Il Costone (2271m) e il Monte Puzzillo (2174m)

Giorgio Carrozzini 29/10/2026 Aggiornato: 29/10/2026 19:17 Letture: 4

22 settembre 2007

Il Costone (2271 m) – Monte Puzzillo (2174 m)

Come sempre, quando passa più di una settimana dall’ultima uscita la voglia di montagna comincia a farsi sentire forte e l’inaspettata mail di Giorgio di convocazione per una sortita sul gruppo del Velino a poco più di 10 giorni dalla precedente uscita è giunta attesa ma improvvisa.

Era una proposta di un giro in quota che avrebbe toccato diverse vette oltre i 2000 ma il troppo lavoro e la stanchezza della fine giornata non mi hanno permesso di documentarmi.

Solo la sera prima della partenza ho dato un’occhiata sulla carta dei sentieri e devo dire che l’unico percorso che somigliasse a quello suggerito da Giorgio era come minimo inquietante. Non si trattava di un giro in alta quota ma di una sfacchinata di oltre 13 Km e di un superamento di almeno 4 vette oltre i 2000 metri. Ma come sempre la sorpresa inziale ha lasciato il posto alla voglia di andare a scoprire sul campo la fatica che la carta dei sentieri preaanunciava. Una sorta di sfida con me stesso.

La base di partenza doveva essere la miniera di Bauxite di Campo Felice, luogo per me mai visitato il secondo , figuriamoci il primo.

Prendiamo il chiarore dell’alba quando scorgiamo in autostrada la sagoma del Velino, e quando siamo sui tornanti di Campo Felice il giorno è ormai fatto. Al contrario delle aspettative, dalla strada principale di Campo Felice trovare la sterrata per il punto di partenza è stato immediato; un primo segno postivo della giornata ( sarà un susseguirsi di accadimenti e scelte perfette, sarà una giornata perfetta !!! ). La sterrata , nonostante sia abbastanza sconnessa, si fa percorrere fino alla miniera di Bauxite e alle 7 meno 5 arriviamo a destinazione. La sagoma del Puzzillo è davanti a noi, per metà al buio e per metà di un rosso fuoco come solo l’alba sa dare. Stregati da quei colori scendiamo dall’auto avidi di foto, ma ben presto facciamo i conti con la rigidissima temperatura esterna. Faceva un ferddo cane, davvero un freddo insopportabile, forse perchè il primo della stagione. Corriamo ai ripari vestendoci di tutto punto, guanti compresi, e partiamo con una certa fretta. Per la cronaca la miniera di Bauxite, punto di partenza della sgroppata, si trova a 1642 metri di altezza, sono le 7e10 del mattino e i ciuffi d’erba che calpestiamo scricchiolano per il gelo.

L’orizzonte verso ovest è dominato dalla sagoma del Puzzillo e dai boschi alle sue falde e poco si intravede della cimata di Pezza che dovremo percorrere per guadagnare la cresta e i 2000 metri.

Prendiamo per la parte opposta al Puzzillo, verso est, verso il bosco della Fava Bruciata. La leggera pendenza ci permettere di salire il crinale fino ad entrare nel bosco e riguadagnare ben presto la cresta che vira verso nord-ovest. Entriamo nel bosco, rado e ordinato, dove il sole della mattina fa entrare una luce trasversale che rende l’ambiente di una serenità e luminosità davvero ovattata e tenue. Avanziamo agevolmente fin quando il bosco si fa più fitto e la pendenza più accentuata. Dopo un’ora di incerto sentiero in cui seguiamo solo il crinale boscoso raggiungiamo la fatidica quota dei 2000 metri. Il Puzzillo , verso Sud si spalanca alla nostra vista e mano a mano che saliamo di quota tutto l’ampio catino della Vena Rossa si manifesta come un anfiteatro naturale. In fondo commincia a comparire, ancora lontana, la parte sommitale del Costone. Rappresenta il punto più lontano della nostra sgoppata; davvero lontano in ogni senso tanto da far arrivare i primi dubbi sulla fattibilità del progetto. Comunque la lune ancora bassa della mattina rendono spettacolare quel giro di creste e cime che dovremo percorrere. Davanti a noi cominciano ad evidenziarsi i continui saliscendi della Cimata di Pezza, un alternarsi di cime erbose e rocciose che rendono il percorso vario e davvero poco monotono.Il susseguirsi di vette della Cimata di Pezza culmina con Cimata di Pizzullo che con i suoi 2140 metri è una stretta cresta rocciosa movimentata e scosciesa. L’orizzonte, favorito dalla splendida giornata ormai riscaldata da un bel sole e priva dalla pur minima nube, è vastissimo. Già da quella quota tutte le montagne intorno erano visibili e l’emozione prendeva alla gola. Mano a mano che siamo saliti si scoprivano ai nostri occhi vette conosciute e dalla Cimata del Pizzullo potevamo distingure da Nord verso Est e Sud il Terminillo, il Vettore, La Laga, tutte le vette del gruppo del Gran Sasso che facevano da cresta superiore al vicinissimo Ocre, la Maiella, Il Sirente, Punta Trento e Trieste; il Velino. Era un momento stupendo e tutto sembrava a portata di mano. Mai ho scattato così tante foto, nessun particolare volevo perdere e quelli che avrei perso volevo catturali per sempre a casa. Consultando la carta, localizzando il Puzzillo dovevamo ormai essere vicini, molto vicini al rifugio Sebastiani, ma nella cresta movimentata dai continui saliscendi non riuscivamo ancora a localizzarlo. Era evidente sotto di noi e magnifica a vedersi tutto il pratone dei Piani di Pezza. Continuando sulla cresta, dopo la Cimata del Puzzillo e nascosta dietro Cima di Pezza scorgiamo il rifugio. Ancora un paio di salite ripide e un paio di discese e raggiungiamo il rifugio Sebastiani a 2102 metri di quota alle 11 del mattino dopo 4 ore e 10 di marcia.

Il clima che si respira al rifugio è di una calma familiare, amichevole. Facciamo conscenza con i gestori del rifugio, una simpatica e giovane coppia romana, con Agnese la loro bimba di quasi 4 anni e col simpatico cane che ovviamente come in tutte le buone tradizioni montane doveva esserci. Aproffittiamo per un caffè in quota e per un trancio di una ancora calda e meravigliosa crostata.

Il sole caldo, il clima piacevole e la stanchezza che comunque cominciava a farsi sentire ci hanno fatto prolungare la sosta oltre il dovuto e dopo 40 minuti, alle 11e40 riprendiamo il nostro percorso.

Ci tocca subito il breve ma ripidissimo attacco per la vetta orientale del Costone che con i suoi 2271 metri rappresenta la quota massima della giornata e che raggiungiamo alle 12 precise. Lo strappo è di quelli che tagliano gambe e fiato, ma la fatica viene ripagata come mai ho avuto modo di apprezzare. Dalla vetta del Costone il panorama si fa letteralmente mozzafiato, forse il panorama più bello, più completo, più intrigante di tutti gli appennini che io conosca. Oltre ad abbracciare con lo sguardo tutte le vette già viste dalla Cimata del Puzzillo, davanti a noi, verso Ovest si spalanca tutto il versante del Velino, con le sue cime principali Sevice e Cafornia, con le sue valli lunari, quella dei Briganti è di una devastante, solitaria, deserta bellezza. Girando di poco lo sguardo verso Sud-Ovest, dove la mole del velino degrada fa bellissima mostra di se la proibita valle di Teve e poi il Murolungo a noi familiare, il lago della Duchessa, il Morrone , la sella delle Solagne e sotto gli ultimi alberi del bosco del Cerasolo. Insomma davvero 360 gradi di stupende visioni. Mai in tutta la mia breve vita di treker ho avuto modo di godere di un panorama così vasto, distribuito in tutte le direzioni, favorito anche da una luminosissima e chiarissima giornata. I sensi erano confusi da tante visioni, la felicità per essere lì rasentava quella di un bambino il gioro di natale due secondi prima di cominciare ad aprire il regali.

A malincuore però ci siamo dovuti muovere in fretta. La visuale a 360 gradi ci faceva notare con una punta di terrore che non eravamo neanche a metà percorso e che altri duri sbalzi ci attendevano prima di intraprendere l’ultima cima in programma del Puzzillo. Il Costone lo abbiamo percorso tutto in cresta, sulle sue frequentissime vette minori che ti facevano mancare il fiato per la spavalda verticalità. Il Costone visto dal perimetro deòa creta è una montagna affascinante. Ad ogni spiraglio di visuale cambia la prospettiva sul mondo sottostatnte e tutto è sempre dominato dal vuoto. Nei pressi della vetta occidentale del Costone a 2239 metri di quota, più o meno localizzata come l’esatta metà del nostro percorso ci accampiamo per il meritato pranzo al sacco. Una mezz’oretta in cui lo sguardo si perdeva sul vasto e possente gruppo del Velino. Mentre ero lì sentivo nascere una nuova passione, un ripensamento verso la vastità brulla e desolante del Velino. Ero letteralmente estasiato. Ero letteralmente felice di aver individuato un nuovo teatro di faticose sgroppate montane.

Alle 13 circa riprendiamo la discesa, per il primo tratto un pò più tecnica e avvincente; niente di particolare se non un pendio discreto di rocce affioranti in cui si potevano cercare dei passaggetti di secondo grado. Il resto davanti a noi era un altro susseguirsi di vette, tutte leggermente sopra i 2000 metri fino al passo del Morretano, sella situata a 1983 metri e che delimitava l’inizio dell’erboso pendio del Puzzillo.

Prima di ricordare la salita al Puzzillo voglio però soffermarmi sull’unicità del percorso appena compiuto; avevamo percorso l’altro lato dell’anello programmato e mentre sudavamo per conquistare i vari dislivelli lo sguarda andava a riportare la memoria sui sentieri percorsi la mattina.

Dall’altra parte del catino c’era la cresta percorsa poche ore prima. E questa forse è la caratteristica più esaltante di questo sentiero. Quasi da tutti i punti del sentiero era visibile l’intero anello e tutto il prcorso poteva essere apprezzato, studiato e goduto da prospettive diverse e a volte opposte. Forse uno dei perscorsi più appaganti e spettacolarai dell’intero appennino.

Comunque, dalla Sella del Morretano, dopo 6 ore di cammino ci aspettava uno strappo di 193 metri e la cosa di per cominciava a rappresentare un ostacolo. La salita ci ha impegnato per poco più di un’ora e la vetta con i suoi 2174 metri è stata raggiunta alle 14e25. La soddisfazione di quell’ulteriore traguardo si mescolava alla stanchezza, alla sete e alla sensazione che quella stupenda giornata stava volgendo al termine.

Solo 20 minuti in vetta, il tempo di riprendere liquidi, rubare le ultime immagini a 360 gradi e riposarsi un minimo ed eravamo obbligati a prendere la via del ritorno. La fretta di essere alla macchina il prima possibile per impegni serali di Giorgio ci ha fatto balenare l’idea di scendere fuori percorso, sul pendio est del Puzzillo. La discesa è stata fatta senza seguire un sentiero particolare, il pendio era accentuato e il pratone destava solo qualche preoccupazione di equilibrio. Il resto è stata una sgroppta fino alla sella ben visibile al delimitare del bosco. Da lì sapevamo che avremmo dovuto girare intorno alla montagna del Puzzillo per raggiungere la miniera di Bauxite e l’unico riferimento all’intern del bosco era proprio la mole del Puzzillo; una specie di faro.

Se pansavamo che perdere quota avrebbe rappresntato solo un tragitto di spostamento c’eravamo sbagliati. Il bosco attraversato si è manifestato un mondo di colori già autunnali, di colori caldi del sole ormai tramontino di autentica poesia. Un angolo del bosco, con pietre affioranti sommerse da foglie ormai cadute e dominato da alberi vestiti di autunno è stato uno degli angoli di mondo più belli che abbia visto. E mi ci sono perso. Forse Giorgio ha capito il mio stato d’animo rapito da tanta bellezza e mi ha lasciato solo andandosi a sedere dietro un dosso nei paraggi. Sembrava che il tempo si stesse per fermare, il vento non esisteva, tutto era immobile e nessun rumore turbava la quiete.

I colori assumevano tutte le tonalità dell’autunno e l’aria sembrava rarefatta. Tutto era perfetto. E lì, sommerso e seduto in quel manto di foglie, appoggiato a quelle rocce affioranti quasi fossi su una poltrona mi sono lasciato andare. E le lacrime hanno cominciato a scendere. Nulla del genere ricordava la mia memoria e vivevo quel momento con una calma devastant. Ripeto , sembrava che il tempo si stesse per fermare, sembrava che quel luogo avesse deciso di trattenermi.

Ed è stato difficile abbandonarlo; solo il ripetto per la fretta e i tempi del mio amico di avventure mi ha spinto a muovermi da lì. Ma vivo ancora quel clima, quell’ambiente, quel silenzio e quei colori.

E mai li dimenticherò.

Da lì in avanti, dopo un ennesima sorpresa di una giornata perfetta e cioò di un camoscio spaventato che ci è sfrecciato davanti, il percorso è stato un perdere quota continuamente ma leggermente per cercare di raggiungere la nostra auto. Alle 16 sbuchiamo dal bosco, dopo una serie di sali e scendi senza persorso, esattamente nel luogo previsto. L’ultimo segno di una giornata perfetta fatta di una natura perfetta, di una condizione meteo perfetta, di scelte perfette a cominciare da quella del percorso in cui Giorgio è stato superbo, di uno stato di forma perfetto, e per ultimo di un compagno di avventura che cerca le mie stesse emozioni.

Una giornata che rimarrà nell nostra memoria per sempre.

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