Tra pareti appenniniche e letteratura di montagna
Nel panorama dell'alpinismo italiano contemporaneo, Massimo Marcheggiani rappresenta una figura unica: un alpinista che ha saputo coniugare l'esperienza diretta della roccia con la capacità narrativa, diventando cronista delle proprie avventure e testimone di un'epoca irripetibile dell'alpinismo appenninico.
Le origini: da Frascati alle vette del mondo
Nato a Frascati nel settembre del 1952, Marcheggiani incarna la figura dell'alpinista autodidatta che ha trasformato la passione in professione. Cresciuto in una famiglia poco abbiente, dopo aver svolto i lavori più disparati - dal manovale allo spazzacamino, dal vendemmiatore al verniciatore di tralicci - ha scoperto l'alpinismo a 25 anni, relativamente tardi rispetto agli standard dell'epoca.
La sua formazione alpinistica è emblematica di una generazione che doveva inventarsi tutto: insieme a due amici fraterni si costruì ramponi in ferro, zaini fatti in casa e ghette ricavate da tessuto di ombrelli, utilizzando corde da muratori acquistate in ferramenta. Un approccio pionieristico che rivela già il carattere determinato e l'amore viscerale per la montagna che caratterizzeranno tutta la sua carriera.
L'alpinista: il Gran Sasso come palestra di vita
Marcheggiani è diventato, insieme al leggendario Tiziano Cantalamessa, l'alpinista con il maggior numero di prime invernali sulla parete più complessa dell'Appennino centrale: il Paretone del Gran Sasso. Accademico del Club Alpino Accademico Italiano, ha tracciato e ripetuto innumerevoli itinerari su queste pareti, diventando uno dei massimi conoscitori delle vicende e dell'ambiente del massiccio abruzzese.
La sua filosofia alpinistica è riassunta in una frase che è diventata un manifesto: "Io non faccio l'alpinista: Massimo E' un alpinista!" Un'affermazione che sottolinea come per lui l'alpinismo non sia un'attività, ma un modo di essere, un'identità totalizzante.
Le sue imprese spaziano dalle Alpi alle montagne del mondo: dalla prima salita della Ovest dell'Aiguille Noire de Peuterey e della Walker alle Grandes Jorasses al Monte Bianco, fino alle 15 spedizioni extraeuropee che lo hanno portato a salire sette vette inviolate, tra cui il Bhagirathi Karak di 6702 metri e la spettacolare Neverseen Tower nell'Himachal Pradesh in India.
Lo scrittore: tre libri per raccontare l'alpinismo
L'esperienza di Marcheggiani non si è limitata alle sole imprese alpinistiche. La sua capacità di osservazione e riflessione lo ha portato a diventare anche scrittore, producendo tre opere che costituiscono un corpus letterario di grande valore per comprendere l'alpinismo contemporaneo.
"Una scelta" (S.E.R. edizioni)
Il primo libro di Marcheggiani rappresenta l'esordio letterario di un alpinista che sente il bisogno di mettere per iscritto le proprie riflessioni sulla montagna. L'opera anticipa già i temi che caratterizzeranno la sua produzione successiva: il rapporto viscerale con l'ambiente alpino e la ricerca del significato profondo dell'esperienza alpinistica.
"Tu non conosci Tiziano" (S.E.R. edizioni 2011, ristampato da Versante Sud 2021)
Questo libro rappresenta forse il contributo più importante di Marcheggiani alla letteratura di montagna italiana. Dedicato al suo compagno di cordata Tiziano Cantalamessa, tragicamente scomparso, l'opera non è semplicemente una biografia di un forte alpinista, ma il ritratto umano di "quello che a mio avviso è stato il 'più forte' che il centro Italia abbia mai avuto."
Come scrive lo stesso autore: "Non avrei mai scritto nulla su di lui solo perché era forte. Nel suo essere alpinista dalla testa ai piedi, Tiziano era uno straordinario compagno di scalate per la sua umanità, schiettezza, sincerità, affabilità e soprattutto coinvolgente allegria."
Il libro nasce dalla volontà di preservare la memoria di una figura eccezionale prima che "con il cambio generazionale si andasse a dimenticare un grande protagonista del nostro alpinismo." Marcheggiani ammette di aver "scritto più con il sentimento e con i ricordi che non con la grammatica o il corretto italiano," conferendo all'opera un'autenticità emotiva che la rende particolarmente coinvolgente.
L'opera restituisce un affresco dell'alpinismo appenninico degli anni '80 e '90, quando Cantalamessa dominava il Paretone del Gran Sasso con imprese che hanno segnato la storia dell'alpinismo italiano. Tra le sue realizzazioni più memorabili, Marcheggiani ricorda le vie più lunghe dell'Appennino (la Cantalamessa-Tosti e la Martina), il concatenamento invernale dei quattro pilastri e la prima invernale della via più difficile, il Diedro di Mefisto.
"Porto i capelli come Walter B." (Versante Sud)
Il terzo e più recente libro di Marcheggiani è la sua autobiografia, un'opera in cui "più fa i conti con il suo personale vissuto di alpinista, con quell'onestà che viene dal voler fare i conti definitivi di un bilancio."
Il titolo fa riferimento a Walter Bonatti, il grande alpinista lombardo che ha influenzato intere generazioni di scalatori. Come osserva la critica, "a legare Massimo M. a Walter B., molto più dei capelli, è l'amore per i terreni d'avventura, quelli dove l'alpinista si confronta con il rischio."
Il libro segue una struttura narrativa particolare, non cronologica ma emotiva, seguendo "quel particolare percorso mentale, proprio del ricordo, che tende a legare avvenimenti anche lontani secondo logiche emozionali." Questo approccio rende il racconto più autentico e coinvolgente, accompagnando il lettore "più che nelle vicende in quella passione in cui sono cresciute."
L'opera attraversa tutta la carriera alpinistica di Marcheggiani, dalle prime arrampicate "in artificiale" sui lampioni di Frascati alle spedizioni himalayane, dalla Patagonia (dove ha ripetuto la via Franco-Argentina in 26 ore no-stop con Cantalamessa) al Nanga Parbat. Il libro include anche episodi non strettamente alpinistici ma ugualmente significativi, come le conferenze sull'alpinismo tenute nelle carceri di Ascoli Piceno e Sulmona, e il Cammino di Santiago percorso per 780 chilometri "senza poggiare il culo su un qualunque mezzo meccanico."
Il critico Alberto Sciamplicotti ha definito l'opera "un alpinismo potente, nelle grandi come nelle piccole salite fatte, in cui Massimo Marcheggiani ha saputo e voluto trovare la chiave del suo essere uomo."
Il contributo alla cultura alpinistica
I libri di Marcheggiani rappresentano un contributo fondamentale alla letteratura di montagna italiana per diversi motivi:
Documentazione storica: Le sue opere costituiscono una testimonianza preziosa dell'alpinismo appenninico tra gli anni '70 e oggi, un periodo di grande fermento che rischiava di andare perduto.
Autenticità narrativa: Lo stile diretto e senza fronzoli di Marcheggiani, che lui stesso definisce scritto "più con il sentimento che con la grammatica," conferisce alle opere un'autenticità rara nella letteratura di montagna.
Valorizzazione dell'Appennino: Attraverso i suoi scritti, Marcheggiani ha contribuito a sfatare il pregiudizio delle "montagne di serie B," dimostrando che "le montagne sono montagne tutte, che siano alte o basse, rotonde o ardite, boscose o brulle."
Ritratti umani: I suoi libri non si limitano a narrare imprese tecniche, ma restituiscono ritratti umani profondi dei protagonisti dell'alpinismo appenninico.
L'eredità culturale
Oggi, a 71 anni, Marcheggiani continua la sua attività alpinistica e culturale. Gestisce l'Insane Climbing Team ad Ariccia, è responsabile delle coreografie aeree per la compagnia di teatro-danza Kitonb e continua a scalare con i nuovi talenti dell'alpinismo come Lorenzo Trento.
La sua produzione letteraria rappresenta un patrimonio inestimabile per comprendere l'evoluzione dell'alpinismo italiano degli ultimi quarant'anni. I suoi libri sono testimonianza di un'epoca in cui l'alpinismo era ancora avventura pura, prima dell'avvento della commercializzazione e della spettacolarizzazione che caratterizzano parte dell'alpinismo contemporaneo.
Massimo Marcheggiani ha dimostrato che è possibile essere contemporaneamente protagonista e cronista delle proprie avventure, alpinista di valore e scrittore autentico. La sua opera letteraria continua a ispirare nuove generazioni di alpinisti, ricordando loro che la montagna è prima di tutto una scuola di vita, un luogo dove misurare se stessi e trovare la propria identità più profonda.
In un'epoca in cui l'alpinismo rischia di perdere la sua dimensione più autentica, i libri di Marcheggiani rappresentano un richiamo ai valori fondamentali di questa disciplina: il rispetto per la montagna, l'importanza dell'amicizia, la ricerca del senso profondo dell'esperienza alpinistica. Un lascito culturale che trascende il semplice racconto di avventure per diventare riflessione sull'esistenza umana.