatori del Gran Sasso, per quei fortunati “primati senza peli” che almeno una volta sono saliti sul Monte Prena, sul Monte Camicia o solo semplicemente sul Monte Brancastello il Sentiero del Centenario è certamente la realizzazione di un sogno.

D.R., Diego, Max, Alessandro, Marco, Patrick ed io da tempo sognavamo... e questo sogno ricorrente, assetato era quello di percorrere il lungo Sentiero del Centenario.

Ma per cominciare un sentiero così lungo è necessario cominciare a camminare qualche mese prima. Non parlo dell'allenamento che ormai ci vede almeno 3 volte al mese sulle vette del nostro bellissimo Appennino Centrale. Intendo quel camminare lento e metodico che serve per mettere insieme il progetto. Trattasi di un camminar da fermi pregustando già in anticipo il piacere dell'esserci, in quel momento futuro, uniti tutti insieme, con uno scopo quello di completare la traversata più lunga e complessa intrapresa dal gruppo.

Il fermento nel forum è grande, due mesi prima era stabilita la data e all'appello siamo quasi tutti pronti. C'è chi ha comprato l'attrezzatura, chi da mesi torna insistentemente sulla cartina del Gran Sasso per valutare distanze e dislivelli. Alcuni partono in esplorazione per capire qualcosa di più della zona.

Poi il giorno arriva e finalmente si parte.

L'appuntamento è stabilito alle ore 5:30 al bivio della statale che conduce all'albergo di campo imperatore con la lunga sterrata che conduce a Vado di Corno. Io, D.R. e Max dormiamo all'Ostello di Campo Imperatore, Patrick vuole fare un'esperienza di sonno automobilistico e decide di dormire in macchina, Diego ha dormito a casa ma si alza presto e alle 4:00 è già sul luogo. Marco e Livia dormono (male e poco) in una tenda montata a Vado di Corno. All'appuntamento ci siamo tutti. Manca solo Alessandro che è stato incastrato dai festeggiamenti del solito “matrimonio” dell'ultimo venuto, ci raggiungerà sul Monte Prena.

All'appuntamento sono tutti puntuali, ci si mette in cammino in orario. Lo sparuto gruppo di “primati senza peli” si muove deciso seguendo la bianca sterrata che interseca il punto più basso della Cresta Orientale del Gran Sasso: Vado di Corno. E' facile identificare la sella è il punto più basso fra il Monte Aquila e il lungo crinale del Brancastello.

A Vado di corno raggiungiamo rapidamente il belvedere che sporge verso il versante Nord del Gran Sasso. Il cielo è limpido, in lontananza il sole sta sorgendo dal mare. E' un'alba serena ed unica, siamo emozionati e commossi, consapevoli che non ci capiterà tanto spesso di osservare di nuovo un'alba così meravigliosa stando su queste montagne.

Livia ha cominciato ad accusare un dolore persistente all'anca. Io mi sento molto affaticato ed ho difficoltà a carburare. D.R., Diego, Max e Patrick sono in forma e tirano veloci fino in vetta a Pizzo San Gabriele.

Sono le 7.15, e già ci siamo messi alle spalle 4 chilometri e mezzo di marcia. Pizzo San Gabriele (quota mt. 2214) è una cimetta sporgente protesa in direzione del Versante Teramano. Sono qui per dedicare questa piccola conquista a mio figlio Gabriele, nella speranza, un giorno di poterci tornare con lui.

Marco e Livia ci lasciano, l'anca di Livia sembra peggiorare e saggiamente capiscono che on è il caso di proseguire.

Si riparte ed in meno di 40 minuti siamo alla vetta del Brancastello (quota mt. 2385).

(Automobili → Vado di Corno → Brancastello 2h 20min) - (Sono le 7:50)

Foto di gruppo e si riparte. Fin qui il sentiero non presenta alcun tipo di difficoltà e cominciamo ad essere tutti scalpitanti, vogliamo vedere queste famose Torri del Casanova e la ferratina di cui spesso abbiamo sentito parlare.

Dal Brancastello alla Prima Torre Ovest il sentiero (1 chilometro e mezzo circa) si snoda su una cresta che si fa sempre più affilata. La vista delle torri ed il sentiero sempre più esposto ci fanno montare l'adrenalina nel sangue. Davanti a noi un gruppo di due uomini e due donne sono già in cima alla prima Torre.

Arriviamo ai piedi della prima torre alle 8.30. Indossiamo le imbragature, i set da ferrata e partiamo subito per questa nostra prima esperienza di ferrata. Max sale per primo, ha un sorriso lungo tutto il viso e non vede l'ora di scattare qualche memorabile foto di noi tutti che saliamo.

La discesa dalla torre è veloce lungo un cavo d'acciaio e facendo il miglior uso possibile del set da ferrata, con pazienza, spostandoci sulla parete in arrampicata inversa, possibilmente senza appoggiarsi troppo sul cavo stesso.

Arriviamo alla seconda torre alle 9:30 circa. Ce la stiamo prendendo comoda, vogliamo muoverci con prudenza, qui un qualsiasi errore ci potrebbe essere fatale. Dalla seconda torre al Monte Infornace il percorso si fa complesso, sempre in salita scavalcando numerose guglie, fra camini e traversi esposti, seguendo la segnaletica ed attenendoci scrupolosamente al sentiero. Il percorso fino al Monte Infornace sembra non terminare mai, il sole è già alto e siamo già molto accaldati. Una guglia, un'altra ancora, salendo sempre salendo, i passaggini si fanno sempre più complessi. Ma alla coplessità dei passaggi si aggiunge la stanchezza. Io in particolare ho i muscoli scarichi ed i continui movimenti in arrampicata hanno sottoposto le mie gambe ad un eccessivo lavoro di potenza. Bevo molto per evitare la disidratazione provocata dal caldo e dalla respirazione affannosa.

Dopo un'interminabile saliscendi di guglie e di passaggi esposti arriviamo in vetta al Monte Infornace a quota mt. 2469.

(Torri del Casanova → Infornace 2h 40) - (Sono le 12:10)

Qui ci riposiamo, un panino e tanta acqua per riprendere le forze. In vetta al Monte Prena vediamo molta gente. Apprenderemo più tardi che Alessandro è già arrivato. Possiamo solo intuire che ci stia osservando sperando che arriviamo presto. Dopo una breve pausa di 15 minuti riprendiamo subito la strada per il Monte Prena. La cresta continua ancora affilata fino a raggiungere il vicino Prena. Il versante teramano è strapiombate e spesso ci troviamo a margine di una cresta affilata che cade a picco verso le profonde valli sottostanti.

In vetta al Monte Prena ci aspetta Alessandro lo riconosco dalla sua tuta rossa e da quel capellino blu scuro che mette quando va in montagna. Lo saluto con un “ALEEE!” in lontananza, faccio risuonare la mia voce nei valloni circostanti. Lui ci sente e ricambia con il braccio il saluto di benvenuto.

Siamo felici di vederlo, io in particolare. So che la vetta del Prena sarà l'unico momento in cui finalmente, per la seconda volta saremo ancora tutti uniti, insieme...

FINALE A SORPRESA N. 1

La mia stanchezza si fa sempre più profonda. A parte il respiro affannoso che va e viene a seconda dell'intensità del pendio le gambe sono completamente molli. Sento scarsa reattività muscolare ed inciampo spesso. So che devo abbandonare l'impresa al Vado di Ferruccio, rompendo quell'idillio di gruppo che tanto avevo sperato e per il quale mi ero tanto infervorato nei giorni passati sul forum.

Alle 14:30 siamo al Vado di Ferruccio, la traversata fino ad ora ci è costata 9 ore e ½ di cammino. D.R., Max, Diego ed Alessandro decidono di continuare per il Monte Camicia. Alcuni di loro vorrebbero accompagnarmi nella discesa, ma sento il loro desiderio palpabile di arrivare fino in fondo. In quel momento so di aver dato fondo alle mie ultime energie. L'unica cosa che avevo da dimostrare a me stesso era, in quel momento, sapermi fermare prima di rendere quell'escursione un momento sgradevole. E così è stato. Ho lasciato che di questa giornata mi rimanessero solo buoni ricordi.

A “Le Cocchiarelle” in fondo alla bianca sterrata che scende dalla miniera di Bauxite Alessandro ha lasciato l'auto: 1 ora ½ di cammino dal Vado di Ferruccio. La mia gita si conclude flemmatica, a tratti, portando l'auto di Alessandro a Fonte Vetica dove aspetterò i ragazzi brindando spensierato con la fresca acqua di Fonte Vetica.

Certo è che se ci ripenso le relazioni che ho letto in giro, fra libri ed internet non rendono merito ad una traversata così complessa e lunga. Lunga, lunghissima. Appena 16 chilometri ma sviluppati da un ininterrotto sistema di guglie, cime e cimette da salire, da circumnavigare o da traversare obliquamente tenendo sempre i muscoli saldi e le mani libere per tenersi ben saldi alla roccia.

Io direi che l'escursione è certamente alpinistica mi verrebbe da coniare un nuovo grado di difficoltà:

EMEA++ (ovvero Escursionisti Molto Esperti e Attrezzati).

FINALE A SORPRESA N.2

D.R.!

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