Aria Sottile

Montagna, Escursionismo, Turismo... Wilderness

Posso rinunciare ad una vetta ma...

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Con Maurizio ho delle strane similitudini: siamo entrambi informatici, entrambe siamo più o meno ansiosi, ci piace la montagna ovviamente, e abbiamo ciascuno la nostra piccola famiglia con bambini che ci impegna non poco.

I problemi organizzativi che andiamo affrontando nel quotidiano sono molto simili, gli stress, le responsabilità sono le stesse e quando parliamo di noi stessi io ritrovo molti lati di me stesso in Maurizio.

Anche se è difficoltoso e complicato organizzare un'uscita, specie quando si ha dei figli piccoli, la voglia di montagna è così forte che alla fine, con qualche sacrificio da parte delle mogli eccoci qua sulla strada.
Alle cinque ci incontriamo al casello autostradale di Tivoli. L'obiettivo era Pizzo di Moscio dal Ceppo, mooooltoooo lontano..., tanto lontano da richiedere 3 ore circa di macchina da Roma. Decidiamo così di ripiegare su un più semplice Gran Sasso.
Da tempo mi è rimasta da conquistare l'anticima nord-ovest del Malecoste. Così suggerisco di salire a Pizzo di Camarda da San Pietro della Ienca.
Maurizio ricorda ancora il Malecoste della nostra ultima uscita. Per lui va benissimo così il cambio di programma è "affare fatto".
Io posso parlare  molto delle mie voglie, tante infinite voglie. Potrei parlare del mio desiderio di alpinismo e della paura che mi tiene lontano dalle ripide pareti di roccia. Potrei parlare del desiderio di scialpinismo e della mia completa incapacità a sciare. Potrei parlare della voglia di arrampicata su roccia, il tocco della roccia... quella è una voglia di quelle ataviche che risalgono alle prime arrampicate da bambino. Il gusto del toccare la pietra, del mettere le mani sugli appigli, del tirarmi su inventando percorsi sulle rocce per raggiungere il punto più alto. l solo fatto di potevi posare le mani è un piacere intesnso ed inspiegabile. Toccare, appoggiarsi, trovare il giusto equilibrio, issarsi sull'appoggio successivo.
Di voglie ce ne sono infinite e specie quando fai tanti sacrifici giorno per giorno, per portar avanti la tua piccola famiglia, quelle voglie si acuiscono. Non si può avere tutto quindi scegli e quando lo fai ti concentri sulle cose più semplici che richiedono meno impegno. E' così che finisci a camminare verso Pizzo di Camarda. Basta questo per farti sentire appagato, sali dritto sul pendio per allenare le tue gambe che già a quarant'anni sono gambe da vecchio. Ok, siamo qui su questa montagna per allenarci.
Rimaniamo all'ombra per gran parte del percorso, fin quasi arrivati a Pianod i Camarda, è piacevole perché l'aria è ancora calda e l'autunno non ha ancora veramente preso il sopravvento. Maurizio sembra avere una forma strepitosa, avanza con passo spedito fino ai primi salti di roccia. Quando sale sembra sicuro ma io so dai suoi racconti che il suo rapporto con la roccia è ancora pieno di ombre, di paure... non a torto. Lui è qui anche per fronteggiare le proprie paure. E da quando lo conosco ha già elaborato prodondamente il proprio rapporto con le ansie e la paura. La sua consapevolezza e la sua concretezza ne fanno un carattere davvero curioso.
Usciti in prossimità del Piano di Camrda ci resta che salire il Colle Colle quadreglio, è una pettata impegnativa e pressoché ininterrotta fino alla cima di Pizzo di Camarda. Sul colle troviamo mandrie di cavallie di vacche allo stato bravo. Qualche bel cane pastore ci osserva, abbaia e poi torna a stendersi sul prato. Stanno li per controllare i cavalli. E' la prima volta che vedo un cane fare la guardia ai cavalli. Io mi fermo spesso per riprendere fiato, ho una resistenza davvero scarsa, Maurizio invece non sembra avvertire il colpo.
In tre ore saliamo quasi 1200 metri con una media di 400 metri di dislivello all'ora. Siamo ben oltre la media dei 300 m/h, questo per dire che nonostante la fatica siamo pur sempre in forma.
Quando arriviamo in vetta lo spettacolo verso il Monte Corvo è strepitoso. Lo sento che mi chiama.... è da otto anni che desidero andarci ma ancora non trovo il modo e il coraggio di avvicinarmici. Il Corvo è la montagna più lontana e selvaggia del Gruppo del Gran Sasso. E' una montanga che ho idealizzato. Rappresenta tutto ciò che ancora devo conquistare dentro me stesso. Il mio sogno è sempre stato di conquistare il Monte Corvo in un momento importante della mia vita quando tutte le cose che avrò fatto in quel momento avranno dato forma ad un "senso" e ad un "perché". E' ancora lontano il Corvo, forse è bene che mi rimanga ancora qualcosa da conquistare.
Maurizio mi dice di non essere fisicamente in forma. Ha le gambe che gli tremano e gli restano le forze solo per scendere.

Mi affaccio oltre il Pizzo di Camarda per vedere la posizione dell'Anticima Nord-Ovest del Malecoste. Sembra lontanissima o forse è solo la prospettiva e la profodità del paesaggio che la fanno sembrare lontana. E' la seconda volta in poche settimane che mi avvicino così a questa piccola cuspide triangolare.

E' la seconda volta che mi trovo a rinunciarci. Ma non ho problemi perché mi viene subito in mente i principi nei quali ho sempre creduto: lo spirito di gruppo. Posso anche rinunciare ad una vetta ma non posso rinunciare ad un compagno di cordata. Mi viene in mente il nuovo logo studiato per il nascete (ri-nascente) Gruppo Escursionistico Aria Sottile e mi sento fiero di aver mantenuto il punto su principi impopolari. Mi sento contento di poter garantire ai miei compagni l'affidabilità delle scelte giuste. L'Anticima Nord-Ovest del Malecoste non si muove... ci saranno altre occasioni per poterci tornare. Anzi proprio per questa cima la mia mente già si mette al lavoro su un progetto di salita dalla Val Chiarino... perché no... forse la parte più entusiasmante è sempre progettarre la prossima uscita !!!
Il ritorno è velocissimo. Torniamo a Piano di Camarda dove cavalli e mucche stanno bivaccando al sole in prossimità del laghetto di quota. Intercettiamo la strada sterrata che serve gli stazzi di quota. In appena un'ora e mezza siamo nuovamente alla macchina. Soddisfatti di aver allenato le gambe e di aver fatto un poco di fiato. Ci rendiamo conto che in montagna è fondamentale arrivarci con il fisico allenato. Anche per escursioni tecnicamente poco impegnativa è sempre meglio avere il massimo della reattività sulle proprie gambe. So bene che per mantenere l'allenamento basterebbero poche ore di allenamento alla settimana e comunque riuscire sembre ad uscire almento un paio di volte al mese. Interrompere la continuità è il modo giusto per perdere allenamento e ritrovarsi a sbraitare sul pendio solo perché le gambe tremano incontrollatamente. E' una questione di sicurezza da un lato ma è anche una questione di piacere: è chiaramente più piacevole camminare senza troppa fatica e con il massimo controllo della propria muscolatura.
Un'altra interessante e stimolante giornata di montagna portando a casa nella saccoccia tante ottime riflessioni e tanta, tanta soddisfazione.

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