Il Ritorno al Monte Aquila per le Creste del Portella

Redazione 09/12/2019 Aggiornato: 25/08/2026 01:41 Letture: 2244

Un tempo le due cose più belle che avevo erano la follia e la giovinezza. Erano loro a portarmi sulle montagne, a farmi cercare paesaggi incredibili e percorrere strade quasi impossibili — quelle strade che sembrano fatte apposta per chi non conosce ancora i propri limiti, o ha scelto deliberatamente di ignorarli.

Poi è arrivato il resto. Il lavoro, la famiglia, la lenta erosione delle motivazioni profonde. La montagna è rimasta lì, immobile e paziente, mentre io mi allontanavo — un anno dopo l'altro — senza quasi accorgermene.


Il via libera del cuore

La voglia di rimettermi in forma fisica mi porta dal mio amico Alessandro per un controllo cardiologico. Entro nello studio con quella mezza ansietà di chi sa di aver trascurato troppo a lungo il proprio corpo e teme il verdetto. L'esito è favorevole. È ora di tornare in montagna.

Alessandro lancia la proposta senza troppi preamboli: una salita al Monte Aquila. Accetto senza esitazione. Questa salita è l'ideale per il mio fisico fuori allenamento — il modo giusto per gratificare il bisogno di montagna senza strafare.


Cinque foto e basta

Per questa escursione ho deciso di scattare soltanto cinque foto. Voglio sforzarmi di ricordare che i ricordi non devono passare necessariamente attraverso una raccolta infinita di immagini digitali. La mia collezione, dopo tutti questi anni di passione per la montagna, è diventata enorme e quasi ingestibile — migliaia di scatti che nessuno guarderà mai davvero, neanche io.

Voglio percorrere ancora una volta un percorso inverso: fuori dai riflettori, lontano dalla visibilità dei social media. Voglio che questa giornata appartenga solo a me.


Campo Imperatore: sole, cielo e niente guanti

Alle 8:00 siamo in funivia. Appena giunti a Campo Imperatore mi rendo conto di aver dimenticato i guanti in macchina. Poco male — se sono salito alla Punta dell'Uccettù con le scarpe da ginnastica, posso benissimo salire al Monte Aquila senza guanti.

Il "vaticinio" dell'Oracolo — Alessandro non ne sbaglia una — si realizza puntualmente: sole, aria secca e un cielo limpidissimo, come in quelle giornate perfette che ti colgono di sorpresa una volta l'anno e che, proprio per questo, valgono dieci uscite qualsiasi.


La salita e la cima

Percorriamo il sentiero estivo. La neve è croccante e i ramponi sono perfetti per mantenere la piena sicurezza sul tratto esposto. Molti escursionisti percorrono lo stesso sentiero senza ramponi — forse un tempo avrei fatto anch'io la stessa cosa.

Alla Sella del Monte Aquila il panorama è eccellente. Non c'è una nuvola in cielo. La salita alla cima è rapida e si conclude in appena due ore — un tempo che in altri anni avrei considerato troppo lungo, ma oggi lo scopo è godersi la giornata e smettere, almeno per una volta, di rincorrere la lepre.


La via di cresta e un ricordo lontano

Per il ritorno scegliamo la via di cresta lungo il Portella, fino al Rifugio Duca degli Abruzzi. Qualche passaggio esposto ci mette in difficoltà. Resto sconvolto nel ricordare che nel lontano 2006 ho percorso questa stessa linea di cresta in condizioni di completo white-out — con quella follia e quella giovinezza di cui parlavo, che allora sembravano risorse inesauribili.

Oggi le sostituisco con qualcosa di più prezioso: la consapevolezza.


Una giornata fantastica. Sperando che ce ne siano altre — questa volta con un obiettivo chiaro: perdere almeno cinque chili e tornare in forma smagliante per la mia prossima ducentesima vetta.


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