Gruppo Escursionistico

Viaggio in Nepal 2010 - Alessandro ed Elena

Scritto da Alessandro ed Elena
2010 cover viaggio in nepalAlessandro ed Elena sono stati in Nepal e e ci hanno lasciato questa meravigliosa relazione super dettagliata... per non parlare delle molte spettacolari foto che hanno potuto fare...
Va letta a piccoli pezzi perché c'è davvero molto da capire e molto da vivere insieme a loro. E' la prima grande spedizione extraeuropea del Gruppo Aria Sottile e questa è l'eslusiva relazione del loro viaggio...
Alessandro ed Elena sono stati in Nepal e ci hanno lasciato questa meravigliosa relazione superdettagliata... per non parlare delle molte spettacolari foto che hanno potuto fare...
Va letta a piccoli pezzi perché c''è davvero molto da capire e molto da vivere insieme a loro. E'' la prima grande spedizione extraeuropea del Gruppo Aria Sottile e questa è l''eslusiva relazione del loro viaggio scirtto a due mani. Alessandro ed Elena in questo genere di spedizioni sono due maestri e ci stanno insegnando che con un minimo di organizzazione si possono fare seperienze di montagna meravigliose...

Ad Alessandro ed Elena va il riconoscimento al "Merito di Grandi Escursionisti dell' "Aria Sottile" - Grazie Alessandro! Grazie Elena!

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Inizia a raccontare Elena ...

1/11/2010

Sveglia 7,30 airport fco h9 partenza prevista h 11, partenza effettiva h 16,30!!!

Arrivo a Doha h 22,00 (ora locale) Partenza per Katmandu h 4,30. Arrivo a Katmandu ore 9,30. Attesa ai bagagli infinita…sul nastro trasportatore erano più tv color che valige!Arrivo al Thamel hotel h 14,00. A Katmandu traffico intenso e con poche regole facili al tamponamento, mucche che pascolano in mezzo alla strada! La povertà si mostra subito, sembra India. L’hotel verte in condizioni discrete ripetto a ciò che ci circonda. Siamo stanchi per le quasi nulle ore di sonno, ma il desiderio di percorrere le vie della città è più forte. Per la strada è un pullular di macchine, moto, risciò, bici e pedoni in un caos generale: facciamo fatica a camminare senza essere investiti. Ho paura di perdere Ale, così anche in fila indiana ho la sua mano ancorata alla mia! Facciamo tappa ai numerosissimi negozi, che vendono equipaggiamento tarocco, ma nulla ci convince. La povertà si può scorgere ad ogni angolo, banchetti che vendono di tutto… anche piatti fatti con le foglie intrecciate tra loro…non ci vuole molto per farci venire un bel mal di testa e cosi’ alle 18,00 torniamo in hotel. Finalmente doccia e subito a cena (discreta).

3/11/2010

Svegla h 4,30! In airport h 6,30, non ha le sembianze di un aeroporto, sembra un porto! H 7,00 montiamo su aereo bimotore, altre che le turbolenze della Ryanair! Da quota 1300 mt in mezz’ora arriviamo a 2800mt! Airport di Lukla h 7,30: pista di atterraggio corta ed in salita!

Freddo!!!! Ma con il passo da seguire del nostro Sherpa Lapka ci si riscalda subito. Stazioniamo nel rifugio vicino, ammiriamo il panorama sorseggiando un tea buonissimo. Continuano ad atterrare aerei, che arrancano in salita! Ore 9 iniziamo il cammino per Phakding, il quale si rivela una vera e propria passeggiata nella natura. Seppure sia novembre, ci sono molti turisti. Sulla strada è un via vai di portatori, che non danno molta confidenza. Questi personaggi, alti 160 cm, sono vere e proprie forze della natura: a volte li si vede arrivare con carichi abnormi, dei quali ho timore a sapere il peso effettivo, io provo vergognosamente ad arrancare in salita con il mio zainetto in confronto a loro. Sul sentiero hanno tutto il mio rispetto e mi faccio da parte per farli passare, non li ho mai visti traballare. Nonostante facciano sforzi sovrumani, sudando parecchio e non cambiandosi spesso tutti i giorni gli abiti, non male odorano come i nostri amati clochard metropolitani, hanno invece un odore particolare, di “montagna”. Oltre a loro durante il tragitto, ci si imbatte anche in più di un esemplare di un incrocio tra vacca e yak, detti Dzopkio, carichi fino all’inverosimile di bagagli di turisti. Questi animali, benchè docili, possiedono delle prominenze sulla regione frontale, che non danno molta sicurezza, e dopo il loro passaggio, il percorso diventa un campo minato di escrementi, perciò non ci si possono permettere troppe distrazioni, osservando all’insù il panorama. Verso le 14 arriviamo a Phakding, il nostro pernotto è all’hotel Everest. Pranziamo con cibo locale (noodles rivisitati alla nepalese e un buonissimo riso saltato alle verdure da far invidia alla cucina cinese) e poi facciamo un giretto, godendoci la bella giornata di sole. Ci sediamo su un murtto e leggiamo la guida. Nel mentre vediamo passare di tutto: tanti portatori, e vedendo con più attenzione si possono notare anche i numerosi ragazzi tra loro, a volte anche dodicenni. I più fortunati calzano scarpe chiuse in buone condizioni, gli altri (la percentuale si aggira sul 50%) portano ciabattine… ogni commento trova il suo spazio…nel paesino inoltre è un pullular di bambini bellissimi dai lineamenti e dal taglio degli occhi, che rimarrei a guardare per ore. Giocano e trascorrono il tempo con veramente poco, ma il sorriso non manca mai dal loro volto.

Si vede gente in strada china a lavar i panni e le stoviglie nelle bacinelle e mi viene un po’ il magone.

Cala l’oscurità ed il clima si fa rigido, tutti si rintanano, noi compresi,. Ceniamo alle 19 con dei buoni momo (ravioli) ed un’omelette e ci si prepara per la notte…la nostra stanza è gelida a dir poco, gli spifferi dalle finestre ed il tetto non coibentato si fanno notare. Nonostante ci fossimo rincantucciati nel sacco a pelo vestiti con il pile, i morsi del freddo continuvano a farsi sentire…la notte è passata lasciando all’immaginazione.

4/11/2010

Sveglia lle 6,20! Ci eravami portati i farmaci salvavita, ma le salviettine umidificate lo sono state ancora di più.

Colazione ore 7,30 con il solito tea al limone molto buono e si parte ore 8 per Namche Bazar. Il percorso è abbastanza impegnativo, perché si passa dai 2600mt di Pahakding ai 3440mt di Namche. Il paesaggio molto bello e verdeggiante un po’ ci nasconde la stanchezza del dislivello, ma le gambe ce lo ricordano poi. E’ sempre una splendida giornata, assenza totale di nuvole, ogni scorcio è buono per una foto ricordo! Ogni tanto odo dei suoni non proprio signorili…sono i portatori,che eiettano la saliva. Dopo 2-3 ore di cammino arriviamo finalmente a Namche Bazar (h 14). Scegliamo lo sherpaland hotel, optiamo per la camera con bagno a 30 dollari! Sembra un sogno rispetto alla precedente camera (300 rupie = 3 eu) …dopo una doccia calda perlustriamo la piccola cittadina, dove c’è di tutto: dal bar con caffè Lavazza assaporato fino all’ultima goccia, alla pizza, abbastanza gustosa, al centro massaggi, farmacia e tante altre cose, che non mi sarei aspettata di trovare a queste latitudini. Purtroppo i locali centellinano l’energia elettrica, perché prodotta con la combustione del kerosene. Inoltre abbiamo incontrato un italiano con delle piaghe alle mani (di ritorno dal Baruntze), pensavo fossero esiti di un iniziale congelamento ed invece lui ha ipotizzato fossero causate dall’iterazione tra gel detergente e crema solare

Stanchi morti si va a dormire alle 21 sotto un soffice piumone (ribadisco: un sogno).

{tab=Capitolo 2}

5/11/2010

Sveglia comoda h 7, colazione h 7,30 e partenza h 8,30 destinazione Khumjung e ritorno in giornata, un bel paesino. Oggi è la giornata dedicata all’acclimatamento. Costantemente ci monitoriamo il polso.. la scarpinata inizia con un tratto tutto in salita su scalini…nonostante il freddo , per la fatica, mi sono svestita fino alla magliettina, dopo i 3 pile, che indossavo. Siamo giunti al paese a quota 3790 mt. alle h 11,00 abbiamo visitato l’unico ospedale della vallata, mi è scesa la lacrimuccia nel vedere i nepalesi anziani in fila… dopodiché abbiamo visitato il monastero vicino ed abbiamo fatto in tempo ad assistere alla funzione religiosa buddista: diversi monaci (lama) vestiti con una tunica color porpora, seduti su delle panche contro il muro, che ad alternanza pregavano e suonavano tamburi, trombe tibetane, piatti e tutto ciò concorreva a creare un’atmosfera particolare. Esperienza toccante.

 

Abbiamo pranzato con del buonissimo riso saltato ai vegetali e uova. Abbiamo ripreso il cammino in direzione della foresta vicina,che porta d un bellissimo albergo giapponese, dal quale si è potuto ammirare un panorama unico (compreso l’Everest).

Ritorno a Namche Bazar h17, lento pede, cercando di preservare le gionocchia usando bene gli sticks. Doccia meravigliosa, cena e a dormire subito, poiché la stanchezza dominava.

6/11/2010

Sveglia h 7, colazione h 8 e partenza per Phortse Thenga. (Il cameriere che ci ha servito la colazione presentava le mani piene di verruche).

La giornata sempre splendida ci fa godere di un caliente sole! Dopo diversi Sali-scendi e diverse scalinate di pietra, arriviamo senz troppa fatica a Phortse Thenga 3630mt, alle h 14. optiamo per un lodge a sole 200 rupie…una catapecchia…fintanto che il sole irraggiava la valle, si stava discretamente nelle dining room a leggere assieme a tutti gli altri ospiti, alle 17 è sparito il sole e si è iniziato a battere i denti, nonostante avessimo 3 pile indosso. Quando alle 17,30 è arrivato un tizio con della legna per accendere la stufa, abbiamo tutti esultato di gioi! E’ incredibile, come da queste parti, le persone sino guidate ad agire in base alla ciclicità del sole! Alle 18 abbiamo cenato e alle 20,30 quando ormai la stifa non più alimentata, non emanava più il suo dolce calore, ci siamo rassegnati ad andare nella nostra gelida stanza, e via dentro il sacco a pelo con una coperta in piumino a mò di salsicciotto.

7/11/2010

Sveglia h 7,30, abbiamo scoperto di aver dormito a + 5°. Ale è stato tormentato dal naso chiuso, ma poi i farmaci hanno trionfato. Abbiamo relazionato con una coppia di americani (lei di origine cinese), che ci hanno raccontato, che è la seconda notte,che hanno pernottato qui, perché sono stati costretti a retrocedere per la cefalea da altitudine di lei (erano saliti troppo rapidamente). Colazione h 830 e partenza h 9 per Dole. Oggi il percorso è breve, circa 2 ore. Con uno stupendo cielo terso, che fa da contrasto al candore delle cime innevate, arriviamoa alle 11,30 a Dole4110 mt senza neppure sudare. Scegliamo lo Yeti hotel, in pietra e ben assolato, la camera è esposta a sud e il costo è 200 rupie. Bagno sempre in comune con questi prezzi, un’altra giornata senza fare la doccia, non si morirà per questo, l’importante è il caldo. Ho dato uno sguardo al bagno, ma ho richiuso subito la porta…il bagno è alla turca,ma non è come quelli che si vedono in genere: è al primo piano, pareti, soffitto e pavimento composti in legno, con in basso semplicemente un buco… non aggiungo altro…ma cosa ci si poteva aspettare in questi posto, anzi che c’è! Oggi lo splendido sole è scomperso dietro le alte cime alle 14,30! Ogni tanto si avvertono delle lievi parestesie ai piedi, il diamox (farmaco anti-mal di montagna) si fa sentire.

Qui non si butta nulla, si riutilizza tutto: bellissimi fior di prato vengono ridotti a omelette, messi ad essiccare al sole ed utilizzati con la legnacome combustibile!! Anche in questo lodge abbiamo conosciuto una signora australiana, che si è dovuta fermare a causa di questa benedetta cefalea\\mal di montagna, lasciata dal suo gruppo,che ha proseguito.

Questa sera anche io accuso mal di gola. Alle 21 di corsa a dormire

8/11/2010

Sveglia h7,30, stamattina ci siamo fatti una bella dormita (sempre a +6°). Ci stiamo forse abituando? Colazione alle 8,15 e partenza alle 8,30 per Machermo mt 4470. bella giornata, lievemente velato il cielo, il percorso è stato sommariamente facile pure oggi, ma per accaparrarsi una delle stanze migliori al Namgyal Lodge, abbiamo dovuto allungare il passo e non farci superare da diversi gruppi. Foto veloci di conseguenza. Le montagne circostanti sono uno splendore e si trae gratificazione dalla visione. Ale mi consiglia di guardare meno in terra per osservare invece le vette di fronte, non tutti i giorni si hanno gli 8000mt da ammirare. Alla testata della valle si ammira il Cho Oyu candidissimo di neve . alle 14 arriviamo a Machermo ed il lodge è proprio carino; optiamo per la stanza senza bagno turco a 300rp (quella con solo bagno turco, senza doccia, ce la volevano propinare a 20 dollari). Scopriamo presto che non esistono lavandini, ma una graziosa tanica blu al sole, con un rubinetto alla base…non mi sono mai lavata la faccia in maniera più gratificante!!! La dining room è piena fino all’inverosimile purtroppo! In Italia avevamo scelto vari libri da fruire nelle ore di relax, ma le realtà è che qui la luce è fievole, perché viene prodotta tramite energia solare o con kerosene, così è possibile vedere a malapena cosa è servito nel piatto. Si va a dormire alle 21 a ritemprarci.

{tab=Capitolo 3}

9/11/2010

Sveglia h 7 oggi partenza per Gokio (da 4470 a 4790mt). Coazione, scarponi ai piedi e via! Un’altra bella e solare giornata. Il percorso anche oggi non è impegnativo, ci sono tanti gruppi,che non ci fanno mai sentire soli! Lungo il percorso passiamo vicino a splendidi laghi e foto a go-go! Una mucca-yac stazionava proprio sul sentiero, per cui ho pensato bene di avvicinarmi per farmi fare la foto, ma forse,sentitasi minacciata, mi ha intimato di non avvicinarmi oltre, scuotendo le lunghe corna nella mia direzione.

Arrivo a Gokio ore 12. questo gruppo di case domina il terzo bellissimo lago, del quale si può ammirare lo splendido color smeraldo! Optiamo per il Gokio Resort (300rp) in posizione predominante. Appena sistemati nella stanza assegnata, è un giubilo usufruire della doccia calda!!! Pranziamo e facciamo un giro nella zona. Per cena assaggiamo il tipico piatto “dal bhat” (riso alle lenticchie e vegetali), molto buono e nutriente. Tra un libro ed un po’ di musica, arriva l’ora di andare a dormire.

10/11/2010

Sveglia h 7, partenza alle h 8 in direzione del Gokio Rì , dislivello di 520mt! Ci accorgiamo di essere quasi ultimi nell’ascesa: c’è stata gente,che è partita alle 6 o ancor peggio alle 4! Il sentiero inizia subito ripido tra sassi e terriccio e l’altitudine si fa subito sentire per la tachicardia, gambe pesanti e fiato corto. Le foto sono pretesti per le soste, ma lo sherpa ci sollecita a non perder troppo tempo perché ci sono nuvole di condensazione anomale per quell’ora. Così oltre alle nuvole c’è pure il pensiero delle nubi. Ale mi incita elo sherpa non mi risparmia sorrisi per incoraggiarmi. Nel salre udiamo il verso dell’aquila, che Ale riconosce e che alla fine si degna di mostrarsi! In 2 ore arriviamo in vetta ai 5360mt della vetta del Gokio Rì e tutte le fatiche e gli sforzi scompaiono alla vista della vetta più agognata: l’Everest! Dopo questa faticaccia penso sia ancora più bello! Ale filma una bella ripresa a 360° in onore del gruppo Aria Sottile. Il tempo di sgranocchiare qualche mandorla e poi giù perché il vento è freddo e fastidioso. La discesa è piacevole e si ritorna in un’ora a Gokio, stanchi ma felici e gratificati. Non appena si torna al rifugio il lago e tutto il paesaggio è sovrastato di vere nuvole. Pranziamo e successivo meritato riposo.

 

Continua Alessandro il racconto...

 

11/11/2010

Oggi la tappa prevede l’attraversamento del ghiacciaio N’Gozunpa.

Attraversiamo questa massa di ghiaccio coperta di sassi e sfasciume, è un ambiente lunare, ci sono polle di acqua con sopra una sottile cresta di ghiaccio. E’ piacevole, non c’è dislivello, e la visione del Cho Oyu 8153mt a nord è nettissima. Il ricordo và all’alpinista italiano W.Nones deceduto su quella montagna due mesi fa. Eppure non è una vetta, che incuta timore. Giungiamo a Tagnag 4750mt, un gruppo di lodges ai piedi del passo Cho-Là. Vediamo un piccolissimo vitello , che scorrazza intorno al lodge, e nel pomeriggio , mentre ci crogioliamo seduti al sole pomeridiano, vediamo atterrare un elicottero, che scarica della merce, mentre si prende un computer portatile portato da uno del lodge!?

Gli elicotteri sono l’unica concessione alla modernità in questo posto fermo ad un secolo fa, quanti siano utili, lo capiamo quando durante questi giorni li vediamo puntualmente passare per andare a soccorrere da qualche parte il turista di turno , preso dal mal di montagna. Proprio oggi lo sherpa ci dice che un elicottero è precipitato sull’Ama Dablam, mentre provava a raggiungere degli alpinisti bloccati in quota.

12/11/2010

Oggi è il Giorno con la maiuscola. Si tratta di passare dalla valle di Gokio alla più conosciuta valle del Khumbu, attraverso un passo spauracchio , il Cho-Là (5350mt).

La sveglia è incredibilmente alle 3,30, lo sherpa vuole partire alle 4,30 per giungere al passo, quando ancora c’è gelo, poiché è prudente non rischiare la caduta sassi da disgelo, a settembre ci sono morti per una frana due portatori.

Alle 4 mangiamo la colazione lasciataci dalla sera prima sul tavolo, ed alle 4,30 varchiamo l’uscio e ci immergiamo in un buio glaciale, silenzioso. In testa c’è il portatore, io, Elena ben controllati dallo sherpa, che indirizza il fascio di luce della sua torcia verso di noi. Io sono sbigottito: cammino alla cieca, con il flebile lucore della mia torcia. Penso al tempo, che manca all’alba. Ascoltiamo il fluire del ruscello vicino, ogni tanto un calcio a qualche pietra ci scappa. Quando sento lo sherpa teso che sussurra una preghiera, ho paura. Ma quando uno è concentrato –io dico- le cose vanno sempre a buon fine.

Arriva l’alba ed intorno appare un ambiente sassoso, pietrificato dal freddo, la luce è azzurrina. Ora iniziamo a considerare che c’è pure un gran bel gelo, ci saranno 10 o 15°sottozero, il muschio è brinato, la terra è dura. Arriviamo sopra un colle verso le 7, siamo arrivati? Macchè, c’è da scendere giù in una valletta e poi attaccare il canalino finale del passo incastonato tra le bastionate rocciose. Siamo oltre i 5000mt, dietro la valle è coperta dalle nuvole mattutine, non abbiamo ancora il sole, ma siamo sempre in questo lucore azzurrino. La salita del canalino si rivela una pettata. Elena si sforza parecchio, ha pure un po’ di raffreddore. Io e lei saliamo e ci riposiamo in tempi uguali. Ogni tanto guardo sopra per vedere se c’è qualche pietra sospetta. Il portatore è già sopra, ma mollato il mega-bagaglio scende giù ed in bel gesto pore il braccio ad Elena per tirarla per le ultime decine di metri di salita. Io finalmente giungo al passo, e trovo un inglese,che mi dà il welcome e mi chiede se ho visto il suo gruppo da qualche parte indietro.

Dall’altra parte ci troviamo ad est, per cui splende il sole e c’è un ghiacciaio e parecchia neve. Dopo la sosta rigeneratrice, ci mangiamo qualcosa e scendiamo. Lo sherpa è raggiante, ormai i pericoli sono passati; l’unico reale pericolo del trekking era questo valico. Sono circa le 8,30. camminiamo sopra il ghiacciaio innevato, seguendo le tracce, vediamo un bel crepaccio. Il portatore indossa dei calzini sulle scarpe per maggior grip, io ogni tanto slitto un pochetto,e rallento.

Scendendo incrociamo gente , che và in senso contrario , ed ho pena per loro. E’ devvero tosta. Alle 12 giungiamo a Dzongla 4800mt per un pranzo in un lodge un po’ sporco; per fortuna è pieno percui siamo costretti ad allungare la nostra tappa direttamente a Lobuche. Dopo pranzo lo sherpa và davanti a prenotare l’alloggi, noi ed il portatore lo seguiamo alla nostra velocità. Non arriviamo mai, il portatore chiede più spesso di noi di fermarsi, Elena ha una fretta indiavolata di arrivare in un posto caldo. Entriamo in questa vallata percorrendo un sentiero verso nord a mezzacosta sul versante est, ci si mette pure della nebbia gelata, che non fa capire le distanze, più di una volta fermo altri trekkers per chiedere quanto manchi. Mi sento un viandante del medioevo,che percorre valloni selvaggi, alla ricerca disperata di costruzioni umane. Scendiamo a fondovalle, nessuna casa in vista, ho quasi dei miraggi scambiando sassi lontani per case, procedo avanti. Finchè non vedo uno spicchio di casetta, dietro una curva, siamo giunti, mi giro indietro e faccio cenni ad Elena che è fatta. Abbiamo camminato per 34 km, oltre ad aver valicato il temibile Cho-La Pass. Arriviamo a Lobuche (4910mt), paesucolo piuttosto tetro, pochissimi erano i posti rimasti; la nostra stanza è terribile, vicino al wc, esposta a nord: un frigorifero. La notte in camera ci sono -1°.

{tab=Capitolo 4}

13/11/2010

Oggi ci svegliamo con calma. Oggi si tratta di spostarci al punto più avanzato: Gorak Shep a 5200mt. Partiamo in un ambiente desertico, a questa altezza la vegetazione è assente. Passiamo dalla famosa piramide italiana del CNR di Pisa; è situata in una valletta laterale ad ovest della valle del Khumbu, in lontananza si vede svettare la piramide del Pumori di 7165 mt (medesima forma), a sud c’è un maestoso ghiacciaio, è un posto a mio parere ameno; speriamo di trovarci gente,con cui parlare italiano, ma adesso non ci sono che scienziati nepalesi, i quali studiano glaciologia, meteorologia, e biologia a queste altezze estreme. Un gentile biologo ci mostra come tutto vada avanti ad energia solare, ci mostra i laboratori.

A prima vista penso che stiano proprio bene qui: calore, energia elettrica, connessioni web facili, tranquillità, ambiente curatissimo (italian style). Poi arriva un altro ragazzo,che richiama il nostro biologo: pare che uno della base stia male; stava lavorando ad un’antenna su di un colle vicino. Da lontano capisco trattarsi di una crisi isterica. Che stranezza. Chissà forse l’isolamento non è facilmente tollerabile per chiunque.

Proseguiamo senza poter dire addio al biologo e ce ne andiamo a Gorak Shep, un accampamento di lodges situati sul fondo secco, di un antico lago. E’ l’antico campo base dell’Everest, l’odierno campo è sotto la seraccata della montagna. Pur essendo mezzogiorno siamo sottozero. Il nostro rifugio è decente, il personale è formato tutto da giovani. E sì, che per lavorare a 5200mt bisogna essere giovani e fisicamente perfetti. La bizzarria è che sul pianoro sabbioso hanno allestito un campo di beach volley, dove ragazzi nepalesi (lavoratori dei lodges e portatori) giocano a pallavolo, pure piuttosto bene, qualcuno è a piedi nudi; noi restiamo a bordo campo a guardarli, ad ammirarli, a pensare che non ci sono limiti per essi. Son nati qui in alta montagna, sono giovanissimi e il loro entusiasmo giovanile non si può fermare per le condizioni climatiche.

14/11/2010

Risveglio dopo la solita notte sottozero in camera (-2°). Oggi è una delle giornate più remunerative, il giorno per cui si compie il viaggio in Nepal: si salirà alla quota record di 5550mt di Kala Pattar (=pietra nera in nepalese), è una montagna,che permette di vedere un panorama,che come dice la Lonely Planet, è di solito riservato agli Alpinisti professionisti, oppure a chi vola in elicottero. Da Gorak Shep non si vede nulla se non il gigantesco Nuptse (7879mt).

Partiamo che la sabbia è coperta di brina. Intraprendiamo il sentiero di buon mattino. Saliamo con il consiglio di andare pian piano (bistari-bistari si dice nella loro lingua). Lo sherpa và che è una bellezza, è contento, viene pure il nostro portatore, pure se non obbligato. La salita è su roccia dura sotto un sole tiepido. Ci accorgiamo che tenere il nostro abituale ritmo di ascensione (in Appennino se tiriamo, leggendo l’altimetro, saliamo a 10 mt\\min, qui al massimo puoi avvicinarti ai 5 mt\\min). Elena mi chiede di poter salire al suo ritmo con metodo e regolarità. Io vado avanti, tanto la visibilità è ottima, ed il percorso non ha pericoli. Qui ci sono solo sassi e terra dura, il muschio non nasce. Vedo lontana la punta rocciosa della vetta. Fa ancora molto freddo, siamo ben coperti dalle giacche. Dallo spigolo nord del Nuptse spunta la vetta del tetto della terra, detta “Dea madre del mondo”. Se il Nepal vive di turismo è grazie a questa Dea. Il cielo davanti ai nostro occhi è blu cobalto. L’aria è davvero sottile, purissima, siamo a pochi km dalla stratosfera. Non ce ne rendiamo conto. L’impegno è per respirare. Io adotto il ritmo respiratorio della corsa, per me è un abitudine, e procedo. Davanti a me mi trovo una ragazza probabilmente russa,che procede lenta , ma regolare; non accenna a lasciarmi spazio, allora decido di tagliare una curva e superarla. Lo faccio con tre quattro falcate veloci, e mi porto davanti: mi inizia una dispnea intensissima, mi preoccupo, mi fermo subito, per una decina di secondi non cessa, rifletto se sia il caso di scappare giù per sfuggire allo scarso ossigeno di questa altezza. Poi fortunatamente il cuore smette di batter forsennatamente e riprendo un ritmo respiratorio accettabile. Riparto altrimenti la ragazza mi riprende e mi risupera. Arrivo a quota 5400mt, e vedo una spettacolare visione del Pumori di 7165 mt , che si staglia bianco candido sul cielo blu, a nord dietro la cresta del Kala Pattar e scatto una gran foto. Aspetto Elena, che arriva tranquilla, un po’ infreddolita, non è stanca, è abituata alle salite, come diverse altre ammirevoli ragazze, che sono qui, che seguono il loro compagno. Giungiamo in vetta assieme e ci uniamo ad altre persone, appollaiate sui sassi. La vetta termina a punta: qualcuno sale sul punto più alto. Io non mi ci azzardo: dietro c’è un baratro verticale di 200mt almeno, spaventoso. Elena mi ascolta e rimane due mt dietro,come me. L’Everest è in linea d’aria a dieci km, con il suo aspetto storto, la sua rocciosa parete nord liscia e striata orizzontalmente. Ci sono altre montagne meravigliose: una in particolare , a nord, con una faccia trapezoidale, innevata e con strisce verticali parallele, a canne d’organo, sembra un disegno; il Nuptse è grandioso, peccato copra il colle sud dell’Everest, punto del campo due o tre della via normale; la seraccata, tratto infido per gli alpinisti si vede, con i suoi edifici di ghiaccio; si vede la vetta del Lhotse (8501mt) con una nuvola di neve,che sbuffa; poi il nostro sherpa individua un alpinista sul Pumori, un puntino su una cresta nevosa, che arranca. Scattiamo foto e facciamo filmati. Mangiamo e poi il freddo ci fa tornare giù dopo circa 25minuti di permanenza.

Torniamo a Gorak Shep e scendiamo nel primo poeriggio a Lobuche 4900mt, per pernottare. Lì saremo nel lodge meno scadente di tutti,che però è stracolmo di turisti per lo più francesi. Serata sgradevole per l’ambiente affollato e poco illuminato, ed il solito freddo.

 {tab=Capitolo 5}

15/11/2010

Oggi da Lobuche scendiamo a Dingboche 4300mt. Aneliamo ad un po’ di tepore e di aria più ossigenata. Ed in effetti a Dingboche la posizione è buona, ben esposta a sud ed il sole sparisce più tardi. Oggi doccia, un sollievo davvero, si rinasce. E bucato in acqua gelida, che ormai maglie e calzini erano finiti. Siamo in un lodge, i cui proprietari sono amici del nostro portatore. Si sta molto bene.

16/11/2010

Dopo esserci svegliati un po’ più tardi oggi andremo a fare un’escursione nella vicina valle verso Chukhung (4730mt) sulla via verso l’Island Peak (6190mt), che una montagna, che è possibile pure ad alpinisti non professionisti. Era stata da noi esclusa in partenza una cosa del genere, perché presupponeva una notte in tenda al campo base a 5000mt… Vediamo una casa in costruzione, un operaio con uno scalpello trasforma le pietre in mattoni, bisogna ammettere che le loro costruzioni in pietra viva sono davvero esteticamente valide. Arriviamo in due ore al piccolo agglomerato di casupole di Chukhung, sotto un cielo velato. Siamo in vista del ghiacciaio del Lhotse, la cui vetta qui è coperta (si dovrebbe salire fino a 5500 per vederlo), però abbiamo in bella vista la parete sud del Lhotse Shar, una sua anticima (8386mt). E’ un muro di roccia bruna, con striature orizzontali, che si sviluppa, verticale,dalla sua base per 3 km. Lo sherpa dice che è una parete assolutamente inaccessibile. Mi affascina con il suo aspetto minaccioso; penso che sia la medesima sensazione che proverei se fossi di fronte alla parete Rupal del Nanga Parbat. Rifletto a come la massa di turisti si riversi a guardare l’Everest e magari non si accorga che qui ci sia uno sviluppo verticale di roccia di 3000mt. (dell’Everest si ammira solo il massiccio sommitale che si stacca dai colli vicini e dalle spalle, che sono a 8000mt). Il mio amico Pietro M., che era stato qui 25 aa fa, circa, me lo aveva raccomandato.

17/11/2010

La giornata di oggi andremo a Tengboche, il paese del monastero buddista, a 3820mt. La camminata si svolge inizialmente in discesa per raggiungere un ponte su un fiume, ritorniamo nell’ambiente più boschivo, vediamo un paio di pecore blu (il colore è marrone), che sembrano più delle capre. Superiamo un altro ponte sospeso, poi affrontiamo una dura risalita (pensavamo fossero finite). Arriviamo a Tengboche verso le 14. Qui ci dirigiamo verso una pasticceria con macchinetta per il caffè espresso: che bello! Poi andiamo a vedere il monastero. I monaci sono tutti vestiti di amaranto e arancio, pure i piumotti sono in tinta. Ci sono quelli di 60aa e bambini lama. Ci fanno entrare senza scarpe dentro, ed in una sala con varie statue di budda, con bellissimi affreschi, fanno sedere i turisti su un lato, ed iniziano la loro cerimonia, con canti, letture e qualche sorso di tea caldo, che un giovanissimo monaco versa loro di continuo. Ammiriamo questi religiosi, che professano forse la religione più pacifica di tutte. Non fosse per il freddo,che ci gela i piedi senza scarpe, saremmo pure noi in estasi mistica insieme a loro. Non chiedono alcuna offerta di denaro, ma noi giriamo tutto il monastero,finchè non troviamo un recipiente di legno per le offerte.

La giornata è un po’ nuvolosa, il tempo non è più sereno, come nelle 2 settimane scorse; ringraziamo il meteo,che ci ha risparmiati quando eravamo a 5000mt.

Quando il cielo si apre vediamo l’ Ama Dablam 6856mt, la più bella montagna della zona, un cono snello e svettante, denominato il Cervino del Nepal.

18/11/2010

Oggi chiuderemo l’anello del trekking, ritornando a Namche Bazar (3440mt). Sogniamo di tornare allo Sherpaland Hotel, unico hotel pulito, con veri letti con materasso e bagno con doccia all’occidentale.

Durante il tragitto , mentre pranzavamo in una locanda, vediamo due aquile volteggiare su e giù lungo la vallata, hanno il piumaggio scuro ed il collo bianco, non battono mai le ali, sono tali e quali a degli alianti, si seguono, probabile siano una coppia, notoriamente sono animali monogami; si nota quanto siano gigantesche, poiché stranamente sono seguite ciascuna da uno o due corvi, che sono, in confronto, puntiformi. Quanto sia selvaggia e naturale questa valle lo si capisce da questo: due aquile, che volano ad una cinquantina di metri da noi più volte, senza temerci.

Nel pomeriggio a Namche facciamo shopping, e ci connettiamo finalmente ad internet per inviare mail: siamo tornati nel mondo civile. Stasera mangiamo una gradevole pizza in un posto consigliato dalla Lonely Planet, e poi finalmente si dorme al caldo (comunque son pur sempre solo +10° in camera di notte).

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19/11/\2010

 Stamane lo sherpa ci chiede di svegliarci presto, noi protestiamo, ma purtroppo oggi c’è una tappa alquanto lunga, dobbiamo raggiungere Lukla 2800mt. E’una giornata infinita, prevalentemente in discesa. Rivediamo tutti i luoghi visti all’andata e ricordo quando io guardavo gli altri trekkers,che tornavano e pensavo che loro ce l’avevano fatta. Oggi abbiamo realizzato, che ce l’avevamo fatta pure noi, eravamo fieri di noi. Un trekking del genere richiede un’organizzazione di un anno, un impegno notevole di tempo, di giorni di ferie, ed un desiderio intenso. Ho pensato: molti lo vogliono compiere, lo sognano, pochi sono quelli,che ci si impegnano a tradurlo in realtà. Di questo ringrazio la pazienza e la volontà di Elena, ed il Signore,che ci dà le gambe e la salute per realizzarlo.

 

L’ambiente boschivo, e l’aria più tiepida sono confortanti. A valle la copertura nuvolosa è importante; il nostro sherpa sente da un passante,che l’aeroporto di Lukla è stato chiuso per 4 giorni per visibilità nulla, e molti turisti si sono accumulati a Lukla, alcuni hanno pagato l’elicottero per scendere a Katmandu.

Io mi informo e pare che già oggi qualche volo sia partito. In finale questa è la stagione secca, 4 giorni di nuvolosità a Lukla devono essere un’anomalia, dovrà pur terminare, purtroppo però il vento continua a soffiare da sud portando aria malsana e umida dall’India.

Pranziamo a Phakding, e poi ripartiamo, il tragitto non finisce mai, siamo stanchi. Vediamo alcuni francesi addirittura correre, tra cui una ragazza,che pare stia in gara per quanto si sforza nella marcia. Arriviamo a Lukla verso le 16, parecchi turisti bighellonano lungo il viale principale, davanti ai bar e locali vari. Rabbrividisco al pensiero di esser uno di loro, reincontriamo un ragazzo inglese,che avevamo conosciuto a Gokio, e che faceva il nostro giro con un giorno vantaggio: avrà il volo dopodomani.

Il nostro hotel non può darci la stanza prenotata, poiché chi c’era la sera prima,non lascia la stanza,poiché ha il volo rimandato. Attendiamo un’infinità di tempo nella dining room, lo sherpa stà alla reception per cercare di risolvere. Io avverto stanchezza, e nervosimo. Elena regge meglio la tensione. Alla fine la stanza non la avremo lì, ma ce la assicurano in una stamberga all’inizio del paese. Andiamo lì, che è buio , verso le 18. La stanza è grande ed tutta in legno compensato, comunque accettabile. Ceniamo insieme ad una compagnia di trekkers arabi e degli immancabili francesi (turisti predominanti in Nepal).

Durante la notte Elena mi risveglia terrorizzata, si ode un rumore di passetti di artigli sul sottile soffitto di legno; io, poco convinto, assicuro ad Elena trattarsi di un corvo, ma non sono passi saltanti di uccello, ma proprio il galoppo di un topo. Il quale si è fatto da una parte all’altra il soffitto un paio di volte, mandando Elena nel panico, per poi dileguarsi finalmente.

20/11/2010

Ci svegliamo, e guardiamo speranzosi il cielo: c’è chiarore, tuttavia le cime sono scarsamente visibili, nuvole ci sono. Ci portiamo nella locanda vicino l’aeroporto in fretta, ma passa un’ora senza che si sappia cosa faremo. Poi lo sherpa ci conduce ad un lodge presso l’entrata dell’aeroporto. Vediamo arrivare col contagocce aerei, che si riempiono e poi ripartono. Ci viene dato un biglietto da un tipo dell’aeroporto con un numero d’ordine. Aspettiamo ore. Ho ansia, poiché non c’è alcuna certezza, le nubi si potrebbero addensare e i voli sarebbero interrotti. Passa mezzogiorno e siamo ancora in attesa, poi improvvisamente lo sherpa ci fa catapultare dentro la sala dell’aeroporto, imbarchiamo i bagagli (gli attaccano un adesivo e li buttano ad un angolo in attesa), poi mi fanno pagare qualche tassa incomprensibile (mancia all’aeroporto, bustarella?), dopo poco lo sherpa esultante (oggi alquanto di poche parole) ci dice che ci hanno assegnato all’aereo 5, e ci confida ce siamo stati fortunati. Ora andiamo al gate, dove troviamo altri turisti speranzosi. L’ordine di assegnazione è casuale , nel senso che ogni areo che giunge da Katmandu non viene riempito in base all’ordine dei numeri di assegnazione. Io pessimista vedo il limite delle nuvole scendere, e mi siedo muto. Il freddo lì dentro è fastidioso. Ci mangiamo uno snack per pranzo. Poi dopo aver visto partire due tre velivoli giunge la notizia,che hanno stoppato i voli da Katmandu per nebbia. Alcuni militari propongono di affittare elicotteri, poiché non assicurano nulla. Il mio sherpa contatta l’agenzia, e ci dice di pazientare. Dopo un po’ di snervante attesa ci giunge la notizia , che il nostro volo stà arrivando dalla valle. Elena parla con due italiani, tra cui un pilota,che candidamente le dice che fosse in lui non partirebbe (ma è invidioso). Alla fine decolliamo con il nostro bielica: è più il sollievo di sfuggire al freddo e scendere in un posto al caldo, che la solita mia paura del volo, che ha pure Elena,che di solito non ne ha. In 40’ arriviamo giù, finalmente all’aria tiepida, (sebbene siamo sempre a 1300mt).

In taxi ci vuole un bel po’ per raggiungere l’hotel a pochi km, per l’apocalittico traffico e casino quotidiano della capitale.

Le ultime ore della giornata le passiamo nella terrazza dell’hotel increduli di poter beneficiare del sole, e specialmente di avvertire caldo.

21/11/2010

Giornata di passeggio, di colazione presso un bar occidentale, e di pizza presso un locale fondato da un emigrante italiano. Partenza in serata con il primo volo per Doha in un aereo con un caldo terribile, la hostess non mi ha voluto ammettere che l’aria condizionata fosse guasta. Arrivo il 22 mattina a Roma con tempo piovoso e freddo, ma per noi era estate in confronto.

 

FINE

Informazioni aggiuntive

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