Report della serata di presentazione del sito di Mauro Pancaldi — CAI Roma
Prima di parlare del sito, volgio parlare di Mauro.
Mauro Pancaldi è una persona schiva. Lo dice lui stesso, sorridendo un po' imbarazzato mentre ringrazia Alessandro — della Commissione Cultura — per averlo convinto a stare davanti a una platea. "Dai, fallo. Ho detto va bene." E così eccolo qui, un po' a disagio, moltissimo generoso, pronto a raccontare vent'anni di vita in montagna. Vent’anno che valgono come 30 o 40… o molto di più.
Perché è di questo che si tratta. Non di un sito internet. Di una vita.
Cosa ci ha mostrato Mauro in poche parole
Mauro ha presentato il suo sito maurophoto.com, nato nel 2010 ma che custodisce fotografie dal 1998. Un progetto cresciuto in silenzio per oltre due decenni, fino a diventare qualcosa di raro: un archivio personale, autentico, costruito non per farsi ammirare, ma per raccontare.
Il sito ha attraversato diverse stagioni. È partito come archivio fotografico — oltre 35.000 fotografie (vi rendente conto della dimensione???), tutte indicizzate, tutte cercabili — e si è espanso fino a contenere relazioni di escursioni, riflessioni personali, elenchi di cime, cartoline mensili con commenti poetici. Una vita intera messa in ordine, con cura artigiana, per condividerla con chi ama la montagna.
La fotografia come racconto
Mauro si definisce un fotografo naif. Hhahah chi non lo è… anche io mi ci sento… Non gli interessa il sensazionalismo, la foto perfetta tecnicamente, l'effetto stupefacente. Gli interessa l'atmosfera, il vissuto. Due alberelli innevati sotto un cielo nero. Un cespuglio di carlina che diventa il protagonista assoluto di una scena. Un uomo che fatica su una cresta, con la corda e i moschettoni sullo sfondo — perché la montagna d'inverno è dura, sì, ma si affronta in compagnia, e questo fa tutta la differenza.
Il portfolio del sito è organizzato intorno ai quattro elementi — aria, fuoco, terra, acqua — con temi che lui stesso definisce "filosofici": Cielo nero, Trasparenze, Onde rotoranti. Non li ha scelti lui, dice. Li hanno scelti le fotografie.
Le sue 67 foto più belle hanno tutte un titolo. "Il risveglio del gigante" — il Monte Bianco all'alba, con quella sfumatura violacea che non ha mai più ritrovato da nessuna parte. "Fantasmi". "Le tre sentinelle". "Il sommergibile". Ogni foto per lui non è un'immagine: è una storia compressa, che basta a se stessa.
Una in particolare ha fermato la sala. Scattata a Castel del Monte, da una finestra in alto: un “Cristo Ridotto” quasi alle ossa, una scultura che grida sofferenza. Mauro aspetta. Aspetta che nella sua inquadratura entri qualcosa. A un certo punto passano due persone. Una di loro si volta verso il Cristo — uno sguardo fugace, distratto — e poi continua a camminare.
"È quello che succede spesso nella nostra società. Siamo coscienti della sofferenza che c'è intorno a noi, ma le lanciamo uno sguardo sfuggente che non ci ferma il cammino, che non ci cambia la vita."
Le relazioni: quando la montagna diventa racconto
L'altra grande novità del sito — quella che ha fatto più discutere in sala, in senso buono — è la sezione Sentieri: oltre 1.180 relazioni di escursioni, scritte a mano durante le gite, riscritte e messe in ordine a casa, pubblicate per tutti.
Mauro ha iniziato vent'anni fa, spinto dal direttore di una rivista di quartiere. Si è accorto presto che scrivere mentre camminava era l'unico modo per catturare davvero quello che viveva. Tornato a casa, rileggendo gli appunti, riviveva l'escursione una seconda volta. Il sentiero diventava storia. La fatica diventava significato.
Le sue relazioni non sono schede tecniche. Sono letteratura di montagna, piccola e onesta. Lui stesso ammette di usare qualche parola in più del necessario — "mi lascio trasportare" — ma lo fa consapevolmente. Perché per lui una relazione non dovrebbe dirti come raggiungere una cima, dovrebbe dirti come avvicinarti a una cima.
"La meta finale è il risultato di un percorso. È il risultato di tanti passaggi che si sommano. La cima è come una calamita, sì — ma quello che conta è quello che incontri lungo la strada."
I Monti Invisibili
Uno dei momenti più intensi della serata è stato quando Mauro ha parlato dei suoi monti invisibili.
Sono le montagne belle, spesso spettacolari, che nessuno frequenta. Non perché siano inaccessibili. Ma perché non hanno un nome sulle carte IGM, perché il sentiero ci passa intorno senza fermarsi, perché nessuno le ha mai nominato abbastanza. "Il Monte sta lì. Non è che me lo sono inventato io. Ma nessuno ci va."
Per questi luoghi dimenticati, Mauro ha costruito un elenco di oltre mille cime appenniniche sopra i 1.008 metri. Alcune con nome ufficiale. Molte con nomi della tradizione locale. Alcune con nomi che ha dato lui, cercando il toponimo più vicino, il riferimento geografico più onesto. Solo in due casi ha dovuto inventarsi un nome di fantasia — e lo ha scritto esplicitamente nell'elenco, come nota dell'autore.
È un gesto di umiltà e rispetto. Verso la montagna. Verso chi legge.
Il senso di tutto
Alla fine della serata, si capisce che il sito di Mauro non è un archivio. È un atto d'amore.
Un amore per l'Appennino — la montagna che molti trascurano, che sta lentamente ritornando selvaggia, che nasconde bellezze che nessuno cerca più. Un amore per la compagnia — Michele, Giancarlo, Alberto, Francesca, Massimo, e tutti quelli che negli anni lo hanno accompagnato in quota. Un amore per la parola scritta, per la fotografia pensata, per la lentezza necessaria a vedere davvero quello che si ha davanti.
In un mondo in cui sembra impossibile andare in montagna senza una traccia GPS da seguire passo passo, Mauro porta in dono qualcosa di diverso: la capacità di perdersi un po', di guardare, di sentire il paesaggio prima ancora di descriverlo.
"Finisce sempre così", aveva scritto qualcuno su un foglietto lasciato su una cima dolomitica. "Alla fine mi ritrovo qui, davanti a questo paesaggio, a perdermi di fronte alla bellezza della natura."
Mauro quella frase l'ha fotografata. E poi ci ha messo il suo titolo.
Come fa sempre.
Serata organizzata dalla Commissione Cultura del CAI Roma — Aprile 2026