Monte La Torricella (2071 mt.) dal Valico della Chiesola

Giorgio Carrozzini 05/11/2026 Aggiornato: 06/11/2026 18:01 Letture: 65

La notte e la paura

La notte produce orrore e ogni organismo istintivamente, se non è predatore, con l'arrivo della notte si impaurisce, si mette in protezione e collassa in una forma di chiusura verso tutto.

Se il pomeriggio avevo deciso di andare in montagna il giorno dopo, arrivata la sera con l'oscurità e la paura mi blocco e la mattina alle 5 non mi sveglio, decido di non andare.

Questa è la storia di come cambia il tuo corpo. Questa è una protezione che noi organismi abbiamo, abituati da milioni di anni di evoluzione a metterci in protezione durante la notte; poi all'improvviso sorge il sole la mattina, si rischiara e all'improvviso ti viene voglia di vedere la natura, di uscire e andare sulle tue care montagne. Io dovevo uscire stamattina alle 5, ma questa paura strisciante, questo fantasma oscuro che si è impossessato di me durante la notte, ha fatto sì che io non uscissi presto.

Poi, in realtà, alla mia età, a oltre 50 anni, cominci a svegliarti alle 7 di mattina. Non saresti più in grado di dormire fino alle 11 come fa un adolescente. Ti succede quindi che ti alzi e vedi il sole sorgere, e un po' ti penti di non essere uscito alle 5 di mattina. È buffa questa cosa, perché alla fine ti rendi conto di essere dominato da questi istinti primordiali che ti mettono in protezione e che ti impediscono di fare le cose. Ci sono delle persone fortunate che questi istinti primordiali riescono a controllarli; non è il mio caso e spesso devo farmi coraggio per superare queste paure.

La partenza

Esco di casa alle 8 e 45 e decido comunque di andare in montagna. È un orario improponibile, perché normalmente chi va in montagna tenta di approfittare delle prime ore di luce della mattina, in parte per poter usufruire della lunghezza della giornata e del maggior numero di ore di luce, e in parte per evitare poi di trovarsi durante l'escursione a subire le ore del tramonto, che magari ti mettono in difficoltà.

Alla fine la voglia di andare in montagna è così grande che decido di uscire. Esco tardi, la città di Roma è nel pieno del suo inferno, nel rush del traffico mattutino. Nonostante questo riesci a metterti in autostrada intorno alle 10 meno un quarto e cominci a percorrere l'autostrada. Percorri l'autostrada e, man mano che si avvicinano le prime montagne, vedi i primi alberi, alcuni verdi, alcuni già ingialliti, qualcuno rosso. Vedi la natura alla quale sei tanto attaccato e il tuo corpo comincia a rilassarsi.

Il cielo oggi non è molto pulito, ci sono alcune nuvole, c'è una copertura velata di umidità a una quota relativamente bassa. C'è qualche buco di cielo sereno, ma le luci sono tipicamente autunnali. Il sole sull'orizzonte è già basso. La giornata non sarà molto lunga, dopotutto oggi è il 5 novembre e le giornate si stanno già molto accorciando. All'incirca ci saranno 10 ore di luce durante il giorno.

La natura che guarisce

Sono contento di essere uscito, comunque, ma soprattutto sono contento di provare questa sensazione di rilassamento del mio corpo. Guardando la natura ho la percezione che fisicamente il mio organismo si stia rilassando. È un fatto visivo, sicuramente, ma è anche un fatto che sto facendo qualcosa che mi piace, una cosa che mi immerge all'interno di un contesto di energie positive.

Io tendenzialmente sarei uno scettico, ma penso che in questo momento la natura, gli alberi, le montagne mi stiano parlando direttamente al corpo. C'è una forma di guarigione e lo sento in modo così forte che mi stupisco di questa energia che mi sta entrando nel corpo attraverso la natura. Io sono molto grato di questo.

Un giorno di riposo dallo stress

Oggi sarei potuto andare in ufficio dopo la sconfitta di non essere uscito alle 5 di mattina. In realtà poi ho insistito, perché purtroppo dovrò lavorare anche sabato e domenica e ho bisogno di un giorno di riposo. Ma non riposo dalla fatica: riposo dallo stress.

Sento che si sta abbassando il mio livello di cortisolo, e non è facile prendersi un giorno di riposo. Oggi la società ci porta a essere tutti incentrati sul lavoro, sul senso del dovere, sull'impegno, e tutti noi siamo costantemente messi sotto pressione e raramente ci dedichiamo ai momenti di svago e relax. Tendenzialmente le persone lavorano sempre di più.

È buffo che lo dica uno che lavora con l'informatica, e per me l'informatica era un modo per avere più tempo. In realtà, anche con la presenza dell'intelligenza artificiale, ho finito per lavorare di più.

Quindi voglio fare un atto di ribellione e in controtendenza mi costringo a prendere un giorno di riposo. Anche qui c'è una forma di paradosso: costringersi al riposo farebbe sembrare un atto di forza anche su qualcosa che dovrebbe essere piacevole. In realtà no. In realtà no, perché bisogna solo saper fermarsi, e fermarsi non è una sconfitta: fermarsi è una forma di consapevolezza del proprio sé, del proprio corpo, e ci consente di dare senso alle fatiche che facciamo quotidianamente.

La montagna, maestra di pazienza

Per me la montagna è sempre stata grande maestra di pazienza, grande maestra di pacatezza e di pace. Anche nei momenti di maggior fatica ho imparato ad aspettare con la montagna, quando il pendio non porta direttamente in cima e dietro a una cima ce n'è un'altra ancora più alta. Tu devi predisporti alla pazienza e andare avanti a piccoli passi, mettendo un passo davanti all'altro. Forse è una cosa che ho scritto più volte.

Evitando l'impazienza, evitando di ottenere risultati tutto e subito, senza quella forma di senso del dovere, ma con la consapevolezza di essere presente qui e ora con il proprio corpo, con i propri sensi, con la propria presenza, con l'olfatto, con la vista, con l'udito, e tornare a vivere di tutti i cinque sensi.

In questo l'escursionismo e la montagna sono i più grandi maestri che io abbia avuto nella mia vita e non riesco a smettere di andare in montagna. Sono ormai vent'anni che cammino nei boschi e sulle cime. Sono vent'anni che la montagna mi regala queste lezioni, questa pazienza e soprattutto queste sensazioni di pace con me stesso e pace con il mondo.

Scrivere il proprio sentiero

Il modo migliore per controllare il futuro è scriverlo. Queste sono le parole di Peter Drucker.

Il modo migliore per controllare il futuro è scriverlo. Quando in realtà segui la storia degli altri, scopri che stai seguendo un sentiero. Oggi vengo in montagna e sto facendo il mio sentiero. Sono uscito dalla sentieristica tradizionale e mi sono trovato in un posto mai visto prima.

Io queste montagne fra il Puzzillo e la Torricella, il Passo del Morretano, il Prato San Rocco e Monte Cava, le conosco molto bene. Ma questo posto dove mi trovo ora, ai piedi della lunga dorsale che porta al Monte La Torricella, io non l'avevo mai visto, e questo va a confermare un po' quello che ho sempre creduto fosse giusto: che se tu scrivi il tuo futuro, decidi le regole del gioco.

Puoi trovare, non dico il successo, ma scoprire nuovi mondi e vedere cose che gli altri, che seguiranno i sentieri, non vedranno mai.

L'escursionista ribelle

E quindi anche io sono un escursionista ribelle. Io non voglio seguire le strade degli altri. Io non voglio seguire ciò che è prescritto. Voglio seguire il mio istinto, la mia strada. Voglio scoprire nuovi posti, posti che gli altri non vedranno mai per il semplice motivo che si sono messi i paraocchi e hanno cominciato a percorrere le strade che percorrono tutti.

È chiaro che in montagna bisognerebbe seguire la sentieristica, perché in montagna c'è il rispetto dei parchi, della natura, delle regole della montagna. Però è pur vero che così facendo non sviluppiamo quella che è la nostra istintività. Io sono un carattere divergente. Sono neurodivergente anche dal punto di vista cognitivo e non sopporto più di stare all'interno delle regole, ma questo vale sia per la montagna che per il mio modo di intendere l'impresa. E se tutti dicono che bisogna fare la newsletter, io per la mia azienda non farò la newsletter. Se tutti dicono che devi coltivare TikTok, io non coltiverò TikTok.

Io voglio creare le regole del gioco alle quali gli altri giocheranno. Io faccio le mie regole. Poi il gioco che sto costruendo può piacere o non piacere, e a me questo non interessa molto. Ciò che mi interessa in realtà è rispettare il mio intimo bisogno di esplorazione, e in questo mi trovo legato a Francesco Mancini, ad Andrea Maccioni, che ha costruito il suo club che si chiama appunto Rebel Trek, e mi lego a Cianforlini Lupo Solitario, ma anche a tanti altri che, all'interno sia del Club 2000 che fuori dal Club 2000, sono lupi solitari che seguono l'istinto e il loro desiderio di esplorazione. E quindi questo nella montagna come nella vita.

La montagna è una grande metafora, l'ho scritto e detto mille volte, è una grande metafora della vita. Quando sei in montagna hai l'occasione e la propensione a riportare quella fatica alle costanti enormi fatiche che facciamo nel corso della nostra vita, nella quotidianità. E quindi la montagna come grande terapia.

Quanto vale ogni singolo passo

Quanto vale ogni singolo passo che io faccio su questa montagna, su questa e su altre montagne, anche più metaforiche, come la vita? Quanto vale ogni singolo passo? Vale la scoperta, e lo fai con una fatica immensa, e a 50 anni hai tutto addosso: il passato e anche il futuro tuo e di altre persone che ti sei accollato sulle spalle.

Il tuo peso è enorme e devi portare tutto questo sulle tue spalle in montagna, e poi arrivi in vetta a 2071 metri sul Monte La Torricella, che è una cima anonima in mezzo alla parte settentrionale del gruppo del Velino.

In realtà è una bellissima cima, con una prima spolverata di neve sopra le cime, perché a novembre ha già fatto la prima neve e, un po' in anticipo, rende il paesaggio molto suggestivo. Ha reso anche un po' più faticosa la salita, perché camminare su una neve non completamente solida è sempre più faticoso. Sali fino in vetta e sai che questo ti è costato tantissimo, non solo in termini di forza fisica ma anche in termini di coraggio che ti devi dare.

Da sconfitta a vittoria

Per me questa giornata era iniziata con una forma di sconfitta, perché non mi sono alzato alle 5: alle 7:30 stavo ancora facendo colazione, poi alle 9:30 ero sul Raccordo Anulare in autostrada e alle 11 ho iniziato l'escursione, cosa che non è mai successa nella mia vita, perché io ho sempre iniziato le escursioni molto presto, fra le 7 e le 8, spesso anche alle 6.

Invece questa giornata, che sembrava essere iniziata come una sconfitta, comunque si è rivelata una vittoria, perché non sarei dovuto arrivare da nessuna parte. Più volte durante l'escursione ho detto: è tardi, torno indietro. A un certo punto erano comparse delle nuvole. Ho detto: oddio, ho paura. Mi ritrovo immerso nelle nuvole in un posto in cui è facile perdersi. Ed ero quasi intenzionato a tornare indietro.

Poi, con una strana forma di caparbietà, ho detto no, devo continuare, devo rimanere fedele al mio obiettivo, al mio ideale. Lo faccio per la salute, lo faccio per la testa, lo faccio per abbassare il cortisolo del mio corpo e lo faccio per tante ragioni, perché la montagna mi fa pensare e mi fa riflettere.

La montagna mi ricongiunge con il mio stato fisico, con il mio corpo, facendomi sentire meglio il sudore. Io emetto tante tossine; attraverso il sudore mi libero dei pesi biologici, quindi tossine biologiche, ma anche delle tossine mentali di cui la società ci riempie costantemente.

E questa caparbietà oggi fortunatamente mi ha premiato con una piccola cima sopra i 2000 m. Siamo nel bel mezzo della settimana, oggi è giovedì 5 novembre, e sono riuscito a guadagnarmi la cima.

Il panorama dalla vetta

Ho anche voglia di restare qui per altri 15 minuti. Anche se mi ero dato un budget di tempo per tornare verso le 2:20, massimo le 2:30, ho voglia di rimanere ancora un po' su queste cime a godermi l'aria fresca, l'aria pulita, il panorama eccezionale e il cielo con qualche nuvola, ma per niente minaccioso.

E davanti a me c'è il Puzzillo, il Passo del Morretano. Vedo dietro al Puzzillo la Majella e ovviamente il Velino, il Costonillo, il Costone. Intuisco tante cime che ho cavalcato nel tempo, il Murolungo e il Morrone. Tutte cime che ho salito da varie parti, e l'Appennino è meraviglioso perché è aereo e ampio ed è concepito bene per l'escursionismo. Chi fa escursionismo trova nell'Appennino un paese dei balocchi.

Un limite superato

Sono molto soddisfatto di questa escursione, e sono strafelice perché ancora una volta, con un minimo di caparbietà, sono riuscito a superare un mio limite, le mie paure e gli ostacoli istintivi che io stesso metto al mio incedere.

Buona escursione a tutti.

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