Monte Porcini (mt. 1982)

Giorgio Carrozzini 18/10/2026 Aggiornato: 19/10/2026 00:19 Letture: 44

Una giornata di fine estate tra prati, parole e vino – Gruppo del Terminillo

Nessuna fretta

Questa volta niente sveglia nel cuore della notte. Partiamo tardi, quasi con colpevole leggerezza, e arriviamo al Terminillo verso le nove e un quarto. Altre volte mi sarei sentito in ritardo. Oggi no. Oggi il tempo è dalla nostra parte.

È il 28 settembre, una di quelle giornate di inizio autunno che sembrano ancora estate. Il sole scalda, ma l’aria è frizzante, pulita, quasi un regalo dopo un’estate così calda da togliere il respiro. La zona la conosco: non è difficile, non ci sono passaggi che chiedano un’attenzione particolare. L’idea è di spingerci verso il Monte di Cambio. Ma in fondo lo sappiamo tutti e due che la vera idea è un’altra: goderci il sole, e questa fine d’estate che se ne va piano.

Un fiume in piena

Con me c’è Paolo Franzò, amico e filosofo. Camminiamo e io parlo. Parlo come un fiume in piena. Ne ho bisogno: ci sono cose che si accumulano dentro per settimane e che trovano la strada per uscire solo così, un passo dopo l’altro, con il fiato corto e lo sguardo lontano.

Paolo ascolta. Con pazienza, senza interrompere. Poi ribatte, sempre in modo intelligente, con quella sua capacità di rimettere in ordine i miei pensieri disordinati, a volte con una domanda sola. Si parla di montagna, naturalmente. E si parla del “The Ravensmore Club”, il nostro circolo intorno al quale ci ritroviamo per riflettere insieme di filosofia, arte, intelligenza artificiale, sociologia e di tutto quello che ci passa per la testa.

Forse il segreto è questo: la montagna non è solo un posto dove si cammina. È un posto dove si pensa meglio.

Il passo di Paolo

Ma Paolo non è soltanto un uomo di pensiero. È una persona profondamente fisica, che la camminata se la gusta tutta. Senza correre. Senza dover per forza guadagnarsi una vetta da raccontare. Il suo passo è lento e regolare, e piano piano diventa anche il mio.

Saliamo così fino alla cima del Monte Porcini. I prati sono ancora verdi, il cielo ha solo qualche nuvola sparsa, di quelle che non contano niente. Qua e là qualche albero ha già le foglie ingiallite: il primo segnale, discreto, che l’autunno sta arrivando.

Panini, salsiccette e una bottiglia di vino

Scendendo dal Porcini ci fermiamo per una pausa lunga, di quelle vere. Panini e salsiccette di cinghiale e, questa volta, lusso inaudito, anche una bottiglia di vino. Brindiamo alla giornata, alla compagnia, a niente di preciso.

Poi ci dedichiamo un po’ alla fotografia. Da qui il Monte Terminillo si mostra in tutta la sua mole, e la vista è ampia, incredibilmente bella: giri lo sguardo e vedi davvero tutto intorno. Scatto, guardo, riscatto. Poi metto via la macchina fotografica e guardo e basta.

Qui e ora

Il Monte di Cambio resta lì, ad aspettarci per un’altra volta. Non lo raggiungiamo, e va benissimo così. Non abbiamo nessuna voglia di correre dietro a una cima. Abbiamo voglia di esserci. Presenti, qui e ora.

Ci ho messo anni a capirlo: in montagna non conta quanto in alto arrivi, ma quanto ci sei davvero mentre cammini. Oggi ci siamo stati, tutti e due, fino in fondo.

Sono contento. Molto contento di essere qui, di andare in montagna, di avere un amico come Paolo con cui dividere il sentiero e i pensieri.

E basta così.

Gruppo del Terminillo – Monte Porcini, 28 settembre 2026

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