Qualcuno direbbe che sono un montanaro esperto, ma io non vado in montagna "seriamente" da parecchi anni. Come tutte le cose, anche la montagna va esercitata: altrimenti si dimenticano tutto — come si cammina, come si gestisce lo zaino, cosa portare, come si fanno i nodi per camminare di conserva.
In questi anni mi sono dedicato molto alla mia professione e la stanchezza non mi ha lasciato spazio mentale per la montagna. Non si può essere e avere tutto in ogni momento.
Un nuovo inizio
In questo periodo di relativa serenità, in cui il lavoro procede regolarmente, posso finalmente tornare alla passione che tanto mi porto dentro. Mio figlio Gabriele ha compiuto 18 anni da poco e ha cominciato a chiedermi di uscire sempre più spesso in montagna.
L'ho coinvolto nelle serate sociali del Club 2000m e anche lui, come me, ha capito il senso di avere un elenco di cime da conquistare e il valore dell'esplorazione del territorio alpino. Con il mio amico Francesco Mancini sono andato alla Repubblica Senato, dove si è tenuta la presentazione — da parte dell'editore Il Lupo con Carlo Coronati — dell'ormai intramontabile libro "I 2000 dell'Appennino".
Un mese ricco di eventi ed emozioni che mi ha riportato a ricordare perché ero tanto appassionato all'escursionismo e alla montagna.
Il Monte Elefante: la prima uscita insieme
Decidiamo con Gabriele di uscire per rimettere un po' di fiato e di muscoli nelle gambe. La scelta è una di quelle banali dal punto di vista alpinistico: la cresta che dal rifugio Sebastiani conduce alla vetta del Monte Elefante, aerea e spettacolare, con una vista molto interessante sul versante Nord.
L'escursione non dura più di un'ora e mezza e non presenta particolare fatica. L'unica caratteristica è che nelle ultime settimane è caduta della neve che si è trasformata in ghiaccio, rendendo i sentieri difficili da percorrere — il terreno ideale per esercitarsi con i ramponi.
Sono le prime volte che Gabriele si muove in montagna con attrezzatura tecnica ed è necessario imparare tutti quei gesti e quei movimenti che l'ambiente montano richiede. Mettere e togliere i ramponi in casa è molto diverso dal farlo su un piano inclinato, anche se seduti su delle roccette. Percepire l'ambiente tridimensionale è fondamentale per chi pratica la montagna, e le prove in casa non servono a nulla.
La notte prima, la partenza e la vetta
Prima della partenza sono già sveglio alle 2:00 di notte — come ogni volta che riprendo ad andare in montagna, l'ansia mi assale. Ho paura di non svegliarmi in tempo. Sono sveglio alle 3:00, poi alle 4:00. Alle 4:30 la sveglia suona e sono subito giù dal letto. Un caffè caldo, lo zaino in spalla, e si parte.
La giornata è fresca, quasi pungente. Il cielo è terso e nelle valli tutto è coperto da una fitta nebbia. Arriviamo in vetta alle 9:30 e ci rendiamo conto di come il Terminillo sia al centro di un panorama straordinario: i Monti Sibillini, i Monti della Laga, il Gran Sasso, i Monti Ernici e i Simbruini, fino alla grande mole della Maiella all'orizzonte. Con un cielo così pulito e le nebbie nelle valli, il paesaggio sembra paradisiaco.
Il rientro e la voglia di tornare
Dal Monte Elefante scendiamo sulla strada che da Micigliano conduce al Sebastiani e recuperiamo rapidamente la macchina. Decidiamo di approfittare dell'uscita per salire fino alla Sella di Leonessa e ridiscendere fino all'attacco del sentiero per il Monte Porcini e il Monte di Cambio.
Il panorama è davvero eccellente: tutti i versanti orientali del Terminillo sono completamente innevati. Le condizioni della neve sono perfette — ben trasformata, con i ramponi si procede in modo piacevole.
Gabriele ha fame da montagna e vorrebbe salire sul Monte di Cambio, ma io sono vecchio e stropicciato. Per oggi va bene così. Ci diamo appuntamento a sabato prossimo.
L'urlo della montagna chiama, e noi siamo pronti a rispondere.
Galleria fotografica
Dettagli percorso
- Link di Interesse
- Array
- Scheda Tecnica dell'Escursione
Scheda tecnica ancora non disponibile...