La “Grotta del gesso”, una meraviglia ad alta quota nel Parco Regionale del Matese. Questa “grotta”, molto particolare, si trova ad una quota di oltre 1.300 metri sul livello del mare, sul lato anteriore e poco al di sotto della sommità del “Palumbaro” (parte orientale del Monte Mutria), in territorio di Pietraroja (BN) che, com'è noto, è la "patria" del celeberrimo fossile di dinosauro "Scipionyx samniticus", meglio noto come "Ciro", famoso in tutto il mondo.
La “Grotta del gesso”, una meraviglia ad alta quota nel Parco Regionale del Matese. Questa “grotta”, molto particolare, si trova ad una quota di oltre 1.300 metri sul livello del mare, sul lato anteriore e poco al di sotto della sommità del “Palumbaro” (parte orientale del Monte Mutria), in territorio di Pietraroja (BN) che, com'è noto, è la "patria" del celeberrimo fossile di dinosauro "Scipionyx samniticus", meglio noto come "Ciro", famoso in tutto il mondo.
Il lato anteriore del “Palumbaro”, esposto a Sud, è visibile anche da lontano, si presenta molto aspro e ricco di pareti e speroni rocciosi. Ad occhio nudo, un buon punto di osservazione è, quando si sale a Bocca della Selva, dalla strada panoramica Sud-Matese in corrispondenza di “Fontana Tasso”.
|
La “Grotta del gesso”, in dialetto locale detta "a rott' u ggìss'", è così chiamata perché l'acido carbonico, assieme ad altre sostanze chimiche, scioglie il calcare e crea nella grotta uno strato di roccia tenera (molto bianca, che sembra gesso) di alcuni centimetri di spessore sulla roccia dura. Tutta la “grotta” sembra una enorme camera pitturata con pittura bianca. Ovviamente occorre una torcia o una lanterna per percorrerla. La “grotta” è percorribile senza problemi e il piano di calpestio pende verso l’ingresso. Ha una profondità di circa 25 metri e in fondo ad essa c’è una piccola sorgente di acqua fresca e limpida, alla quale in passato i pastori si recavano a bere, quando, dalla tarda primavera all’autunno, a Monte Mutria era molto diffuso l’allevamento brado, specialmente di ovini. La zona montagnosa in cui si trova la “grotta” domina vasti e suggestivi panorami, pressoché in ogni direzione. E ciò contribuisce notevolmente a rendere la “grotta” ancora più interessante, oltre che bella. Colpisce anche il fatto che in quella località, a causa dei ripidi pendii e delle asperità, gli alberi non vengono mai tagliati e muoiono di vecchiaia. Anche i rami e i tronchi secchi, non essendo trasportabili, marciscono sul posto e si trasformano in “humus”. Come si arriva alla "Grotta del Gesso"?Alla “grotta” si arriva ovviamente a piedi, con due possibili percorsi alternativi. Sono entrambi molto suggestivi e richiedono più o meno lo stesso tempo di percorrenza: in media da un’ora e mezza a due ore. Il percorso un po’ meno faticoso sembra essere quello che consente di arrivare alla “grotta” da Nord/Est, ossia da “Pesco Rosito”, che è un grosso sperone roccioso posto all’inizio del bosco “La Torta”, ad Ovest del Passo di Santa Crocella, in territorio di Pietraroja. Proprio sulla "Sella del Perrone" c'è un quadrivio che consente di andare in 4 direzioni diverse: L’altro percorso, ugualmente molto interessante, consente di giungere alla “grotta” dalla direzione pressoché opposta, ossia da Ovest, partendo a piedi dalla località Sambuco di Monte Mutria, lungo la strada panoramica Sud-Matese, a circa 4 km prima di giungere a Bocca della Selva salendo da Pietraroja. Lungo questo percorso, che inizia in territorio di Cusano Mutri (BN), si passa per la “Fontana dell’Acera”, la più elevata in quota delle sorgenti. Da Pesco Rosito alla "Grotta del Gesso"Il grosso sperone roccioso posto all’inizio del bosco “La Torta”, noto come “Pesco Rosito”, deve la sua denominazione (riportata sulle carte topografiche) al fatto che quella zona è particolarmente ricca di piante di rosa canina, chiamata “rosa ianara” dalla gente della zona. A “Pesco Rosito” si arriva in macchina. Salendo da Sud (sul versante beneventano) al “Passo di Santa Crocella”, prima di giungere al “Passo” (all’incirca 2 km prima) si svolta a sinistra attraversando in macchina la “Parata Tufo” (vasta zona a pascolo, con scarsa vegetazione arborea), fino a “Pesco Rosito”, che è visibile da lontano. Lasciata la macchina a “Pesco Rosito”(a 1.195 metri s.l.m.), si procede a piedi verso Ovest, affrontando il pendio nord del “Palumbaro”. Camminando piuttosto adagio, per non stancarsi facilmente, dato il percorso impegnativo e la relativa carenza di ossigeno a quella quota, dopo poco più di un’ora, facendo di tanto in tanto anche qualche piccola sosta “per riprendere fiato”, si sale sul “Palumbaro” a quota 1.375 m s.l.m.. Naturalmente si segue un percorso ben preciso, che, per chi vi si reca la prima volta (e forse anche quella successiva), richiede l’ausilio di una guida esperta. In montagna non si scherza: è facile sbagliare strada (specialmente in zone coperte da boschi piuttosto fitti) e se all’improvviso cala la nebbia, la situazione può diventare, per chi è inesperto, veramente complicata. Giunti sul “Palumbaro”, si procede per poche centinaia di metri ancora verso Ovest e mantenendo pressappoco la stessa quota. Si sale ancora appena di 25 metri, fino a 1.400 m. s.l.m., dove, sull’orlo dei precipizi e delle asperità del lato anteriore (esposto a sud) del “Palumbaro”, s’imbocca il viottolo (piuttosto ripido e di non facile individuazione nella parte iniziale) che consente di scendere, adagio e con una certa prudenza, all’affascinante “Grotta del gesso” (a 1.315 m. s.l.m.). Come localizzare la grotta da lontanoL’ingresso della “grotta” non è visibile da lontano, specialmente quando gli alberi di faggio posti davanti alla grotta sono ricoperti di foglie. Ovviamente per le persone che sono esperte dei luoghi e che conoscono la “grotta” (ma sono poche) il discorso delle difficoltà cambia quasi totalmente. |