12 Agosto 2009Un debito va onorato, anche quando questo esprime semplicemente un impegno morale. Da quando si è unito al Gruppo, Alessandro non è mai riuscito a salire sul Monte Velino. Ed il paradosso è che per quanto mi riguarda a tutt'oggi vi sono salito già tre volte. I miei problemi personali si stanno lentamente risolvendo ed io mi sento perfettamente in forma per uscire nuovamente in montagna. Delle tante proposte per nuove salite decido di saldare il mio debito nei confronti di Alessandro. Decido di unirmi a lui e Elena per salire al Monte Velino. In questo Agosto torrido ed assolato l'unica strada fattibile senza troppa fatica è il sentiero n.3 che sale da Rosciolo. Il sentiero è gestito dal G.E.V. noto meglio come Gruppo Escursionisti del Velino che gestisce con passione, serietà ed un discreto successo la Capanna di Sevice. Lasciamo l'auto al piccolo parcheggio in prossimità della sterrata che conduce a Passo Le Forche. La sterrata è lunga ma agevole fino al suddetto passo. Da qui si intercetta la segnaletica, molto abbondante e appena ripristinata con vivi colori Giallo Rossi e segnata come il numero 3. Alessandro ed Elena hanno un buon passo, sono sempre fisicamente in forma e spesso sono loro a condurre la cordata. Elena però non ha dormito bene, Alessandro è reduce dai suoi turni lavorativi massacranti di 24 ore consecutive e noto da subito un certo affanno. Procediamo lungo il sentiero n.3 che si inerpica lungo la Rava di Peschio Capraio. A metà del percorso nel bosco troviamo un segnale che indica la presenza di un rifugio naturale. Sotto in torrione di rocce in una grotta poco profonda è stata posta una Madonna. Utile conoscere questo tipo di rifugio naturale specie se, come accade sul Velino, si finisce per incappare in un temporale improvviso. La rava è esposta in direzione sud ovest e per la presenza dell'imponente mole del Monte Velino e del Monte Sevice rimane in ombra per gran parte della mattina. Salire su questo versante si rivelerà una scelta strategica di non poco conto. Un leggero vento fresco ci ristora piacevolmente e grazie a questa scelta strategica riusciamo a rimanere in ombra fino ad oltre i 1850 metri di quota. Quando il sentiero ci fa scavallare sul versante occidentale veniamo illuminati da un sole già rovente ma non eccessivamente spiaevole. Gli ultimi duecento li percorriamo senza troppa fatica seguendo la lunga cresta che culmina con la vetta del Monte Rozza. Qui Elena comincia a soffrire il caldo. Ha dormito poco e durante la notte ha sofferto il caldo. Probabilmente sta soffrendo anche di un po' di disidratazione. Rallentiamo il passo e con un ultimo sforzo raggiungiamo la bandiera Italiana posta in vetta al Monte Rozza. La bandiera, ci verrà spiegato dal G.E.V., serve a segnalare che la Capanna è aperta e gestita. Dalla vetta del Monte Rozza posso vedere il Monte Murolungo e lo Iaccio dei Montoni sul quale mi trovavo appena quattro giorni prima. La parete sud che precipita nella Val di Teve è strapiombante ed imponente. Facciamo alcune foto di rito e decidiamo di scendere alla capanna per concederci un po' di riposo. Al Rifugio, dopo esserci dissetati ed aver mangiato un panino decidiamo di ripartire. Davanti al rifugio si stende un la larga comba erbosa, in parte coperta di pietrisco e sfasciumi discendenti dal Monte Sevice. A nord si intuisce l'affaccio nella val di Teve ed in lontananza tre basse torri note come le “Tre Sorelle”. Decidiamo di seguire il sentiero che si muove a Nord della comba. Il paesaggio che muta in continuazione raggiunge l'apoteosi rocciosa dei panorami dolomitici. Passiamo ai piedi del Costongnillo e le prime nuvole cominciano ad addensarsi sulla vetta. Le nuvole sembrano a tratti cariche di acqua, ma si muovono sparse salendo dal Versante sud del Velino. Le previsioni dicono che non c'è alcuna probabilità di pioggia quindi ci sentiamo sereni di proseguire fino in vetta. Elena è sempre più lenta io stesso le consiglio di prendersi il suo tempo. “Segui il tuo passo” le dico, io ed Alessandro ci adeguiamo, le stiamo dietro. Io invece mi stupisco del mio stato fisico eccezionale. Non ho un grande allenamento nonostante tutto mi sento a mio agio come un camoscio appenninico così ne approfitto per scattare decine e decine di foto facendo caso a dettagli che in altre escursioni mi erano del tutto sfuggiti. La Valle dei Briganti mi lascia senza parole. Fortuna che posso usare la un apparecchio fotografico digitale, scatto foto a non finire pur sapendo che non servirà a restituirmi lo stupore. Giusto il ricordo. Ai piedi della piramide sommitale del Velino Alessandro stimola Elena ad un ultimo sforzo. Manca poco ed il dislivello è minimo. Ci sono molti escursionisti, alcuni salgono con passo cadenzato e lento, altri già stanno scendendo. L'ultimo tratto di salita è caratterizzato da sassi, rocce, brecciolino di tutte le dimensioni. Filmo gli ultimi 10 metri e l'arrivo in vetta di Alessandro ed Elena. Sono più felice di loro... sono contento di essere riuscito ad accompagnarli facendo loro seguire quella che è la via più breve e più semplice per raggiungere questa splendida vetta. In vetta ci sono due, forse tre gruppi. L'affollamento non è critico ma il fatto di ritrovarsi in molti rende il momento un po' anonimo, nessuno saluta, il nostro arrivo passa completamente inosservato. Solo noi sappiamo quanto è importante quel momento di vetta. Ci sediamo a mangiare e bere. Io trovo un posticino per sedermi ad osservare il profondo vallone che si scende fra il Velino ed il Cafornia. Mi soffermo a considerare che mi manca ancora la salita per questo vallone ed allora avrò salito il Monte Velino da tutti i versanti. Dopo le foto di rito ed una buona mezz'ora di sosta decidiamo che è il momento di tornare. Il vento di quota non è troppo forte si alternano folate di vento caldo a quelle di vento freddo. Le nuvole a tratti si diradano lasciandoci esposti al sole cocente. Il ritorno è più veloce, decidiamo di percorrere le linee di livello che costeggiano il Monte Costognillo, il Monte Sevice fino alla comba della Capanna Sevice. Ci fermiamo a parlare con i gestori del Sevice, il presidente del G.E.V. è molto cordiale. Io acquisto una bottiglia di aranciata per dissetarmi dalla torrida giornata. Qualche foto e siamo sulla via del ritorno. Riprendiamo la strada per il sentiero n. 3 ed in appena due ore siamo nuovamente alla macchina. |
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Galleria fotografica
Dettagli percorso
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