C'è un tipo di mattina che conosci ancora prima di aprire gli occhi. La senti nell'aria, nel modo in cui il silenzio ha una qualità diversa, più profonda. È la mattina in cui sai che devi andare e non lo fai per fare le foto, lo fai perché hai bisogno di spingerti avanti…
Io e Gabriele non avevamo grandi piani. Avevamo solo una certezza: rimanere a casa non era un'opzione percorribile. E quando l'alternativa è un weekend sprecato tra quattro mura, il Gruppo del Velino — a due passi da Roma — diventa la risposta più ovvia e più giusta del mondo. La zona di Campo Felice non è fra quelle che mi piace di più. Una di quelle mete che i romani conoscono bene, quella montagna che ti fa sentire lontano senza chiederti troppo in termini di spostamento, ma che ti restituisce tutto quello che cerchi in termini di anima.
Partiamo dal Valico della Crocetta. La mia è una scelta precisa sviluppata negli anni guardando le cartine geografiche: voglio evitare la vecchia miniera, preferisco il lato del boschetto, preferisco entrare in montagna dalla porta giusta. E anche se è piccolino il bosco ti accoglie come sa fare solo il bosco, con quella sua capacità silenziosa di dirti sei nel posto giusto. Ho il primo assaggio dei colori della primavera.
Poi comincia la cresta del Monte Orsello
Lunga, aperta, senza passaggi che richiedano le mani. Nessuna difficoltà tecnica, solo la fatica onesta di oltre 500 metri di dislivello che ti pesano sulle gambe e ti alleggeriscono la testa. È questo il paradosso della montagna: più sali, più ti senti libero. Ogni passo verso l'alto è un passo oltre te stesso — oltre la stanchezza, oltre la pigrizia di quella voce che alle sei di mattina ti suggeriva di restare sotto le coperte. Salire una montagna è già, di per sé, una vittoria.
In quota, dove la neve resisteva ancora in piccoli rimasugli ostinati — ultimi testimoni dell'inverno che non vuole cedere alla primavera — succede qualcosa di inaspettato.
L’incontro con Maurizio Cianfarani
Maurizio non lo conosco di persona, eppure lo riconosco istantaneamente. Nel mucchio di persone che c’è sulla cresta c'è qualcosa nel suo passo, nel modo in cui si muove sulla cresta, che parla prima ancora che lui apra bocca. C'è carattere in quel passo! Uno di quei passi che non mentono. Mi avvicino, iniziamo a parlare, e scopro che lui invece mi conosce già per avermi conosciuto come il Webmaster del sito del Club2000m. Lui viene da una storia escursionistica molto più intensa della mia — ottanta i soci del suo gruppo, ottanta persone che ha convinto, motivato, portato in montagna con la stessa forza tranquilla che si legge nel suo camminare.
Sono colpito. Davvero colpito dalla sua personalità. Mauro Cianfarani è una di quelle persone che incontri e pensi: ecco qualcuno che ha capito qualcosa di importante sulla vita. Cordiale, appassionato, autentico. In cima ci siamo fatti la foto di vetta, come si fa tra persone che condividono lo stesso mondo senza ancora saperlo, e quella foto vale più di mille parole.
Gabriele, nel frattempo, va. Va con il suo passo, a volte al mio fianco, a volte un po' più avanti, a volte perso in quel suo stato di meditazione silenziosa che conosco bene perché è lo stesso in cui mi perdo anch'io. La montagna fa questo: ti permette di stare insieme restando ognuno dentro se stesso. È un dono raro.
Il rientro… siamo alla macchina verso le quattordici
Il sole non ha bruciato, le nuvole hanno fatto il loro lavoro di schermo gentile, e la primavera — quella primavera che già sente l'estate bussare alla porta, quella del 2 maggio che sa di confine tra due stagioni — ci ha regalato una giornata perfettamente calibrata.
Nessun piano straordinario. Nessuna cima leggendaria. Solo una montagna vicino a Roma, due amici, un incontro inaspettato e la conferma di qualcosa che sapevamo già:
Improvvisare una giornata in montagna, può essere la scelta migliore.
Gruppo del Velino – Monte Orsello, 2 maggio